S’èl stë Disàin?!?

20 10 2009

Ormai chi mi segue lo sa: se non scrivo per lunghi periodi significa che sono indaffarato in qualcosa poiché ho sempre qualche argomento interessante (almeno per me) di cui mi va di parlare. In questo periodo ho ricominciato a lavorare sodo (per il pane, l’affitto e poco altro) e a progettare parecchio. Ultimamente poi sto preparando la mia prima esposizione personale (dal titolo “S’èl stë Disàin?!?” ovvero “Cos’é questo Design?”) che si terrà a Faenza presso il Fontanone dal 31 ottobre al 12 novembre.

Eccezionalmente mi è stata data l’opportunità di prolungare la durata dell’esposizione a ben due settimane, così potrò esporre molti più oggetti del previsto (dato che il luogo espositivo è molto carino ma di dimensioni contenute).

Patrocinato dal Comune di Faenza (che patrocina obbligatoriamente qualsiasi evento simil-culturale sul territorio) e gestito dal Rione Verde, il Fontanone Arte è uno spazio dalle antiche origini (architettura neoclassica) reso idoneo ad esposizioni artistiche, mostre ed eventi culturali a cui partecipano molto spesso artisti del circondario romagnolo. Nella cerchia degli artisti faentini, seppur non goda di chissá quale prestigio, il Fontanone costituisce ormai in una tappa quasi obbligatoria per farsi conoscere in ambito locale.

L’inaugurazione della mostra avverrà sabato 31 ottobre a partire dalle ore 18.30 e verrà offerto anche un piccolo buffet, perfetto per l’orario dell’aperitivo, ovviamente in linea con l’ideologia che sta dietro ai miei oggetti-progetti (proggetti quindi).

Sarò lieto di mostrare e spiegare a chiunque voglia partecipare tutta la storia e l’ideologia che sorregge la Sostenibile Pesantezza dell’Avere e, per la prima volta, il progetto Erasmus-Kit 2.0 che è stato recentemente pubblicato sul libro “LESS is NEXT, dal cucchiaio alla realtà, design e sicurezza alimentare nell’epoca della crisi” che verrà anch’esso presentato ufficialmente a Firenze il prossimo 5 e 6 novembre.

Di seguito qualche informazione tecnica in più:

“S’èl stë Disàin?!?” (“Cos’é questo Design?”) a cura di Alex Rivoli

Inaugurazione: Sabato 31 Ottobre ore 18.30

Luogo: Fontanone Arte c/o Rotonda Giovanni da Oriolo, Faenza

Durata: dal 31/10 al 12/11

Orario di visita

Sab – Dom 18.30 – 21.30

Lun – Ven 17.30 – 20.00 (preferibilmente su prenotazione visto che…fa freddo ;) )

Genere: Esposizione di oggetti d’arredo reinventati e demixati per l’uomo contemporaneo in tempo di crisi.
Saranno esposti i progetti S.p.A. (la Sostenibile Pesantezza dell’Avere) ed Erasmus-Kit 2.0 (Progetto di tesi ISIA 2009) realizzati con tecniche d’artigianato fai-da-te secondo i principi del riciclo e del riuso all’insegna di una “creatività sostenibile e culturale” alla portata di tutti.
Nella seconda settimana (dal 7 al 12 novembre) saranno esposti nuovi oggetti (causa esiguità degli spazi) e presentata la recente pubblicazione di Erasmus-Kit 2.0 sul libro “LESS is NEXT, dal cucchiaio alla realtà, design e sicurezza alimentare nell’epoca della crisi”.





Tali e quali…!

9 10 2009

Alex-Maradona

A chi non é mai capitato di notare le somiglianze di un amico con qualche celebrità o personaggio conosciuto? A me ne hanno associati vari, tipo, 15 chili fa + sbarbato + capelli lunghi e fascia + occhiale da sole a mosca mi associavano a Lenny Kravitz (addirittura…); oppure 10 chili fa si diceva che assomigliassi a Francesco Renga (sempre a qualche cantante, che lusinga!). Ora che peso 85 Kg il personaggio a cui mi paragonano piú spesso é Armando Maradona. L’unica differenza é sta nel fatto che abbiamo 19 anni di differenza ;)

L’immagine sopra l’ho realizzata ispirandomi a tutte quelle viste sul sito Totally Looks Like, che permette anche di realizzare le vostre immagini personali per mezzo del Look-Alike Builder, un piccolo programmino online che permette di caricare e mettere a confronto qualsiasi immagine salvata sul nostro HD o che trovate in rete (basta copiare l’url). Sono morto dalle risate quando ho visto queste immagini:

Papa Ratzinger VS Dart Sidious

Assolutamente identico.

Ho riso mezza giornata

Ho riso mezza giornata

Ho riso tutta la giornata.

Ho riso tutta la giornata. Valentino é identico a un Umpa Lumpa!!!

Bellissimo. In realtà si sono ispirati proprio a Hitchcock per il personaggio.

Bellissimo. In realtà si sono ispirati proprio a Hitchcock per il personaggio.

Effettivamente...

Effettivamente...

Non conoscevo il direttore/ex-calciatore Iain Dowie, ma effettivamente è identico a Sloth dei Goonies...

