The word is “hack”

Parola d’ordine: modificare.

Cambiare aspetto, intervenire creativamente sull’esistente e modificarne le proprietá estetiche, funzionali e/o comunicative. É il concetto su cui si basa anche il mio progetto S.p.A. (insieme a tanti altri che, per ora, mi guardo bene dal pubblicare poiché incompleti) e, secondo me, rispecchia anche l’atteggiamento creativo che meglio definisce la nostra generazione. Diciamo dai 20 ai 40, suvvia…

“Hack to pieces” si traduce “tagliare a pezzi” (Wordreference). “Hacker” viene tradotto in italiano col sostantivo negativizzante “pirata informatico” (Wordreference). Ecco perché quando si parla di hacking subito saltano in mente immagini di nerd informatici vestiti di nero, magari con la cresta, tatuaggi, piercing e innesti…teppisti, incivili, imbratta-muri, skater che vandalizzano i gradini e i marciapiedi della cittá, e cosí via. Sicuramente anche ragazzi che fanno (o hanno fatto) cose del genere sono parte di questa generazione ma bisogna anche considerare le cose dal lato evolutivo, ovvero ammettere che qualcosa é cambiato (ovviamente) e in meglio, aggiungo io. Ma non solo.

Giusto per piacere personale (e per tenere a portata di mouse i rispettivi link, NdR) scrivo questo post. E inoltre avverto la piacevole sensazione di fare parte di qualcosa di incredibilmente emozionante: la contemporaneitá. Niente inventori alla Leonardo Da Vinci, solo divertiti artisti e creativi che cercano di far passare un solo, semplice concetto a chi non lo é: usa la tua testa, non lasciarti comandare.

Vediamo un po’ come.

Il web che influenza la vita reale (e si appiccica)

Bellissimo il progetto di Filipe Vilas-Boas (nick: Fil___) “Pop-down” il cui motto é chiudere la finestra dei pop-up della vita reale. “The Pop_Down Project aims at symbolically restoring everyone’s right to non-exposure: Just stick a “Close window” button on any public space pollution.” I pop-downers sono giá piú di 700 sparsi in tutto il mondo, per diventare uno di loro basta scaricare il file per stamparsi da soli le “X” da attaccare su tutto ció che inquina il “pubblico”, sulla pubblicitá faziosa e su tutto ció a cui siamo abituati a sopportare e poco propensi a contestare. Sebbene dovremmo. (Sito ufficiale)

La crew tedesca (FTW) composta da Mr. Tailon, Baveux Prod., Kone & Epoxy é intervenuta su un poster  pubblicitario raffigurante i volti ammiccanti di Britney Spears, Leona Lewis e Christina Aguilera, sulla linea 2 di Berlino (linea che percorrevo regolarmente quando ci abitavo) applicando stickers di vari formati fino a ricreare la schermata di Photoshop CS3…come a ricordare quanto siano ritoccate tutte le immagini che vengono utilizzate nei messaggi pubblicitari. (http://www.ekosystem.org/forum/viewtopic.php?p=43571)

Concettualmente simile al progetto Pop-down é The Bubble Project il cui manifesto recita:

I nostri muri e gli spazi delle nostre città sono invasi dalla pubblicità.

Stazioni, strade, piazze, bus, metropolitane ci gridano in continuazione messaggi di ogni tipo. Se una volta questi spazi erano considerati “pubblici”, ora vengono utilizzati dalle aziende per propagare i loro messaggi nel mero interesse del profitto. Armati di pesanti budget, le tecniche di marketing delle multinazionali stanno diventando sempre più aggressive e manipolatorie.Noi, la gente comune, siamo diventati contemporaneamente obbiettivi e vittime di questo attacco mediatico.

Il Progetto Bolla e’ in contrattacco.
Gli adesivi a balloon sono le munizioni.
Una volta attaccati ai manifesti pubblicitari, questi adesivi trasformano il monologo delle aziende in un dialogo aperto. Incoraggiano la gente a dire la loro, a riempire il balloon con qualsiasi forma di auto-espressione libera dalla censura.

Piu’ balloon in giro = più spazi liberati
Più spazi = più condivisione dei pensieri e delle idee personali
Più condivisione = più reazione a quello che sta succedendo

E, soprattutto, più fantasia, più creatività, più divertimento nelle nostre città.

Se volete diventare attivisti anche voi (ce ne sono giá a centinaia anche in Italia) basta connettersi al sito ufficiale, scaricare gli adesivi a bolla, appiccicarli dove serve, scattare le foto di ogni intervento e caricarle sempre sul sito ufficiale.

Via Scott Burnham.

La “luce”

Quando ho visto per la prima volta il video ci ho messo un po’ a capire cosa stesse realmente accadendo, poi mi sono documentato sul sito ufficiale Graffiti Research Lab e mi si é aperto un mondo! Laser Graffiti:

  1. Finalmente un passo in avanti nel percorso evolutivo del Graffiti writing, per troppo tempo ancora fermo agli esordi – e parliamo dei primi anni ’70, é stato compiuto;
  2. Un modo innovativo di personalizzare tutte le superfici verticali senza “vandalizzarle” permanentemente con vernici ad alto contenuto inquinante (perenne e doppia controindicazione legata all’uso delle bombolette: danno economico ai proprietari del muro e danno fisiologico all’incauto writer).

