E noi chi siamo?

THE-THINKER

Leggo stamane un’interessantissimo articolo di Repubblica che prende spunto dal dibattito riaperto dal Washington Post. L’articolo inizia cosí:

“Cercasi nome per una generazione. “Y” non basta piú. definizione troppo stretta per i giovani nati tra il 1977 e il 2002 […] i fratelli minori della “Generazione X”, musica grunge e sit-com. La lettera che viene dopo non racconta le loro identitá multiple, mutanti.”

Tratto da “Tutti web, mamma e iPod é la generazione senza nome” di Paola Coppola, pag. 29, la Repubblica 7 luglio 2008.

Il tema é molto accattivante oltre che essere di estrema attualitá, tant’é vero che é un tema di discussione molto frequente tra me e i miei amici. Sará che abbiamo cominciato tutti a pensarci un po’ piú spesso da quando gira quella mail malinconica (“noi che…”) di cui scrissi tempo fa anche qui sul blog oppure sará per il fatto che, effettivamente, siamo un po’ tutti alla soglia dei 30 anni e cominciamo a preoccuparci di tante altre cose al di fuori delle preoccupazioni del fine settimana (“cosa facciamo venerdí sera?”)…insomma, sta di fatto che ci siamo fermati alla generazione prima (quella dei nostri genitori) in fatto di nomi e soprannomi

baby boomers

Le generazioni del novecento sono quattro, ma abbiamo i nomi solo delle prime tre:

  1. Quelli del dopoguerra: nati prima della seconda guerra mondiale, hanno vissuto il fascismo (magari con la tenuta da giovane balilla) e la ricostruzione post-fascista, i primi anni della Repubblica e del primissimo benessere. I loro punti di riferimento erano la Resistenza e i padri costituenti.
  2. I Baby Boomers: nati tra il 1953 e il 1964¹, in piena crescita economica. In Italia erano circa 10 milioni di bambini. Hanno vissuto l’austerity (la prima crisi economica dopo la grande ripresa dal dopo guerra) e il film che meglio li identifica si dice sia “Il laureato” di Mike Nichols con Dustin Hoffman. I loro punti di riferimento sono stati JFK e Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono” (aggiungerei anche altri personaggi in ordine sparso come Martin Luther King, Malcolm X, Mao Tse Tung e Ernesto Che Guevara). ¹ in Italia. Nel mondo anglosassone la fascia d’etá spazia dal 1945 al 1964.
  3. La Generazione X: “nati tra il 1965 e il 1975, trenta-quarantenni, sovraistruiti, sottoccupati, chiusi nel privato e imprevedibili” citando l’articolo. Il nome deriva dal titolo omonimo del best seller dello scrittore Douglas Coupland. Sono la prima generazione ad essere considerata inguaribilmente problematica, cinica, senza valori e senza affetti. Sono la prima generazione tecnologica, ovvero i primi malati di Google, Amazon, Yahoo e Wikipedia. Le stesse “Amazon, Google, Yahoo, MySpace, Dell, e infinite altre aziende tecnologiche miliardarie furono fondate da coetanei appartenenti alla Generazione X. Persino la stessa Wikipedia nasce per iniziativa di persone di questa generazione.” (Generazione X – Wikipedia)

E noi? Che titoli hanno inventato per definire la mia generazione, ovvero quella dei nati tra il 1977 e il 2002? Millennium generation, Echo boomers, Technosexual (?!?), iPod generation, VR generation (Virtual Reality), Second Life generation, Neo-punk, Neo-hyppies, Emo generation, T-generation (dalle t-shirt indossate), MTV generation, Lost-generation (direttamente dalla serie TV)…in base ad ogni nuova tendenza o fenomeno commerciale nasce un nuovo nome, una nuova etichetta per noi…troppo diversi tra di noi, spesso diversi da noi stessi ogni anno che passa, per essere etichettati o per accontentarci di un singolo nome.

