1. Cosa significa S.p.A. e di cosa si tratta? Significa “la Sostenibile Pesantezza dell’Avere” e si tratta di un progetto di eco-design/design Open Source ideato e curato da me, Alex Rivoli.
  2. Cosa significa “progetto di eco-design”? Significa che sto effettuando un percorso di ricerca personale che ha per tema il riciclo e il riuso degli oggetti che trovo qua e lá. Questo percorso di ricerca si concluderá con la mia relazione di tesi che discuteró a novembre 2008 presso l’ISIA di Faenza.
  3. Cosa significa Open Source? La filosofia Open Source (letteralmente codice aperto = codice libero) nasce attorno al campo dello sviluppo software e si pone come obiettivi morali la realizzazione e diffusione di programmi gratuiti, ben fatti e a codice aperto, cioé completamente modificabili, espandibili e migliorabili da altri programmatori. La stessa filosofia é applicabile ad altri campi non prettamente informatici, nel mio caso si tratta di un metaprogetto che si pone l’obiettivo di progettare e diffondere un modo di pensare (anzi, ripensare) gli oggetti della nostra vita quotidiana. In comune con la filosofia Open Source ha la gratuitá, la libera interpretazione e la possibilitá di copiare, modificare, espandere e migliorare le idee che propongo tramite il catalogo virtuale. Per saperne di piú leggi la definizione di Wikipedia.
  4. Questo “progetto” ha fini di lucro? Non esattamente. In realtá l’obiettivo é quello di sensibilizzare quante piú persone al risparmio, all’ecologia e alla rivalorizzazione di una certa estetica cercando di proporre le mie personali intuizioni per quanto riguarda il riutilizzo di quegli oggetti vecchi che popolano sovente le cantine e i garage di tutti noi. Da questi stimoli creativi che rendo pubblici e visitabili gratuitamente cerco di provocare due tipi di reazione:
    1. Mettere gratuitamente a disposizione una sorta di catalogo virtuale che possa aiutare chiunque voglia cimentarsi per proprio conto nel restyling dei propri oggetti (sebbene non pubblichi i procedimenti passo per passo, onde evitare possibili responsabilitá alle quali rinuncerei volentieri);
    2. Invogliare all’acquisto di alcuni miei oggetti chi apprezza questo tipo di intervento ecologico ma non ha tempo, voglia, creativitá sufficienti per farli da sé oppure invogliare chi possiede vecchi oggetti in casa (la vecchia cucina, la credenza, vecchie sedie…)a chiamarmi in qualitá di designer a domicilio/consulente creativo! Insomma, sarebbe meglio provare di persona quest’attivitá faticosa peró molto divertente.
  5. Ma tu metti in vendita alcuni degli oggetti da te realizzati? Sí, non c’é niente di male. D’altronde il tempo e il denaro che investo sono reali…e non virtuali.
  6. Effettui vendite online, tipo E-Bay e simili? Assolutamente no. Invito chiunque fosse interessato all’acquisto di oggetti, al servizio Designer a domicilio o a qualche informazione non presente in questa pagina a contattarmi personalmente tramite e-mail (sempre in alto a destra in questo blog) o lasciando i commenti dove espressamente previsto.
  7. Perché sono indicati dei prezzi barrati e dei prezzi “scontati”? Originariamente (in fase di esposizione) ho voluto applicare una sorta di etica di trasparenza dei prezzi al fine di comunicare esattamente all’eventuale acquirente i costi che ho sostenuto per ottenere l’oggetto finito (materiali vari, lavorazioni e finiture presso terzi, eccetera):
    1. Esclusa la mia manodopera, valutata per l’esposizione 10 euro all’ora (anche questo un prezzo simbolico) che, peró, per le future commissioni non potró omettere (si tratta, dunque, di un prezzo d’acquisto speciale – del tipo “primo esemplare” e perció barrato – dove gli oggetti sono ancora disponibili);
    2. Aggiunti del prezzo delle idee che ho avuto relativamente ad ogni oggetto.
  8. Con che criterio hai dato dei prezzi alle tue idee? Ho voluto sottolineare il fatto che dietro ad ogni azione creativa c’é un pensiero, cioé un lavoro intelletuale che deve essere retribuito esattamente come il lavoro manuale relativo all’esecuzione dell’opera. In questo progetto ho prezzato alcune idee 10 euro (quelle per cui non ho dovuto spendere molto tempo in collegamenti culturali e le cui associazioni sono state quasi automatiche) ed altre 20 euro (quando ho dovuto ragionare un po’ di piú anche solo per essere convinto delle scelte effettuate in fase creativa). Entrambi i prezzi sono da considerarsi simbolici visto che nel mondo vero le idee sono pagate decine di migliaia di euro (quando non centinaia di migliaia). Ció che vende a questo mondo sono le idee. Io le sto addirittura regalando.
