Stereotipi e pregiudizi parte 6: La sfiga

6 03 2009

Prima o poi un post su questo stereotipo bisognava che lo scrivessi pure io. E dire che di materiale interessante in giro per il web ce n’è parecchio…tuttavia questa storia della sfiga (formalmente “sfortuna” o “jella” in italiano) ha parecchie spiegazioni interessanti che, si capisce,  affondano le radici nella storia dell’uomo. Quando si parla di sfortuna si finisce sempre con lo schierarci o dalla parte dei superstiziosi o dei non-superstiziosi, sentendoci più intelligenti – quasi “superiori” – nel secondo caso. Il superstizioso viene considerato un po’ un credulone, concentrato sulle proprie fissazioni e stando attento a calcare il suolo col piede giusto di primo mattino o a buttarsi il sale dietro le spalle, una volta rovesciato per disgrazia. E i non-superstiziosi invece? A cosa crede chi non crede in nulla? Su cosa si concentra? Forse a scrivere post sulla sfiga…

Totò lo jettatore nellepisodio La patente in Così è la vita diretto da Luigi Zampa (1954)

Totò lo jettatore nell'episodio "La patente" in "Così è la vita" diretto da Luigi Zampa (1954)

Ma cominciamo con ordine. Il solito ordine sparso:

Le domande

  • Numeri: perchè il 17 porta sfiga in alcuni paesi, il 13 in altri? Perchè venerdì 17 viene considerato di male auspicio?
  • Cibo: perchè versare sale, pepe o olio porta sfortuna e versare il vino porta bene? Perchè l’aglio tiene lontano Dracula? Perchè le lenticchie a Capodanno sono di buon auspicio?
  • A tavola: Perchè non va bene incrociare le posate a tavola? Perchè mai, se cade una forchetta, vuol dire che un uomo verrà a far visita?
  • Fenomeni fisici: Perchè rompere uno specchio porta ben 7 anni di sfortuna (alla faccia…)? Perchè se ci fischia l’orecchio sinistro significa che qualcuno sta parlando/pensando male di noi e se ci fischia quello destro il suo contrario?
  • Gestualità: Fare le corna, toccare ferro, toccare legno, toccare…gli ammennicoli. Ma perchè?!?
  • Animali: Perchè il gatto nero che attraversa la strada da sinistra verso destra porta una sfiga tremenda?
  • Amuleti: Perchè, per difendersi dalla sfortuna, si usano oggetti bizzarri come corna, peperoncini, gobbetti, ferri di cavallo, trecce d’aglio oppure impietose zampine di coniglio o di lepre?

Alcune risposte
So bene che è improbabile riuscire a risalire alle origini delle superstizioni con certezza scientifica. Tuttavia è possibile azzardare qualche ipotesi logica e sensata, soddisfacente per chi non si ritiene superstizioso.

Diciassette. 17 o XVII anagrammato diventa VIXI, che in latino è un verbo al tempo perfetto e tradotto in italiano vuol dire vissi (cioè implica “adesso sono morto”). Il diluvio universale, secondo l’Antico Testamento, iniziò il 17° giorno del secondo mese (ma si concluse lo stesso giorno del settimo mese, quando Noé raggiunse l’Ararat.). Secondo Plutarco i pitagorici avevano orrore del numero 17, perché intermedio tra 16 e 18, gli unici due numeri che rappresentano contemporaneamente la superficie e il perimetro di uno stesso quadrilatero, essendo 16 = 4 × 4 e 18 = 3 × 6.

