Introduzione allo ‘Zzocabolario

(foto di un giovane ‘Zzomanna risalente all’autunno 1997 scattata da Yarno)

‘Zzomanna adora – forse inconsciamente – gli americanismi e le parlate regionali, soprattutto quelle del sud.
’Zzo è nichilista-comunista-anarchico-cattolico-di destra-di sinistra-di nessun partito; adora la Puglia; gli piace il pollo e i cheeseburger; fa discorsi No Global ma ragiona da vero conservatore; porta i capelli lunghi come i figli dei Fiori ma è titolare di una piccola azienda in centro-città; preferisce i grandi del Rock anni ’70 assieme all’Heavy Metal anni ’80 ma in realtà ascolta di tutto; odia la Francia ma soprattutto i francesi; riesce a fare correttamente calcoli a mente anche in condizioni pietose ed è un compulsivo: colleziona anticaglie e cose inutili per il solo valore affettivo e – quando possibile – vi dà persino casa sua, perché non gli importa: un amico è un amico. ‘Zzo è mio amico.
‘Zzo parla in modo strano: dice un mucchio di corbellerie da sobrio ma soprattutto da sbronzo. Storpia parole italiane e italianizza quelle straniere, contorce le frasi, le stravolge completamente e le rende sue. Quante volte ho sentito parlare di gergo giovanile, ogni paese ha il suo. Più precisamente ogni città, ogni quartiere, ogni gruppo di amici ha il suo. Basti pensare alle periferie napoletane e romane o, più semplicemente, all’argôt che ormai viene parlato a Parigi a tutti i livelli sociali. Personalmente non ho mai condiviso la questione del gergo perché mi è sempre piaciuto parlare correttamente, senza influenze esterne né tantomeno linguaggi criptati. Sarà stata una questione di orgoglio, di non farmi influenzare oppure – e ora lo so– si tratta del fatto che non avevo mai fatto realmente parte di un gruppo prima di voi.

Conosco Stefano da quando avevo circa 7-8 anni, abitavamo nella stessa via in due palazzi l’uno di fronte all’altro. Non essendoci coetanei nel mio cortile iniziai presto a frequentare quello di Stefano, il suo territorio. C’era anche Matteo (Miatek) che faceva parte di quel gruppo di nemici-amici che tanto mi piaceva frequentare quanto riuscisse a mettermi ansia tutte le volte che invadevo la loro proprietà privata. La colpa era di ‘zzo, il capo-gruppo, che faceva letteralmente il bello e il cattivo tempo. Abbiamo giocato insieme a guardie e ladri, a calcio, alla Settimana Enigmistica, a Monopoli e a molti altri giochi…e in ognuno mi sentivo inevitabilmente preso di mira. Ho preso anche un sacco di botte da lui (lui, che ora non torcerebbe le ali a una mosca, pensate un po’ – N.d.a.) e se ne ricorda bene ogni volta che riviviamo insieme i tempi andati della nostra infanzia. Questo è uno dei motivi per cui mi sento legato a ‘zzo.

Molti anni dopo ci ritroviamo a frequentare – di riffa o di raffa – le stesse persone (Frianz era mio compagno di disavventure al liceo e Marchino faceva il rapper con me) e di lì a poco tutti gli altri: Peval, Teo, Emerson, Gatta…i pomeriggi al Bar Inter a giocare a becco e la sera a bere al vecchio Crown.
Negli anni si sono aggiunte e si sono allontanate molte persone, nuovi amici o vecchie conoscenze, ma in un modo nell’altro ci si conosceva già per qualche caso fortuito: Antonio, Ila, Simo, la Cri, Emerson, Gatta, Timo, la Michi, la Fra, la Luna, Silvietta, Vanessa, Vigna, Naldo, Zizza, Cia, il Nonno, Pinca, Pidru, Rage…
Il vero cambiamento che ha dato a tutti l’impressione di essere “sempre gli stessi” e che ha generato la diatriba gruppo/non gruppo è stato l’aggregarsi delle peissars (Smarta, Annette e Laurina) e del gruppo di Chetto (Chetto, Niels, Bos, Zenchi, Sbordy, Vito). Io stesso sono subentrato nel gruppo – per me nuovo – dopo anni di assenza e in un periodo successivo all’effettivo restyling.

È bellissimo per me poter considerare ora tutti questi cambiamenti in virtù di questo mini-vocabolario.
È una sciocchezza se così vogliamo chiamarla, che però racchiude in sé tutti questi anni di amicizie e di esperienze insieme. Anche se ‘zzo parlava strano già da bambino (tre o quattro vocaboli che usa tutt’ora risalgono veramente a quegli anni!) moltissimi dei suoi modi di dire e delle sue storpiature linguistiche derivano – o prendono spunto – da situazioni comuni a tutti noi: dalle vacanze in Puglia all’aneddoto sporadico su a Modigliana, dalla serata di sbronza e delirio alla citazione calcistica. Penso che ognuno di voi possa dire almeno una volta “Io c’ero quando l’ha detto per la prima volta!” e andarne anche un po’ fiero.
Ecco, questo ‘zzocabolario per me non significa una raccolta delle stramberie lessicali di un coglione sbronzo qualsiasi ma un archivio di ricordi, un album di foto che ho fatto a un grande amico (quasi come se fossi un biografo o un fan) che ho piacere di condividere e mostrare ai miei amici. Non si tratta dunque di una perdita di tempo, non per me almeno – anche se ne ho impiegato abbastanza per sentirmi in colpa rispetto ai miei impegni di vita, ma questa è un’altra storia…

Ringrazio Antonio (Pinuzzo)per avermi suggerito il giusto titolo da donare a quest’opera; ringrazio ‘Zzo per avermi, giustamente, aiutato nella raccolta, nella spiegazione e nella ricerca dell’etimologia dei suoi termini oltre ad aver rivisto e corretto qualsiasi eventuale imprecisione nel testo come un vero e proprio editore, e infine per aver contribuito alla stampa del presente libretto. Ringrazio anche voi, amici miei, che state per leggere il frutto degli sforzi di memoria che ho fatto per non tralasciare nulla.
Ma soprattutto vi ringrazio per darmi allegria e affetto – sia tutti insieme che singolarmente – e dimostrarmi sincerità e profondità nelle chiacchiere fatte durante le nostre rispettive serate intime; ciascuna di queste due cose ha un gran valore per me, e penso che lo abbia anche per voi.

Questo è un modo per dirvi che vi voglio bene.

Alex aka Odez

 



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