Il Design é morto

Leggo senza troppo stupore delle dichiarazioni fatte recentemente dal caro Filippo il Forte (il designer industriale vivente piú noto al mondo – per i profani) che ha scandalizzato mezzo mondo (del design s’intende) dando il via a un dibattito che sto seguendo con passione. In un intervista concessa lo scorso giovedí (13.03.08 direi) a Die Zeit Philippe ha chiesto scusa per essere stato “un produttore di materialitá. Tutto ció che ho disegnato non era affatto necessario. Smetteró del tutto la carriera di designer fra due anni; voglio fare qualcos’altro ma non so ancora cosa…vorrei trovare un nuovo modo per esprimermi. Il design é un’orribile forma espressiva”. Verso la fine dell’intervista afferma, addirittura, che il Design é morto e continua: “In futuro non ci saranno piú designer perché i designer del futuro saranno i vari personal trainer e dietologi”. Infine (ormai un suo classico) conclude con spirito un po’ hyppie: “Quello di cui piú abbiamo bisogno é saper amare”.
Parlai velocemente dell’interessante monologo di Filippo tenuto in occasione  dell’ultimo TED: in quei 18 minuti (a cui potete assistere linkandovi al mio precedente post) si ha un’idea di quale percorso mentale abbia poi portato Filippo il Pentito ad esprimersi cosí davanti al giornalista tedesco.
Avevo giá intenzione di scrivere sulla mentalitá starckiana (che non ho sempre condiviso, sia chiaro) ma si vede che ora dovró accelerare i tempi. Intanto sono curioso di leggere/sentire le reazioni dei vari esponenti del mondo del Design e dell’Architettura…ma soprattutto di gente come Karim Rashid, Marcel Wanders, Tom Dixon e, perché no, pure Ron Arad!
Links: 

6 pensieri su “Il Design é morto

  1. Ciao ALex
    sinceramente tu ben sai cosa penso del mondo del design (concetto espresso benissimo nell’immagine riportata nella foto nell’header del tuo blog)
    Sinceramente io credo ( e l’ho sempre pensato) che la gente non abbia veramente bisogno del Design (il buon disegno è un’altra cosa, funziona!).
    Che cos’e il Design: una cosa carina , ma inutile.(trova una sedia di starck che sia comoda…..)
    Il design serve solo ai designer, serve a pompare la loro “merda” in giro per il mondo, a fare guadagnare milioni a tutti i vari Philippe Starck, Ron Arad, Mark Newson ecc ecc. Serve a far gonfiare la mongolfiera che porta in giro questi mostri saci della bella linea.
    Ad ogni modo io credo che semplicemente i consumatori chiedono qualcosa di piu’ , si inizia ad avere una propria etica, si capisce che il potere del denaro ti permette di essere emancipato e di poter comprare quello che vuoi (senza doverlo comprae solo perchè è uno status symbol), ti da l’impressione di POTER DECIDERE. Cosa quasi impossibile fino a poco tempo fa. (calcolate che la maggior parte di chi compra e spende migliaia di dollari in “design” sono incivili , senza cultura diventati ricchi |beckham e victoria beckham??| che comprano per sentito dire o percheè i perosnal trainer glielo consigliano|e qi starck ha ragione|)
    Ma gli architetti che arredano studi o uffici per milioni di euro non fanno forse lo stesso? Circondati da cio’ che qualcun altro ci ha imposto, quale emancipazione possiamo vantare?
    Il design non è morto ha mutato la sua forma, si è evoluto si è alleato con il marketing e anche questa volta riuscirà a spargere il suo seme.
    Pensate soltanto a quanto stanno spingendo sull’ECO thinking per venderci prodotti sempre uguali (ad esempio l’ENEL che fa spot come fosse Greenpeace…..) un saluto e alla prox