La fama iettatoria del numero 17 si sarebbe rafforzata, in epoca moderna, con la sfortunata vicenda del mancato re Luigi XVII che, in piena Rivoluzione francese, non salì mai al trono e morì in carcere, nel 1795 ammalato e moribondo, incarcerato nella prigione del Tempio, che peraltro fu in precedenza luogo sacro dei Templari. Quando poi, con la restaurazione della monarchia, diventò re lo zio, questi assunse prudentemente il nome di Luigi XVIII. Leggi il seguito di questo post »





Stereotipi e pregiudizi parte 5: all’insegna dell’equilibrio culturale

12 01 2009

stereotipi_e_pregiudizi

Che poi non si é ancora capito bene cosa sia quest’equilibrio. Cerco-un-centro-di-gravitá-permanente. Io non sono mica poi tanto d’accordo col Battiato…

Ma partiamo dall’inizio, tipo: che lingua si parla in Spagna? Lo spagnolo? Formalmente sí, nella pratica no visto che per lengua española ci si riferisce alla grammatica del castellano…ma che dire del catalano, del valenciano, del gallego, del basco e di quell’altra manciata di vere e proprie lingue (guai a chiamarle dialetti onde rischiare veri e propri incidenti diplomatici) che si parlano di regione in regione, difese con quell’orgoglio che da noi in Italia rimane solo ai sardi (al sud) e ai fautori del ladino, al nord…e a pochi altri.

Los idiomas de España

Los idiomas de España

E l’italiano? Non é forse il volgare che si parlava nella regione Toscana e reso immortale dai versi di Dante e Petrarca? E che ne rimane di tutti gli altri dialetti regionali che, a occhiometro, saranno almeno un paio di centinaia? Per noi italiani é tutto piuttosto normale, la sappiamo bene questa cosa dei dialetti…sebbene raramente riusciamo a distinguere una parlata molisana stretta da una variante campana, una parlata in dialetto abruzzese di Pescara dalla sua variante de L’Aquila e così via. Noi romagnoli, che stiamo cosí simpatici (piú o meno) a tutti gli altri italiani, veniamo fin troppo spesso imitati con l’accento “alla bolognese”…che suona altrettanto diverso dall’accento modenese, reggiano e parmense per giunta! Valentino Rossi é di Tavullia, quindi geograficamente é marchigiano, ma parla con un’accento assolutamente romagnolo (mezzo riminese e riccionese per precisione). Ma…vallo a dire a un americano…gli americani pensano che l’italiano sia quel pastrocchio di siculo-inglese che s’ode a pezzi ne “Il Padrino”…!?!?…I’m not jocking people. Leggi il seguito di questo post »





Il Palio del Niballo

5 06 2008

Ieri sera sono andato a cena presso il mio rione e ho incontrato tante vecchie conoscenze. S’é parlato di Palio, di grandi e piccole squadre, di coppie, di singoli, di musici…ma per chi non é faentino questi termini non fanno squillare alcun segnale!

Cos’é il Palio. Vale la pena, quindi, spendere un post per parlare di questa tradizione assolutamente locale e della quale pochi italiani conoscono l’esistenza. Secondo solo a quello di Siena – in termini d’importanza – il Palio del Niballo di Faenza risulta essere tra le giostre italiane a cavallo piú ardue: i cavalieri dei cinque rioni (Nero, Rosso, Bianco, Giallo e Verde) cavalcano su cavalli (sellati) anglo-arabi-sardi sfidandosi a coppie e a rotazione, fino ad aver ultimato i rispettivi gironi. La sfida consiste nel colpire per primi il bersaglio (a immagine di Saraceno a braccia aperte) affinché il braccio meccanico colpito per primo si alzi decretando il rione vincitore della tenzone. Ad ogni vittoria il rione vincitore guadagna uno scudo coi colori dell’avversario. Vince, ovviamente, il rione che ha piú scudi avversari. La posta in gioco é, appunto, il Palio: un drappo rosso finemente ricamato e decorato, preparato ogni anno per l’occasione. Al secondo posto va una porchetta e al terzo un gallo. Da noi si usa dire che anche l’ultimo rione in classifica vinca qualcosa: le chiavi per chiudere il campo del campo sportivo che ospita l’evento.

Storia. “I tornei assunsero tutti gli attributi di grande spettacolo specialmente nel periodo della Signoria Manfrediana, epoca in cui memorabili giostre furono eseguite in onore di alte personalità ed epoca durante la quale venne codificata, negli Statuti faentini del 1410, la regolamentazione del palio.

