Andare fieri del proprio comportamento scombussolato

5 06 2009

Dedicata a tutti i narciso-nauti, coloro che incarnano la quint’essenza del mondo virtuale contemporaneo e trovano normale – praticamente obbligatorio – fare “outing cybernetico”: la pagina su myspace, facebook, twitter…tutti luoghi virtualmente privati dove elencare i film preferiti, la sessualita’, gli interessi, le preferenze. In quel modo cosi’ aperto e spontaneo che non avrebbero mai saputo usare neanche sul diario di scuola o in confidenza con gli amici quotidiani…quelli di carne insomma. A tutti questi cyber-rincogl…ehm, appassionati di social network e’ dedicata la t-shirt di Social Media, il cui sottotitolo recita “sbloccando il grande potenziale dei disordini del comportamento”! Al costo di soli 19 dollari e 95 centesimi potete acquistarla online attraverso il sito ufficiale.

3 sono i nuovi termini che si fanno strada tra le nuove “patologie da social network”:

  • Disturbo da iperattivita’ e deficit dell’attenzione (Attention Deficit and Hyperactivity Disorder abbreviato in ADHD)
  • Narcisismo
  • Stalking (persecuzione f di una persona per cui si ha una fissazione maniacale)

Ognuno abbraccia rispettivamente 2 dei 3 servizi di cui sopra, anche se – alla fine – i disturbi causati da tutti e 3
confluiscono in un unico, nuovo, malefico servizio: Twitter!

Twitter e’ il male.

Per ora non ci sono ancora cascato. Chissa’ per quanto mi chiedo, la curiosita’ e’ forte…:)





La cyber-zappa sui piedi

6 12 2008

“E’ stato un attentato che ha catturato l’attenzione del mondo, quello recentemente avvenuto in India, e che ha riportato un tragico bilancio in termini di vittime. Non tutti sanno però che, secondo la polizia indiana, i terroristi avrebbero utilizzato Google Earth per pianificare gli attacchi. Il dettaglio è emerso durante le successive indagini sul caso, nonché nel corso degli interrogatori ai terroristi sopravvissuti. Si è venuto inoltre a sapere che gli attentatori sono stati a lungo addestrati con l’uso di tecnologie come telefoni satellitari e GPS.

Non è la prima volta che Google Earth, il servizio che fornisce mappe dettagliate dell’intero globo, finisce al centro di polemiche legate alla sicurezza. La stessa India, tramite il suo ex presidente Abdul Kalam, già nel 2005 aveva sollevato delle critiche, per la presenza di dettagliate mappe del paese, facilmente accessibili da gruppi terroristici. L’agenzia di sicurezza indiana, inoltre, ha fatto presente che Google Earth riporta ben visibili infrastrutture legate alla difesa del paese, e altre installazioni sensibili; già altre nazioni, come la Cina, avevano espresso perplessità per ragioni simili.

C’è da dire però che, nel caso del recente attentato, nessun luogo colpito rientrava nelle suddette categorie, e che le stesse informazioni, almeno in questo caso, si sarebbero potute reperire anche da una normale mappa turistica. In ogni caso, le critiche a questo servizio fino ad oggi non sono state poche, ed è probabile che il recente eccidio possa rimettere in discussione la portata del suo utilizzo.”

Scritto da Lorenzo Motti (3/12/2008) cit.

…e quindi? Chi aveva ragione? Chi se ne esce fuori adesso, dopo tanti anni di silenzio forzato, dicendo “Lo sapevo io che queste nuove tecnologie…!” non aspettando altro che l’occasione buona – come questa di Mumbai – per prendere la parola oppure quelli che, consapevolmente, hanno reso pubbliche queste nuove possibilitá di informazione (Google, Google Maps, Google Earth), di conoscenza (Wikipedia), di comunicazione gratuita (Skype) e sociale (Facebook), di pubblica condivisione (FlickR, YouTube) e di intrattenimento (LastFM e i Podcast su iTunes) ben sapendo che ogni innovazione nasconde l’altra faccia della medaglia?

