Qualcosa è sempre… cambiando (2)

“We are living in exponential times”

Recita così il payoff del conosciuto video informativo “Shift Happens” ideato dal team di Karl Fisch a cominciare dal 2008 (e superando gli oltre cinque milioni e mezzo di visite in poco tempo) e aggiornato anno dopo anno. Viviamo in tempi esponenziali e il cambiamento è all’ordine degli anni, anche se abbiamo la percezione che il tempo passi così velocemente da accusare persino i mesi, le settimane e i giorni di farci invecchiare a vista d’occhio.
Personalmente mi guardo allo specchio ogni mattina. Sarò paranoico, però, diciamo che mi piace tenermi aggiornato sullo stato di invecchiamento del mio corpo. Anche se le “sorprese” vengono sempre guardando le foto, bastano anche quelle dell’anno scorso o di quello prima ancora per notarmi più giovane, magari anche solo di poco.

Il cambiamento fisico è di certo la conseguenza più evidente sotto gli occhi di chiunque. Ma il cambiamento mentale? Chi si accorge se siamo cambiati dentro la nostra testa? Gli altri forse? Credo che, per alcuni, sia piuttosto facile vantarsi di “essere cambiati” e di “non essere più quelli di una volta”, magari solo per il fatto di non commettere più quello stesso errore per cui qualcuno li ha fatti sentire colpevoli. E’ una crescita anche quella, non c’è dubbio. Ma la crescita interiore va molto più in là del non ripetere più gli stessi errori che, in realtà, ha a più a che vedere col rispetto dei sentimenti altrui e con la coerenza con noi stessi.

Personalmente credo che la crescita interiore richieda sempre tempo e dedizione. Non ci sono regole rigide e percorsi prestabiliti, ognuno ha i suoi tempi e le sue modalità. Ma un po’ di fatica va fatta, sempre. Una regola che ho cominciato ad applicare molto presto è “sei entrato abbastanza a fondo in una questione – argomento – quando sei in grado di mettere in discussione tutto ciò che hai imparato – fino a quel momento – di quella cosa”. E non si tratta neanche di una pratica sporadica: a me capita di farlo tuttora a distanza di anni su questioni sorpassate. Così ho la possibilità di auto-aggiornarmi sugli argomenti che mi interessano veramente. E l’argomento cambiamento è proprio uno di quelli.

Ma cos’è cambiato? Beh, un sacco di cose. E se andiamo nei dettagli allora si fa prima a liquidare la domanda con un bel “tutto”.
Sì ma… “tutto” cosa? Tutto. Partiamo dalle cose tangibili: nuove tecnologie, nuovi prodotti commerciali, nuovi approcci commerciali. Che tipo di nuovi approcci commerciali? Cambia la modalità di vendita aggressiva “hard selling” tipica degli anni cinquanta in USA che fa spazio a nuovi tipi di offerta gratuita come preludio all’acquisto; Chris Anderson, l’inventore della Long Tail,  spiega bene i fondamenti della nuova Freeconomy:

  1. Sovvenzione trasversale (Direct-Cross-Subsidy) ovvero ottieni un prodotto gratuitamente (lo smartphone, per esempio) e paghi per un servizio abbinato (traffico a pagamento);
  2. Il business supportato dalla pubblicità (Ad-supported) come per esempio la stampa gratuita, tipo Metro;
  3. la modalità Freemium (Free + Premium) tipico dei servizi web, i quali regalano il 99% del prodotto per poi vendere in seguito solo l’1% restante, come fa Skype o – più di recente – il sistema di app installabili sugli smart device;
  4. l’economia del regalo (Gift Economy) che spopola sul web – vedi i progetti Wikipedia, Kickstarter e la filosofia Open Source più in generale – dove il valore non è il denaro, bensì la collaborazione e la reputazione.

