Il linguaggio dei “gggiovani”

28 08 2009

“Bella véz! Allora? Tutt’apposto?” “Dai, così…”

Di sicuro parlerebbero così (circa) i figli di un avvocato, che a sua volta non potrebbe esprimersi così con i suoi clienti per due motivi:

  1. Il gergo informale di adesso è diverso da quello della gioventù degli anni ‘60-’70;
  2. L’etica professionale non prevede normalmente un registro colloquiale o informale coi clienti.

Ho potuto constatare che in italiano esistono vari registri linguistici, così come in francese. Avvocati, politici, medici adottano termini tecnici specifici delle rispettive occupazioni oltre a un atteggiamento e un registro formale consono. Anche in altre lingue è così, sebbene esistano differenze anche notevoli. per esempio: gli anglosassoni hanno abolito da tempo il “lei” o addirittura il “voi” utilizzando uno “you” generico che si può utilizzare a tutti i livelli. In Spagna, invece, pur esistendo forme rispettose come “usted” se ne è abolito l’uso, tant’è che addirittura a ll’università gli studenti si rivolgono ai professori dandogli del “tu”.

Sempre per esperienza personale ho capito che il cambio generazionale ha sconvolto – e sconvolge – le generazioni precedenti a livello globale: marocchini e tunisini si lamentano della poca creanza e della totale mancanza di rispetto e di princìpi dei propri figli e nipoti esattamente come i coetanei danesi o svedesi.

Chiedersi perchè è lecito, ma capire in fondo la complessità di questo cambiamento è veramente difficile. Non a caso esistono approfonditi studi universitari in campo sociologico, antropologico ed etnologico che analizzano cos’è realmente cambiato, guardando la situazione da moltissimi punti di vista, primi tra tutti il contesto storico, quello economico-sociale e quello psico-sociale. Anche la professione cool hunting di cui parlavo due anni fa (sempre in questo blog) è una di quelle professioni che prima non esistevano e che si basa esclusivamente sull’osservazione e l’analisi di quello che sta succedendo, di cosa va di moda, di cosa è “cool” riuscendo addirittura ad anticipare – o nei casi migliori a dettare – ciò che andrà di moda. Grosse aziende come Nike, Samsung, Red Bull, Heineken e molte altre hanno capito da tempo che il loro target stava cambiando e che avrebbero dovuto seguirlo adeguandosi al più presto. Ecco perchè si è diffusa a macchia d’olio questa “mania” del guerrilla marketing e dei viral ads.

Ma torniamo al gergo. Quello che mi interessa in questo post è analizzare – seppur in superficie – il linguaggio dei ggiòvani. Prima di tutto bisogna considerare le influenze linguistiche straniere: quante parole abbiamo adottato dall’inglese? E dal francese? Leggi il seguito di questo post »





Parla come mangi

24 08 2009

Quante lingue parli? Quanti idiomi conosciuti hai inserito nel CV? Quanta dimestichezza hai nel comunicare con gli altri?

Sebbene viviamo in tempi di consumo e comunicazione il problema del “farsi capire” rimane ancora uno scoglio ingombrante per molti. Personalmente l’ho imparato durante i viaggi di questi ultimi anni…e facendo parecchie domande ai malcapitati interlocuori con cui ho avuto il piacere di intrattenermi. Tra un pasto e qualche birra s’intende ;) Giá, perché capita sempre piú spesso di fare domande mirate e arrivare, a volte, al cuore di certe questioni centrali…come gli stereotipi ai quali ho dichiarato guerra molto tempo fa. Tuttavia devo ammettere che la questione politica, al di fuori di alcuni casi isolati, é sempre il biglietto da visita con cui, ormai, si attacca bottone o si allaccia una conversazione animata. Almeno cosí mi é sempre capitato nelle varie conversazioni con francesi, tedeschi, inglesi, neozelandesi, spagnoli, portoghesi, brasiliani, argentini, uruguaiani, colombiani, polacchi, israeliani, russi, ucraini, bulgari, nigeriani, tunisini, algerini, egiziani, angolani e almeno un’altra decina di stranieri di cui ora non ricordo la provenienza. Conversazioni molto meno “proficue” (ovvero dalle quali non ho imparato granché per una certa ignoranza o menefreghismo da parte dei miei interlocutori) le ho avute – ahimé – con americani, canadesi e australiani.