Il teologo anglicano Richard Hooker diceva:

I cambiamenti non avvengono mai senza qualche inconveniente, anche quando si cambia dal male al bene.”

E il nostro Manzoni invece:

“Non sempre ció che viene dopo é progresso”

Che ne dite? Io, invece, preferisco il caro vecchio Hugo:

“Osare: il progresso si ottiene solo cosí”






Nuova interattività e Trashware

19 06 2008

Anche l’interattività è un chiaro sintomo di questa nuova contemporaneità: l’home computing, l’alta tecnologia mobile, la TV interattiva (SKY o digitale terrestre)…ma quale sarà il prossimo passo?

Quando ero a Londra (un mesetto fa) ho sentito odore di gesture based technology, vale a dire – per capirci – la tecnologia che funziona come nel film Minority Report, ricordate? Esistono già alcuni siti (in beta) che utilizzano questa tecnologia, la quale necessita di una semplice webcam integrata nel computer per “interpretare” i nostri gesti eseguiti in aria…i vantaggi offerti sono principalmente legati all’usura molto più prolungata dei mezzi tecnologici: non toccandoli se ne preserva l’integrità nel tempo e si contrasta quel processo di obsolescenza forzata a cui siamo costretti per scopi economici.

Il tuo computer dovrebbe durare tuttora dai 10 ai 12 anni (!) senza batter ciglio, mentre sei ormai rassegnato all’idea di cambiare computer dopo appena 2-3 anni. A questo proposito segnalo le attività di Trashware¹ e Retrocomputing² che vengono già praticate un po’ dappertutto (anche in Italia per fortuna) e che rispondono, anche se solo in parte, alla domanda: “che fine fanno tutti questi computer invecchiati e inutilizzati così in fretta?”. Per esempio: ma il Giappone, che sta sempre 10 anni avanti rispetto al resto del mondo per quanto riguarda tutta la tecnologia personale e di ricerca, come smaltisce tutta la monnezza che produce?

So che esistono attività al limite del legale le quali prevedono la raccolta di vecchio materiale tecnologico presso enti e aziende del primo mondo per poi mandarle in blocco al terzo mondo e farlo smontare tutto in modo da separare e conservare quelle piccolissime quantità di metallo prezioso (oro e argento) contenute in ogni scheda madre. Sì, ecco…una raccolta differenziata per mezzo dello sfruttamento…

Anche il concetto di buoni e cattivi si sta mescolando in questa contemporaneità…

¹ il Trashware è la pratica di recuperare vecchio hardware, mettendo insieme anche pezzi di computer diversi, e di renderlo di nuovo funzionante ed utile. Parte integrante del trashware è l’installazione di software libero sul sistema, ad esempio il sistema operativo GNU/Linux, per portare avanti lo spirito di libertà dell’iniziativa. Il materiale informatico così ottenuto viene consegnato o regalato a persone ed enti che ne abbiano bisogno, in particolar modo legandolo ad iniziative che tentano di colmare il divario digitale (digital divide), ossia la differenza di mezzi a disposizione tra chi è informaticamente alfabetizzato e chi ancora non lo è. Il trashware si differenzia dal retrocomputing che è pratica simile, ma finalizzata a scopi prettamente culturali e ricreativi. (Trashware – Wikipedia)

² Con il termine retrocomputing si indica una attività di “archeologia informatica” che consiste nel reperire, specialmente a costi minimi, computer di vecchie generazioni, che hanno rappresentato fasi importanti dell’evoluzione tecnologica, ripararli se sono danneggiati, metterli nuovamente in funzione e preservarli. [...] Ci sono diversi filoni che dividono gli appassionati di retrocomputing, a seconda del tipo di computer collezionati: chi ad esempio ama collezionare home computer anni 80 (Commodore 64, Sinclair ZX Spectrum, Atari ST, Amstrad CPC, MSX), chi i vari PC IBM compatibili, chi le workstation utilizzate come server nelle sale macchine e nei grossi centri elaborazione dati. [...]
Il retrocomputing si differenzia infine dal trashware, che è pratica simile ma finalizzata al recupero per utilizzi pratici. (Retrocomputing – Wikipedia)