  2. Andre, ciao.
    Siamo d’accordo: il design è inutile, del resto una società consumistica non si basa certo su necessità primarie, giusto? La migliore seduta (tra l’altro più comoda di tutte le sedie del buon Philippo) rimarrà sempre e comunque il suolo. Perciò, il design è un ottimo rappresentante del nostro tempo: l’emblema del superfluo. Una cosa fatta da ricchi progettisti per ricchi ignoranti. Bello scenario. Vero. In parte.
    In parte c’è l’alternativa, c’è la scelta. “Il design non è morto ha mutato la sua forma, si è evoluto si è alleato con il marketing e anche questa volta riuscirà a spargere il suo seme.” Questo, a mio parere, è innegabile. Ma c’è dell’altro. Il design non è morto, anzi, come dici tu: ha seminato. Ha creato dei piccoli, embrionali, ingenui figli. Che –forse- sono il piccolo, embrionale ingenuo cambiamento che noi piccoli, ingenui, minoritari (e nuovi?) consumatori stavamo aspettando. C’è una nicchia, nel design contemporaneo, forse poco nota e forse senza un grande futuro (ma c’è) di progettisti che ogni volta che si trovano davanti ad un nuovo progetto non si chiedono “Quanto mi frutterà?” ma… “Perché?” Perché fare i designer, oggi? È giusto fare questo mestiere? Come facciamo a meritarci di fare questo lavoro, il lavoro superfluo e inutile e costoso per eccellenza?
    Si fa –io credo- progettando con una coscienza (chiamiamola etica, morale come credi) e con una consapevolezza che un’alternativa non solo è possibile, ma necessaria. Sono designer che credono che l’Eco-thinking non sia una moda ma una esigenza, che il riciclo sia doveroso, che il meglio che si possa fare è il meno possibile. Sono i vari Paolo Ulian, Lorenzo Damiani, i Joe Velluto, sono il “Design for the other 90%” (http://other90.cooperhewitt.org/)… sono pochi, d’accordo, e non cambieranno le cose, d’accordo, ma almeno ci sono. E ci sono anche personaggi di un certo spessore, ad esempio Renzo Piano (a detta di molti il più grande architetto contemporaneo) che in un’intervista ha dichiarato: “Il museo Paul Klee che ho appena terminato a Berna ha avuto un costo complessivo di 50 milioni di dollari. Ci rendiamo conto che è lo stesso costo di una missione di un giorno in Iraq? Non vorrei sembrare un sentimentale, ma questo denaro potrebbe cambiare la vita a un grande numero di persone, servire per la loro crescita culturale”. Forse non tutti gli architetti pensano solo ad arredare uffici per milioni di euro. 😉

    Ora, io non penso che il design salverà il mondo, sia chiaro, e nemmeno il signor Renzo Piano, anzi. E sicuramente i vari Philippe Starck, Ron Arad, Karim Rashid e compagnia bella avranno comunque la meglio, ovvio. Ma penso anche che potrebbe non essere per forza il MaleSupremo, volendo, il design. O, almeno, non lo saranno i suoi figli, se cresceranno diversamente dal loro genitore.

  3. Mi dispiace contraddirvi….ma il significato di design non è disegno, ma progetto, e qui sta la differenza tra design e spazzatura.

    Nei vostri commenti condivido la critica al consumo sragionato per cui si compra senza considerare l’aspetto pratico…mi spiego:

    un oggetto per essere valido, perchè valga la pena spenderci soldi, deve essere ben progettato; e per fare ciò deve rispondere a delle problematiche deve risolvere dei problemi. Questo è DESIGN!

    La poltroncina figa ma scomoda o lo spremi agrumi di Starck che non spreme non è design! E’ un prodotto firmato, che vende perchè fà figo…

    sappiate che è pieno di oggetti ben fatti, ben progettati che rispondono a dei criteri seri…pensate per esempio alla moka per il caffè, un’oggetto scontato ma che ha diffuso l’uso del caffè tra le persone perchè faceva bene il suo “lavoro” cioè fare il caffe…oppure tutti qui prodotti pensati per la gente del terzo mondo come i solar cooker o i solar bottle ( uno serve per cucinare nei paesi come l’africa senza l’uso del fuoco in modo da evitare la desertificazione, l’altro serve a disinfettare l’acqua impura ed evitare malattie MORTALI )….questo è DESIGN…