Semplicemente meraviglioso. Ovviamente mi sono informato anche su come modificare un semplice puntatore laser in un potentissimo faro…sul web si trova di tutto. Tuttavia non ho ancora capito esattamente qual’é il principio di interazione tra il proiettore e il laser, vabbé. I Laser graffiti, comunque, non sono di certo passati inosservati fin da subito e, oltre a essersi diffusi in tutto il mondo a macchia d’olio, in Brasile ne é stato usato anche il concetto per realizzarne  uno spot pubblicitario, sebbene ottenuto “artificialmente”:

Light Graffiti. Non meno spettacolari sono i Light Graffiti, il cui concetto non si discosta dai “Laser” sebbene preveda il “tagging” semplicemente fatto in aria. Grazie all’ausilio di telecamera e pencil luminoso il Kalligrafikzer (nuovi neologismi a nuove culture, no?) puó dare sfoggio del proprio stile grafico semplicemente volteggiando mani e braccia per aria, in un balletto fugace e spettacolare. Guardate questo bel video girato nella Ville Lumiére:

Se vi interessa il light-writing allora potete imparare qualcosa da questo tutorial.

Urban furnishing

Neanche il tema “arredamento” é stato lasciato intoccato. Arredare la cittá con elementi di fantasia e/o riciclo sembra proprio l’ideale per molti artisti/creativi/collettivi. I primi che bisogna menzionare sono senz’altro il collettivo Esterni di Milano che ha in archivio parecchie iniziative di (ri)valorizzazione del contesto urbano: Design Pubblico, Esterni Design, Museo d’Arte Momentanea e molte altre sono le iniziative che hanno coinvolto creativi italiani e da tuto il mondo, visibili soprattutto durante la Settimana del Design di Milano.

SIT Projects. Sit Projects è stato ideato per esaminare la relazione con l’estetica che hanno le persone coinvolte, una volta che vengono loro forniti alcuni momenti di riposo, di riflessione e di pausa. Ogni installazione è un sito specifico ottenuto da sedie riciclate oppure da materiali che sono stati smaltiti all’interno di un certo quartiere e appositamente riorganizzati e distribuiti. In pratica, l’idea è nata dalla necessità di usufruire di panchine / sedute alle fermate dell’autobus e della metropolitana  di New York. Il nostro obiettivo è quello di fornire al pubblico l’esperienza della seduta. Installando le nostre insolite composizioni di sedute incoraggiamo le persone a fermarsi, a sedersi e a coinvolgere gli altri.  Fornendo loro nuovi luoghi e tempo ci aspettiamo che i partecipanti possano ripensare il proprio concetto di “luoghi” e di tempo. (more info)

Arno Piroud. Artista francese, classe 1974. Ha studiato presso la scuola di Belle Arti di Lione e il College of Arts di Birmingham. Ha esposto in varie parti d’Europa e ha collaborato col collettivo Droog Design. Lavora per mezzo di interventi in spazi pubblici, con o senza permesso, eda almeno dieci anni. Semafori, muri, gallerie, strade, edifici, centri d’arte, arredo urbano. La città è il suo parco giochi preferito. Non gli interessa la scena artistica, ma piuttosto la gente comune e la vita quotidiana. (info> starnocity.com)

Caroline Woolard. Anche quest’artista americana ha trattato il tema dell’arredamento d’esterni, sebbene in forma piú giocosa. per capire di cosa parlo basta guardare il video che segue, facendo attenzione al fatto che – per la legge – é proibito ostruire la lettura dei cartelli e degli avvisi pubblici. Non so a New York, ma in Italia non potrebbe prolungarsi per molto questa performance…

Guerriglia verde

Il termine “guerrilla” é stato ferocemente associato al marketing: “forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.” (Wikipedia – Guerriglia marketing)

Numerose e spesso geniali le trovate di guerrilla marketing, tutte traenti ispirazione dal mondo dell’arte urbana, dal writing, dal graffitismo e da ogni attivitá (il)legale applicata al tessuto urbano (guerrigliamarketing.it)

Guerrilla Gardening. L’evoluzione piú ecologista che potesse saltarmi in mente é, da tempo, divenuta realtá: centinaia di pollici verdi si organizzano, si ritrovano ed intervengono per migliorare l’aspetto delle cittá. Mi vengono le lacrime agli occhi al solo pensarci: l’atteggiamento da “cattivi” usato dai “buoni”, un po’ come il personaggio principale di ogni manga giapponese-cliché.

E chi saranno stati i primi a promuovere questo movimento (termine piú appropriato, anziché “iniziativa”)? Non ho fonti certe, ma suppongo i tedeschi. E chi altri?

Se volete saperne di piú informatevi sul sito in inglese Guerrilla Gardening.org oppure traete ispirazione e unitevi ai guerrilla gardeners italiani su guerrillagardening.it!

Pecore nere? Mosche bianche? Chi siamo? Trovare un solo nome generazionale per noi non sará possibile, ma almeno resta la certezza che non proprio tutto sta andando a rotoli in questo mondo.

Per fortuna…

Link:

Informazioni su Alex a.k.a. relaxdesign

(ITA) Designer di prodotto, Grafico e Design thinker. Appassionato d'arte, architettura e design. Interessato ai confronti culturali, sociali e linguistici. Curioso per natura. Blogger dal 2005. (ENG) I'm a Product Designer, Graphic Designer and Design Thinker. I go for Arts, Architecture & Design. I'm much interested in comparing different cultures, mentalities and habits around the globe. I'm definitely a curious guy. I'm blogging since 2005.

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