Input. Ultimamente ho visto il film “The Interpreter” di Sidney Pollack, in cui la protagonista (Nicole Kidman) é, appunto, un interprete simultanea proveniente dal Sudafrica che lavora presso le Nazioni Unite ed é specializzata il lingue africane. A quel punto ho cominciato a chiedermi quante lingue e quanti dialetti vengono parlati in Africa al giorno d’oggi. Tuttavia ho scoperto che il Ku (di cui si parla nella pelicola) non esiste, si tratta di una lingua creata appositamente per il film (come del resto anche la storia stessa é fittizia) basata sul Bantu. Ciononostante il film non é neanche male, suvvia.

Un altro stimolo per la questione delle lingue é stato il sito di Miss Universo. Aldilá del fatto che ci sono ragazze bellissime provenienti da tutto il mondo e che gli occhi vogliono la loro parte, ho potuto notare due cose distinte:

  • Nome
  • Paese di provenienza
  • Etá
  • Lingue parlate
  • I lineamenti delle concorrenti asiatiche sono effettivamente differenti: provate a confrontare il viso di una cinese, una giapponese, una vietnamita, una tailandese, una singaporese e cosí via. Non é porprio vero che “sono tutti uguali” e questo apre un discorso molto interessante da approfondire prossimamente nella mia rubrica “Stereotipi e pregiudizi” :)

Le lingue. Oggi peró la questione di cui vorrei parlare é un’altra: quante lingue si parlano nel mondo? O meglio: quante lingue ancora sopravvivono e vengono parlate? Citeró l’introduzione al libro “Alpi – Una grammatica del vedere ad alta quota” di Paolo Paci (Ed. Feltrinelli, 2003) che recita:

“Una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito.” Noam Chomsky

Esistono nel mondo 6700 lingue diverse. Ma nel momento in cui leggerete queste pagine il numero sarà già diminuito: infatti il 30 per cento delle lingue attualmente in uso è parlato da comunità di appena mille persone. In pratica, grossi condomini. Il 10 per cento può contare su un centinaio di parlanti e per una cinquantina di lingue sopravvive un solo parlante. Ci sono nonni, in Siberia, che per comunicare con il nipotino hanno bisogno di un traduttore simultaneo.
Lingue o dialetti? La domanda dal punto di vista scientifico è insignificante. Anzi, affermano i linguisti, esisterebbe una lingua (o dialetto, è uguale) per ognuno di noi. La distinzione tra lingue, per comodità, la facciamo quando le differenze sintattiche, fonetiche e lessicali iniziano a essere evidenti. Se nel dialetto lombardo di Parabiago e San Giorgio su Legnano, paesi che distano tra loro non più di cinque chilometri, la differenza si limita alla pronuncia della “a” più o meno aperta (indovinate come suona a Pârâbiâg?), tra Issime e Fontainemore, due villaggi nella Val di Gressoney che distano anch’essi cinque chilometri, c’è un vero abisso linguistico, storico, culturale. Quasi quanto tra Francia e Germania. Allora, quante lingue si parlano in Italia? […]“

Inoltre, apprendere nuove lingue non é certo un atto da burgeois annoiati, bensí una sorta di dovere per come la penso io. Non a caso l’Unione Europea caldeggia vivamente l’apprendimento di nuove lingue, ma non solo:

“L’Unione europea incoraggia attivamente i propri cittadini a imparare le altre lingue europee, sia per motivi di mobilità personale e professionale all’interno del mercato unico, sia come incentivo ai contatti interculturali e alla comprensione reciproca. L’Unione promuove anche l’uso delle lingue regionali o minoritarie, che non sono lingue ufficiali dell’UE ma sono parlate da non meno di 50 milioni di abitanti degli Stati membri e, come tali, fanno parte del nostro patrimonio culturale.
La capacità di capire e di comunicare in più lingue – che ormai rappresenta una realtà quotidiana per la maggioranza degli abitanti della terra – è un’abilità utilissima per tutti i cittadini europei. Imparare e parlare le lingue straniere ci aiuta ad aprirci agli altri, a culture e mentalità diverse; acuisce le capacità cognitive e rafforza la padronanza della lingua madre; infine, ci consente di mettere a frutto la libertà di lavorare o studiare all’estero.
Come emerge da un recente sondaggio Eurobarometro, la metà dei cittadini dell’Unione europea è in grado di tenere una conversazione in almeno una lingua diversa dalla propria lingua madre. Le percentuali variano da un paese all’altro e secondo le categorie sociali: il 99% dei lussemburghesi, il 93% dei lettoni e dei maltesi e il 90% dei lituani conoscono almeno una lingua straniera, mentre la maggioranza degli ungheresi (71%), dei cittadini britannici (70%) e della popolazione spagnola, italiana e portoghese (64% ciascuna) dominano solo la loro lingua madre. La conoscenza delle lingue straniere è più diffusa tra gli uomini, i giovani e gli abitanti delle città che non tra le donne, gli anziani e la popolazione rurale.”
(Fonte: Portale delle lingue d’Europa)

Ovviamente non ho potuto fare a meno di consultare my beloved Wikipedia e scoprire quanto segue: Leggi il seguito di questo post »





The etymologist | rubrica aperiodica (Nerd & Co.)

