The word is “hack”

20 07 2009

Parola d’ordine: modificare.

Cambiare aspetto, intervenire creativamente sull’esistente e modificarne le proprietá estetiche, funzionali e/o comunicative. É il concetto su cui si basa anche il mio progetto S.p.A. (insieme a tanti altri che, per ora, mi guardo bene dal pubblicare poiché incompleti) e, secondo me, rispecchia anche l’atteggiamento creativo che meglio definisce la nostra generazione. Diciamo dai 20 ai 40, suvvia…

“Hack to pieces” si traduce “tagliare a pezzi” (Wordreference). “Hacker” viene tradotto in italiano col sostantivo negativizzante “pirata informatico” (Wordreference). Ecco perché quando si parla di hacking subito saltano in mente immagini di nerd informatici vestiti di nero, magari con la cresta, tatuaggi, piercing e innesti…teppisti, incivili, imbratta-muri, skater che vandalizzano i gradini e i marciapiedi della cittá, e cosí via. Sicuramente anche ragazzi che fanno (o hanno fatto) cose del genere sono parte di questa generazione ma bisogna anche considerare le cose dal lato evolutivo, ovvero ammettere che qualcosa é cambiato (ovviamente) e in meglio, aggiungo io. Ma non solo.

Giusto per piacere personale (e per tenere a portata di mouse i rispettivi link, NdR) scrivo questo post. E inoltre avverto la piacevole sensazione di fare parte di qualcosa di incredibilmente emozionante: la contemporaneitá. Niente inventori alla Leonardo Da Vinci, solo divertiti artisti e creativi che cercano di far passare un solo, semplice concetto a chi non lo é: usa la tua testa, non lasciarti comandare.

Vediamo un po’ come.

Il web che influenza la vita reale (e si appiccica)

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Sigla dei Simpson a cappella

13 05 2009
A cappella

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Si definisce a cappella ogni esibizione canora che non preveda, durante il suo svolgimento, alcun intervento da parte di strumenti musicali.

La pratica del canto “a cappella” ha origini che risalgono alla preistoria, quando gli uomini e le donne dei villaggi si riunivano attorno al fuoco per cantare musiche propiziatorie o di ringraziamento per le divinità o di altro genere. […]Il canto “a cappella”, come lo intendiamo noi oggi, trae le sue origini dalla prassi esecutiva del canto gregoriano la quale, non prevedendo l’ausilio dell’organo né di alcun altro strumento, era quindi praticata dalle sole voci dei monaci o dei chierici che costituivano il gruppo di cantori, chiamato schola cantorum. […]

La produzione di musica “a cappella” non è solamente sacra, ma spazia dal canto popolare, alla produzione madrigalistica alle elaborazioni di musica “pop”, in quest’ultimo settore sono divenuti celebri gruppi vocali come i King’s Singers, i Van Canto, i The Blanks o, per rimanere in Italia, i “Neri per Caso“.

Nella musica elettronica, le “a cappella” sono fondamentali per la creazione di remix, ovvero versioni alternative dello stesso brano. […]





Photoshop the world

27 12 2008

Photoshop Photo Frame, serie limitata in vendita a circa $50,00 qui :)

Magari non fa parte del vostro vocabolario quotidiano, ma il verbo “fotosciòppare” (sinonimo di ritoccare per mezzo del programma Photoshop) sta spopolando sempre più tra i ggiòvani. Un po’ come “puffare” per noi, figli degli anni ‘80 insomma…A dirla tutta, se volete farvi un’idea più esaustiva, dovreste guardare questo filmato che – oltre ad essere piuttosto chiaro e incontestabile – può aiutare ad aprire qualche discorso in merito al subdolo mondo del marketing e all’abuso dell’immagine della donna per vendere qualsivoglia prodotto:

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La cyber-zappa sui piedi

6 12 2008

“E’ stato un attentato che ha catturato l’attenzione del mondo, quello recentemente avvenuto in India, e che ha riportato un tragico bilancio in termini di vittime. Non tutti sanno però che, secondo la polizia indiana, i terroristi avrebbero utilizzato Google Earth per pianificare gli attacchi. Il dettaglio è emerso durante le successive indagini sul caso, nonché nel corso degli interrogatori ai terroristi sopravvissuti. Si è venuto inoltre a sapere che gli attentatori sono stati a lungo addestrati con l’uso di tecnologie come telefoni satellitari e GPS.

