Assolutismi e relativismi

Colgo l’occasione per mettere giù in formato elettronico vecchi appunti su carta “volante” (in questo caso il retro di un talloncino verde della biblioteca di Faenza, frutto delle mie incursioni veloci in emeroteca) visto che mi trovo perfettamente d’accordo. Una di quelle frasi che avrei dovuto sapere e citare al momento opportuno, ovvero quando mi sono trovato di fronte a chi fa un uso smodato e improprio dei due avverbi di tempo più limitativi della storia umana: mai e sempre.

“Lo dici sempre”, “Vuoi sempre aver ragione tu”, “Non mi ascolti mai”, “Alla fine va sempre a finir così”, “Non c’è mai una buona volta…” e così via. Semplicemente I can’t stand it. Sarà anche per il fatto che mi viene così spontaneo provocare nel prossimo (nella prossima ancor di più) questo tipo di reazione pur impegnandomi con tutto me stesso per evitarlo, ciononostante io e “mai e sempre” non andiamo proprio d’accordo.

Penso anche che l’espressione “l’uomo” quando si intende “l’umanità” sia di un’imprecisione fastidiosa (oltre che sessista) vista l’immensa quantità di casi umani quali siamo. È ovvio, obietterà qualcuno, “non è possibile citare ogni volta sei miliardi di persone”…ma io mi chiedo “che diritto hai di citare chi non conosci?” visto che la nostra esperienza si basa sul nostro vissuto, sui rispettivi incontri e conoscenze personali…solo questi dovrebbero essere i nostri esempi di conoscenza (diretta) su cui basarci (composta,dunque, da un numero limitato). C’è poi la conoscenza indiretta, ovvero per mezzo di libri, riviste, TV eccetera ma, essendo pignoli, anche in questo caso di numeri limitati si tratta. Insomma, non c’è alcun modo per giustificare l’uso scorretto dei termini “mai e sempre“. Che, peraltro, attribuisco a un recondito e inconscio bisogno di dio, cioè di qualcosa di supremo che assicuri qualcosa in questo mondo fatto di incertezze. E siccome (come diceva Raf nel ’91) “Oggi un dio non ho”, risulta ancora più semplice capire la ragione della mia avversione.

Insomma, tutto ‘sto monologo per introdurre un estratto di Chiara Zocchi, talentuosa scrittrice giovanissima (classe 1977) che devo aver letto in qualche rivista femminile tipo D Donna o La Repubblica delle Donne che, per chi non lo sapesse sono le riviste italiane che adoro di più in assoluto.

“Parlare al futuro anzichè all’infinito. Dire “per sempre” significa cicatrizzare l’avvenire non ancora avvenuto. Ma l’infinito è fermo in mezzo al tempo e fa più paura del futuro […]”

Edita da Garzanti, leggetevi “Olga” e “I tre voli” di Chiara Zocchi, non fate come me che mi son fermato – per ora – alle citazioni. 😉

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