Nessun trucco, nessun inganno…

12 06 2008

Un buon truccatore fa i miracoli, oltre a fare un mucchio di soldi…chiedetelo a Diego Dalla Palma, definito oltreoceano il profeta del make-up made in Italy. Ciononostante anche il caro Diego é d’accordo con me, nel senso che vede una certa insicurezza nell’eccesso di make-up.

“Quando una donna forse è eccessivamente coperta, con troppo trucco, probabilmente vuole mascherarsi. Non è detto che la donna acqua e sapone sia piú forte, però sicuramente si porge agli occhi con un’onestà fisica, senza nessun tipo di maschera. Può anche darsi che dietro l’eccesso di acqua e sapone si celi una fragilità diversa. Fragilità per esempio può essere anche non aver voglia di giocare con il trucco. Io credo che la regina del mondo sia quella che con o senza trucco stia bene, ma che sappia usare il trucco con ironia e solo come gioco. Se lo usa per mascherarsi è un disastro.” (intervista a Vanessa Bozzi del 31/05/01)

Sono pienamente concorde: la donna piú attraente é quella che sta bene con sé stessa in ogni occasione, truccata o struccata. Tuttavia i casi di eccessivo maquillage abbondano in TV e al cinema. Personalmente non lo ritengo un problema perché non guardo TV da almeno 4 anni e vado al cinema poco spesso…preferisco l’Home Video – spesso abusivo, come anche voi del resto. Leggi il seguito di questo post »





Cambio Template…mi aiutate?

14 10 2007

Adoro i cambiamenti che, però, devono avere un senso…essere funzionali. Questo Template (per i profani la “grafica” che state osservando) del blog è molto carina però non mi consente di gestire e personalizzare i widget (per i profani le “scatolette” che contengono e suddividono le altre informazioni relative al blog e ai contatti). Urge, quindi, un altro cambio all’insegna della funzionalità e dell’estetica ovviamente. Tra i Template resi disponibili gratuitamente da WordPress (perchè se volessi usare q.sa fatto da me, eheheh, dovrei pagare è chiaro) ho selezionato questi che, a loro volta, contengono pro e contro. Non so ancora decidermi, intanto ve li mostro così chi è interessato può darmi il proprio parere, ok? Grazie :-)

Questo è stato il primo che ho usato e infatti i pulsanti cliccabili personalizzati seguonole tonalità di questo Template. Direi che non è il caso di ripetersi, dopo un po’ sto grigio mi deprime… Leggi il seguito di questo post »





Buon 2007! ;-)

11 07 2007

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Piccolo festeggiamento personale: questo blog ha raggiunto la 2007a visita (nel 2007) oggi verso le 21.40 dai primi di giugno, periodo in cui ho effettuato il mio spostamento qui su wordpress. Mi fa piacere, noto che ci sono parecchie visite, molte delle quali da webbers che non conosco…per ora il picco di visite sale a quota 106 in un giorno (record recente, raggiunto 2 giorni fa); so che non sono cifre da capogiro, ma in fondo non ho neanche mai spinto per creare un blog pretenzioso, questo è e rimane un luogo personale (sebbene di pubblico accesso) dove scrivo su argomenti che mi interessano, tutto qui. Tutto il resto è grasso che cola ;-)





Aggiunta la sezione * Arte *

8 06 2007

Ho aggiunto la sezione * Arte * in cui caricherò le foto di mostre e fiere a cui ho partecipato, se vi interessa ;-)





Me ne vado su WordPress!