Non conoscevo il direttore/ex-calciatore Iain Dowie, ma effettivamente è identico a Sloth dei Goonies...

Ricca, odiosa e...brutta! Almeno il fortunadrago era simpaticone...:)

Ricca, odiosa e...brutta! Almeno il fortunadrago era simpaticone...:)

Miss Paparazzi ha fotocopiato il look di Christina...che a sua volta chissà a chi si fosse ispirata.

Miss "Paparazzi" ha fotocopiato il look di Christina...che a sua volta chissà a chi si fosse ispirata.

Il leader dei Pearl Jam e il Gladiatore sono sempre stati fratelli.

Il leader dei Pearl Jam e il Gladiatore sono sempre stati fratelli.

Se ne avete voglia date un’occhiata al sito, ce ne sono centinaia. Buon divertimento! ;)

Links:






Per chi votano gli immigrati?

28 09 2009

Sapete già che non parlo di politica nel mio blog, ma non è possibile – per nessun cittadino italiano ancora provvisto di etica e qualche principio civico – astenersi dal 1. interessarsi, 2. conoscere, 3. avere idee proprie sulla situazione politica italiana contemporanea.

Il primo ministro. Tutti ne parlano, tutti lo conoscono, tutti (all’estero) mi chiedono se è veramente possibile. Cosa? Non certo che un politico del genere esista (la malapolitica è internazionale, sebbene lui non lo batta più nessuno), bensì che il popolo italiano sopporti, che non sappia/possa/voglia fare nulla.

Eh, già.

By the way. Comunque non tutti gli stranieri sono così scandalizzati, anzi: avete presente Videocracy? Io no, visto che non l’ho ancora visto (ma conosco Erik Gandini per “Surplus”) ma pare abbia fatto veramente il “colpaccio”, ovvero sale piene sia in Svezia che in Italia. Risultato? Fonti attendibili dichiarano che “Silvio Berlusconi è il nuovo idolo dei figli di papà attempati di Stureplan”. Leggete questo interessante articolo di Cecilia Schwartz (“Silvio Berlusconi är de bedagade Stureplansbratsens nya idol”) per farvi un’idea.

Gli immigrati. E gli immigrati in Italia? Per chi votano? Questa interessante domanda trova subito risposta in quest’altro articolo che leggevo oggi su Internazionale. Lo riporto per intero perchè vale la pena spendere qualche commento a riguardo, ovvero sul punto di vista degli altri.

Se la sinistra non si sveglia

Io voto Fini. Gianfranco Fini. Perché non posso votare Silvio Berlusconi. Perché non riesco a pensare di dover votare Franceschini. Perché non conosco bene Bersani. Credo che sia importante farci questa domanda. Per chi votano gli immigrati? Per chi votano i neri, i marocchini, gli albanesi, i romeni o le badanti?

Qualche volta, se penso alla risposta, sono spaventato. Molti dei protagonisti della rubrica di Internazionale “Volti nuovi” voterebbero per Berlusconi. Quasi tutti i miei amici africani parlano bene di Fini. Sembra il messia. Sanno tutti i suoi discorsi. Lo sentono dire che l’Italia è già multiculturale e che bisogna dare la cittadinanza ai figli degli immigrati.

Prodi è il politico meno amato perché non ha fatto niente per migliorare la situazione degli stranieri. Bossi è “matto”, e non dobbiamo tenere conto di quello che dice. Berlusconi, invece, è un self made man. Partito dal nulla, è diventato un uomo ricco e un politico potente. Yes, we can. Quindi, anche per noi sfigati immigrati, si può fare. Allora se devo votare, voto Fini e/o Berlusconi.

A sinistra parlano troppo. Chi ha sentito Franceschini fare proposte concrete? E Bersani? Cosa vogliono fare per l’immigrazione? Da uno a dieci, quanto ci considerano importanti? Per le primarie del Partito democratico siamo sempre stati chiamati a votare. E ne siamo contenti: almeno pensano anche a noi. Ma poi, niente. È finita. Grazie fratelli, non ci servite più. È un’ipocrisia e ce ne siamo resi conto.

Quando passerà la legge sul voto amministrativo degli immigrati, voteranno quasi tutti per il centrodestra. A meno che la sinistra non si svegli prima.

Cléophas Adrien Dioma è nato in Burkina Faso e vive in Italia da dieci anni. Articolo pubblicato il 24 settembre 2009 su Internazionale.

Per approfondire, ovvero sapere quante centinaia di partiti, super-partiti, micro-partiti, partitucoli esistono in Italia basta sbirciare su Wikipedia, a questa pagina.

Ora però non venite a chiedermi per chi voto io. L’importante al giorno d’oggi – ahimè – è sapere per chi non votare.





Cosa c’é in una tazzina di caffé

24 09 2009

É giá qualche anno che scrivo su questo blog e da subito ho utilizzato il mio logotipo come marchio di fabbrica. Tuttavia non ho mai spiegato le ragioni per cui l’ho reso mio (ce l’ho anche tatuato…sí lo so, é da fanatici ma come faccio a spiegare sempre a tutti che volevo coprire uno sgorbietto ben peggiore che mi ero tatuato da solo a 15 anni…) e il ragionamento che c’é dietro.

