Riflessioni sul contemporaneo

THE-THINKER

Dopo piú di quattro mesi di assenza dal blog non vale neanche la pena spiegare i perché e i percome, né tantomeno manifestare dispiaceri che non ho provato.

Preferisco piuttosto continuare a scrivere quando capita, anzi…quando ne ho il tempo. Che ultimamente è sempre meno. Vuoi per gli impegni di lavoro che, man mano, sono aumentati (“bene!”) sebbene i pagamenti siano sempre diluiti in quella maledetta forma così comune in italia, tipo 90 gg.ff.mm (“male…”); vuoi perché scrivere, per me, é una questione di periodi, ci vuole ispirazione. Appunto.

Ad ogni modo in questi mesi mi è capitato di leggere, curiosare, partecipare ad eventi vari che mi hanno fornito parecchi punti di vista “altri” grazie ai quali sto riuscendo a sviluppare un’opinione personale piuttosto precisa su quanto stiamo vivendo di questi tempi.

Rivoluzione 2.0 VS Eremitaggio digitale

La cosiddetta “blogosfera” ha rivoluzionato la Rete in un ambiente sempre meno virtuale e sempre più interattivo all’interno del quale chiunque può creare, modificare, migliorare e tenere sempre aggiornati contenuti (anche) culturali distribuendoli gratuitamente. Mai prima d’ora è stato così semplice farsi conoscere, farsi leggere, farsi “seguire”, ammirare, contattare…a parte gli utenti “normali” (ovvero quelli che non hanno nessun particolare motivo per cui hanno creato un profilo su Facebook, Twitter & Co. se non quello del timore di essere out) aziende e attività commerciali di ogni genere l’hanno capito in fretta che risorsa incredibile si celi sotto tutta questa gratuità e voglia di tenersi in contatto. Anch’io sono uno di quelli, manco a dirlo.

Il problema per il normo-utente, però, sta nella fatica ad adeguarsi ai cambiamenti sempre più rapidi di questa tecnofilia: Facebook che cambia interfaccia ogni più spesso, la pubblicità su YouTube (avete notato che bisogna cliccare sulla “x” dello spoilerino che compare in automatico assieme ad ogni video che guardiamo?), la pubblicità che parte in automatico sul sito di Repubblica e sugli altri grossi siti (ora la differenza la fa quanto più si “viene cliccati”), Apple che introduce una iStronzata ogni paio di mesi…tutti vogliono tenersi al passo ma pochi resistono, e a ragione aggiungo. Tempo fa leggevo l’intervista a un happy-nerd tipo Andrej Ternovskij (l’adolescente che ha inventato Chatroulette) ma non credo fosse lui; comunque la questione sollevata era la seguente: sta diventando sempre più importante 1. dare la forma corretta alla propria identità digitale e 2. saper mettere al sicuro i propri dati sensibili online.

  1. A questo problema si collega il concetto di “Educazione ai media” rivolto a tutti coloro che ancora si comportano in modo ambiguo e pericoloso sulla rete. Esempi? Quanti di voi non hanno ancora messo mano al proprio profilo su FB modificandone i parametri sulla sicurezza, ovvero a chi rendere visibili le proprie immagini e informazioni personali? A me capita ancora di ricevere richieste d’amicizia da sconosciuti che hanno visibile TUTTO…nel giro di 5 minuti so cosa scrivono, come pensano, di che tendenza politica o religiosa sono, chi frequentano, che tipo di divertimento gli piace…oppure ne ricevo altre da persone false, che non hanno un’immagine neanche nel profilo, non hanno informazioni personali ma solo qualche orrenda immagine d’auguri di Natale o pasqua con cagnolini e gattini illustrati. Ovviamente rifiuto tutte queste richieste, non provateci neanche. A questo proposito consiglio a chi ha ancora dei dubbi su “come ci si comporta” nei nuovi social network di leggere un interessante libretto dal titolo “Scopriamo i Social Network – Facebook, Twitter, MySpace, YouTube” scritto da Riccardo Cavalieri quest’anno, edito da Edicta Edizioni al prezzo di 5 euro. Io lo consiglio anche ai miei studenti dei corsi di Informatica di Base.
  2. Saper mettere al sicuro i propri dati online non significa tenere nascosto il proprio indirizzo o numero di cellulare, bensì le proprie password. A quanti siti siete iscritti? Usate ancora la stessa password (o al massimo 2-3 diverse) per tutti i login? Oppure siete diventati esperti nel fregare il box che segnala il grado di sicurezza della vostra password digitando sequenze alfanumeriche che farebbero in*azzare anche il sig. Fibonacci? Ad ogni modo le avrete scritte sul mitico “foglio delle password” che, puntualmente, si dimentica a casa…perchè non vi fidate dei servizi online. Fate male. Perchè questa è la direzione che sta prendendo questo mastodontico carrozzone del web…personalmente vi consiglio Xmarks (che fino a poche settimane fa annunciava la chiusura e poi, grazie alla fuga di notizie via rete, hanno trovato nuovi finanziatori) che è stato sviluppato fianco a fianco con Firefox ed è, quindi, perfettamente implementato. Xmarks vi consente di tenere online, in una pagina vostra personale, tutti i vostri bookmarks (preferiti) esattamente “incartellati” come nel vostro browser. Inoltre, però, consente di tenerli costantemente sincronizzati coi browser che usate in tutti i vostri altri computer (casa, lavoro, ecc.) o device tecnologici, con un semplice click sull’aggiornamento. Xmarks consente anche di tenere sincronizzate tutte le password che usate online e ora perfino la cronologia delle pagine web visitate! La logica di questo servizio è che non dobbiamo più sentirci legati al “nostro” computer… tutti i servizi sono online. Un altro grossissimo passo in avanti secondo questa forma mentale è il nuovo sistema operativo di Google (Google Chromium OS), ancora in fase di beta testing. Occupa lo spazio di una chiavetta usb e consente al computer di accendersi ed essere operativo per andare direttamente online in 4 secondi netti.