29 05 2007

Sto per muovermi su WordPress, in questi giorni lo sto studiando per capirne appieno il funzionamento…se tutto va bene potrete continuare a seguire i miei blog tutti insieme (Q-riositatem e The Future) su un’unica piattaforma – o meglio – un unico blog che è diviso in categorie…le quali avranno gli stessi nomi di ora….e a cui aggiungerò molte altre categorie, visto che di cose di cui interessarsi e di cui parlare ce ne sono sempre un mucchio…;-)
Una volta ultimato lo spostamento credo che i vecchi indirizzi url rimanderanno automaticamente al nuovo sito, per cui…non spaventatevi se non ci capirete molto la prima volta…




esce un Pornoblog in libreria…

6 02 2007



“Possibile che non sia ancora chiaro che il sesso NON E’ un esercizio di potere ma esattamente il contrario? Non si dovrebbe mai parlare di sottomissione e/o dominio ma, ancora una volta romanticamente, di resa. Soprattutto durante un pompino, dove arrendersi è e dovrebbe sempre essere qualcosa di assolutamente reciproco, e dove infatti perché si raggiunga il massimo del piacere è indispensabile il coinvolgimento arrapato di chi lo esegue.”

“[...]Quindi diciamo che la mia conclusione e’: cerchiamo di non preoccuparci troppo di quello che ci piace o non ci piace, cerchiamo di viverci il sesso con meno filtri possibile, e soprattutto non poniamoci dei limiti a priori, che come tutti gli apriori rischiano sempre di trasformarsi in fantasmi con vita propria che fanno di noi quello che vogliono senza lasciarci il tempo, lo spazio e il modo di desiderare, di godere e far godere comprendendo tutto il possibile e l’impossibile.”

Da marzo 2007 sarà in libreria Pornoromantica, Fazi editore. E’ una specie di romanzo che cherolain s’è inventata giocando sui tre anni di blog, pornoromantica su splinder. Blog super curioso da visitare e leggere, non a caso è stato visitato già da circa 485 mila visitatori…consigliato a noi ometti, visto che è una donna a scrivere, tra l’altro neanche male…




Come migliorare il vostro blog

24 01 2007

Troppo spesso chi fa ricorso a una piattaforma blog, sia per uso personale sia per uso aziendale, trascura di porvi tutta la cura necessaria in termini di usabilità, nella convinzione che la forma-blog sia di per sé usabile. Questo è un errore.

I blog hanno istituzionalizzato i link permanenti e presentano degli url più chiari, offrono sempre una struttura intelligibile doppia, quella cronologica e quella a sezioni, mettono al centro il contenuto lasciando in secondo piano la grafica e ogni altra possibile distrazione, tra il contenuto mettono in risalto le novità. I blog, quindi, sono di per sé usabili. Questa la conclusione a cui spesso, erroneamente, si arriva. In realtà anche per i blog vale la regola d’oro dell’usabilità: struttura e dettagli, cioè architettura del sito e cura del particolare.


Il blog è un sito

Sembra fin troppo banale, ma non lo è: il blog è un sito come qualsiasi altro. Per questo motivo quando si realizza un blog bisognerebbe mettere in atto tutti quei suggerimenti e quei controlli che da sempre si consigliano per l’usabilità dei siti Internet. Il fatto che le piattaforme di blogging automaticamente diano soluzione ad alcuni tra i più importanti problemi, non esime l’autore da una verifica – fatta prima di tutto sul campo – sia degli automatismi della piattaforma sia del livello di personalizzazione.