3 08 2008

Cos’hanno in comune Bill Gates, Milhouse Van Houten e Steve Urkel? A parte essere tutti di origini americane ed essere comparsi per diversi motivi in TV (l’ormai ex-presidente della Microsoft, il migliore amico di Bart Simpson e l’insopportabile vicino pasticcione del serial “Otto sotto un tetto”), la risposta esatta è: sono dei nerd.

Bene. Ma cos’è un nerd?

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L’etimologo|rubrica aperiodica

23 07 2008

Tempo d’estate, di sole, abbronzatura, parole crociate, letture…quando non lavoro. E meno rete, meno blog e meno RSS per me, almeno in questo periodo. Si capisce direi ;-)

Ciononostante sfogliavo oggi a pranzo la mia vecchia grammatica delle scuole superiori (gran libro a mio avviso, sul serio) e…ecco cos’ho trovato:

Da Arimino a Rimini
A proposito di elisione, oggi noi chiamiamo il fiume che bagna Faenza il Lamone. Nelle vecchie carte geografiche, però, si legge ancora l’Amone, Fiume Amone. Per un fenomeno piuttosto raro, ma curioso, è caduto l’apostrofo, scomparsa l’elisione e l’articolo si è attaccato alla parola a cui si accompagnava. Hanno subíto lo stesso fenomeno altri vocaboli come lastrico, che avrebbe dovuto essere l’Astrico (da astracum=coccio); così  il Dio ha dato origine a Iddio.

Al contrario, l’abadessa è diventato la badessa, l’ottone viene da il lottone, la lesina da l’alesina, la rena da l’arena, l’usignolo da il lusignolo, la Puglia da l’Apuglia, la guglia da l’aguglia eccetera. Così da un narancio è venuto un arancio, da ad Arimino (da Ariminum) è venuto a Rimini eccetera.

(cit. “Grammatica Italiana”, Giuseppe Pittàno, Ed. scolastiche Bruno Mondadori, Milano 1993; “Per saperne di più” pag. 141)

Viva la lingua italiana. Anzi, viva la comunicazione corretta. C s bekka regaz! ;-)





The etymologist | rubrica aperiodica (Shokuiku)

15 07 2008

Etimologo

Secondo i dati del 2005 relativi alla percentuale di obesità mondiale gli americani, i messicani e i britannici occupano rispettivamente i primi tre posti sul podio. Gli italiani, con la loro “dieta mediterranea” occupano il venticinquesimo posto, dietro a spagnoli, irlandesi, tedeschi, francesi, olandesi, svedesi e austriaci. È uno dei pochissimi risultati positivi che riguardano l’Italia nel mondo. D’altronde lo sapevamo già…che ci lascino almeno il primato della buona (e sana) tavola, suvvia. Agli ultimi due posti di questa classifica (29 paesi in tutto) compaiono Giappone e Corea del Sud, entrambe con un bassissimo 3,2% sull’incidenza mondiale. Questo vuol dire che la loro dieta a base di riso, verdure e pesce -molto spesso- crudo risulta essere quella più salutare se paragonata alle cattive abitudini alimentari occidentali (molta carne, farinacei e olio cotto). Tuttavia leggevo che anche in Asia le cose stanno cambiando notevolmente: la cultura occidentale è approdata in Giappone da almeno un ventennio, ha ipnotizzato le nuove generazioni e ha portato chiaramente grossi scossoni alla tradizione, sia dal punto di vista culturale, sia da quello economico fino a quello alimentare. Anche in Giappone il fenomeno del junk-food è andato diffondendosi sempre più, però la reazione generale non si è fermata alle lamentele da bar.

Shokuiku. La parola Shokuiku può essere parzialmente tradotta con educazione alimentare ma si tratta di un concetto leggermente più raffinato: si tratta di un processo mentale che invita a riesaminare le proprie abitudini alimentari e che si basa sulla filosofia “sei ciò che mangi”. In questo modo la cultura giapponese ha cercato di reagire al dilagare dell’alimentazione pericolosa tra i giovani insegnando loro l’importanza di una scelta consapevole del cibo e di un accurato processo di trasformazione in fase di cottura. In questo modo i bambini cresceranno sapendo come vivere sani, sia mentalmente che fisicamente.