Links:





Palla conta-palleggi

15 06 2008

Mentre cercavo un altro bel gadget apposta per i calciofili (categoria alla quale non appartengo ma di cui sono simpatizzante) mi sono imbattuto in altro, come spesso accade, senza trovare quel che cercavo…comunque: avete presente le innumerevoli gare di palleggio fin da quando eravamo pulcini? E quando poi ci si ritrovava a farsi battere per un solo palleggio, quell’ultimo stiracchiato che salvava la palla poco prima che cadesse a terra…insomma ame capitava di vincere per quel solo palleggio ridicolo…e si parla di 20-30 palleggi al massimo :-)

Questo pallone invece é fatto apposta per coloro che di palleggi ne fanno centinaia e perdono il conteggio (anche perché spesso contare deconcentra il palleggiatore):

Virtual Soccer Ball é dotato di piccolo schermo LCD e di software interno con duplice funzione: conta quanto tempo la palla sta per aria e – ovviamente – conta quanti palleggi vengono effettuati. Per soli 24.95 $ é vostro, potete ordinarlo via web presso Discovery Store. Ah, ovviamente esiste lo stesso dispositivo applicato a palle da basket, da football, palline da baseball e da tennis…manco a dirlo.

Via Oh, Gizmo!

Una simpatica kitcheria, dai ;-)





Brainy games

8 05 2008

Siete anche voi appassionati giocatori da tavolo? Cosa preferite: le carte, i giochi di gruppo come Trivial o Pictionary oppure quelli di sfida in coppia come il tris, battaglia navale oppure dama e scacchi?

Se trovassi questo fighissimo gioco del tris a specchio lo acquisterei senza esitare, guardate un po’:

Peccato che la pubblicitá risalga a un sito russo…e non riesco neanche a decifrare quanto costi :-(

Se invece anche voi preferite, come me, il gioco degli scacchi fate un salto in questa paginetta virtuale e sfidate la Thinking Machine (versione 4): la particolaritá di questo gioco virtuale é che potete sfidare solamente il computer, peró quando é il suo turno vi mostrerá tutte le possibili giocate possibili in relazione alle vostre mosse. Come? Per mezzo di collegamenti visuali!

Thinking Machine é stato realizzato con Processing, programmino potentissimo che ho usato anch’io per il progetto berlinese, e poi scritto in Java 1.1. L’obiettivo é mettere a disposizione un vero campione degli scacchi e renderne fruibili anche i processi logici di risposta al gioco. É in fase di sviluppo la versione 5 che prevede di fare giocare (sempre virtualmente direi) due sfidanti contemporaneamente. Andate sul link e fatevi una partita!

P.S.: La mia pedina preferita rimarrá sempre l’alfiere…é l’unico che puó fare il doppio gioco: dama e scacchi. ;-)

Via R. Daneel Olivaw.





Dj per gioco

9 03 2008

Eccoci qua. Aspettavo giusto giusto di leggere di un altro piccolo “device” portatile per la produzione/missaggio di musica in formato digitale. D’altronde non c’é due senza tre…ed essendo appassionato di musica ma squattrinato, non mi resta che sbavare dietro a queste ultime diavolerie tecnologiche accontentandomi di parlarne e segnalarvele.

Dunque: per chi non lo avesse ancora capito (ma per molti sarebbe meglio dire: “per chi non l’avesse ancora accettato”) il mondo del superfluo ora é in mano completamente ad Apple. Anche in Italia (sempre tra gli ultimi posti tra i fruitori Mac nel mondo, dovuto a un evidente demotivazione causa l’alta media dei prezzi suppongo) l’iPod ha spopolato, anche perché – fortuna vuole – é ampiamente compatibile con Win (furbi quelli di Cupertino). L’iPod ha gettato le basi di uno standard e ha, a suo modo, modellato la mentalitá dell’utente a un certo rapporto con la musica: dalla modalitá di scorrimento delle canzoni all’abitudine di catalogare ordinatamente la propria libreria musicale fino ad – addirittura – facilitare la creazione di liste speciali di canzoni, artisti, album, generi e categorie musicali preferiti in base all’assegnazione di indici di gradimento (le stelline per intenderci). Questa roba ce l’ha insegnata Mac non c’é dubbio, tant’é vero che se si presenta qualche altro accessorio che non rispetta circa-meno-quasi questa struttura diventa un flop in breve tempo.