Non è la prima volta che Google Earth, il servizio che fornisce mappe dettagliate dell’intero globo, finisce al centro di polemiche legate alla sicurezza. La stessa India, tramite il suo ex presidente Abdul Kalam, già nel 2005 aveva sollevato delle critiche, per la presenza di dettagliate mappe del paese, facilmente accessibili da gruppi terroristici. L’agenzia di sicurezza indiana, inoltre, ha fatto presente che Google Earth riporta ben visibili infrastrutture legate alla difesa del paese, e altre installazioni sensibili; già altre nazioni, come la Cina, avevano espresso perplessità per ragioni simili.

C’è da dire però che, nel caso del recente attentato, nessun luogo colpito rientrava nelle suddette categorie, e che le stesse informazioni, almeno in questo caso, si sarebbero potute reperire anche da una normale mappa turistica. In ogni caso, le critiche a questo servizio fino ad oggi non sono state poche, ed è probabile che il recente eccidio possa rimettere in discussione la portata del suo utilizzo.”

Scritto da Lorenzo Motti (3/12/2008) cit.

…e quindi? Chi aveva ragione? Chi se ne esce fuori adesso, dopo tanti anni di silenzio forzato, dicendo “Lo sapevo io che queste nuove tecnologie…!” non aspettando altro che l’occasione buona – come questa di Mumbai – per prendere la parola oppure quelli che, consapevolmente, hanno reso pubbliche queste nuove possibilitá di informazione (Google, Google Maps, Google Earth), di conoscenza (Wikipedia), di comunicazione gratuita (Skype) e sociale (Facebook), di pubblica condivisione (FlickR, YouTube) e di intrattenimento (LastFM e i Podcast su iTunes) ben sapendo che ogni innovazione nasconde l’altra faccia della medaglia?

Il teologo anglicano Richard Hooker diceva:

I cambiamenti non avvengono mai senza qualche inconveniente, anche quando si cambia dal male al bene.”

E il nostro Manzoni invece:

“Non sempre ció che viene dopo é progresso”

Che ne dite? Io, invece, preferisco il caro vecchio Hugo:

“Osare: il progresso si ottiene solo cosí”






Sun is shining…

20 08 2008

Sun is shining, the weather is sweet
Make you want to move your dancing feet
To the rescue, here I am
Want you to know ya, where I stand

(Monday morning) here I am
Want you to know just if you can
(Tuesday evening) where I stand
(Wednesday morning) tell myself a new day is rising
(Thursday evening) get on the rise a new day is dawning
(Friday morning) here I am
(Saturday evening) want you to know just
Want you to know just where I stand

When the morning gathers the rainbow
Want you to know I’m a rainbow too
So, to the rescue here I am
Want you to know just if you can
Where I stand, know, know, know, know, know

We’ll lift our heads and give JAH praises
We’ll lift our heads and give JAH praises, yeah

Sun is shining, the weather is sweet now
Make you want to move your dancing feet
To the rescue, here I am
Want you to know just if you can
Where I stand, know, know, know, where I stand

Monday morning, scoo-be-doop-scoop-scoop
Tuesday evening, scoo-be-doop-scoop-scoop
Wednesday morning, scoo-be-doop-scoop-scoop
Thursday evening, scoo-be-doop-scoop-scoop
Friday morning, scoo-be-doop-scoop-scoop
Saturday evening, scoo-be-doop-scoop-scoop

So to the rescue, to the rescue, to the rescue
Awake from your sleep and slumber
Today could be your lucky number
Sun is shining and the weather is sweet…

P.S. Piccolo omaggio a questa calda estate e al velocista giamaicano Usain Bolt…;-) A presto!





Gli americani (1)

23 06 2008

Prejudices against americans. Pregiudizi, pregiudizi…gli americani sono spocchiosi: sempre a farsi piú grandi e piú forti degli altri paesi. Gli americani sono la potenza economica: dichiarano guerra nei paesi dove “non c’é democrazia” e “combattono il terrorismo” immischiandosi negli affari politici e religiosi altrui, mirando chiaramente a un (grosso) ritorno economico. Gli americani sono notoriamente ignoranti, meglio dire uneducated, nel senso che non conoscono nient’altro che il loro paese (se va bene) ignorando qualsiasi cosa del resto del mondo. Gli americani sono liberali, si puó dire tutto ció che si vuole in pubblico poiché la libertá di parola é prevista dalla Costituzione. L’America é il regno delle opportunitá, in tutti i sensi ma principalmente in quello economico e lavorativo. Ok. Dibattito aperto: é vero? Non é vero? É vero in parte? Si puó fare di tutta l’erba un fascio?