“…Hebbe per antichissima consuetudine questo nobile pubblico di proporre ogni anno un premio per invitar la gioventù ad esser assai presta nelli atrezzi cavagliereschi…… Al qual effetto si faceva piantar sulla piazza il saracino ovvero ANIBALLO et correre longa un carrera di cavalli….”. Leggi il seguito di questo post »





L’arte di apparecchiare

12 05 2008

“Fino al periodo delle guerre puniche a Roma, anche nelle case più ricche, la tavola veniva preparata solo con lo stretto necessario, e il valore positivo associato al pasto era quello della frugalità. Poi qualcosa cambia, e il valore sacrale prima riservato ai sacrifici si allarga alla mensa domestica. Si origina così l’attività dell’apparecchiatura, della preparazione, che è in realtà un piccolo rito in cui si appronta lo spazio riservato a un’attività importante l’assunzione del cibo, non più praticata come attività di mero sostentamento ma come espressione di civiltà.

Non va dimenticato però che la tavola apparecchiata è la presentazione del pasto, l’introduzione ai piatti non deve trasformarsi in un addobbo invadente. Non incorrete mai nell’errore di far diventare l’apparecchiatura la protagonista del banchetto: è un virtuosismo che non ha altro significato che l’esaltazione eccessiva della padrona di casa o del maître. L’apparecchiatura, come dice la parola stessa, è “preparazione” a un evento, e la tavola apparecchiata è lo spazio scenico pronto ad accogliere i protagonisti dell’evento, cioè il cibo e i commensali. “

Gianfranco Vissani

(cuoco, gastronomo, critico, intrattenitore TV)

Ecco a voi la disposizione corretta di piatti, bicchieri e posate sulla tavola informale “classica” italiana (quando si invitano gli amici a pranzo/cena quindi), giusto per chiarire le idee a chi fa confusione con l’etiquette:

1. piatto fondo
2. piatto piano
3. sottopiatto
4. tovagliolo
5. forchetta per antipasto
6. forchetta per prima pietanza
7. forchetta per seconda pietanza
8. coltello
9. cucchiaio da minestra
10. posatine per dessert e formaggio
11. bicchiere per acqua
12. bicchiere per vino rosso
13. bicchiere per vino bianco
14. piattino per il pane

In caso di pranzo o cena meno impegnativa si potranno evitare il piattino per il pane e il sottopiatto. Ecco come posizionare piatti, posate, bicchieri: a sinistra del piatto, le forchette (con le punte verso l’alto), a destra i coltelli (con la lama verso il piatto) e i cucchiai. In orizzontale, le posate da frutta e da dessert: in basso il coltello con la punta a sinistra e la lama verso il piatto, poi la forchetta, con le punte verso destra rivolte in alto, infine il cucchiaino, con il manico a destra. Se il menù prevede sia il formaggio sia la frutta, insieme con la fruttiera verranno portate in tavola le posate da frutta appoggiate sul piattino pulito (mai incrociate).

Sopra le posate da frutta, un po’ spostati verso destra, i bicchieri: il più grande da acqua e alla sua destra quello più piccolo da vino.” (galateoitaliano.it)

Cosí abbiamo anche risolto la questione del “bicchiere grande per l’acqua e il bicchiere piccolo per il vino”…giusto? ;-)

Fonti:





Stereotipi e pregiudizi (parte3)

1 12 2007

Spunto per alcune riflessioni:

Quando un tedesco non sa una cosa…LA IMPARA.

Quando un americano non sa una cosa…PAGA PER SAPERLA.

Quando un irlandese non sa una cosa…CI BEVE SOPRA.

Quando un inglese non sa una cosa…CI SCOMMETTE SOPRA.

Quando un francese non sa una cosa…FA FINTA DI SAPERLA.

Quando un italiano non sa una cosa…LA INSEGNA.

Cosa ne pensate?

Fonte: il Cacofonico n.46La vendita” (sezione Cacobarze)

Immagine: Sergio Castellitto in “O’ professore, fiction tv per Canale 5.