Ciononostante il mondo della concorrenza non sta certamente a guardare (e non sto ad elencare quanti supposti “avversari” dell’iPod siano in commercio) anche se ritengo che le novitá piú interessanti vengano dalle realtá minori, ovvero quelle costituite non da ambiziosi businessmen (che si improvvisano – all’occorrenza – esperti di qualsiasi cosa vogliano promuovere) ma da veri appassionati di musica.

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Robotz from da hood

11 12 2007

“Yo, bella raga! L’altra sera siamo stati in yarda, io e la mia crew, e ci siamo sparati un argentone top to bottom su una facciata di un palazzo vecchio che da sulla ferrovia…C’era un tipo nuovo, parlava tipo Robocop però con uno stile da paura…un tratto pulito, mai vista una roba così…sembrava un plotter. Poi, però, verso le 4 abbiamo dovuto telare perchè è arrivata una ronda e avevamo paura che qualcuno avesse chiamato gli sbirri. Non l’ho più visto quel tizio…secondo me s’è fatto beccare…”

Via Smileplease.





Il futuro della sinterizzazione rapida

30 11 2007

Post per addetti ai lavori. Arrivo un po’ lungo visto che la notizia circola da maggio/giugno abbondanti. Il progetto Sketch Furniture è stato ideato, progettato e sviluppato da 4 ragazze svedesi (artiste-designer) sotto il nome Front Design. In pratica si sono concentrate sul concetto “Ma perchè, io che disegno mobili, devo partire sempre a schizzare su un foglio o sul computer? Non sarebbe meglio avere una bozza reale subito?” e infatti, investendo un botto di soldi in materiale e attrezzatura, hanno realizzato uno studio/regia in cui utilizzare la Motion Capture (recentissima tecnologia “che permette di applicare a personaggi virtuali i movimenti di persone o animali ripresi in tempo reale e immediatamente riprodotti sullo schermo tramite sensori posti nei punti di giuntura delle ossa e di contrazione dei muscoli”) che viene elaborata (quasi) in tempo reale restituendo a video il tratto tracciato dal progettista. Non è finita qui, però! Il file 3D viene salvato ed è già pronto per essere mandato in stampa stereolitografica…così dopo pochi minuti ecco realizzarsi solidamente lo schizzo tracciato in aria! Leggi il seguito di questo post »





Present = (2morrow + Yesterday)²

25 11 2007

Eheheh…come avevo già fiutato tempo fa in un vecchio post di maggio (The future IS yesterday…give it a hit!) la telefonia mobile (e tutte le sue ultime innovazioni e ritrovamenti tecnologici, tanto pavoneggiati dall’italiano medio) all’estero è trattata con meno aristocrazia ma con altrettanto entusiasmo…a cominciare dagli inglesi di Hulger che col modello Penelope hanno aperto un vero business (prezzo 72,00€) che ho conosciuto per la prima volta al Designer’s Block a Milano durante la Design Week di aprile 2007:

Questo modello, per chi ancora non lo sapesse, oltre a essere venduto direttamente dal sito ufficiale, è stato approvato e viene distribuito dal sito di Skype, potete connetterlo al computer e usarlo per chiamate VoIp oppure connetterlo al vostro cellulare di ultima generazione (sul sito c’è l’elenco delle compatibilità possibili). Con Port-O-Rotary, invece, ritornerete esattamente agli anni ‘60/’70 e avrete di nuovo quel bel vecchio scassone ingombrante che fa rrrriiiiiiinnnngg! visto che si tratta di una manipolazione di vecchi telefoni, sistemati in modo da funzionare autonomamente a batteria (durata 4/5 giorni) e usare la vostra SIM card…quindi al posto del vostro cellulare potrete rispondere sollevando la pesante cornetta, tutto ai costi previsti dal vostro normale contratto pre-pagato.