Premessa. Dunque, prima di buttarmi a disegnare loghi su loghi mi sono chiarito le idee:

  1. Volevo un logo chiaro, semplice e ben leggibile. Una di quelle immagini che capisci subito cos’é e se anche non ti ricordi il nome ad esso attribuito ti resta in mente il simbolo ad esso collegato (cara vecchia semantica…);
  2. Il logo doveva collegarsi rapidamente al nome, che al tempo stesso doveva essere semplice, (quasi) giá sentito e quindi piú facilmente ricordabile;

Sviluppo. Siccome ho sempre amato i pittogrammi di Otl Aicher non potevo che fare riferimento alla chiarezza segnica dei cartelli stradali (che tuttora mi affascinano enormemente). Inoltre volevo assolutamente creare qualcosa di mio, di personale, che avrei potuto ricondurre esclusivamente a me e alle mie radici…sebbene non volessi usare il semplice Nome+Cognome. Non cosí chiaramente almeno. Ecco perché ho pensato di ricavare un nome accattivante che deriva da un anagramma:

Alex Rivoli = R elAx

“Relax” é una parola straniera largamente diffusa non solo in italiano ma in moltissime altre lingue, per cui l’ho scelto per il suo carattere di internazionalitá (come me) e per la facile memorabilitá.

La tazzina. Perché la tazzina? Perché la pausa caffé é un’abitudine squisitamente italiana, e consiste in 5/10 minuti di pausa tra un lavoro e l’altro. Un’aromatica pausa/distacco in cui concedersi qualche istante di relax, per poi riprendere il lavoro. Non so, c’é molto di mio in questo concetto…

Il caffé. Perché la tazzina di caffé (e non di té)? Perché quando si parla di “qualitá del caffé” la miscela brasiliana, assieme a quella araba o sudamericana in generale, é quella considerata “per eccellenza”. E visto che sono sia italiano che brasiliano…;)

Ora che vi ho spiegato le origini del mio logo/logotipo é interessante parlare – nel concreto – di cosa ci sia dentro una singola tazzina di caffé, oltre a tanto sapore, tanta caffeina e – dopo lungo uso – tanto stress. Altro che “relax” ;)

“Per cosa il mondo spende 90 miliardi di dollari all’anno? Per una tossina vegetale nata come antibatterico che ha poteri stimolanti sugli esseri umani poiché blocca i nostri neurorecettori per l’adenosina, un composto che serve per addormentarci. Il caffè, in parole povere. Ma cosa c’è esattamente in una tazzina di caffè? Ce lo spiega la rivista WIRED.

  • Acqua – Una tazzina è costituita al 98,75% di acqua. Inoltre la caffeina è un diuretico, per cui i bevitori di caffè – soprattutto i neofiti – corrono spesso al bagno.
  • Etilfenoli – Gli scarafaggi li utilizzano come segnali chimici di pericolo. Noi li beviamo nel caffè.
  • Acido quinico – Conferisce al caffè il suo caratteristico, irresistibile aroma. Una curiosità: è tra i composti chimici dai quali viene sintetizzato il farmaco Tamiflu.
  • 3,5 Acido dicaffeoilquinico – Un antiossidante dall’effetto benefico sul nostro organismo.
  • Dimetil-disulfide – Un prodotto della tostatura del caffè verde. È uno dei composti che dà alle feci umane il loro caratteristico odore, tra l’altro.
  • Acetilmetilcarbinolo – Un liquido giallo infiammabile presente anche nel burro e usato come aroma artificiale nei pop-corn.
  • Putrescina – Vi siete mai chiesti cosa dà alla carne marcia il suo mefitico odore? Eccola. E c’è anche nel vostro espresso.
  • Trigonellina – Dona al caffè il suo sapore e uccide i batteri Streptococcus mutans, responsabili della carie.
  • Niacina – Ovvero vitamina B3, senza la quale vi amamlereste di pellagra.”

Fonte: di Justo P . What’s Inside a Cup of Coffee? WIRED 22/09/09.

Tratto da “Ma cosa diavolo c’è in una tazzina di caffè?” di David Frati su Yahoo! Italia Notizie





Il linguaggio dei “gggiovani”

28 08 2009

“Bella véz! Allora? Tutt’apposto?” “Dai, così…”

Di sicuro parlerebbero così (circa) i figli di un avvocato, che a sua volta non potrebbe esprimersi così con i suoi clienti per due motivi:

  1. Il gergo informale di adesso è diverso da quello della gioventù degli anni ‘60-’70;
  2. L’etica professionale non prevede normalmente un registro colloquiale o informale coi clienti.

Ho potuto constatare che in italiano esistono vari registri linguistici, così come in francese. Avvocati, politici, medici adottano termini tecnici specifici delle rispettive occupazioni oltre a un atteggiamento e un registro formale consono. Anche in altre lingue è così, sebbene esistano differenze anche notevoli. per esempio: gli anglosassoni hanno abolito da tempo il “lei” o addirittura il “voi” utilizzando uno “you” generico che si può utilizzare a tutti i livelli. In Spagna, invece, pur esistendo forme rispettose come “usted” se ne è abolito l’uso, tant’è che addirittura a ll’università gli studenti si rivolgono ai professori dandogli del “tu”.