(Dato che non voglio riempire il post di noiosi video, cliccate su questo link per assistere ad altre “simpatiche” interviste a cittadini americani…tema: Parigi)

The Resident. Lori Harfenist é un’esperta di media-comunication, laureata con lode alla Pace University di NYC. É una ragazza americana ed é fiera di esserlo anche se sa bene di queste dicerie sugli americani. Dal 2000 cura un programma di attualitá fatto per la TV ma diffuso soprattutto via web: The Resident.

Citando dal sito: “The Resident” is dedicated to cleaning up today’s dirty media by doing what no other mainstream media show has the cojones to do: state the obvious about topics you thought you were the only one that cared about. One of the Best Internet Personalities* according to Yahoo!, The Resident (Lori Harfenist) investigates topics relevant in today’s complicated world with a fresh viewpoint.”

Sul sito ufficiale sono disponibili interviste sugli argomenti piú svariati, ma io mi sono interessato a questa intervista fatta per le strade di New York agli americani d’adozione, e il tema dell’intervista mi sembra piuttosto coerente col tema proposto dal mio post:

Il tema é molto interessante e scriveró altro a riguardo prossimamente.

Link:





Nuova interattività e Trashware

19 06 2008

Anche l’interattività è un chiaro sintomo di questa nuova contemporaneità: l’home computing, l’alta tecnologia mobile, la TV interattiva (SKY o digitale terrestre)…ma quale sarà il prossimo passo?

Quando ero a Londra (un mesetto fa) ho sentito odore di gesture based technology, vale a dire – per capirci – la tecnologia che funziona come nel film Minority Report, ricordate? Esistono già alcuni siti (in beta) che utilizzano questa tecnologia, la quale necessita di una semplice webcam integrata nel computer per “interpretare” i nostri gesti eseguiti in aria…i vantaggi offerti sono principalmente legati all’usura molto più prolungata dei mezzi tecnologici: non toccandoli se ne preserva l’integrità nel tempo e si contrasta quel processo di obsolescenza forzata a cui siamo costretti per scopi economici.

Il tuo computer dovrebbe durare tuttora dai 10 ai 12 anni (!) senza batter ciglio, mentre sei ormai rassegnato all’idea di cambiare computer dopo appena 2-3 anni. A questo proposito segnalo le attività di Trashware¹ e Retrocomputing² che vengono già praticate un po’ dappertutto (anche in Italia per fortuna) e che rispondono, anche se solo in parte, alla domanda: “che fine fanno tutti questi computer invecchiati e inutilizzati così in fretta?”. Per esempio: ma il Giappone, che sta sempre 10 anni avanti rispetto al resto del mondo per quanto riguarda tutta la tecnologia personale e di ricerca, come smaltisce tutta la monnezza che produce?

So che esistono attività al limite del legale le quali prevedono la raccolta di vecchio materiale tecnologico presso enti e aziende del primo mondo per poi mandarle in blocco al terzo mondo e farlo smontare tutto in modo da separare e conservare quelle piccolissime quantità di metallo prezioso (oro e argento) contenute in ogni scheda madre. Sì, ecco…una raccolta differenziata per mezzo dello sfruttamento…

Anche il concetto di buoni e cattivi si sta mescolando in questa contemporaneità…

¹ il Trashware è la pratica di recuperare vecchio hardware, mettendo insieme anche pezzi di computer diversi, e di renderlo di nuovo funzionante ed utile. Parte integrante del trashware è l’installazione di software libero sul sistema, ad esempio il sistema operativo GNU/Linux, per portare avanti lo spirito di libertà dell’iniziativa. Il materiale informatico così ottenuto viene consegnato o regalato a persone ed enti che ne abbiano bisogno, in particolar modo legandolo ad iniziative che tentano di colmare il divario digitale (digital divide), ossia la differenza di mezzi a disposizione tra chi è informaticamente alfabetizzato e chi ancora non lo è. Il trashware si differenzia dal retrocomputing che è pratica simile, ma finalizzata a scopi prettamente culturali e ricreativi. (Trashware – Wikipedia)