Ok-ok-ok…lo so, molti si chiederanno: “che c***o me ne faccio del vecchio telefono, mica me lo posso portare in tasca!” è chiaro polli che si tratta di un modo alternativo di usare il telefono, pensato per situazioni diverse dalla routine quotidiana, magari senza stress…consigliato quindi a 1) chi ha 169,00 € da voler spendere in questo oggetto e 2) chi non crede che ogni trovata inserita sul mercato debba per forza rimpiazzare e spazzare via la trovata precedente…;-)

À bientôt!

Link:

* Ringrazio 81M80 per avermi aggiornato sulla news ;-)





Supercars. E super-care.

15 11 2007

Tanto per fornire l’ennesimo esempio che dimostra quanto il mercato dell’automobile sia OLTRE l’essere saturo…nel senso che veramente non ha più senso inventarsi nulla. Leggevo la Top 10 delle macchine più stravaganti al mondo (ovviamente da un sito americano) e tra le bizzarrie spiccano: Leggi il seguito di questo post »





“Mentalità 2.0″

27 07 2007

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“Web 2.0″ è la parola del 2007. Se sei 1.0 vuol dire che sei vecchio, sorpassato, antiquato. Che risali grossomodo all’anno scorso insomma, quindi vergognati. Imparala da ora se ancora non l’hai fatto: 2.0 (duepuntozero).

Ma cos’è il web 2.0? Se lo chiedi a un geek* probabilmente ti farà una testa così su cosa offre il web 2.0 rispetto a internet degli anni scorsi, ma probabilmente non riuscirà a esprimersi sufficientemente terra-terra per spiegarti cos’è e non cosa fa.  Facciamo così, partiamo da com’era il mondo internet prima: i siti web non erano altro che vetrine di presentazione (per marche, aziende, servizi e persone) che per mettere in contatto l’utente casuale (e non) col proprietario del sito forniva i classici dati personali (nome, telefono, indirizzo e-mail, eccetera) oppure prevedeva una sezione “modulo” da far compilare. Se consideri che l’obiettivo del web è quello di accorciare le distanze del mondo sia in termini spaziali che temporali allora intuisci anche che questa vecchia “maniera” non poteva più soddisfare nessuno: i tempi sono troppo lunghi per mettere in contatto gli utenti, oltre a difficoltà e tempi lunghi anche per l’aggiornamento dei siti stessi- creati per il 90% da web-designers e non dai proprietari dei domini. Il 2.0 è caratterizzato da applicativi che non hanno uno sviluppo in versioni (come ci ha invece ben insegnato Bill Gates e i suoi Windows del c***o) ma sono migliorate “al volo”, questo vuol dire che per aggiornare la versione degli applicativi basta scaricarli e installarli direttamente via internet, senza dover disinstallare il vecchio e installare il nuovo. Questa modalità viene anche chiamata “beta perpetuo” (definizione di Tim O’Reilly, tra gli inventori del 2.0). Se non hai internet o se viaggi ancora a 56Kb, beh, allora sei 1.0…il tuo computer ha bisogno di rimanere sempre in contatto col web per tenersi aggiornato, abituati. Qualche esempio: Blogger, WordPress, Google Earth: te li scarichi e quando è ora di aggiornarsi ci pensano loro previo avviso; tutto ciò che vedi come utente è l’ultima versione attiva del sito. Anche Yahoo!Mail ha recentemente aggiunto due notevoli cambiamenti in pieno stile 2.0: ha abbattuto il limite di capienza della mailbox (ora illimitata) e ha reso disponibile la nuova versione beta che gestisce le mail in modo molto più comodo (ispirandosi un po’ a Microsoft Outlook senza dubbio). *(negli anni ‘80 si chiamava nerd e talvolta pastrocchiava col computer – ricordi i telefilm americani? – mentre ora si chiama geek e passa letteralmente ore ed ore davanti al computer su internet, probabilmente s’intende di linguaggi informatici tipo CSS, xhtml, AJAX e simili…)