E noi, quindi? Siamo tutti ciccia e brufoli? ;-)

Link:





Bad translations: cattive traslazioni

21 06 2008

Anche se non siete addicted di action figures e pupazzetti in vinile vi sfido a non esaltarvi per le riproduzioni di Drugo e Walter, rispettivamente con le palle da bowling in mano…20 cm d’altezza ciascuno, sono venduti in coppia a 40 bigliettoni (39,99 $) su Entertainment Earth.

Curiositá (1). Nel film Il grande Lebowski in lingua originale Drugo si chiama Dude (Jeffrey ‘The Dude’ Lebowski), che é l’appellativo tipico tra gli hyppies, i figli dei fiori. Anche nel film Easy Rider (in lingua originale) Dennis Hopper e Peter Fonda si chiamano spessissimo “dude” tra loro; questo indica l’estrema diffusione del termine negli USA anni ‘70. Un po’ come il modo di dire “ci sta” ultimamente in Italia insomma…

Curiositá (2). Sapevo che i fan del successo cinematografico dei fratelli Cohen erano a migliaia, ma non sapevo dell’esistenza di un’ordine filosofico-religioso d esso ispirato! Giá, “Dudeism” é la filosofia ispirata al personaggio interpretato da  Jeff Bridges, Dude appunto. Per capire di cosa si tratta – é semplice – basta capire il significato di “Just take it easy, man”…se invece volete saperne di piú andate direttamente sul sito ufficiale e spulciate tra i vari ordini, il manifesto, il forum, eccetera su Dudeism.com.

Drugo e drughi. La particolaritá sta nel fatto che dude é un termine asessuato, ovvero si puó usare tranquillamente per uomini e donne. La traduzione sta per “tipo” o “tipa” e non ha niente a che fare con la traduzione italiana, figurarsi. Ad essere pignoli neanche i drughi di Arancia Meccanica (che sono in realtá i thugs, ovvero teppisti) sono stati tradotti degnamente. Questo secondo voi perché? Io credo che la libera interpretazione di “Dude” e “Thugs” non porti per forza a coniare un nome che ricorda vagamente – e guarda caso – la droga. Vabbé che effettivamente i personaggi sopracitati non ne nascondono di certo l’uso e l’abuso:

“Sai, questo… questo è un caso molto, molto complicato, Maude. Un sacco di input e di output. Sai, fortunatamente io rispetto un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente, diciamo, flessibile.” (Drugo in Il grande Lebowski)

” Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi. Cioè Pete, Georgie e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milk Bar, arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata. Il Korova Milk Bar vende latte+, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quel che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto, e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza.” (Alex De Large in Arancia Meccanica)

Incredulitá. Non ci potevo credere che l’associazione di doppiaggio del tempo (inizio anni ‘70) si fosse lasciata influenzare dalla lontana assonanza e – soprattutto – da una marcata vena inquisitoria (in quegli anni, gli anni della V legislatura, vigeva il Governo Andreotti in Italia, fonte Governo.it). E infatti una spiegazione piú sensata esiste: il linguaggio Nadsat. Leggi il seguito di questo post »





L’etimologo|rubrica aperiodica

8 03 2008

L’etimologo|rubrica aperiodica

La conversazione con amici e amiche stranieri si rivela sempre una fonte inesauribile di stimoli e curiositá sulla mia lingua e il mio paese. L’altro giorno, in macchina con un’amica ceca facevamo confronti linguistici e culturali tra Germania, Italia e Repubblica Ceca. A parte il fatto che, apro una parentesi per chiuderla subito, l’istruzione e la cultura generale in Europa sono in media sempre un po’ superiori a quella italiana (esperienze personali si vede, sará un caso…) alla fine é saltato fuori un termine cosí “normale” da, neanche a dirlo, incuriosisrmi e farmi porre alcune domande. La parola in questione é:

Burrocacao. Perché lo chiamiamo cosí in Italia? La mia amica si é messa a ridere quando gliel’ho detto, in Germania si usa il nome della marca (“Labello”™ come da noi…un po’ come la nostra abitudine, ormai, di chiamare “Bic” un po’ tutte le penne) oppure der Lippenbalsam (il balsamo per labbra). In effetti ha senso…balsamo per labbra…si usa anche tra l’altro, ma non é cosí diffuso come burrocacao. Ho fatto la mia solita ricerca ed ecco cosa ho trovato: Leggi il seguito di questo post »





