Fidarsi E’ bene. Punto.

specchio8
Riconoscersi: principio dell’esserci.

Guardarsi allo specchio. Ci si può distrarre in mille modi facendolo: la mattina appena alzati per vedere che faccia si ha e analizzarsi il viso, scoprire poi un nuovo brufoletto, un punto nero, un gonfiore dolorante…oppure mettendosi le mani tra i capelli e concludere il gesto da pettine col pensiero “Ma quanti capelli bianchi..!”. Ognuno ha il suo modo e la sua frequenza di guardarsi allo specchio.
Eppure quest’oggetto di vetro e polvere d’argento ha un valore che abbiamo dimenticato subito, non appena fu inventato: restituirci la nostra immagine, confermarci che esistiamo. Un tempo fu lo specchio d’acqua, poi un sacco di superfici riflettenti, fino all’odierna definizione sublime dell’immagine di noi stessi…oggigiorno esistiamo “veramente”. Ed anche “ad alta fedeltà” (!). Riusciamo a vedere proprio tutto di noi – difetti e pregi – riuscendo a cogliere gli scorci più estetici del nostro volto, imparando poi a giocare con i nostri profili migliori. Ci muoviamo, simuliamo situazioni immaginarie (“stai parlando con me?” in “Taxi Driver” di M. Scorsese – oppure la sua imitazione parodistica in “La Haine“), balliamo in sincro con altre venti persone…ma non pensiamo più al fatto che ci siamo, che esistiamo…e che la conferma definitiva ce la dà quest’oggetto.

Se non ci fosse lo specchio dovremmo basarci solamente sulla percezione che gli altri hanno di noi, e dedurne che infatti esistiamo anche noi. Che ci siamo. Però il semplice interagire con gli altri non basta, l’uomo deve vedersi…non gli basta toccarsi con le mani il corpo e la faccia, l’uomo deve vedersi per riconoscersi. Immaginate se vi togliessero la faccia come in “Face Off” ma non poteste osservarvi allo specchio. Io credo che impazzirei sapendo di avere un altro aspetto ma non avendo alcuna possibilità di specchiarmi…probabilmente sto raccontando un incubo.

Farsi riconoscere: seconda fase.

Una volta risolta l’assoluta necessità di “riconoscersi” segue quella del “farsi riconoscere”, ovvero l’affermazione della propria identità (l’ego fa outing). Però non basta parlare con gli altri. La socializzazione facilita l’estensione delle proprie conoscenze e favorisce le possibilità di restringere il cerchio di interesse – individuando gli amici – fino a definirne uno molto confinato: gli affetti. Sono gli amici e gli affetti che completano l’opera dell’affermazione di sé dell’uomo: non solo interagiscono con lui e lo riconoscono, ma conoscono bene le sue caratteristiche (peculiarità, pregi, difetti, abitudini) fornendo prove essenziali per determinarne l’esistenza.

Sappiamo di esistere, e non solo di “esserci”, grazie a queste persone. La fiducia in loro è vitale per l’accesso alla nostra identità più intima.

Concludo dicendo che questo mondo contemporaneo potrà anche avere tutti i nostri dati e monitorare le nostre mosse, le nostre vite, cercando di inventare continuamente la maniera migliore per farci fare esattamente quello che vuole, come comprare, accettare, rifiutare, odiare, amare, cambiare idea e altro ancora…Eppure questo mondo non riuscirà mai a strapparci la nostra vera identità, fatta di parole, sensazioni, emozioni, gesti, abbracci e sguardi…non almeno finché rimarremo uniti tra di noi, tra amici.
Tra persone fidate.

Io so di chi fidarmi. E tu?

P.S. Come piccola variante “informatica” su questo tema – la fiducia – consiglio la consultazione del sito no1984 che mette in guardia sui rischi e pericoli del Trusted Computing. Prima di leggere il sito molto dettagliato e privo di alcuna immagine consiglio di scaricarvi e vedervi il breve filmato-documentario che è veramente un buon approccio all’argomento (molto ben fatto, tra l’altro).