    Starck progetta per i fighetti…

    chi vuole capire capisca

  4. Bah. Io credo che i ragionamenti da “salvatore dell’umanitá” e gli apprezzamenti da alternativo siano di parte e, pur professandosi come moralmente giusti, non considerino le cose come stanno. Ora, non sono certo qui a fare le veci di Filippo, ci mancherebbe altro, ma sono piuttosto stanco di sentir dire le stesse cazzate sul design d’élite e su cos’é il vero design. Non ci piove che “Design for the other 90%” é una delle ultime iniziative che meglio esemplificano il green thinking e che qualche progetto sia effettivamente non solo utile ma decisamente geniale, ma – per favore – parlare ancora di “design per fighetti” come fanno gli adolescenti (che suddividono il mondo in “noi buoni” e “loro cattivi”) non mi sembra proprio adulto. Non saprei, tra l’altro, che progetti aspettarmi da chi la pensa ancora cosí. Ci stiamo forse dimenticando di quanto siano differenti le societá nel mondo? Ce ne stiamo fregando di cosa succede nella NOSTRA societá (cioé il quotidiano che ben conosciamo, medio borghese e immerso nei beni – una volta ritenuti – di lusso) considerando solo quello che succede nel terzo e nel quarto mondo? Io non mi permetterei cosí facilmente di sentenziare “quella é merda” e “questo no, questo é vero design”…ma chi l’ha detto? Lo stesso Enzo Mari, noto burbero e intollerante verso il futile e il falso, ha cambiato qualche idea nel tempo…e nonostante le sue battaglie non ha potuto arrestare questo inesorabile e implacabile cambio della societá, che si é adagiata (e in qualche modo continuerá sempre a farlo) sul culto dell’immagine, sul cambio dei valori e sulla semplificazione del linguaggio (e molte altre cose)…Ragazzi, qui il discorso é che il mondo é complesso perché l’essere umano é per sua natura complesso, controverso e contradditorio. Non si puó ridurre “il giusto” a un solo modo di pensare. Siamo davanti in modo evidente al rappresentante del design inutile (per ammissione dello stesso Starck tra l’altro), persona tutt’altro che imbecille: irriverente e provocatorio, un po’ come volevano fare tutti gli artisti negli anni ’70. Che sia un design che non vi piace e che non vi attira é assolutamente legittimo, ma asserire che TUTTE le sedie disegnate da Starck siano scomode é falso e prepotente (@Andre: le hai mai provate tutte? Io no, ne ho provate al massimo 5/6 e un paio erano addirittura comode, pensa te…ah, secondo me chiaro) cosí come dire che TUTTO quello che Starck ha fatto finora sia inutile…dal punto di vista ideologico ha contribuito alla diffusione del concetto di Design e progettazione. E come per lui lo stesso valga per le altre varie Design-Star del momento. Il fatto che qualcuno che non ci piace faccia il nostro stesso lavoro (e meglio retribuito, senza dubbio) non significa che ci rappresenti, nonostante sia piú famoso. Io credo che il “buon” design e il “cattivo design” convivano tanto quanto il “bel design” e il “brutto design”…parlare di design solo in visione tecnica e morale parla di una parte del design perché l’estetica ha sempre fatto parte dei suoi parametri di giudizio, non bisogna scordarlo. E se poi Juicy Salif é effettivamente una stronzata di spremiagrumi questo non toglie che sia diventata UNA delle icone del Design, e questo poiché il valore estetico ne traduce l’affettivitá che si sviluppa per il suo essere evocativo tanto quanto una semplice opera d’arte. Dunque anche “l’arte fa cagare perché é per fighetti ed é inutile”? Aboliamo l’arte? Tutta l’arte? Il funzionalismo é di epoca fascista vi ricordo, poi si é evoluto ed é cambiato. Andate a guardarvi la produzione Bauhaus tra Weimar e Dessau (Marianne Brandt, Marcel Breuer, Ludwig Mies Van der Rohe, Josef Albers) e fatevi un paio di domande: “Less is more” e “la forma é funzione”…niente iperdecorativismo e un design pensato per tutti, accessibile a chiunque (rimasto poi solo teoretico per motivi economici)…stessi valori del “buon design” professato nel mondo. La componente estetica era importante tanto quanto la funzione dell’oggetto pensato. Eppure non ci siamo fermati lí, no?

    Le cose cambiano. Noi cambiamo. Tutto cambia. Persino le opinioni.

  5. Salve, io credo semplicemente che il design debba essere fatto per tutti, secondo un concetto ecossostenibile e non egocentrico. Credo molto nel design autoprodotto e locale, e spero sia quello il futuro…. Sono stanca di vedere nelle vetrine i soliti quattro nomi celebri, che continuano ad arricchirsi, mentre i loro prodotti vengono fatti in Cina e chi li fabbrica viene pagato con una ciotola di riso. Penso che vada rivalutata la creatività individuale e sul posto.. il designer- artigiano che fà tutto da sè ne è l’esempio.
    Sono stanca di tutto quell’universo snob che ruota intorno al design, a cominciare dai negozianti che lo espongono che se non ti chiami “Cassina” o “Kartel”, ma sei un umile artigiano che realizza dei prodotti belli ed innovativi, ma con le sue umili mani e in edizione limitata ti chiudono le porte perchè non sei una firma celebre. Dovrebbe esserci attenzione ed apertura verso i giovani, le nuove proposte, verso chi cerca faticosamente di affermarsi. C’è tanta creatività che ribolle e che fatica a venir fuori ed esprimersi perchè il sistema è così chiuso e arido.

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