L’etimologo|rubrica aperiodica

15 02 2008

L’etimologo|rubrica aperiodica

Premesso che, per quanto incredibilmente devastanti, adoro il progresso tecnologico e i cambiamenti sociali e culturali ad esso correlati rimane il fatto che detesto l’uso improprio degli strumenti. A mio modo ne ho parlato giá in molti vecchi post e il tema “etimologia” é uno di quei campi che continuano ad affascinarmi giorno dopo giorno. Le parole sono strumenti per la comunicazione e conoscerli é un dovere, non solo un piacere. Per questo io mi permetto di riprendere chiunque parli o si comunichi in modo sbagliato tra i miei amici e conoscenti, peccando – a volte – di una certa sfacciataggine…per esempio non tollero assolutamente chi scrive le e-mail o i messaggi nei forum cn tt kuelle abbreviazioni ridicole da sms. La Spagna ha avvertito il problema prima dell’Italia e in soli 9 anni ha visto sparire ben seimila termini castigliani dal dizionario della Real Academia Española; come reazione los escritores de la Escola d’Escriptura del Ateneo de Barcelona hanno iniziato una vera e propria campagna di recupero dei termini in disuso perché non vengano dimenticati e per salvaguardare la propria lingua ricca di storia e, soprattutto, di sfumature.

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Stereotipi e pregiudizi (parte2)

23 11 2007

* ATTENZIONE, questo post è lungo! Ti consiglio di leggertelo con calma…o di stamparlo ;-) *

Avevo già dichiarato il mio amore per le culture del mondo e le loro relazioni in un post di Aprile scorso (“Stereotipi e pregiudizi parte 1“) e mi ero già fatto grasse risate leggendo le (ancora?) attuali leggi stupide vigenti in tutto il mondo (“Leggi stupide nel mondo”). Fatto sta che da molto più tempo ho certi dubbi globalizzazione linguistica che mi tormentano…ma credo che anche a qualcuno di voi sarà capitato di domandarsi:

 

 

  1. Perchè si dice Insalata russa? E perchè Montagne Russe?
  2. Perchè la crema si chiama catalana? E in Catalogna come si chiama quel dessert (che è diverso anche nel sapore dal latte portoghese)?
  3. Perchè in Emilia-Romagna è famosa la Zuppa Inglese che non è affatto una zuppa liquida ma un dessert di crema, crema di cioccolato fondente e biscotti in Alchermes?
  4. Vorrei sapere come lo chiamano in Spagna il Pan di Spagna
  5. Il bagno turco come si chiama in Turchia? E perchè si dice fumare come un turco?
  6. Il quadro svedese è stato davvero un’invenzione svedese? (Magari Ikea?)
  7. Perchè in lotta greco-romana la posizione di penalità viene chiamata greca e consiste nel mettersi a carponi per terra (a pecora direbbero alcuni)?
  8. Da cosa deriva il fatto che, notoriamente, in alcuni paesi europei si sia fatta ironia e scherno dei popoli “taccagni”: tutti ce l’hanno con gli ebrei, gli inglesi ce l’hanno con gli scozzesi, i brasiliani ce l’hanno coi portoghesi e gli italiani coi genovesi? Leggi il seguito di questo post »




ısuǝs ı ıʇʇnʇ uı

4 07 2007

E’ molto interessante la reazione della nostro cervello di fronte alle cose a rovescio:

“ɐɹʇsıuıs ɐ ɐɹʇsǝp ɐp ‘ossɐq 1ɐ oʇ1ɐ,11ɐp”

in ogni caso lo sforzo che facciamo è quello di “intuire” grosso modo la composizione della parola e dedurne il significato…in realtà l’occhio umano ha bisogno solo della parte di sopra delle parole per decifrarle, fate una prova: coprite con un foglio la parte inferiore di una frase scritta e leggetela, non avrete grosse difficoltà mentre se coprite quella superiore vi sarà impossibile decifrare il significato…

Altra cosa super-interessante (un po’ diversa ma ugualmente accattivante) è l’elaborazione dei palindromi:  ovvero le sequenze di lettere che formano parole le quali, lette al contrario, mantengono inalterato il loro suono e significato…tipo “o mordo tua nuora o aro un autodromo” eheheh…al tempo impazzimmo per i palindromi sia io, stisaia e kzk…c’è un sito che raccoglie i migliori palindromi inventati e li mette a votazione, date un occhiata: Palindromi – imordnilaP.