Sempre per esperienza personale ho capito che il cambio generazionale ha sconvolto – e sconvolge – le generazioni precedenti a livello globale: marocchini e tunisini si lamentano della poca creanza e della totale mancanza di rispetto e di princìpi dei propri figli e nipoti esattamente come i coetanei danesi o svedesi.

Chiedersi perchè è lecito, ma capire in fondo la complessità di questo cambiamento è veramente difficile. Non a caso esistono approfonditi studi universitari in campo sociologico, antropologico ed etnologico che analizzano cos’è realmente cambiato, guardando la situazione da moltissimi punti di vista, primi tra tutti il contesto storico, quello economico-sociale e quello psico-sociale. Anche la professione cool hunting di cui parlavo due anni fa (sempre in questo blog) è una di quelle professioni che prima non esistevano e che si basa esclusivamente sull’osservazione e l’analisi di quello che sta succedendo, di cosa va di moda, di cosa è “cool” riuscendo addirittura ad anticipare – o nei casi migliori a dettare – ciò che andrà di moda. Grosse aziende come Nike, Samsung, Red Bull, Heineken e molte altre hanno capito da tempo che il loro target stava cambiando e che avrebbero dovuto seguirlo adeguandosi al più presto. Ecco perchè si è diffusa a macchia d’olio questa “mania” del guerrilla marketing e dei viral ads.

Ma torniamo al gergo. Quello che mi interessa in questo post è analizzare – seppur in superficie – il linguaggio dei ggiòvani. Prima di tutto bisogna considerare le influenze linguistiche straniere: quante parole abbiamo adottato dall’inglese? E dal francese? Leggi il seguito di questo post »





Parla come mangi

24 08 2009

Quante lingue parli? Quanti idiomi conosciuti hai inserito nel CV? Quanta dimestichezza hai nel comunicare con gli altri?

Sebbene viviamo in tempi di consumo e comunicazione il problema del “farsi capire” rimane ancora uno scoglio ingombrante per molti. Personalmente l’ho imparato durante i viaggi di questi ultimi anni…e facendo parecchie domande ai malcapitati interlocuori con cui ho avuto il piacere di intrattenermi. Tra un pasto e qualche birra s’intende ;) Giá, perché capita sempre piú spesso di fare domande mirate e arrivare, a volte, al cuore di certe questioni centrali…come gli stereotipi ai quali ho dichiarato guerra molto tempo fa. Tuttavia devo ammettere che la questione politica, al di fuori di alcuni casi isolati, é sempre il biglietto da visita con cui, ormai, si attacca bottone o si allaccia una conversazione animata. Almeno cosí mi é sempre capitato nelle varie conversazioni con francesi, tedeschi, inglesi, neozelandesi, spagnoli, portoghesi, brasiliani, argentini, uruguaiani, colombiani, polacchi, israeliani, russi, ucraini, bulgari, nigeriani, tunisini, algerini, egiziani, angolani e almeno un’altra decina di stranieri di cui ora non ricordo la provenienza. Conversazioni molto meno “proficue” (ovvero dalle quali non ho imparato granché per una certa ignoranza o menefreghismo da parte dei miei interlocutori) le ho avute – ahimé – con americani, canadesi e australiani.

Input. Ultimamente ho visto il film “The Interpreter” di Sidney Pollack, in cui la protagonista (Nicole Kidman) é, appunto, un interprete simultanea proveniente dal Sudafrica che lavora presso le Nazioni Unite ed é specializzata il lingue africane. A quel punto ho cominciato a chiedermi quante lingue e quanti dialetti vengono parlati in Africa al giorno d’oggi. Tuttavia ho scoperto che il Ku (di cui si parla nella pelicola) non esiste, si tratta di una lingua creata appositamente per il film (come del resto anche la storia stessa é fittizia) basata sul Bantu. Ciononostante il film non é neanche male, suvvia.

Un altro stimolo per la questione delle lingue é stato il sito di Miss Universo. Aldilá del fatto che ci sono ragazze bellissime provenienti da tutto il mondo e che gli occhi vogliono la loro parte, ho potuto notare due cose distinte:

  • Nome
  • Paese di provenienza
  • Etá
  • Lingue parlate
  • I lineamenti delle concorrenti asiatiche sono effettivamente differenti: provate a confrontare il viso di una cinese, una giapponese, una vietnamita, una tailandese, una singaporese e cosí via. Non é porprio vero che “sono tutti uguali” e questo apre un discorso molto interessante da approfondire prossimamente nella mia rubrica “Stereotipi e pregiudizi” :)

Le lingue. Oggi peró la questione di cui vorrei parlare é un’altra: quante lingue si parlano nel mondo? O meglio: quante lingue ancora sopravvivono e vengono parlate? Citeró l’introduzione al libro “Alpi – Una grammatica del vedere ad alta quota” di Paolo Paci (Ed. Feltrinelli, 2003) che recita:

“Una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito.” Noam Chomsky

Esistono nel mondo 6700 lingue diverse. Ma nel momento in cui leggerete queste pagine il numero sarà già diminuito: infatti il 30 per cento delle lingue attualmente in uso è parlato da comunità di appena mille persone. In pratica, grossi condomini. Il 10 per cento può contare su un centinaio di parlanti e per una cinquantina di lingue sopravvive un solo parlante. Ci sono nonni, in Siberia, che per comunicare con il nipotino hanno bisogno di un traduttore simultaneo.
Lingue o dialetti? La domanda dal punto di vista scientifico è insignificante. Anzi, affermano i linguisti, esisterebbe una lingua (o dialetto, è uguale) per ognuno di noi. La distinzione tra lingue, per comodità, la facciamo quando le differenze sintattiche, fonetiche e lessicali iniziano a essere evidenti. Se nel dialetto lombardo di Parabiago e San Giorgio su Legnano, paesi che distano tra loro non più di cinque chilometri, la differenza si limita alla pronuncia della “a” più o meno aperta (indovinate come suona a Pârâbiâg?), tra Issime e Fontainemore, due villaggi nella Val di Gressoney che distano anch’essi cinque chilometri, c’è un vero abisso linguistico, storico, culturale. Quasi quanto tra Francia e Germania. Allora, quante lingue si parlano in Italia? […]“

Inoltre, apprendere nuove lingue non é certo un atto da burgeois annoiati, bensí una sorta di dovere per come la penso io. Non a caso l’Unione Europea caldeggia vivamente l’apprendimento di nuove lingue, ma non solo:

“L’Unione europea incoraggia attivamente i propri cittadini a imparare le altre lingue europee, sia per motivi di mobilità personale e professionale all’interno del mercato unico, sia come incentivo ai contatti interculturali e alla comprensione reciproca. L’Unione promuove anche l’uso delle lingue regionali o minoritarie, che non sono lingue ufficiali dell’UE ma sono parlate da non meno di 50 milioni di abitanti degli Stati membri e, come tali, fanno parte del nostro patrimonio culturale.
La capacità di capire e di comunicare in più lingue – che ormai rappresenta una realtà quotidiana per la maggioranza degli abitanti della terra – è un’abilità utilissima per tutti i cittadini europei. Imparare e parlare le lingue straniere ci aiuta ad aprirci agli altri, a culture e mentalità diverse; acuisce le capacità cognitive e rafforza la padronanza della lingua madre; infine, ci consente di mettere a frutto la libertà di lavorare o studiare all’estero.
Come emerge da un recente sondaggio Eurobarometro, la metà dei cittadini dell’Unione europea è in grado di tenere una conversazione in almeno una lingua diversa dalla propria lingua madre. Le percentuali variano da un paese all’altro e secondo le categorie sociali: il 99% dei lussemburghesi, il 93% dei lettoni e dei maltesi e il 90% dei lituani conoscono almeno una lingua straniera, mentre la maggioranza degli ungheresi (71%), dei cittadini britannici (70%) e della popolazione spagnola, italiana e portoghese (64% ciascuna) dominano solo la loro lingua madre. La conoscenza delle lingue straniere è più diffusa tra gli uomini, i giovani e gli abitanti delle città che non tra le donne, gli anziani e la popolazione rurale.”
(Fonte: Portale delle lingue d’Europa)

Ovviamente non ho potuto fare a meno di consultare my beloved Wikipedia e scoprire quanto segue: Leggi il seguito di questo post »





Il caso Freitag

6 08 2009

Non c’è molto da dire sull’azienda Freitag per chi già la conosce. Per chi non la conosce ecco un breve riepilogo:

Con sede a Zurigo, Freitag produce e vende in tutto il mondo borse ricavate dai teloni usati di autocarri, dalle cinture di sicurezza usate delle automobili e dalle camere d’aria usate delle biciclette, fin dal 1993.

I teloni vengono tagliati in fase di lavorazione, in modo che le stampe o il logo dell’azienda non siano più riconoscibili. Freitag assicura: i teloni non vengono utilizzati per altri scopi o rivenduti a terzi. Freitag usa sostanzialemente solo teloni usati di autocarri destinati all’allestimento di veicoli industriali, con un tessuto di fondo estremamente robusto e un rivestimento in PVC di almeno 600 g/m2). (freitag.ch)

In breve, Freitag è uno di quei casi che esemplificano come sia possibile per un accessorio o un capo d’abbigliamento superare le barriere del tempo e, quindi, della moda passeggera: il marchio Freitag è diventato un must, un simbolo “buono” perchè unisce la mentalità del riciclaggio creativo (ecosostenibilità) con quella della moda personalizzata (radical chic) e dell’oggetto unico (emotive design). Ecco perchè tutte le borse (e gli accessori) sono così maledettamente care.

Continua su DesignedBy

Note: L’immagine all’inizio del post è stata realizzata da Relaxdesign – 2009 ed è concessa sotto Licenza Creative Commons 2.0.





120 mila!

4 08 2009

¡Hola! Questo post é per ringraziare tutti coloro che – saltuariamente o periodicamente – fanno un salto su questo blog, che “compie” 2 anni e tre mesi (su piattaforma WP mentre esiste dal 2005) e…la bellezza di oltre 120 mila visite! Questo vuol dire una media di 3500 visite al mese (molto approssimatamente). Insomma, sono molto contento e lusingato…

Media mensileGrazie a tutti! :)






F…come femmina (3)

30 07 2009

Sei femminista? Ma, piuttosto: te lo sei mai chiesto? Oppure: é piú necessario chiederselo o esserlo?