² Con il termine retrocomputing si indica una attività di “archeologia informatica” che consiste nel reperire, specialmente a costi minimi, computer di vecchie generazioni, che hanno rappresentato fasi importanti dell’evoluzione tecnologica, ripararli se sono danneggiati, metterli nuovamente in funzione e preservarli. [...] Ci sono diversi filoni che dividono gli appassionati di retrocomputing, a seconda del tipo di computer collezionati: chi ad esempio ama collezionare home computer anni 80 (Commodore 64, Sinclair ZX Spectrum, Atari ST, Amstrad CPC, MSX), chi i vari PC IBM compatibili, chi le workstation utilizzate come server nelle sale macchine e nei grossi centri elaborazione dati. [...]
Il retrocomputing si differenzia infine dal trashware, che è pratica simile ma finalizzata al recupero per utilizzi pratici. (Retrocomputing – Wikipedia)

Links:





Indiana Scones alla ricerca del biscotto d’argento

16 06 2008

Dei film su Indiana Jones penso di essermi fermato all’ultima crociata. Sinceramente non sono un fan dei sequel…anzi, a dire il vero non sono un fan. Ragion per cui non ho ancora visto l’ultimo capitolo appena uscito nelle sale “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo”. Ho letto qualche critica quá e lá e ho capito che Spielberg e Lucas si sono divertiti un mucchio a omaggiare i loro stessi film-culto con richiami e allusioni durante tutta la durata del film. Diciamo che non sono certo invogliato ad andare a vederlo ecco…

Per tamponare questa mia lacuna cinefila, allora, ho trovato in rete questo piccolo corto realizzato in stop-motion usando i mitici Lego. Rettifico: sono un fan dei Lego. ;-)

Questo tipo di produzioni sono chiamate Brick-films, meglio noti come Lego-movies e vanno piuttosto di moda negli utlimi anni, soprattutto grazie alle possibilitá tecnologiche a basso costo a disposizione. Esiste ovviamente – figurarsi – una community online che raccoglie i video realizzati e insegna come realizzare i propri a casa. Se volete entrare anche voi nell’Home Production e rispolverare i vostri vecchi Lego andate su Brickfilms.com. ;-)

Tempo fa (inizio 2007) segnalai il primo video del genere che attiró la mia attenzione: si trattava del video Elettro-Hip Hop del duo Jamie Kennedy and Stu Stone dal titolo “Circle Circle Dot Dot”. Se siete curiosi andate a guardarvelo!





Mac or PC…whatever…

8 06 2008

Non sono certo una novitá i mini-video promozionali che vedono i due attori John Hodgman (PC) e Justin Long (Mac) impersonare le parodie dei due sistemi operativi piú diffusi (ancora per poco) al mondo. Mi sono sempre piaciuti molto cosí come l’idea stessa di dare un volto a qualcosa di inanimato. E, sinceramente – tra i due mondi, non potevano che pensarci quelli di Cupertino…”umanizzando” il computer.

Se volete vedere un po’ dei vecchi spot (in italiano) tutti insieme giá bell’e montati cliccate su questo link, qualcuno ha giá fatto il lavoro per noi. Se invece volete vedere tutti gli originali in inglese (americano) divisi per anno (siamo giá al terzo!) basta andare sul sito ufficiale, ovvero apple.com/getamac/ads.

Segnalo invece due video sull’argomento – secondo me un po’ piú carini delle tonnellate di imitazioni e reciproche parodie lanciate da registi/gruppi di amici in chiave pseudo-demenziale e volgare fin dagli esordi degli originali, sia dagli amanti di Windows che da quelli di Linux e anche da coloro che odiano qualsiasi sistema operativo. É il caso, appunto, di questa parodia realizzata coi personaggi di South Park da Gabe Schwarzer (é solo un fan e non lavora per i cartoons veri) intitolata, appunto, “Mac vs Pc South Park”:

Il duo di rappers bianchi (?) Furia & Beau-J (mai sentiti prima) ne ha approfittato per costruirci sopra un vero e proprio singolo acquistabile anche su i-Tunes:

Le capacitá tecniche sono incommentabili anche solo perché fanno fatica i bianchi ad essere convincenti col rap…Giá, sebbene abbia un trascorso da “emsí” e intenditore del genere, ho sempre fatto fatica anch’io ad accettare la vocina snervante di Eminem in passato. Anche se poi l’ho saputo apprezzare in seguito. Se volete qualche nome di rapper americano bianco di cui vale la pena ascoltare qualcosa cercate su LastFM nomi tipo El-P, Edan, Sole, Company Flow per quelli un po’ piú hardcore oppure Ugly Duckling se volete qualcosa di piú festereccio (i quali rifanno il verso in chiave easy i vecchi Beastie Boys rapper e old school) …se invece volete qualcosa di very old school (diciamo fine anni ‘80, va’) cercate nomi come Mc Serch dei 3rd Bass, Mantronix o 900ft Jesus. I dj bianchi che si fanno rispettare sono molti di piú degli mcs in proporzione: Dj Shadow, Dj Numark, Mixmaster Mike, Dj JS-1, A-Trak e un centinaio ancora…