P.S.: per ruotare il testo senza strippare sono andato qui. ;-)





Sbarcare il lunario

13 03 2007

Ne approfitto per rispondere alla curiosità di Antonio, un mio caro amico, che chiedeva “da dove proviene il detto “sbarcare il lunario”?”. Presto detto, alla prima voce su Google compare l’estratto di un articolo proveniente – addirittura – dal sito dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia (Ministero della Giustizia) che recita così:

Sbarcare il lunario è un’antica espressione che sta ad indicare l’arte di provvedere al meglio al proprio sostentamento e trae spunto dall’immagine di colui (o colei) che si ingegna nell’arte sempre difficile di tirare avanti. Il lunario è un almanacco popolare e significa infatti, in senso esteso, anno. Pertanto sbarcare il lunario significa arrivare alla fine dell’anno. [...]”

(Giampiero Viezzoli – giornalista)
Giustamente adesso abbiamo un altro problema: ma da dove viene il verbo “sbarcare”? ;-) a voi trovare la risposta…





la crew di Wu-Linguetta

1 02 2007



[ intro ] Shaolin che shadowboxing e lo stile della spada di Wu-Linguetta se che cosa dite è allineare, lo Shaolin e la Wu-Linguetta potrebbero essere pericolosi voi pensano la vostra spada di Wu-Linguetta possono sconfiggerli? Garde dell’en, li lascerò provare il mio stile di Wu-Linguetta

[ chorus: RZA ] Porti il ruckus del motherfuckin di da portano il ruckus del motherfuckin di da portano la madre di da, portano il ruckus del motherfuckin di da portano il ruckus del motherfuckin di da

[ Verse Uno: Ghostface Killah ] Ghostface, interferisce lo scoppio di un verse di hype i miei bursts del glock, lasci in una saettia, ho fatto più difettoso io vengo di massima, duro come gli sbalzi dell’elefante della zanna della testa di Ya (!!!), mosca come la merda egiziana del muschio aw, scintilla del Clan di Wu-Linguetta gli stoppini ‘tuttavia, acquisto padronanza del trucco appena come il terrore di Nixon Causin, l’era intera Hardrocks di ya rapido di danni è bloccata la scopata in su, o stile trovato del colpo P.L.O., pericoloso, naufragio di causa I questo pericoloso salto le scintille come Waco, il Texas

[ Verse Due: Raekwon il chef ] guardo la mia parte posteriore come sono bloccato giù, suono di Hittin del hardcore, lo guardo comportarsi ostacolato e lo strappo giù il tipo literate il asshole, l’oro del goin di canzoni, senza dubbio di A e guardate un popolare corny di nigga yeah, simulate e tutti gats di quel Carryin ma yo, il mio Clan Rollin come l’atto di ya dei quaranta macs ora convinto (?!?), indovino che fa la Wu-Linguetta di senso, sewwwwwwwww di yo, lo rappresenta aspetta uno per comportarsi in su ora io gli ha ottenuto la pistola sostenuta al suo collo ora, reagisce che cosa? E quello è uno nel banger di Wu-Linguetta dell’alloggiamento, 36 stili di pericolo

[ chorus ]

[ Verse Tre: Piattaforma di Inspectah ] la strappo hardcore, come le femmine che di porno-porno-flick rotolo con i gruppi dei bastardi del ghetto con i biscotti controllilo (!!!), il mio metodo in permesso dello slang’ll di Wu-Linguetta del bangin del microfono il vostro busto del hangin del headpiece questo, sono kickin come Segall, fuori per giustizia la rugosità, sì, il rudeness, il ruckus Redrum, assalgo verbalmente con l’omicidio uno, il mio nodo della linguetta di ya di scosse di stile come una stord-pistola sono hectic, la rovino con il quickness lo regolo sul microfono e la concorrenza ottiene saltata da questo nigga nasty dell’asino con il mio nigga, il RZA caricato come un toro ed il tiro ottenuto come un trigga così difettoso, stabbin sui rilievo con il vocab, granchio che grido sull’asino di ya come il vostro dad, lo porta su…

[ chorus ]

[ Verse Quattro: I Genius/GZA ] Yo, sono più robusto di nuove reclute dei caricamenti del sistema slaveman, sono fuckin ’sulle truppe che di MC rompo i cicli e calpesto la merda (evvai!), mentre stomp di I! Un mudhole in quell’asino, causa sono diritto verso l’esterno la palude Creepin in su sul luogo, ora esso è notte di fright il mio slang di Wu-Linguetta è fuckin vizioso pazzo ‘pericoloso e più mortale di il colpo di un’ascia Choppin tramite la parte posteriore di ya * swish * bystanders di Givin cuore-attaca la prova di Niggas per lanciare, dirmi che è lui che faccio scoppiare il suo prisma del fuckin gli rendo un atto di terrorismo desiderate portarli, in modo da scopilo si accendono e porta il ruckus e provoco il niggaz (1-2, 1-2…finite l’esercizio…)per dare dei calci alle benne sono CREMA di wettin, I non sono fama di wettin che il guadagno di sellin, io sia givin verso l’esterno (questo è il tipico figlio del bauscia che intinge sempre un po’ di anglismi all’interno dell’italiano) un gioco mortale non è il Russo sia il crushin Roulette di Wu-Linguetta, slitti in su ed ottenga scopato come Suzette portano il ruckus del fuckin di da