  9. Perché hai deciso di rendere pubbliche (e talvolta gratuite) le tue idee? Beh, prima di tutto non ho solo queste idee, per fortuna ;-) . Poi sono un seguace della filosofia Open Source in cui la collaborazione puó solo migliorare la vita degli utenti, cioé dell’uomo. Inoltre sono convinto che questo sia il futuro, cioé quello delle Licenze Creative libere, visto che – tra l’altro – la professione del designer non é affatto tutelata dal punto di vista legale. Traducendo: “Visto che se anche brevetto un’idea corro sempre l’enorme rischio di farmela fregare ed utilizzare con qualche minima variazione, tanto vale renderla pubblica, sfruttabile e modificabile a patto di guadagnarci almeno in rispetto dagli altri“.
  10. Sei convinto che l’Open Source salverá il mondo? No, ma sembra una buona strada per arrivarci. E certamente piú divertente che proteggere le proprie idee come alle scuole medie…facendo le “barriere” con gli astucci.
  11. Ti occupi solo di quest’attivitá di ricerca? No di certo. Mi sto occupando di tante altre cose. Quando verrá il suo tempo ne parleró pubblicamente. :-)
  12. Pensi di essere un innovatore? Proprio no. Innanzitutto esistono centinaia di libri sul fai-da-te fin dagli anni ‘70. Se intendiamo l’innovazione come la capacitá di inventare e diffondere (anche inconsapevolmente) nuove correnti artistiche e di pensiero allora possiamo dire che io ne sto seguendo una, cioé quella del Green Thinking, la quale si concretizza col Recycling Design, Green Design, Eco Design e cosí via. La vera innovazione, forse, consiste nel fatto di essere attivo nei confronti degli allarmismi sull’inquinamento del nostro pianeta e non piú passivo. “Provare? Fare! O non fare. Non c’è provare! “ (Yoda). Mi piace molto parlare, certo, ma poi mi piace anche agire. Questo é quello che sto facendo ora.
  13. Stai facendo critica? Sí, certo. D’altronde lo spirito creativo é sempre figlio di uno spirito critico. Mi dichiaro apertamente nemico dell’ipocrisia e della pigrizia (“Guarda come ci stiamo riducendo, con tutto quest’inquinamento” mentre si sta fermi al semaforo con la macchina in folle…) e contemporaneamente appassionato di un design che rifletta i tempi in cui viviamo oggi: influenzato da molti spunti da diversi campi, soggetto a una sorta di Mashup culturale. Sono finiti da tempo gli anni in cui il design e l’architettura erano roba da ricchi (e, aggiungo, lo diventarono per interesse economico non certo per la nativa natura ideologica, ma questa é un’altra storia…). Il buon progetto puó e deve integrarsi con le possibilitá (anche) economiche delle persone poiché viene svolto esplicitamente per le persone! Gira un vecchio detto tra designer e architetti che recita: “Per fare una casa bella o brutta ci vogliono gli stessi soldi”. Io vorrei portare quest’affermazione a un livello superiore: “Per fare un buon oggetto/casa (ben funzionante e bello) ci vogliono pochi soldi in piú che per un semplice oggetto (spesso mal funzionante e/o brutto)”. La collaborazione con i diretti interessati, inoltre, cerca di scardinare quel vecchio rapporto committente/architetto che costringe il primo a un ruolo subordinato al secondo. Col progetto S.p.A. il mio intento é quello di consigliare e suggerire al committente (anche insegnando qualche trucco del mestiere) eventuali soluzioni adatte alle proprie esigenze, sensibilizzandolo al riuso dei propri oggetti e trasmettendogli l’importanza del dare il giusto valore a quello che giá possediamo.
  14. Perché usi anche materiale IKEA? Perché a paritá di buona finitura corrisponde molto spesso un prezzo basso e accessibile. Inoltre ho l’opportunitá di mischiare due mondi (il vecchio, l’obsoleto e il concetto di “nuovo”) dando vita a vecchi/nuovi oggetti, ovvero una non-categoria…cioé qualcosa che non ha ancora esattamente un nome ma che riflette secondo me esattamente la nostra condizione attuale.
  15. Perché copi la grafica IKEA per il progetto SpA? Rispettando una certa forma sovversiva praticata dagli street artist del calibro di Obey, Banksy e molti altri, credo che l’uso delle stesse armi sia per me al contempo piú semplice ed efficace per una buona comunicazione del progetto.
  16. Pensi che IKEA sia il male? No, affatto. Anche se Ingvar Kamprad (il signor Ikea) é il settimo uomo piú ricco del mondo (fonte Forbes 2008) la filosofia Ikea non ha molto a che vedere con i demoni della globalizzazione tipo McDonald’s, Nike, Nestlé e Coca Cola…Anzi, essendo nord-europea mi é pure molto piú simpatica ;-)
  17. Cosa ti aspetti da questo progetto no-profit? Un sacco di grazie e la soddisfazione di aver potuto, nel mio piccolo, contribuire al contenimento dello spreco.