I problemi comuni

Troppe volte, navigando tra i blog, si possono trovare pagine cariche di problemi di usabilità. E alla fine, i problemi sono quasi sempre gli stessi. Quelli sotto elencati non sono gli unici, ma sono quelli più evidenti e più facilmente rimediabili. Vediamoli a uno a uno.
  • Uso del colore. La centralità del contenuto – perlopiù testuale – porta gli autori a esercitarsi in acrobazie cromatiche, a volte degne più di un circo che di una pagina Web. Bisognerebbe sempre stabilire delle linee guida del colore, sviluppate con criterio e sulla base di determinati obiettivi.
  • Testo e font. La linearità con cui si sviluppa il contenuto dei blog fa nascere un desiderio di originalità là dove, di solito, non ce n’è bisogno. Inutile tentare di utilizzare font particolari per rimarcare il carattere del proprio sito: molto meglio attenersi a quelli standard, che garantiscono l’unico aspetto fondamentale, la leggibilità.
  • Immagini. Qui il problema nasce perlopiù per semplice errore: immagini troppo grandi – oltre a problemi di caricamento per tutti i dial-up users (e in Italia sono ancora tanti) – non consentono di prendere visione immediata del contenuto del blog nel suo insieme. Soprattutto l’header deve essere trattato con la giusta dimensione, in modo che all’apparire della pagina non sia necessario scrollare per capire di che cosa si tratta.
  • La gestione dei link. Se i collegamenti ipertestuali sono la linfa di tutte le pagine Web, ciò è ancora più vero nel caso dei blog. L’essenza stessa della blogosfera è il rimando continuo, di blog in blog o di blog in sito, fino alla fonte primaria della notizia a cui si fa eco o si commenta. Per questo, oltre ai principi generali sui link, sarà bene tenere d’occhio la loro visibilità nella pagina e anche nel singolo testo. Il colore e l’indicazione chiara del collegamento sono fondamentali, al pari del cambio cromatico a link cliccato.
  • La struttura. Quella delle singole pagine è garantita dall’ordine cronologico: può non essere la soluzione migliore in assoluto, ma è uno standard ormai pienamente accettato e che ha in più il vantaggio di rendere uniforme la blogosfera. Diverso il discorso per il sito nel suo complesso. In questo caso, la navigazione interna deve essere agevolata esattamente come si farebbe negli altri siti. Per questo motivo l’attenzione alla struttura deve essere molto alta, con una scelta significativa delle sezioni da presentare e con una logica distinzione tra le aree di destinazione. Gli argomenti del sito, le pagine istituzionali, le pagine di servizio e così via.

(dal sito shynistat.com)

link: shinynews/usability






Tutto gratis – si – ma a che prezzo?

19 09 2006

I numeri non mentono.

Potrei fare un’introduzione prolissa e spiegare esattamente la nascita e lo sviluppo di questi due nuovi canali di comunicazione (soprattutto) giovanile ma penso che la maggior parte di chiunque legga questo post già conosca il fenomeno, anzi chiamiamolo trend. Ciò che probabilmente ancora non si conosce bene è il potere che viene esercitato dai proprietari di questi due network. Intanto l’obiettivo annunciato da uno dei proprietari di Myspace è quello di diventare l’avversario più temibile di iTunes, e questo già fa capire le ambizioni di espansione di un servizio gratuito, sì, ma dall’interfaccia orribile, semplicissima e (d’accordo) veloce. Nel primo anno di vita iTunes (nasce il 28 aprile 2003) ha venduto oltre 70 milioni di canzoni e tutt’ora rappresenta circa il 70% di tutta la musica scaricata legalmente dalla rete. Per quanto riguarda le cifre di Myspace si parla di già oltre 61 milioni di utenti (dai 16 ai 34 anni) con la media di 220 mila nuovi utenti registrati ogni giorno ed è il secondo sito più visitato al mondo per pagine viste. Il Wall Street Journal invece parla di YouTube con cifre ancora superiori: 500 mila utenti ma già 1,73 miliardi di visioni effettuate; lo spazio occupato dai video è stimato di circa 45 terabyte (1 Terabyte = 1024 Gigabyte) distribuiti su un 5 mila server e una banda Ethernet dedicata (per la trasmissione dati) da 10 Gb/sec. del costo approssimativissimo di circa 1 milione di dollari al mese. Impressionante. E queste cifre che ho trovato spulciando in rete saranno aggiornate da marzo a settembre 2006 quindi c’è da aspettarsi che adesso i numeri siano cresciuti, e anche di molto.