Instabili ma piú felici. Sono d’accordo con la scrittrice Pulsatilla (classe 1981), intervistata nel trafiletto che affianca l’articolo a piena pagina: “[…] Della nostra precarietá abbiamo fatto un cavallo di battaglia, quel che ci permette libertá di movimento. Se non ci rinnovano un contratto invece di disperarci pensiamo alla prossima occasione, ad un viaggio da fare […]”. Alla domanda Non (siete) troppo tormentati a quanto sembra.” risponde “Direi allegramente spensierati, riteniamo il quotidiano come gioiosamente imprevedibile. Forse siamo solo fatalisti.”

Credo che sia cosí difficile inquadrare la situazione di noi, ultima generazione del novecento, proprio perché essa rispecchia il nostro quotidiano: indefinibile, instabile, precario oltre che vario e (considerazione personale) ben piú divertente. Nel mio caso la situazione poi si amplifica visto che rientro in quella categoria che rifiuta il lavoro “proletario” per presa di posizione. E anche qui si puó notare la differenza tra me e i miei genitori: io possiedo uno spettro di scelte piú ampio (intanto posso “scegliere” e questo lo devo a chi, questo diritto, se l’é guadagnato) anche se non ho alcuna garanzia di successo né di reddito a lungo termine. Tuttavia credo che cambiare in continuazione (situazione imposta dagli eventi piú che libera scelta) sia da considerare anch’esso un guadagno, una possibilitá che altri prima di noi non hanno avuto – a parte i cosiddetti “figli di papá”…perché é vero che abbiamo piú possibilitá di comunicazione e movimento e questo porta di conseguenza a un intreccio maggiore di possibilitá ed eventi casuali: il cellulare é diventato parte integrante della nostra vita, possiamo comunicare ovunque con chiunque; internet ci consente di reperire qualsiasi tipo di informazione in pochi minuti dovunque siamo; i voli low-cost ci consentono di viaggiare piú frequentemente all’estero sia per lavoro che per semplice svago. Risultato: le possibilitá di crescita culturale, le possibilitá di conoscenza e quelle (di conseguenza – anche) lavorative sono aumentate incredibilmente rispetto – anche solo – a 10 anni fa. L’unico limite: i soldi…peró questi tre servizi sono i beni che si svalutano di piú e in continuazione consentendo un po’ a tutti gli abitanti del primo mondo di accedervi presto o tardi! Cinquant’anni fa sarebbe stato impensabile anche per i figli della middle-class permettersi questo lusso a un prezzo cosí popolare. E sarebbe stato anche sprecato, visto che a nessuno interessavano queste cose al tempo (almeno non alla maggioranza): cinquant’anni fa era importante “stare bene” il che significava possedere gli oggetti del benessere…un po’ per il bisogno pratico (un’auto, una radio, una televisione, un giradischi, una lavatrice, eccetera) e un po’ per la necessitá psicologica di ostentarlo, al fine di dimostrare soprattutto a se stessi che si stava bene, che si era – finalmente – benestanti. Col passare del tempo (e di generazione in generazione) é stato normale abituarsi a questa materialitá fino ad affinare una certa dipendenza (anche se inconscia a volte) dagli oggetti posseduti…fino a cronicizzarsi in una patologia da “oggetti non posseduti”…ovvero il motivo per aspirare a diventare ricchi (prima) e famosi (poi). Sono i baby boomers i primi veri ambiziosi, ovvero coloro che guardano a un futuro pieno di cambiamenti per se stessi. La Generazione X ha portato agli eccessi l’ambizione fino a renderla addirittura banale: é normale sentirsi rispondere dai giovani d’oggi che vorrebbero diventare ricchi e famosi, ma ormai é come sentirsi rispondere “l’astronauta” alla domanda “cosa vorresti fare da grande?”…una risposta retorica a una domanda retorica. Un semplice riflesso incondizionato. Ecco, io credo proprio che la mia generazione (sempre parlando in generale e con tutte le eccezioni del caso) sia spesso inconsapevole.

Inconsapevole delle proprie (grandi) possibilitá nel presente e delle potenzialitá per il futuro; ignaro del proprio passato – spesso interpretato piú come “storia” in senso scolastico (e dunque palloso) che come origine dei fatti odierni; incurante del proprio essere vittime inermi del pressing aggressivo di mode, tendenze e offerte promozionali sempre nuove, facili e allettanti. Siamo il target principale di questo mercato; le prime cavie da laboratorio mediatico sono stati quelli della generazione X, solo che loro – col loro cinismo – hanno potuto capire quando era ora di non farsi piú fregare. Noi, invece, ci siamo nati nel bel mezzo e ci siamo cresciuti coi nuovi media. Non parlo di tv in quanto oggetto ma di programmi dedicati, serial tv, spettacoli per fasce d’etá…ogni forma di intrattenimento é andato specializzandosi fino a stanare persino le nicchie e a farne i protagonisti di questo inizio-millennio. Ricchi e famosi.