Il caso Bertallot. Quando ci sono di mezzo i soldi, puoi scommetterci che si tratta di qualcosa di importante. E a quanto pare questi cambiamenti d’uso e costume stanno rivoluzionando anche concetti immodificabili (si pensava). Uno degli esempi più lampanti ed attuali di Gift Economy per me è il felice caso di Alessio Bertallot e della sua web radio partecipata: dopo essersi conquistato una porzione di fedeli ascoltatori ed aver alzato lo share grazie al programma Rai Tunes su Radio Due, Alessandro s’è visto cancellare di punto in bianco dal palinsesto Rai. Senza perdersi d’animo si è organizzato molto bene comunicando quotidianamente coi suoi ascoltatori (tra cui anch’io) e raccogliendo fondi sufficienti per creare la propria radio indipendente (fonte), con sede provvisoria a casa sua nei primi tempi ed ora in un locale creato appositamente. Tutto questo grazie a piattaforme apposite per la raccolta fondi (crowdfunding), social network, tanta buona volontà e passione. Il nuovo programma si chiama Casa Bertallot e va in onda su Spreaker, una piattaforma online creata appositamente per mandare in onda programmi radiofonici (perlopiù di privati). Meraviglie.

Petizioni che vengono approvate. Un altro caso felice, un esempio di cambiamento lento, ma neanche così tanto: Change-punto-org. Se non ne hai mai sentito parlare, beh, allora svegliati.

“Oggi le petizioni lanciate su Change.org arrivano sul tavolo di Obama, finiscono nelle caselle di posta dei premi Nobel e contribuiscono, qualche volta, a migliorare le sorti dell’umanità. Ma non solo.”
Corriere della Sera

And so on. “Tutto” dicevo. Potrei continuare citando una quantità di nuove possibilità che il web mette a disposizione di tutti, ma non ne ho voglia e non è l’obiettivo di questo post, perché a me interessa andare a sbirciare in altri cambiamenti, nelle nuove diversità, nelle anomalie e nelle falle del sistema. Nel prossimo post (già in scrittura perché non volevo allungare troppo questo intervento) parlerò di temi più scabrosi inerenti a questo terribile e meraviglioso cambiamento sociale, che ha origini tecno-informatiche.

Sì, perché non c’è mai solo UN cambiamento che va in UNA direzione (quella buona e giusta). Bisogna sempre considerare la ciclicità degli eventi, l’equilibrio dei sistemi… paroloni che esprimono l’ontologia mai propriamente capita dell’universo e delle sue leggi. L’anno scorso ho composto questa sorta di remix usando proprio un bel discorso di Tiziano Terzani, che mi piace condividere con voi.

Facciamo che lo chiudo così questo post😉
Alla prossima!

Tutto è uno… quest’idea della dicotomia è profondamente sbagliata.

E niente meglio di un grande simbolo asiatico, in questo caso cinese, 
questa ruota con lo Yin e lo Yang
rappresenta come la vita, l’universo… è l’armonia degli opposti.

Non c’è piacere senza sofferenza
e non c’è sofferenza senza piacere!
Solo quando capisci questo godi del piacere e accetti la sofferenza.

Noi non accettiamo che la nostra vita abbia in sé la sofferenza.
Allora pasticche “contro questo”, gioie effimere, droga…

Allora c’è un punto in cui bisogna riconoscere che c’è un mistero…
accettiamo il mistero, partecipiamo al mistero.
Allo stesso modo, non cercare una cura 
ma cercare la guarigione.

Tiziano Terzani (1938 – 2004)

Campionamento: “Drunken Tune” performed by The CineMatic Orchestra
Album: Man with a movie camera (2009)

Informazioni su Alex a.k.a. relaxdesign

(ITA) Designer di prodotto, Grafico e Design thinker. Appassionato d'arte, architettura e design. Interessato ai confronti culturali, sociali e linguistici. Curioso per natura. Blogger dal 2005. (ENG) I'm a Product Designer, Graphic Designer and Design Thinker. I go for Arts, Architecture & Design. I'm much interested in comparing different cultures, mentalities and habits around the globe. I'm definitely a curious guy. I'm blogging since 2005.

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