Web 2.0: Condivisione libera. Altra parola da memorizzare: condivisione. Per quanto sembri incredibile, in questo mondo capitali-globalizzato la comunità virtuale che sviluppa le nuove tecnologie web non mira ai soldi ma pensa alla possibilità di, anzichè conservare gelosamente dati file e informazioni, rendere fruibile a tutti il mondo virtuale: d’altronde ciò che è materiale è possedibile, al contrario di ciò che è virtuale, impalpabile. Questo è il motivo per cui la battaglia contro i programmi di scambio file peer-to-peer è stata persa dalle case discografiche ai tempi di Napster. L’ondata è inarrestabile, se non c’è lucro è impossibile proibire il flusso di dati in rete. La cultura, l’arte e l’informazione (sotto forma di articoli, blog, foto, musica e video) sono diventati, quindi, di dominio pubblico. Anche il concetto di proprietà privata è completamente rivoluzionato in rete, ciò che fa la differenza è sempre l’uso che vuoi fare di ciò che scarichi o carichi: se non c’è fine di lucro allora l’utilizzo è libero e incoraggiato (anche se per capire meglio questo argomento e le sue eccezioni ti consiglio di dare un’occhiata al sito appropriato Creative Commons) basta indicare sempre la fonte originale. Leggi il seguito di questo post »





"La trasparenza è il nostro forte"

26 02 2007


“A celulose regenerada, usada na produção do papel transparente, é uma folha delgada obtida a partir de 100% de celulose refinada proveniente da polpa da madeira.

O processo da fabricação não altera a natureza química da celulose. Para isto, reúne as propriedades do material quimicamente inerte, insolúvel, infusível e inócuo.

Esta película é tratada com emolientes que lhe dão a devida maciez e umidade com destaque para o alto brilho e a mais alta transparência, que são características marcantes do nosso papel.

A glicerina – um emoliente usado na produção do papel transparente – é uma substância natural usada em muitos produtos perecíveis, como por exemplo:

* • Balas
* • Bolos
* • Adoçantes
* • Para uso na cozinha em geral

Glicerina é um líquido natural, doce, incolor que congela numa pasta de goma e tem um ponto de ebulição bem alto. Atrai umidade e dá brilho e maciez ao produto final. Ela só é prejudicial a saúde quando reaquecida várias vezes, o que não acontece com o papel transparente, já que é queimada somente uma vez.

O papel é produzido a partir de celulose de eucalipto oriundo de reflorestamento remanejado de forma sustentável, possuindo a certificação ISO 14001 e de biodegradabilidade conforme norma Européia.

Essas árvores são plantadas primeiramente para suprir as necessidades de matéria prima e, ao mesmo tempo, para preservar o meio ambiente através do plantio de alta tecnologia autorizada pelo IBAMA, respeitando os critérios de técnicas florestais de manejo sustentável e corte seletivo.”


fonte: aLeda (sito ufficiale, anche in inglese)





O doce cheiro do Brasil

25 02 2007

Sono ormai dieci anni che non torno in Brasile, a saudade si fa sentire…uno dei primi ricordi del passato remoto nella mia memoria è sicuramente legato agli odori, anche se uno più di tutti ha sempre prevalso: l’odore dolciastro che ha sempre pervaso l’aria. Da piccolo non avevo la minima idea di perchè ci fosse quell’odore, per me era solo “odore di brasile”. Crescendo ho capito che non era una caratteristica naturale del paese tropicale, e nemmeno tanto ecologica, eppure ultimamente ho scoperto a riguardo cose molto interessanti…