Io me lo sono chiesto e, in generale, non sopporto gli “ismi”…sará perché li trovo sempre troppo estremi . Quindi mi dichiaro semplicemente pro-donna, per tanti motivi: per sincera convinzione, per comoditá, per non fare la figura dell’insensibile-gretto-materialista quale tendo ad essere come ogni omino, per ammirazione generale.

Di post a tema “pro-donna” ne ho scritti vari, ti invito a (ri)leggerli se ne hai voglia:

anoressia

Basta alle anoressiche. Restando in tema di pubblicitá e uso del corpo femminile non é certo possibile ignorare i cambiamenti che sono in atto: in un articolo di Repubblica uscito il 14 giugno 2009 si legge che l’autorevole magazine Vogue (nella sua edizione britannica con a capo Alexandra Shulman) ha – incredibilmente – dichiarato guerra all’anoressia diffusa tra le modelle e, soprattutto, all’infelice pratica di “ingrassarle” fotoritoccandole sapientemente al computer!

[…] “I vestiti che le case di moda ci inviano sono sempre più piccoli”, scrive la Shulman. “Siamo al punto che le modelle più famose -come Naomi Campbell, Linda Evangelista o perfino la magrissima Kate Moss – non riescono più a indossarli. Dobbiamo usare modelle senza seno né fianchi, con ossa sporgenti e un look per nulla femminile. Ormai devo chiedere ai fotografi di ritoccare le immagini per far apparire le modelle di taglia più grande”. […] Leggi il seguito di questo post »





Primo sondaggio di gradimento

29 07 2009

Grazie anticipatamente a chi vorrá partecipare, ovviamente in forma anonima e senza impegno*,  cliccando sulle risposte piú vicine alle proprie oppure compilando lo spazio libero a disposizione e poi premendo il tasto “vota!”.

*Questo sondaggio non é connesso ad alcuna raccolta di dati personali e non prevede alcun compenso per l’autore. La partecipazione dei lettori é assolutamente spontanea e volontaria. Leggi il seguito di questo post »





Chi ha detto crisi?

28 07 2009

Girovagando qua e lá por las calles de Valencia es bastante comune leggere carteles e anúncios que dicen “Precios anti-crisis” o “Menú anti-crisis”…ma credo che sia diventata una cosa abbastanza normale per i commercianti di tutto il mondo.

Ogni tanto dare un’occhiata all’etimologia dei vocaboli puó essere di notevole utilitá. “Crisi” deriva dal latino crisis, che a sua volta deriva dal greco κρίνειν (krinein), “giudicare” inteso come “decidere”. Sembrerebbe che questa crisi sia in qualche modo connessa a una decisione…oppure a un giudizio. Ovviamente sto avanzando interpretazioni sociologiche da bar piú che da vero etimologo, e me ne scuso. Ma neanche piú di tanto.

Il problema qui non é capire le cause, ma gestire gli effetti.

E l’effetto della crisi – economica, politica, finanziaria, immobiliare, edilizia che sia – si sta facendo sentire dappertutto, é innegabile. Negli Stati Uniti ci sono casi inimmaginabili: chi aveva case e proprietá si é trovato di punto in bianco senza piú nulla, costretto a vivere per strada. Nuovi clochards, insomma.

Il settimanale americano The Nation, spinto e aiutato dall’organizzazione di giustizia sociale di New York, ha pubblicato un insolito decalogo delle cose da fare e sapere per affrontare al meglio la (nuova) vita di strada. Vediamo un po’:

  1. Preparati ad essere incolpato per la tua situazione, non importa quanto tu l’abbia sotto controllo. Pensa a come sfatare i falsi miti. Non accumulare  insulti o compatimenti. Metti da parte l’orgoglio, ma difendi la tua dignitá. Be prepared to be blamed for your circumstances, no matter how much they may be beyond your control. Think of ways to disabuse the public of common misconceptions. Don’t internalize cruelty or condescension. Let go of your pride–but hold on to your dignity.
  2. Non esistono spazi privati in cui ritirarsi. Sei sotto agli occhi di tutti 24 ore su 24. Impara a viaggiare leggero: metti le tue cose preziose al sicuro e porta con te solo ció che ti serve realmente, ovvero i documenti, i tesserini per accedere ai vari servizi pubblici, una penna e cosí via. Puoi controllare la mail in biblioteca, affittare una casella postale per una somma modesta oppure usufruire delle consegne generali (?) gratuitamente. There is no private space to which you may retreat. You are on display 24/7. Learn to travel light. Store valuables in a safe place, only carrying around what you really need: ID and documents for accessing services, a pen, etc. You can check e-mail and read at the library. You can get a post office box for a fee or use general delivery (free).
  3. Informati dove sono i bagni pubblici migliori, dove non sarai costretto a fare le cose in fretta, molestato o mandato via. Trova quelli piú puliti, dove sia possibile appoggiare le tue cose per terra,  le cui cabine siano grandi a sufficienza per cambiarti e dove ci sia acqua calda per lavarti. Se ti trovi a New York cittá clicca sul link che segue.  Learn the best bathroom options, where you won’t be rushed, turned away or harassed. Find restrooms where it’s clean enough to put your stuff down, the stalls are big enough to change in and there’s hot water so you can wash up. If you’re in New York City go to Restrooms in New York.
  4. É difficile sapere quando, dove e cosa mangiare quindi appuntati i menu e le offerte delle mense.  Porta con te frutta secca, burro d’arachidi o altri alimenti molto proteici. Clicca nel collegamento che segue per un elenco delle mense suddiviso per stati (americani). It’s difficult to have much control over when, where and what you eat, so learn soup kitchen schedules and menus. Carry with you nuts, peanut butter or other foods high in protein. Click here to find a list of soup kitchens by state.
  5. Cibo e vestiario sono piú semplici da trovare rispetto a un posto sicuro per dormire. Uno dei primi problemi del vagabondaggio é il furto durante il sonno (traduzione incerta). Porta sempre con te una coperta. Quando possibile, cerca di dormire in gruppi dai turni alternati, in modo che ognuno possa vigilare sugli altri, dando la precedenza alle necessitá dei bambini rispetto agli adulti. Food and clothing are easier to find than a safe place to sleep–the first truth of homelessness is sleep deprivation. Always have a blanket. Whenever possible, sleep in groups with staggered schedules, so you can look out for one another, prioritizing children’s needs over those of adults. Leggi il seguito di questo post »




La disinformata nazione di Berlusconi

24 07 2009

pais-VaWUaG4DKMIXzyoY7viP7ZYjxuxwc9G6wAF_hGlr2XAUqcQui Valencia. So che non sono solito pubblicare notizie riguardanti l’attualità politica, e generalmente me ne guardo bene visto che gli intenti del blog sono diversi, ma non mi è possibile ignorare quest’articolo e fare a meno di pubblicarlo in modo che possano leggerlo quanti più italiani possibile. Sperando poi nel loro buonsenso e nella responsabilità in qualità di cittadini italiani informati, perchè possano parlare, comunicare e aprire gli occhi ai disinformati – ancora moltissimi – che vivono i suolo italiano. Soprattutto dai 40 anni in su.

La disinformata nazione di Berlusconi
Articolo di , pubblicato martedì 21 luglio 2009 in Gran Bretagna.

[The Guardian]

Come dimostra lo scarso spazio dedicato alle conversazioni intime registrate tra le lenzuola di casa, il Presidente del Consiglio italiano ha instaurato una cultura dell’informazione tipica dei regimi autoritari.

Riguardo alle registrazioni di Berlusconi, probabilmente la cosa che colpisce maggiormente è che la maggior parte degli italiani sappia solo vagamente della loro esistenza, quando non la ignorano del tutto.

Il fatto che il periodico d’informazione L’Espresso abbia pubblicato sul proprio sito le registrazioni realizzate da una donna che dice di essere andata a letto con lui lo scorso novembre, nella speranza di assicurarsi denaro o influenze, non è stato riportato dalla maggior parte dei telegiornali di ieri sera. Per quanto io sappia, la storia è stata ignorata non solo dai canali Mediaset di Silvio Berlusconi, ma anche dal primo e secondo canale pubblico, la RAI, e da La7, di proprietà Telecom Italia. Insieme, totalizzano i due terzi del pubblico nella fascia d’ascolto serale.

Si potrebbe obiettare che, poiché le registrazioni e le trascrizioni sono state rese disponibili su internet e poiché sono state riportate dalla stampa, non importa che la TV non se ne sia interessata. Ma ciò trascura due punti cruciali.

Il primo è che l’Italia è tra le nazioni più indifferenti a internet. Secondo un’inchiesta del Guardian lo scorso anno meno di un terzo della popolazione aveva accesso al web e quegli italiani che erano collegati usavano internet relativamente poco. La media sull’intera popolazione era di solo due ore a settimana. Questo potrebbe spiegare perché persino Mediaset fosse oggi felice di pubblicare una storia riguardante le registrazioni sul suo sito (con la naturale conclusione della tesi dell’avvocato di Berlusconi per cui sono false).

Il secondo punto importante è che, anche prima dell’arrivo dell’informazione libera su internet, solo un italiano su dieci comprava i quotidiani.

Il passaparola diffonderà senza dubbio la conoscenza dei nastri, nello stesso modo in cui ha diffuso una consapevolezza generalizzata che c’è uno scandalo che coinvolge il Presidente del Consiglio ed alcune donne. Ma è improbabile che voci e pettegolezzi cambino il fatto che i dettagli dell’intera faccenda, insieme alle sue ramificazioni di interesse pubblico, rimangono ampiamente sconosciuti alla maggior parte delle persone in Italia. Questa è un’importante ragione per cui a Berlusconi è stato possibile ignorare le richieste di sue dimissioni.

La controversia originale riguardava la chiara accusa della moglie di Silvio Berlusconi per il suo “frequentare minorenni”, come è emerso per la sua partecipazione alla festa per il diciottesimo compleanno dell’aspirante attrice e modella Noemi Letizia.

