Il fenomeno dei Blog…

Alla fine ci si arriva un po’ tutti…a metà anni ’90 avere un telefono cellulare (il telefonino – nome per me orrendo) era roba da ricchi patacconi; 5 anni dopo è diventato un vero must – come nel resto del mondo del resto – e, anzi, l’Italia ne è diventato il fruitore dipendente arrivando al secondo posto in Europa (anche se questa è un anotizia vecchia di almeno un anno, ora potremmo essere anche i primi, non so..). E il computer? Dopo la corsa al Personal Computer casalingo (a botte di 600-800 Mhz fino all’arrivo dei – ullallà – 1000 Mhz che ora non sono niente…) ora chi è il poveraccio che non vuole il suo laptop portatile per poter chattare online, downloadare mp3, pacchetti RAR, webloggare …e tutto tramite un collegamento wi-fi magari in pausa-viaggio seduti comodamente in qualche internet cafè o web spot...a parte gli scherzi, ma come c&%$o parliamo? Oppure (versione positivista): ma quanti nuovi vocaboli abbiamo dovuto inserire nel nostro linguaggio quotidiano da 5/6 anni a questa parte?
Va beh, non divaghiamo troppo. Il nocciolo di questo post è fare qualche considerazione sul fenomeno dei blog appunto…io personalmente è appena un mese che ne ho aperti due (divisi per…interessi diciamo) e come spesso mi succede, non è che ne sapessi granchè prima. Leggendo quà e là poi si scopre che anche questa nuova “tendenza” non è affatto nuova nel mondo (negli States il boom dei blog risale al 2000/2001), ma che noi ovviamente la si usa principalmente per le sue caratteristiche più leggere: in voga dal 2003 in Italia si può stimare che l’80% dei blog italiani siano veri e propri diari virtuali in cui ragazzi (principalmente, e di 15/16 anni di media) scrivono quotidianamente le loro vicende, pensieri, messaggi e quant’altro. Su un articolo dell’Espresso leggevo però che ne esistono una parte realizzati per scopi un po’ più seri…ovvero i blog sono diventati anche uno strumento usato da personaggi politici, comunità religiose, piccoli comuni e località italiane come mezzo rapido per la divulgazione di informazioni locali, ma anche come luogo virtuale di ritrovo per i patiti della perversione, vedi blog sul bondage…e immagino ce ne siano diversi altri ancora.
La cosa migliore che ho letto a riguardo è un approfondimento di notizie che avevo già sentito durante i periodi peggiori dall’inizio del nuovo millennio: l’attacco alle Twin Towers, la guerra in Iraq, le esplosioni a Londra e Madrid…i blog si sono subito rivelati fonte immediata di informazione utili ai giornalisti stessi per una più efficace (forse) gestione delle notizie (vedi il caso di quello studente che aggiornava quotidianamente il suo diario dall’Iraq anche in quei giorni in cui avevano disattivato il segnale di trasmissione di Al Jazeera), utili alla diffusione di appelli di ricerca per persone disperse o anche solo mezzi per comunicare e rassicurare amici e parenti disperati all’altro capo del mondo. Bellissimo, fin qui ci siamo.
Come ogni novità proposta dal business legato all’avanzamento tecnologico, si passa da un primo rifiuto a un graduale abituarsi all’idea fino a una totale accettazione, nonchè entusiasmo…anche per i blog è stato così, almeno in Italia. Ciò che differenzia e potenzia l’efficacia di questo fenomeno è innanzitutto la gratuità. In seguito la facilità con cui ci si può esporre (a suo modo assomiglia al fenomeno del Grande Fratello, in cui falliti disoccupati ma carini possono passare dall’anonimato alla notorietà in soli 3 mesi…!), basta seguire qualche semplice mossa strategica di promozione del proprio sito. Il successo dei blog è presto definito: gratis e facile. Meglio di così.
Ovviamente, diventando fenomeno di massa, tutti vogliono avere il proprio blog. E qui la rete si riempie di monnezza virtuale, pareri e sconcerie espressi in maniera più o meno ragionata, opinionismo gratuito, spesso disinformato, e ironia -a volte- incomprensibile. Personalmente sono contrario a questo tipo di situazione. Sono perfettamente d’accordo che “se non ti va di leggere il mio blog basta che non digiti l’indirizzo o non lo linki” ma il mio discorso va un po’ oltre: la libertà concessa ad ognuno di esprimersi è una grande possibilità, ma questo non vuol certo dire che bisogna usarla male. Anche nella nostra Costituzione c’è scritto che abbiamo piena libertà di pensiero e parola, ma non è vero che possiamo dire tutto quello che ci viene in mente…e questo NON è un male. Abbiamo dei limiti che, si sa, sono sempre gli stessi: la libertà altrui. Siamo liberi di agire come vogliamo ma senza arrivare a violare l’altrui libertà di agire come vuole. Per il pensiero e la parola vale lo stesso: il limite è l’offesa del pensiero o delle parole altrui. Quindi, non confondiamo l’offesa con “materia di discussione”, perchè c’è in effetti una sottile differenza ma va necessariamente distinta, non ci sono cazzi.
Leggo ancora blog e post in cui si criticano con leggerezza sconcertante le società straniere, attacchi antisemiti e ancora visioni stereotipate di Cina, Corea, Giappone, Medio Oriente, Africa e America del Sud. Mi chiedo come si possa ancora essere così chiusi mentalmente…eppure il weblog lo si usa, no?!
Ma in effetti non sono poi così meravigliato poichè qui in Italia abbiamo tuttora autorevoli testate nazionali che mostrano quanto sia ancora molto diffuso questo atteggiamento di inadeguatezza nei confronti del mondo: proprio stamattina leggo la prima pagina di Libero (di Feltri) al bar, cito testualmente: “Castro Morente, nessun pianga – Il dittatore lascia al fratello” e un piccolo estratto: “[…] Mettete via le parole di circostanza, il dolore, l’apprensione e tutte quelle cose che normalmente si dicono. Non è il caso. Questo è il momento di sperare, anche un po’ di gioire. […]” (di Mattias Mainiero)
Io mi chiedo se questa è una maniera di scrivere un articolo, sarà giornalismo questo?!? Non voglio dilungarmi su cosa si scrive, anche perchè non avrei molte cose da dire a riguardo, ma vorrei soffermarmi su come si scrive. E’ molto importante. E soprattutto bisogna ricordarsi che la libertà di espressione segue le regole che ci devono essere state insegnate a scuola e dai genitori, cioè con educazione e rispetto e, aggiungerei io, con accortezza – valutando la maniera migliore di caso in caso. Bisogna sapere cosa dire al momento giusto, e se il momento è giusto bisogna saperlo dire al meglio: sia che si tratti di usare un linguaggio forbito o un fanculo.
Citando Woody Harrelson nei panni dello stesso Larry Flint in Larry Flint. Oltre lo Scandalo (1996): Le opinioni sono come il buco del culo: ognuno ha il suo. Concordo.


link sui blog:

 

Informazioni su Alex a.k.a. relaxdesign

(ITA) Designer di prodotto, Grafico e Design thinker. Appassionato d'arte, architettura e design. Interessato ai confronti culturali, sociali e linguistici. Curioso per natura. Blogger dal 2005. (ENG) I'm a Product Designer, Graphic Designer and Design Thinker. I go for Arts, Architecture & Design. I'm much interested in comparing different cultures, mentalities and habits around the globe. I'm definitely a curious guy. I'm blogging since 2005.

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