Il Petrolio

Il petrolio è un tipo di idrocarburo che si ottiene dalla decomposizione di materiale organico in assenza di ossigeno. Causa il suo processo di sintesi estremamente lungo (milioni di anni) è considerata una risora esauribile,come del resto i suoi derivati. [..] L’utilizzo massiccio di petrolio ha inizio con la seconda Rivoluzione Industriale, in seguito allo sviluppo di tecnologie che richiedevano l’uso dei suoi derivati al posto del carbone utilizzato a partire dalla prima Rivoluzione Industriale. La domanda di petrolio è cresciuta esponenzialmente, di pari passo con lo sviluppo tecnologico e dei paesi industrializzati. Ne deriva così un’economia moderna completamente dipendente da questa risorsa. Solo in seguito alle crisi petrolifere del 1973 e del 1979 i vari paesi hanno sentito la necessità di estrarre (e lavorare) petrolio nei rispettivi territori, cercando l’indipendenza dai paesi del Medio Oriente che da sempre detengono il primato, ed effettuare ricerche per trovare nuove possibili risorse energetiche.

L’alcool

In Brasile l’importazione di greggio comportava un indebitamento sempre più rischioso. La reazione del Paese fu la stessa di molti altri per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse nel proprio territorio, ma dal novembre del 1974 fu aggiunto un piano di ricerca innovativo (PNA – Programa Nacional do Álcool) che prevedeva l’utilizzo di bioetanolo (in portoghese proàlcool) come nuovo carburante, ottenuto per mezzo della fermentazione di amido di mais, zuccheri della bietola o canna da zucchero. Si cominciò così a coltivare canna da zucchero per ettari ed ettari…tant’è vero che tra le bevande più diffuse soprattutto nel nord del Brasile c’è, appunto, il succo di canna, che vi lascia centinaia di filamenti di paglia in bocca…
Nel dicembre del ‘78 il governo diede forti incentivi sia alle aziende (Chevrolet e Fiat in primis) per la produzione di veicoli ad alcool che ai cittadini per poterle acquistare. Tuttavia a partire dal 1987 questo biocarburante entra in crisi per via degli alti costi di produzione e raffinazione. Ora la scommessa per il Brasile è quella di riuscire a produrre alcool dalla cellulosa (molto abbondante e ben più economica – altro motivo per cui si è aggiunta una novità nel mondo dei consumatori di cannabis* vedi post successivo) anche se non sarà così semplice vista la sua forte resistenza alle trasformazioni chimiche.

In ogni caso il Brasile detiene il primato tra i paesi del Sudamerica – e anche in Europa – per il precoce sguardo rivolto alla riduzione dell’inquinamento.

fonti: Science, USA (articolo del 09/02/2007), EVOLUÇÃO DO CONSUMO DE GASOLINA NO
BRASIL E SUAS ELASTICIDADES: 1973 a 2003

(Bruna Fontes Roppa; Orientador : Prof. Helder Queiroz Pinto Jr.; UNIVERSIDADE FEDERAL DO RIO DE JANEIRO INSTITUTO DE ECONOMIA – Abril 2005)





Tecnologia Touch Screen

4 08 2006
Gli schermi tattili, o “touch screen” ono dispositivi di input per sistemi computerizzati che, posti in contatto o di fronte ad un monitor, permettono di usare come dispositivo di puntamento il dito dell’utente. Infatti “toccando” questi schermi in corrispondenza di un’ icona o di un link ipertestuale si attivano le funzioni sottostanti il dito.Il touch screen è costituito da tre elementi: il gruppo schermo-sensori, il controller e il driver software. Il gruppo schermo-sensore rileva il tocco dell’utente e lo invia sotto forma di variazioni di tensione al controller che lo elabora. Il controller è collegabile ad una opportuna porta del computer. Il driver software si occupa dell’interfaccia con il sistema operativo e di individuare la funzione scelta.

I touch screen vengono realizzati con varie tecnologie: tecnologia resistiva, tecnologia capacitiva, tecnologia a infrarossi, tecnologia ad onde acustiche, tecnologia piezo-elettrica.