Leggi stupide nel mondo (2)

24 11 2007

Leggevo in uno dei tanti ritagli sparsi per casa (ebbene sì, me li sono portati anche a Berlino) che in India esiste ancora una legge – per me – scema: a Delhi, in India, il bacio pubblico è oltraggioso. La legge risale al 1936 e la multa consisteva in 50 rupie ma col tempo e l’inflazione era diventata una cifra ridicola. Dal 2006 invece, anziché abrogare la legge l’hanno riconfermata aumentando la sanzione a 500 rupie (circa 9 euro) che sono abbastanza denaro se considerate che un europeo in vacanza da quelle parti con 2 euro al giorno dorme in un albergo quasi di lusso. Dunque cosa succede? Che i ragazzi innamorati si ritrovano dentro ai musei con giardino interno, visto che entrano gratis…

Fonte: il Venerdì di Repubblica (2006)





Stereotipi e pregiudizi (parte2)

23 11 2007

* ATTENZIONE, questo post è lungo! Ti consiglio di leggertelo con calma…o di stamparlo ;-) *

Avevo già dichiarato il mio amore per le culture del mondo e le loro relazioni in un post di Aprile scorso (“Stereotipi e pregiudizi parte 1“) e mi ero già fatto grasse risate leggendo le (ancora?) attuali leggi stupide vigenti in tutto il mondo (“Leggi stupide nel mondo”). Fatto sta che da molto più tempo ho certi dubbi globalizzazione linguistica che mi tormentano…ma credo che anche a qualcuno di voi sarà capitato di domandarsi:

 

 

  1. Perchè si dice Insalata russa? E perchè Montagne Russe?
  2. Perchè la crema si chiama catalana? E in Catalogna come si chiama quel dessert (che è diverso anche nel sapore dal latte portoghese)?
  3. Perchè in Emilia-Romagna è famosa la Zuppa Inglese che non è affatto una zuppa liquida ma un dessert di crema, crema di cioccolato fondente e biscotti in Alchermes?
  4. Vorrei sapere come lo chiamano in Spagna il Pan di Spagna
  5. Il bagno turco come si chiama in Turchia? E perchè si dice fumare come un turco?
  6. Il quadro svedese è stato davvero un’invenzione svedese? (Magari Ikea?)
  7. Perchè in lotta greco-romana la posizione di penalità viene chiamata greca e consiste nel mettersi a carponi per terra (a pecora direbbero alcuni)?
  8. Da cosa deriva il fatto che, notoriamente, in alcuni paesi europei si sia fatta ironia e scherno dei popoli “taccagni”: tutti ce l’hanno con gli ebrei, gli inglesi ce l’hanno con gli scozzesi, i brasiliani ce l’hanno coi portoghesi e gli italiani coi genovesi? Leggi il seguito di questo post »




Nuovo di Colombo…

6 11 2007

É incredibile…ma lo sapevate che gli spagnoli sono convinti che Cristoforo Colombo fosse nato in Spagna?!? E che, nella confusione, anche i portoghesi pensano che fu di natalità portoghese?!? Io ne parlavo quasi per scherzo in qualche chiacchierata italiana ma ho scoperto che è proprio vero! Gli spagnoli ne sono fieramente convinti! E addirittura gli viene insegnata una data e un luogo – presuntamente – autorevoli che invece sono un vero e proprio falso storico! Ovviamente sono arrivato quasi al litigio (sempre in forma simpatica chiaramente) discutendone con qualche Erasmus di Barcelona e della Catalunya (qui a Berlin), ma non c’è stato verso…loro rimagono convinti che assolutamente Colombo è sempre stato spagnolo…Cristóbal Colón, nome molto tipico spagnolo d’altronde…;-) “¿Como que no? Hay también un politico que se llama Colón…y yo tiengo vàrios amigos que se llaman Cristóbal…” sì, certo, un sacco di bàl come no…

Dai ma per favore, ¿¿ la vogliamo smettere?? Che qualcuno pigli in mano il piano di studi iberico e gli dia una revisionata per favore: sono d’accordo che Colombo non si potesse definire italiano (l’Italia unita non esisteva ancora e Genova era un protettorato ispanico); sono d’accordo che la sua vita – o buona parte – sia sempre stata avvolta nel mistero; sono d’accordo che si trasferì, si sposò e ci morì in Spagna…ma arrivare a negare la sua vera natalità vantando una menzogna nazionale proprio no, nun se pò ssentì!!