Quello che mi sono chiesto, e che penso vi siate chiesti anche voi, é: “Ma che cosa ci guadagna il padrone di Myspace e Youtube a far scambiare gratuitamente foto-video-musica autoprodotta tra i giovani?” e soprattutto “Chi è che finanzia tutti i costi di gestione degli utenti e del file-sharing?“. Bella domanda.

Attenzione alle condizioni d’uso.

Quanti di noi registandosi a qualche sito o installando un software, si é mai letto veramente tutto il contratto che l’azienda stipula con l’utente-acquirente? Io stesso non l’ho mai fatto, già mi addormento a leggere una rivista, figuriamoci un documento virtual-burocratico. E poi se non si spunta la casella “accetto” non si può mai continuare (tra l’altro: che scelta abbiamo? Nessuno è libero di scegliere quando si fanno affari con le aziende…). Beh, facciamo male.
Nello specifico di Myspace e YouTube qualcuno ha scoperto che (riporto pari pari) una volta pubblicata la propria musica, essa appartiene a MySpace (aka Rupert Murdoch) e loro possono farci quello che vogliono, in tutto il mondo e senza pagare l’artista”. “Nel momento in cui pubblicate ogni tipo di contenuto, messaggi, testo, file, immagini, foto, video, suoni, profili, lavori di autori o ogni tipo di materiale su o attraverso il servizio, conferite in questo modo a MySpace una licenza non esclusiva, senza royalty, a livello mondiale per utilizzare, copiare, modificare, adattare, tradurre, utilizzare in pubblicità, vendere, riprodurre, trasmettere e distribuire i contenuti attraverso il servizio” (do it yourself) e “che pubblicare un video su YouTube significa dare a YouTube la possibilita’ di realizzare con quel video compilation commerciali, versioni doppiate in maniera da capovolgerne il senso, spot che ne usano solo la colonna sonora e naturalmente la possibilita’ di inserirvi qualsiasi messaggio pubblicitario” (copydown). Dunque ecco la chioda, così sì che si capisce quali sono i vantaggi diretti!
Per quanto riguarda i vantaggi indiretti basta pensare a quanti form abbiamo compilato in questi anni: dalla vostra prima casella mail (e poi quante ne avete cambiate?) alla prenotazione di un biglietto aereo o ferroviario qualsiasi (anche se si tratta di connessioni protette vuol dire che gli hackers magari non vi clonano la carta di credito ma l’azienda con cui state stipulando l’acquisto possiede tutti i vs dati). Già si sapeva che sanno chi siamo. Il discorso però è che sanno cosa vogliamo e cosa ci piace (indica le tue preferenze: sport, viaggi, arte, cultura…). Del resto si tratta di marketing e una delle prime regole è quella di soddisfare il cliente: se conosci il cliente, le sue abitudini, i suoi sogni, le sue aspirazioni allora sai dove colpire.