I touch screen realizzati con la tecnologia resistiva sono schermi tattili composti da strati, ognuno ricoperto da una patina conduttrice sulla superficie interna. Gli strati interni conduttivi sono separati da punti separatori distribuiti regolarmente sull’area attiva. La pressione del tocco del dito causa un contatto elettrico fornendo all’interfaccia elettronica tensioni analogiche proporzionali alle coordinate orizzontale e verticale. Le tensioni vengono convertite dal controller in segnali digitali. Questa tecnologia ha il vantaggio di avere prezzi economici e grande precisione, ma gli schermi sono molto scuri e facilmente rovinabili da atti vandalici.

I touch screen realizzati con tecnologia capacitiva sono costituiti da un pannello di materiale vetroso ricoperto da uno strato di ossido di metallo trasparente nella superficie rivolta all’utente. Viene applicata una tensione ai quattro angoli creando un campo elettrico uniforme. Al tocco del dito sulla superficie capacitiva viene prodotta una variazione di campo elettrico, le coordinate del punto di contatto vengono determinate misurando la caduta di tensione sulle quattro sorgenti. Questa tecnologia ha il vantaggio di avere grande precisione e schermi molto trasparenti, però non funzionano se l’ utente indossa guanti, possono essere danneggiati da abrasioni superficiali, necessitano di ri-calibrazioni frequenti e hanno costo elevato.

I touch screen realizzati con tecnologia ad infrarossi sono costituiti da un vetro circondato da una serie di diodi ad emissione luminosa e di sensori a foto transistor diametralmente opposti. Vengono emesse sequenze di impulsi dai led fino a formare una invisibile rete di raggi luminosi davanti alla superficie del pannello. Quando questa maglia viene interrotta da un oggetto solido, il circuito elettronico invia le coordinate al controller. Questa tecnologia ha il vantaggio di offrire schermi molto trasparenti, è insensibile alle abrasioni dello schermo, ha stabilità di calibrazione eccellente. Come svantaggi presenta imprecisione e scarsa velocità di risposta al tocco.

I touch screen realizzati con tecnologia ad onde acustiche superficiali sono formati da lastre in puro vetro, dotati di trasduttori che emettono e ricevono due fasci di onde acustiche superficiali non udibili dall’uomo (una orizzontale e l’altra verticale). Il dito dell’utente tocca il vetro ed assorbe una porzione di segnale la cui variazione viene analizzata dal controller che individua le coordinate del punto di contatto. Questa tecnologia ha il vantaggio di offrire schermi molto trasparenti, elevata precisione, stabilità di calibrazione eccellente. Però sono schermi molto costosi e non non adatti all’ambiente esterno ed al contatto con liquidi.

I touch screen realizzati con tecnologia piezo-elettrica sono formati da una cornice in alluminio che contiene quattro sensori piezoelettrici posti in corrispondenza dei quattro angoli. Quando si esercita una pressione sul vetro (che è libero di muoversi) questo trasmette la pressione ai quattro sensori, determinando lo sbilanciamento di un ponte; il segnale analogico risultante viene trasformato dal controller in segnale digitale. Questa tecnologia ha il vantaggio di offrire schermi molto trasparenti, non è sensibile ai liquidi e ed abrasioni dello schermo, ha stabilità di calibrazione eccellente. Gli schermi molto costosi, la precisione è scarsa e la pressione di tocco è elevata.


(Grazie a
Pidru per avermi fornito l’informazione)





Hiroshi Ishiguro

25 07 2006

Di nuovo tecno-minchiate madeinjapan…anche se in realtà di minchiate non si parla…questo super-scienziato-ingegnere è colui che ha creato il primo androide con sembianze e movenze umane, chiamato Q-1, che ricrea una bella giapponesina in grado di interagire con le persone (anche per mezzo di espressività oltre che la voce) di cui si parla nell’articolo qui sotto…Ora è andato oltre: ha creato il suo clone, ovvero il clone di sè stesso…e si è cambiato il nome in Geminoid HI 1…di cui si parla in quest’articolo che ho trovato in giro. Non so perchè ma mi viene in mente solo ciò che direbbe mio padre a sentire notizie come queste…

…non aveva proprio un c%$”o da fare, eh?!?