Per curiosità date anche voi un’occhiata alle definizioni Wikizzate, perchè quella in italiano (molto più completa) differisce non poco da quella spagnola…che ne pensate? :-)





La pjé

8 05 2007
Il Pascoli diceva che la piadina è il pane dei romagnoli. La piada è farina, acqua, strutto e sale e non va fermentato, per questo si può classificare tra i “pani azzimi” (dal greco azymos).
C’è chi dice che la migliore la facciano a Ravenna, chi a Cesenatico, altri dicono che quella riminese non ha rivali…a me piace sottile perchè l’impasto troppo alto lo digerisco peggio…ma in realtà mi piace sempre, come credo valga lo stesso per tutti i miei amici di zona. E’ fighissimo navigare in rete e vedere che la piadina è un simbolo per tutta la Romagna e se ne parla come di un vero e proprio alimento storico, annoverato tra i “piatti tipici” italiani…

“Uscendo dalla Romagna è possibile trovare diverse versioni di questa focaccia azzima, tutte di provenienza popolare, come il pintuleddu del Logudoro, la tigella emiliana, la farinata ligure, il kokku della Gallura, la torta al testo umbra, la pita dei paesi Balcani, la yufka turca, la burgutta eritrea, ecc…” (continua)


RICETTA BASE DELLA PIADINA


(circa 10/12 piadine)
1 Kg. di farina tipo O
20/30 gr. di sale fino
200 gr. di strutto di maiale raffinato
Acqua tiepida quanto basta per impastare.

Impastare tutti gli ingredienti grossolanamente. Fare riposare l’impasto coperto da un canovaccio di tela per almeno 2 o 3 ore. Meglio se un giorno intero, ma in frigorifero.
Dividere l’impasto ottenuto in 10 o 12 pezzi e farne delle palline. Tirare queste col mattarello di legno sulla spianatoia e cuocerle sul testo di coccio o in mancanza sulla teggia di ghisa ben calda fino a che si formano delle bolle belle colorate; girare con una spatola la piadina e terminare la cottura.
Farcire a piacere. (dal sito ufficiale piadina romagnola)

Valà valà ch’lé proprj bòna…

Altri links:
- Storia della piadina, Piadina On Line (aggiornamento sagre in corso e varie ricette tradizionali).





Rione Bianco VS Rione Nero

31 08 2006

Eheheheh…questo post è dedicato esclusivamente al mio amico ‘zzo che usa smodatamente il termine spocchioso…l’altra sera abbiamo quasi discusso sulla quantità di palii vinti dai nostri rispettivi rioni negli anni (‘zzo è del bianco, io sono del nero): ebbene, compreso l’ultimo Palio 2006 vinto dal Rione Nero (:-) conduce come numero complessivo al primo posto il Rione Rosso (27), al secondo il Nero (13), al terzo il Bianco (6), al quarto il Verde (5) e all’ultimo posto il Giallo (1). Per quanto riguarda le Bigorde d’Oro: 3 il Bianco, 2 il Nero, 2 il Rosso, 2 il Verde e 0 il Giallo (dati aggiornati al 2005).


Ora, senza elencare tutte le specialità, fino al 2005 il Bianco ha vinto ben 24 gare di sbandieratore singolo (contro 7 del Nero e 4 del Rosso); 24 Gare di sbandieratori a coppia (contro 9 del Nero e 6 del Verde); 19 Piccole squadre (contro le 6 del Nero e le 4 del Rosso); 22 Grandi Squadre (contro 7 del Nero e 3 del Verde); 15 premi per la squadra musici (contro i 6 del Nero -l’ultima è di quest’anno- e nessun altro rione ha vinto mai).

Bella ‘zzo, se avessimo scommesso mi dovresti pagare una serata di zicchi…;-)

Leggi anche questo post: “Il Palio del Niballo” ;-)