Esempi: Feed Rss e Podcast

L’applicazione diretta sulla rete della strategia di cui sopra è per l’appunto il sistema dei feed RSS. Per chi non sapesse ancora cos’è basta pensare ai Tg delle reti Rai o ancora meglio al TGCom del Gruppo Autostrade: le notizie in forma scritta che scorrono in basso al mezzobusto del giornalista oppure le notizie in real time che accompagnano news generiche, meteo e pubblicità sugli schermi piatti agli autogrill principali sfruttano un sistema molto simile. anche il servizio di Blogger (questo che stai leggendo) dà la possibilità ad ogni utente registrato di visualizzare in una parte della pagina del blog (decisa dall’utente) una serie di pubblicità e notizie che scorrono e vengono aggiornate in tempo reale secondo i criteri con cui è stato creato ogni blog; tale servizio aggiuntivo si chiama AdSense e promette di “guadagnare con il tuo blog”. Per esempio: se hai indicato come campi di pertinenza per il tuo blog attualità, poesia e musica allora verranno visualizzate tutte quelle notizie e pubblicità inerenti ad attualità, poesia e musica, aggiornate continuamente. Questa è una forma subdola (perchè non immediatamente chiara) di creare dei potenziali clienti: chissà che qualcuno che naviga sul tuo blog poi non veda una notizia interessante o un annuncio che si conclude con un acquisto…E’ per questo che viene promesso anche un compenso, del quale – però – non ho ancora capito nè le dinamche nè l’entità ed è per questo che ho deciso di non collaborare e inserire alcun RSS.
Un altro esempio di canale dedicato è il Podcasting di Apple, diventato già anch’esso un vero e proprio fenomeno. In pratica si apre iTunes (col quale fino a poco tempo fa si ascoltavano solo i brani in mp3, si aggiornava l’iPod e si scaricavano brani mp3 pagando) e ci si collega con Podcast (anche qui una volta registati al sito Apple), ovvero si schiaccia il pulsante e sempre all’interno di iTunes si apre una pagina web collegata al Music Store Apple: iTunes è diventato quindi un browser attraverso il quale interfacciarsi esclusivamente col sito Apple. da questa pagina web, se indicato come possibile, si possono scaricare registrazioni digitali di trasmissioni radiofoniche, lezioni di lingua e simili sia a pagamento che gratuitamente, a seconda dei casi. Ah, a una velocità un pelo superiore visto che è un canale specifico che la Mac ha acquistato appositamente per lo sharing di questi dati.

Non voglio fare gran polemica su questa situazione, anche perchè è inevitabile – questo è il futuro del business. Ed è solo un inizio. Un nuovo universo virtuale è stato creato ma bisogna stare all’erta come e più che nella vita concreta. Regalereste senza garanzie una vostra canzone, un cortometraggio o una poesia a uno sconosciuto? Con Myspace e YouTube lo avete fatto. Se volete tutelarvi pensateci bene e forse troverete sistemi più sicuri per custodire un briciolo di autorità sul frutto del vostro tempo, lavoro e passione pur sempre condividendolo, e anche gratuitamente magari.

In bocca al lupo ai gruppi emergenti, tipo i McEnroe di Chicco e Magno!





Ci spiano:paghi e leggi informazioni personali

13 09 2006


Provate ad andare sul sito americano Intelius.com anche se non siete americani: registrandovi e pagando piccole somme si possono ottenere un sacco di informazioni su praticamente chiunque negli States. 7,95 $ per sapere se il soggetto é sposato e ha figli…ben 49,95 $ per sapere se ha la fedina penale a posto. Altro? Dove vive, quanto guadagna…non è una questione di spionaggio segreto ma il fatto che tutti pagano con carta di credito anche la pizza d’asporto sotto casa…tutte le informazioni sono collegate. E poi i formulari elettronici da compilare in caso di transazioni economiche come Paypal o i pagamenti on-line di biglietti aerei…gli americani sono completamente scoperti sotto questo punto di vista. Il sito conta più di 30 milioni di utenti al mese. E te lo dico..

fonte: Repubblica delle Donne (09 set 2006)