Nuovi punti di riferimento. Chi vuol essere milionario, l’Isola dei famosi, il grande fratello, “saranno famosi” trasformato (per ragioni di Copyright) in “Amici”. Il mestiere piú ambito in Italia risulta essere il calciatore e la velina…vabbé – a parte i populismi – ma secondo voi perché?

Perché ci siamo cresciuti in mezzo ai vari programmi Mediaset di Boncompagni e Ricci, ecco perché: Drive-In (amato da tutta l’Italia anni ’80, destra o sinistra senza distinzioni…era il primo programma nazionale che mostrava tette, culi e cabaret suvvia…), la saga Mai dire qualcosa, Striscia la notizia, Non é la Rai, Zelig, eccetera. Lo spettacolo ha iniziato ad allettarci fin da piccoli, soprattutto alle bimbe che venivano mandate a scuola di danza. Per i maschietti invece ecco il contentino: il nostro campionato di calcio é stato per tutti questi anni il piú difficile (tecnicamente), il piú seguito nel mondo e…il piú pagato. Facile no? Ricchi e famosi. Per lui e per lei, si tratta di una formula unisex. Una generazione che ha come punti di riferimento personaggi dello spettacolo (da Maradona a Senna, da Michael Jordan, Magic Johnson, Shaq O’Neal a Éric Cantona, da John Lennon a Bono Vox, da Bruce Lee a Brad Pitt, da Shannen Doherty ad Angelina Jolie…) deve avere per forza qualcosa di incomprensibile agli occhi delle generazioni precedenti.

beverly hills 90210

beverly hills 90210

Nuovi o vecchi valori? In teoria di valori non ne dovremmo parlare neanche visto che li avevamo giá persi per strada con la Generazione X. E anche la formula “ricchi e famosi” non ci appartiene ad essere onesti. Dunque? Io penso che anche in questo caso servirebbe fare riferimento alla nostra situazione sociale attuale per concludere che i nostri valori subiscono oscillazioni continue in quella classifica che si mantiene pressoché inalterata da circa 40 anni. É molto superficiale pensare che siamo “senza valori” anche perché – per diritto acquisito – scatta automaticamente la domanda “che cos’é un valore?” o “in base a cosa stabiliamo i valori?”. Effettivamente anche “velina” o “calciatore” sono aspirazioni sensate (ricchi e famosi)…il fatto che non le condividiamo é un altro par di maniche. In Danimarca il lavoro piú ambito per i giovani é diventare attore/attrice…perché da anni il governo danese finanzia cospicuamente il proprio cinema di bandiera. Ed ecco spuntare come funghi decine di scuole per attori che sfornano centinaia di nuovi attorucoli disimpiegati…e pensare che a Copenhagen non esiste la condizione “povero”. Insomma, questo problema legato ai cambi generazionali non é certo una novitá, c’é sempre stato…ed é sempre stato un problema delle generazioni precedenti quelle sotto processo, proprio perché non capiscono cosa sta succedendo, non ne hanno il controllo. Se porgiamo la domanda “chi siamo noi?” alla mia generazione probabilmente la risposta sará “boh, non so neanche chi sono io…non me lo sono (mai) chiesto”…anche se mi piacerebbe venir smentito su questo.

Ovviamente neanch’io ho la minima idea di come potremmo auto-definirci…personalmente ho spesso usato il termine “videorincoglioniti” per descrivere scherzosamente la mia generazione. Sará poco elegante ma – suvvia – esprime il concetto.😉

Links indicati nel corso del post.