Se invece volete capire un po’ meglio il testo rap dela canzone del video eccovi accontentati: Leggi il seguito di questo post »





If only toons were real

31 05 2008

This guy I found through the web has impressed me. He’s a Photoshop pro – no doubt – and he likes to try weird stuff too. In this case he didn’t actually want to show the world how would  Homer, Mario,  Stewie or Jessica would appear if they would be  human but just try out a new technique and show’em as they would be made through all these digital equipment we’ve been used to. The term used is “untooned” but Jax doesn’t really agree with it. By the way, that’s amazing. Ain’t it? Very nice job, dude.

Want to know how does he do it? Look at this:

Visit Jax Pixeloo at his weblog here.





Nuovi mestieri, nuovi avvocati

6 05 2008

Visto che se ne sta parlando sempre di piú anche al di fuori del webª e visto che fra non molto apriró il famoso nuovo blog design-only come annunciato precedentemente (no, il nome non é questo, non appena pronto sveleró tutto) vale la pena rispolverare qualche nozione che puó essere utile a chi non conosceªª cos’é la licenza Creative Commons. Una volta finito di guardare il video andate direttamente sul sito ufficiale, completamente in italiano.

ª fuori dai confini italiani, ovviamente

ªª …perché so che c’é ancora qualcuno, lá fuori, che non la conosce ;-)

Se poi non siete ancora convinti allora guardatevi anche questo video (in inglese con sottotitoli in italiano) che spiega ai NON creativi le potenzialitá interessanti legate diritto di proprietá alleggerito…

Bella lí ragazzuoli…:-)





Il vero Baby Scratch…

19 03 2008
Se avessi letto che sono figli di Q-Bert non avrei dubitato minimamente, ma questi due bimbi sono giapponesi: Dj Sara (8 anni, a sinistra) e DJ Ryusei (5 anni, a destra). Niente da dire, entro i prossimi 10 anni il turntablism ci riserverá delle belle sorprese…
Bah…ormai non mi meraviglia piú niente.
> Dj Q-Bert (Official Site)




La storia del male

3 03 2008
Geniale animazione creata da Ole, Magnus e Saxegard che rappresenta visivamente la storia della malvagitá tra realtá e finzione, partendo dagli antichi greci fino alla cultura occidentale contemporanea…citazioni in continuazione: Mary Shelley, Bram Stoker, Robert L. Stevenson, la caccia alle streghe, Freud, Nietsche, il nazismo, la guerra fredda fino ad arrivare a…guardatelo fino in fondo! Dedicate i suoi 4 minuti e mezzo a questo bel video di animazione realizzato fotogramma per fotogramma in Flash e poi montato con After Effects!




L’orchestra del riciclo

13 02 2008

E per continuare la serie “Alternative Music” ecco un altro progetto molto interessante e, ormai, abbastanza conosciuto nel panorama dello spettacolo…differente: The Car Music Project é un’orchestra composta da musicisti che suonano strumenti costruiti con parti di automobili usate e/o demolite. Il progetto nasce nel 1994 dall’idea del fondatore Bill Milbrodt che, deciso a non demolire la sua vecchia Honda con ben 200 mila chilometri percorsi, si rivolge al suo amico scultore di metalli dando nuova vita ai vari componenti della sua ex-auto.

…e come diceva Antoine Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” ;-)

Link:
“Building an ensemble out of car parts” (post su blog.makezine.com, ENG);
“Yes, Virginia, there really is a Ford Car Part Musical Ensemble” (articolo di Peter Kirn su createdigitalmusic.com, ENG)




L’orchestra vegetale

12 02 2008
Impossibile non considerare molto interessante questo “esperimento musicale”: i Gemüse Orchester (Vegetable Orchestra) sono viennesi e – come suggerito timidamente dal titolo – suonano…la verdura! Se volete sapere come date un’occhiata al video di seguito. Se volete acuistare il loro ultimo CD Automate ordinatelo sul loro sito ufficiale oppure…arrangiatevi come sapete ;-)
Ora c’é da aspettarsi di sicuro il malcontento di qulache associazione vegetariana che lotta per la protezione delle specie vegetali e che rivendica l’uso improprio della verdura visto che non viene consumata…bah. Sempre meglio che scuoiare un ermellino e suonarci una melodia…
Via Swissmiss.