Il fenomeno dei Blog…

2 08 2006
Alla fine ci si arriva un po’ tutti…a metà anni ‘90 avere un telefono cellulare (il telefonino – nome per me orrendo) era roba da ricchi patacconi; 5 anni dopo è diventato un vero must – come nel resto del mondo del resto – e, anzi, l’Italia ne è diventato il fruitore dipendente arrivando al secondo posto in Europa (anche se questa è un anotizia vecchia di almeno un anno, ora potremmo essere anche i primi, non so..). E il computer? Dopo la corsa al Personal Computer casalingo (a botte di 600-800 Mhz fino all’arrivo dei – ullallà – 1000 Mhz che ora non sono niente…) ora chi è il poveraccio che non vuole il suo laptop portatile per poter chattare online, downloadare mp3, pacchetti RAR, webloggare …e tutto tramite un collegamento wi-fi magari in pausa-viaggio seduti comodamente in qualche internet cafè o web spot...a parte gli scherzi, ma come c&%$o parliamo? Oppure (versione positivista): ma quanti nuovi vocaboli abbiamo dovuto inserire nel nostro linguaggio quotidiano da 5/6 anni a questa parte?
Va beh, non divaghiamo troppo. Il nocciolo di questo post è fare qualche considerazione sul fenomeno dei blog appunto…io personalmente è appena un mese che ne ho aperti due (divisi per…interessi diciamo) e come spesso mi succede, non è che ne sapessi granchè prima. Leggendo quà e là poi si scopre che anche questa nuova “tendenza” non è affatto nuova nel mondo (negli States il boom dei blog risale al 2000/2001), ma che noi ovviamente la si usa principalmente per le sue caratteristiche più leggere: in voga dal 2003 in Italia si può stimare che l’80% dei blog italiani siano veri e propri diari virtuali in cui ragazzi (principalmente, e di 15/16 anni di media) scrivono quotidianamente le loro vicende, pensieri, messaggi e quant’altro. Su un articolo dell’Espresso leggevo però che ne esistono una parte realizzati per scopi un po’ più seri…ovvero i blog sono diventati anche uno strumento usato da personaggi politici, comunità religiose, piccoli comuni e località italiane come mezzo rapido per la divulgazione di informazioni locali, ma anche come luogo virtuale di ritrovo per i patiti della perversione, vedi blog sul bondage…e immagino ce ne siano diversi altri ancora.
La cosa migliore che ho letto a riguardo è un approfondimento di notizie che avevo già sentito durante i periodi peggiori dall’inizio del nuovo millennio: l’attacco alle Twin Towers, la guerra in Iraq, le esplosioni a Londra e Madrid…i blog si sono subito rivelati fonte immediata di informazione utili ai giornalisti stessi per una più efficace (forse) gestione delle notizie (vedi il caso di quello studente che aggiornava quotidianamente il suo diario dall’Iraq anche in quei giorni in cui avevano disattivato il segnale di trasmissione di Al Jazeera), utili alla diffusione di appelli di ricerca per persone disperse o anche solo mezzi per comunicare e rassicurare amici e parenti disperati all’altro capo del mondo. Bellissimo, fin qui ci siamo.
Come ogni novità proposta dal business legato all’avanzamento tecnologico, si passa da un primo rifiuto a un graduale abituarsi all’idea fino a una totale accettazione, nonchè entusiasmo…anche per i blog è stato così, almeno in Italia. Ciò che differenzia e potenzia l’efficacia di questo fenomeno è innanzitutto la gratuità. In seguito la facilità con cui ci si può esporre (a suo modo assomiglia al fenomeno del Grande Fratello, in cui falliti disoccupati ma carini possono passare dall’anonimato alla notorietà in soli 3 mesi…!), basta seguire qualche semplice mossa strategica di promozione del proprio sito. Il successo dei blog è presto definito: gratis e facile. Meglio di così.
Ovviamente, diventando fenomeno di massa, tutti vogliono avere il proprio blog. E qui la rete si riempie di monnezza virtuale, pareri e sconcerie espressi in maniera più o meno ragionata, opinionismo gratuito, spesso disinformato, e ironia -a volte- incomprensibile. Personalmente sono contrario a questo tipo di situazione. Sono perfettamente d’accordo che “se non ti va di leggere il mio blog basta che non digiti l’indirizzo o non lo linki” ma il mio discorso va un po’ oltre: la libertà concessa ad ognuno di esprimersi è una grande possibilità, ma questo non vuol certo dire che bisogna usarla male. Anche nella nostra Costituzione c’è scritto che abbiamo piena libertà di pensiero e parola, ma non è vero che possiamo dire tutto quello che ci viene in mente…e questo NON è un male. Abbiamo dei limiti che, si sa, sono sempre gli stessi: la libertà altrui. Siamo liberi di agire come vogliamo ma senza arrivare a violare l’altrui libertà di agire come vuole. Per il pensiero e la parola vale lo stesso: il limite è l’offesa del pensiero o delle parole altrui. Quindi, non confondiamo l’offesa con “materia di discussione”, perchè c’è in effetti una sottile differenza ma va necessariamente distinta, non ci sono cazzi.
Leggo ancora blog e post in cui si criticano con leggerezza sconcertante le società straniere, attacchi antisemiti e ancora visioni stereotipate di Cina, Corea, Giappone, Medio Oriente, Africa e America del Sud. Mi chiedo come si possa ancora essere così chiusi mentalmente…eppure il weblog lo si usa, no?!
Ma in effetti non sono poi così meravigliato poichè qui in Italia abbiamo tuttora autorevoli testate nazionali che mostrano quanto sia ancora molto diffuso questo atteggiamento di inadeguatezza nei confronti del mondo: proprio stamattina leggo la prima pagina di Libero (di Feltri) al bar, cito testualmente: “Castro Morente, nessun pianga – Il dittatore lascia al fratello” e un piccolo estratto: “[...] Mettete via le parole di circostanza, il dolore, l’apprensione e tutte quelle cose che normalmente si dicono. Non è il caso. Questo è il momento di sperare, anche un po’ di gioire. [...]” (di Mattias Mainiero)
Io mi chiedo se questa è una maniera di scrivere un articolo, sarà giornalismo questo?!? Non voglio dilungarmi su cosa si scrive, anche perchè non avrei molte cose da dire a riguardo, ma vorrei soffermarmi su come si scrive. E’ molto importante. E soprattutto bisogna ricordarsi che la libertà di espressione segue le regole che ci devono essere state insegnate a scuola e dai genitori, cioè con educazione e rispetto e, aggiungerei io, con accortezza – valutando la maniera migliore di caso in caso. Bisogna sapere cosa dire al momento giusto, e se il momento è giusto bisogna saperlo dire al meglio: sia che si tratti di usare un linguaggio forbito o un fanculo.
Citando Woody Harrelson nei panni dello stesso Larry Flint in Larry Flint. Oltre lo Scandalo (1996): Le opinioni sono come il buco del culo: ognuno ha il suo. Concordo.