Informazioni su Alex a.k.a. relaxdesign

(ITA) Designer di prodotto, Grafico e Design thinker. Appassionato d'arte, architettura e design. Interessato ai confronti culturali, sociali e linguistici. Curioso per natura. Blogger dal 2005. (ENG) I'm a Product Designer, Graphic Designer and Design Thinker. I go for Arts, Architecture & Design. I'm much interested in comparing different cultures, mentalities and habits around the globe. I'm definitely a curious guy. I'm blogging since 2005.

  1. una delle mie canzoni preferite è “My Generation” dei Limp Bizkit …
    vatti a leggere il testo, simpatico.
    Parla della nostra generazione e prova a definirla…
    io dal mio canto faccio fatica ad etichettarci…
    forse siamo la “.com generation” dove com sta per comunicazione… è il “vestito” che più mi piace…

  2. Siamo Baby Loosers. O almeno questa è l’ultima definizione sociologica che ci è arrivata addosso, a partire dai nati nel ’68 (più o meno fino al ’78, ma secondo me possiamo andare avanti per qualche annetto buono, almeno fino a metà anni ’80 se non oltre). C’è anche l’articolo di Repubblica (pdf qua): “hanno studiato mediamente più dei loro padri. Ma tra i bassi salari e i prezzi alle stelle vivono molto peggio.”
    Perdenti, dunque… soy un perdedor, i’m a looser baby, so why don’t you kill me, cantava Beck qualche anno fa, anche lui nato – non a caso? – dopo il 1968…

  3. Mi piace Baby Loosers, anche se suona veramente fantozziano…anche perché in effetti siamo la generazione che non si é inventata niente e che nonne ha neanche cosí bisogno. Abbiamo tutto: molto (anzi, moltissimo) é giá stato inventato, pensato, prodotto, testato…credo che il nostro ruolo sia quello di sperimentare un mix tra tutto ció che abbiamo. Credo che la mentalitá del dj che mixa e remixa pezzi famosi con brani sconosciuti (le basi del mashup se vogliamo) renda bene l’idea. Almeno io mi ci ritrovo a mio agio in questa condizione. Non sará nato un nuovo Leonardo tra noi, ma moltissimi Tiesto, Moby e Sven Vath che operano in tutti i settori…;-)

  4. Pingback: Festina lente » Blog Archive » Baby losers

  5. marco cantore

    ctl Z generation….
    appunto per tutti quei motivi che elencavi prima…

    sta prevalendo questo meccanismo informatico innaturale….
    e nel momento in cui ognuno di noi si rende conto di non poterne disporre nella vita e nelle scelte quotidiane diventa una devastante frustazione che descrive perfettamente l’atteggiamento cotemporaneo…
    Come lasciava intendere Marshall Mcluhan …per approfondire e descrivere i caratteri di un qualsiasi processo bisogna considerare sempre in prima linea il contesto tecnologico che in un certo senso (aggiungo io) contribuisce (ora piu che mai) nel modificare le modalità nella percezione del mondo..

    sto scrivendo un saggio su questa teoria che forse prima o poi pubblichero

    saluti a tutti

    ps. Alex ci vediamo allo Sbarbie

  6. Pingback: The word is “hack” « * * * * °

  7. Riporto un trafiletto (“Duel”) tratto da un Venerdí del 2003:
    “Le generazioni prese alla lettera. X, W, L: sono le lettere usate per indicare le ultime generazioni. Ma, con l’aiuto del saggio «Generazione L» di Francesco Florenzano (Edup, pp. 125, Euro 8,00) proviamo a orientarci tra le «fasce d’etá»

    Silent Generation (1925 – 1945), l’epoca dei “Ladri di biciclette”. Valori: rispetto dell’autoritá. Obiettivo: posto fisso.
    Baby Boomers (1946 – 1964), i giovani di “Happy Days”. Idealisti, ribelli, rock’n roll, rifiuto dell’autoritá.
    Generazione X (!965 – 1981), i ragazzi di “War Games”: realismo, cinismo, attenzione al privato, carriera e computer.
    Generazione W (dopo il 1982), epoca “Matrix”. Internet, virtual games e lavoro saltuario.”

  8. Articolo interessante (in spagnolo) dal titolo “Un diccionario para definir a una generación” (http://www.yorokobu.es/un-diccionario-para-definir-a-una-generacion/) di Borja Ventura su Yorokobu (February 11, 2013)

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