Provate a usare un traduttore simultaneo qualsiasi tra i tanti disponibili gratuitamente in rete, io ho provato a tradurre un testo famoso degli Alice in Chains (“Nutshell“) con un amico, il Nonno, e siamo rimasti…colpiti. Colpiti dall’aver scoperto una nuova fonte di risate!!! Ho riprovato subito dopo con un testo dei Wu-Tang Clan a me caro (“Bring da Ruckus“) usando sia Wordlingo che Babelfish…eheheh…e questi sono i risultati! Non avete dea di quante risate gratis ci siamo fatti =)
Abbiamo scoperto il nuovo gioco della primavera, non c’è che dire:

“Recita anche tu il tuo testo del cuore tradotto male dal’inglese!”


Requisiti minimi essenziali:

  • il pezzo originale che suona come sottofondo, in modo da suggerire il giusto mood;
  • seguire il filo del discorso con l’intonazione e il pathos originali ben in mente
  • minima capacità recitativa
  • il testo originale da rileggere assieme alla canzone originale, una volta che la si farà ripartire…
Provate voi e fatemi sapere cosa salta fuori…siamo curiosi!

[Intro] Shaolin shadowboxing, and the Wu-Tang sword style If what you say is true, the Shaolin and the Wu-Tang could be dangerous Do you think your Wu-Tang sword can defeat me? En garde, I’ll let you try my Wu-Tang style [Chorus: RZA] Bring da motherfuckin ruckus Bring da motherfuckin ruckus Bring da mother, bring da motherfuckin ruckus Bring da motherfuckin ruckus [Verse One: Ghostface Killah] Ghostface, catch the blast of a hype verse My glock bursts, leave in a hearse, I did worse I come rough, tough like an elephant tusk Ya head rush, fly like Egyptian musk Aw shit, Wu-Tang Clan spark the wicks an’ However, I master the trick just like Nixon Causin terror, quick damage ya whole era Hardrocks is locked the fuck up, or found shot P.L.O. style, hazardous, cause I wreck this dangerous I blow sparks like Waco, Texas [Verse Two: Raekwon the Chef] I watch my back like I’m locked down, hardcore Hittin sound, watch me act bugged, and tear it down A literate type asshole, songs goin gold, no doubt and you watch a corny nigga fold Yeah, they fake and all that Carryin gats but yo, my Clan Rollin like forty Macs Now ya act convinced, I guess it makes sense Wu-Tang, yo sewwwwwwwww, represent I wait for one to act up Now I got him backed up Gun to his neck now, react what? And that’s one in the chamber Wu-Tang banger, 36 styles of danger [Chorus] [Verse Three: Inspectah Deck] I rip it hardcore, like porno-flick bitches I roll with groups of ghetto bastards with biscuits Check it, my method on the microphone’s bangin Wu-Tang slang’ll leave your headpiece hangin Bust this, I’m kickin like Segall, Out for Justice The roughness, yes, the rudeness, ruckus Redrum, I verbally assault with the tongue Murder one, my style shocks ya knot like a stun-gun I’m hectic, I wreck it with the quickness Set it on the microphone, and competition get blown By this nasty ass nigga with my nigga, the RZA Charged like a bull and got pull like a trigga So bad, stabbin up the pad with the vocab, crab I scream on ya ass like your dad, bring it on… [Chorus] [Verse Four: The Genius/GZA] Yo, I’m more rugged than slaveman boots New recruits, I’m fuckin’ up MC troops I break loops, and trample shit, while I stomp! A mudhole in that ass, cause I’m straight out the swamp Creepin up on site, now it’s Fright Night My Wu-Tang slang is mad fuckin’ dangerous And more deadly than the stroke of an axe Choppin through ya back *swish* Givin bystanders heart-attacks Niggas try to flip, tell me who is him I blow up his fuckin prism Make it a vicious act of terrorism You wanna bring it, so fuck it Come on and bring the ruckus And I provoke niggaz to kick buckets I’m wettin CREAM, I ain’t wettin fame Who sellin gain, I’m givin out a deadly game It’s not the Russian it’s the Wu-Tang crushin Roulette, slip up and get fucked like Suzette Bring da fuckin ruckus… [Chorus] So bring it on…(X7) punk nigga!