Informazioni su Alex a.k.a. relaxdesign

(ITA) Designer di prodotto, Grafico e Design thinker. Appassionato d'arte, architettura e design. Interessato ai confronti culturali, sociali e linguistici. Curioso per natura. Blogger dal 2005. (ENG) I'm a Product Designer, Graphic Designer and Design Thinker. I go for Arts, Architecture & Design. I'm much interested in comparing different cultures, mentalities and habits around the globe. I'm definitely a curious guy. I'm blogging since 2005.

  1. stisaia

    Tanto ci sarebbe da dire. Ora, in mancanza di tempo, rilancio con una considerazione e una citazione non troppo colta, ma interessante. Morgan, in un pezzo che non ricordo dei Bluvertigo diceva: “Quando io mi fido, non serve che ti fidi tu”. La fiducia è quindi indipendente da una reciprocità?

  2. alex

    Secondo me si può parlare di fiducia quando si è entrambi/tutti consapevoli della RECIPROCITA’ di questa. Tant’è vero che io -generico- posso credere che tu -generico- sia mio amico ma in realtà potrei sbagliarmi (avendo travisato discorsi o semplicemente non avendone mai parlato)…A si fida di B ma B non se sa niente o non reagisce a tono con questo atteggiamento di fiducia = la fiducia non esiste. Commento la frase di Morgan con “nel momento in cui so che posso fidarmi di te non ho bisogno di conferme ulteriori, lo so già”. Ma è diverso dall’aspettarsi lo stesso identico carico di fiducia nei propri confronti. Concludo: A conta su B e un giorno glielo dice. B conta su A e anch’egli glielo dice. La comunicazione è FONDAMENTALE.Come sempre del resto…

  3. stisaia

    Interessante, forse anche vero. Hai colto nel segno qualcosa, una sorte di immediatezza, di sblocco simultaneo. Rilancio però il tema, spostandolo sulla GRATUITA’: esiste una fiducia gratuita, cioè senza reciprocità fondamentale? E ancora: la fiducia cosa costa?notte amico mio, st.

  4. alex

    “esiste una fiducia gratuita, cioè senza reciprocità fondamentale?” Dipende. Prima di tutto dalle persone in questione e poi dall’importanza dei fatti che “stanno ntorno” a questa fiducia…Certo che se ad A mancano 0,30 € per le paglie può tranquillamente permettersi di chiederle in prestito a B; oppure un passaggio…insomma cose “piccole”. La fiducia per questioni più importanti (come la confidenza e l’intimità) non è così gratuita, anzi…almeno per me. Per quanto riguarda il costo della fiducia…beh, se c’è il feeling giusto (e si sente a pelle, non lo si capisce nemmeno secondo me) è gratis ed immediata. “Sento che posso fidarmi di lui/lei” viene spontaneo nella testa, se dovessi spiegarlo magari non lo faresti neanche così facilmente. Concludo dicendo che la fiducia, al contrario di quanto possa sembrare, è più frutto di un istinto che di un ragionamento, e che forse è l’accoppiata di questi ultimi due che genera un po’ più di certezze a riguardo delle persone che ci circondano. Anche se infine nessuno è infallibile…A presto amico.

  5. AKA Angie

    E a chiusa aggiungerei: “Fidarsi è bene, non fidarsi è un bene mancato”. Sono tornata da venti minuti e mi colpisci in pieno petto con questo post così argomentabile, ma bravo Alex🙂

    P.s. stisaia, il pezzo a cui accenni è “Sono=sono”.

  6. alex

    ciao Angie! Ben tornata! Spero tu stia bene e abbia risolto qualcosa, anzi, tutto quello che ti ostacolava…sarà il periodo ma non è stato granchè facile neanche per me…

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