link sui blog:






Ci spiano: A)Vaffanculo B)Che figata!

5 07 2006


Quanto tempo è che ormai si parla di “identità violate”, “leggi sulla privacy” e tutta quella serie di nuovi modi di dire legati al’avanzamento tecnologico e a tutta una serie di piccole (ma continue) modifiche del vivere quotidiano di tutti? E certo, ogni volta si finisce col citare l’ormai celeberrimo “1984″ di George Orwell (vero nome Eric Arthur Blair) come una sorta di premonizione letteraria (è del 1949 se non erro..). Ma siamo nel 2006 e sta cosa del “ci stanno spiando” genera reazioni molto, molto diverse e contrastanti. C’è un sito che si sta facendo conoscere moltissimo (aiutatosi anche per mezzo degli stickers attaccati ovunque, soprattutto stazioni dei treni e luoghi pubblici): Tistannoascoltando.net si dichiara apertamente contro ogni tipo di controllo mediatico, dimostrando al visitatore quanto sia facile “farsi fregare” per mezzo di esempi pratici…c’è un elenco completo di numeri di serie di carte di credito clonate, storie di fatti (realmente?) accaduti e molto altro…da farci una visita di sicuro.

E invece c’è anche chi si sente “protetto” da questo tipo di controlli continui asserendo che solo chi ha qualcosa da nascondere può essere infastidito dal discorso della “violazione della Privacy”…mah, basta dare un’occhiata su Notbored.org. E secondo voi?

date un’occhiata anche in quest’altro sito di un fanatico di Orwell!!