Artist: Wu-Tang Clan
Album: Enter the Wu-Tang (36 Chambers)
Song: Bring Da Ruckus
Typed by: OHHLA.com





Il paradosso e il comunismo

13 08 2006
Recentemente ho avuto una gradevole conversazione/discussione via mail con due amici designer in cui sono state usate parole dal significato molto importante, che però a mio avviso sono state (e vengono) spesso usate in maniera inconsapevolmente sbagliata. Trascrivo il risultato delle mie ricerche, risparmiando il lavoro ai due pigri in questione.

Paradosso = Paradosso è una parola di origine greca (“para” + “doxa“) e significa “contro l’opinione comune“. I primi esempi di paradossi risalgono proprio alla civiltà ellenica, ed erano usati in retorica: i paradossi logici (anche se il termine più corretto è antinomie) erano frasi dotate di significato se considerate dal punto di vista esclusivamente linguistico, ma che dal punto di vista logico risultavano contradditorie; per esempio:


[1] Chiunque ha paura di Dracula

[2] Dracula ha paura solo di me



Risultato: io sono Dracula.


Retorica e logica dunque, sillogismi e matematica. Nel parlare comune s’intende paradosso un’idea stravagante, strana; un’assurdità, un’esagerazione, un’eccentricità. Ovvero termini che flirtano con l’arte contemporanea dal ‘900…


Comunismo = “nel significato antico indica ogni progetto, spesso fantasioso e utopistico, di costruire una nuova società di tipo collettivistico sulla base dell’abolizione della proprietà privata e magari anche della famiglia. Ne sono esempi più famosi il modello di società perfetta proposto nella Repubblica di Platone (IV sec. a.C.), o l’Utopia di Moro (1516) o la Città del Sole di Campanella (1602). Nei suoi aspetti moderni e contemporanei il comunismo designa una dottrina politica, un movimento a carattere internazionale e un sistema di organizzazione dei rapporti economico-sociali, che trovano i presupposti ideologici nel marxismo e il primo esempio storico nell’Unione Sovietica. Nato dal tronco del socialismo ottocentesco e sviluppatosi attraverso Marx e Engels soprattutto con l’apporto di Lenin, Trotskij e Stalin, il comunismo ritiene che il proletariato deve diventare il protagonista della nuova società e che il processo rivoluzionario, in antitesi con i programmi della socialdemocrazia, deve costituire lo strumento di lotta contro l’ordine capitalistico-borghese esistente. L’obiettivo finale si identifica nella società senza classi, che dovrà porre in essere un ordinamento radicalmente diverso nei rapporti di potere all’interno di ogni paese, sulla base della socializzazione dei mezzi produttivi e la distribuzione dei beni prodotti “secondo il bisogno di ciascuno”. per arrivare a questo traguardo, finora mai realizzatosi, il comunismo postula una fase intermedia di dittatura del proletariato, in cui ciascun partito comunista detiene il potere, cercando di eliminare gli oppositori (var.d.s) e affrettare il passaggio a un sistema che dovrebbe addirittura fare a meno dello Stato. Storicamente, però, l’esperienza del comunismo (che ha preso il via con l’USSR) è servita da modello anche alla rivoluzione cinese, alle democrazie popolari dell’Europa Orientale (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria,…) e ai movimenti di liberazione nei paesi del Terzo Mondo, ma ha anche dimostrato -accanto a indubbie conquiste economico-sociali- i risvolti negativi del monopolio politico del partito unico, che impedisce ogni dialettica democratica, portando a degenerazioni tiranniche, come nel caso dello Stalinismo. [...] Il comunismo d’oggi non vuole seguire l’esempio dell’Unione Sovietica, pur riconoscendola come patria del comunismo: sostiene il pluripartitismo e la piena libertà politica anche nell’ipotesi di conquista del potere attraverso le elezioni.”

(Dizionario dei Termini Politici, p.35 – a cura di Giampaolo Calchi Novati, A.Mondadori Editore – 1971—> la Mondadori è stata acquistata da Berlusconi solo tra il 1989 e il 1991)






la spocchia

5 07 2006


Lemma
spocchia
Sillabazione/Fonetica
[spòc-chia]
Etimologia Etimo incerto
Vedi Sinonimi e contrari

Definizione s. f. atteggiamento di chi ha eccessiva considerazione di sé e tratta altezzosamente gli altri; boria, alterigia: avere molta spocchia; essere pieno di spocchia; che spocchia!.