L’altro giorno mi sono trovato (non esattamente per la prima volta) ad avere una discussione con un tassista romano. È emerso gradualmente che partivamo da due punti di vista diametralmente opposti. Lui aveva sentito la spiegazione di Berlusconi (che la ragazza era la figlia di un vecchio amico) che era sostenuta dai notiziari televisivi, e dava al Presidente del Consiglio il beneficio del dubbio. Ma era all’oscuro del fatto che la spiegazione di Berlusconi non aveva retto ad un successivo esame minuzioso, perché questo piccolo dettaglio appariva solo in qualche quotidiano.

Ciò che osserviamo in Italia è l’emergere di una cultura dell’informazione tipica dei regimi autoritari. Ci sono gli informati: essi includono quelli che leggono giornali come La Repubblica, Il Corriere delle Sera e La Stampa, coloro che abitualmente navigano in rete (soprattutto giovani), e quelli che ascoltano le poche stazioni radio indipendenti come Radio 24 Ore.

Quindi ci sono i molto più numerosi disinformati che ancora apprendono le notizie dai telegiornali controllati direttamente o indirettamente da Berlusconi. Questa è una situazione anomala e allarmante in una democrazia occidentale europea, ed ancora di più perché i disinformati sono convinti di essere bene informati come gli altri. Si indignano, si arrabbiano persino, se gli si suggerisce il contrario.

Prima della caduta del muro di Berlino, c’era una zona della Germania Est comunista vicino a Dresda nota scherzosamente come Tal der Ahnungslosen (la Valle della Disinformazione). A causa di strambe condizioni topografiche o atmosferiche, i suoi abitanti non potevano ricevere i segnali TV dall’occidente e quindi dovevano arrangiarsi con le notizie date loro dal regime.

Senza dubbio non erano interamente disinformati. Senza dubbio i turisti in zona dicevano loro ciò che sapevano. Senza dubbio, qualcuno fra i giovani che andavano a Berlino per studiare tornava bisbigliando racconti di una realtà diversa e proibita. Ma essenzialmente la visione del mondo che questi sfortunati avevano era comunque formata dai loro leader.

Siamo abituati a pensare all’Italia come ad una nazione stretta e lunga con una spina dorsale montagnosa. Ma fino a quando Silvio Berlusconi rimarrà in carica faremmo meglio ad immaginarla attraversata da un vasto e profondo crepaccio – una nuova Valle della Disinformazione.

[Articolo originale "Berlusconi's country of the clueless" di John Hooper]

Via Italia dall’estero.





Classificando i migliori (film)

22 07 2009

Ricordo di averla sempre considerata una cosa stupida, molto americana. Cosa? La mania di stilare giú le classifiche delle “5 migliori” riferite a qualsiasi argomento. Un ottimo esempio lo forniscono Rob Gordon insieme a Dick e Harry, i protagonisti del film Alta fedeltá, con le loro incessanti Top 5 charts: i 5 migliori album, le 5 storie andate a finire peggio, le 5 migliori canzoni rock, e cosí via.

Tuttavia l’abitudine di menzionare classifiche ha cominciato a piacermi di piú nel tempo, ed effettivamente applicato alla musica e al cinema acquista un certo senso. Negli ultimi anni sono diventato, senza accorgermene, un appassionato cinofilo dilettante senza particolari ambizioni, nel senso che mi piace guardare film per distrarmi ma soprattutto per imparare, visto e considerato che il cinema puó tranquillamente considerarsi l’espressione artistica per eccellenza del novecento (nata e sviluppata interamente nel XX secolo, al contrario della pittura, della scultura e della letteratura che sono piú remote) e che, insieme ai famosi cinegiornali, ha accompagnato, informato e sensibilizzato numerose generazioni.

In rete si trovano decine di liste dei migliori 100 film di tutti i tempi, magari divisi per generi e anni, per cui non é mia intenzione dilungarmi in un post del genere. Mi piace, invece, buttare giú una classifica personale dei film che ho visto finora e che consiglio vivamente a chiunque, ovviamente da considerarsi tuttaltro che definitiva e suscettibile di modifiche.

Visto che non c’é nulla di piú definitivo del cambiamento…

I migliori 5 film di guerra (in ordine sparso)

Devo ancora vedere (assolutamente): La grande guerra di Mario Monicelli (1GM), All’ovest niente di nuovo di Lewis Milestone (1GM), Il Cacciatore di Michel Cimino (Vietnam) e La sottile linea rossa di Terrence Malick (2GM).

Nota: Meno impattanti e piú blockbuster (sebbene trattino di guerre piú recenti) film come Three Kings di David Russel (Guerra del Golfo), Hamburger Hill di John Irvin (Vietnam), Leoni per agnelli di Robert Redford (Guerra in Afghanistan), Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg (2GM). Per impattanti non mi riferisco all’uso di effetti speciali o di drammaturgia esasperata, bensí alla capacitá di far entrare lo spettatore “dentro” al film. (altre info su vivacinema.it)

I migliori 5 thriller (in ordine sparso)

Nota: In generale c’é da dire che Hitchcock é il king incontrastato del thriller, bisognerebbe vederli tutti prima di morire… Leggi il seguito di questo post »