L’altro lato della medaglia. Le controindicazioni di questo progresso tecnologico e informato-cratico penso siano alla portata di tutti. Ricorderete il famoso articolo di Nicholas Carr su the Atlantic “Is Google making us stupid?” (tra l’altro, diventato un libro: “The Shallows”) secondo cui “Assorbiamo più informazioni di prima, ma in modo più superficiale, saltellando da un testo all’altro. Stiamo perdendo la capacità di riflettere e di concentrarci sui testi lunghi. Quindi: siamo destinati a diventare più stupidi.” (fonte) Sarà vero?

Ne parla anche Alessandro Baricco nel suo trattato romanzato “I Barbari. Saggio sulla mutazione” del modo diverso di acquisire nozioni e approfondire gli argomenti che abbiamo sviluppato noi, generazione a metà tra l’era analogica e l’era digitale. La questione spinosa ora riguarda le nuove generazioni che nascono e crescono in un modo di fare, trattare e ricevere cultura completamente diverso. Parliamo di e-book, ad esempio. Non si può pensare che da adesso in poi il “futuro” sarà poter leggere semplicemente la versione digitale (in .pdf) di riviste, quotidiani e libri sul nostro reader. La lettura si sta evolvendo in un nuovo tipo di esperienza ben più completo. Immaginate di leggere un articolo su di un musicista o un regista…non vi viene voglia di ascoltare e/o guardare le opere di cui state leggendo? E magari vi va anche di prendere qualche appunto pechè, chi lo sa, fra un anno o due vi ritorna in mente qualle che avete letto oggi ma…“chissà dove ho messo quell’articolo!” Per ora ci sono applicazioni online tipo Springpad (“a free app that helps you remember”), creati appositamente per salvare in ordine cronologico (l’ordine “da blog” ovvero quello assunto da FB e Twitter per capirci) tutto ciò che attira la nostra attenzione sul web. Ma ce ne sono anche molti altri, forse migliori. Tuttavia sono convinto che si evolveranno e diventeranno applicativi ancora più integrati con tutti i device di cui ci contorniamo (Springpad esiste già per iPhone e smartphone… anche le versioni più semplici tipo il mio modesto Nokia 3100 Classic).

I pronostici per il futuro sono vari, ma si assomigliano tutti. In sostanza devono sparire tutti i cavi, tutti i pulsanti mentre rimarranno i gesti e i tocchi con le dita, che sfiorano e non “premono” più. Come in questi due esempi che vi mostro. Il primo è un concept, il secondo è quasi una realtà consolidata, dateci un’occhiata!

“Future of screen technology” (by T.A.T)

Ecco invece Mozilla Seabird, un concept di smartphone che coniuga il futuribile col presente:

“Sì, ma…” Tutta questa tecnologia, questi cambiamenti, questa ossessione per l’intangibilità…a cosa ci porterà? Dipende da come verrà promossa, se continua come ora possiamo solo immaginare che finirà tutto in tragedia. Ho un amico col quale chiacchieravo l’altra sera davanti a una birra, vittima di un periodo non troppo felice, che mi confessa “guarda, in ‘sto periodo non c’ho voglia di fare niente, anche al lavoro non dò il mio meglio, non ho voglia di vedere nessuno. E secondo te cosa mi può fregare di Feisbuk? Anzi, tra l’altro ieri ho cancellato il mio profilo…secondo me dovremmo sparire tutti dal web…” alchè m’è subito balzato in mente: “Sei il nuovo eremita digitale! In netta contrapposizione a tutta questa voglia/tendenza a iscriversi a tutti i network sociali (FB, Linkedin, Plaxo e gli altri sempre più definiti…)…geniale!”

Lui, però, non mi è sembrato granchè sollevato. Peccato…

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