F…come femmina (3)

30 07 2009

Sei femminista? Ma, piuttosto: te lo sei mai chiesto? Oppure: é piú necessario chiederselo o esserlo?

Io me lo sono chiesto e, in generale, non sopporto gli “ismi”…sará perché li trovo sempre troppo estremi . Quindi mi dichiaro semplicemente pro-donna, per tanti motivi: per sincera convinzione, per comoditá, per non fare la figura dell’insensibile-gretto-materialista quale tendo ad essere come ogni omino, per ammirazione generale.

Di post a tema “pro-donna” ne ho scritti vari, ti invito a (ri)leggerli se ne hai voglia:

anoressia

Basta alle anoressiche. Restando in tema di pubblicitá e uso del corpo femminile non é certo possibile ignorare i cambiamenti che sono in atto: in un articolo di Repubblica uscito il 14 giugno 2009 si legge che l’autorevole magazine Vogue (nella sua edizione britannica con a capo Alexandra Shulman) ha – incredibilmente – dichiarato guerra all’anoressia diffusa tra le modelle e, soprattutto, all’infelice pratica di “ingrassarle” fotoritoccandole sapientemente al computer!

[…] “I vestiti che le case di moda ci inviano sono sempre più piccoli”, scrive la Shulman. “Siamo al punto che le modelle più famose -come Naomi Campbell, Linda Evangelista o perfino la magrissima Kate Moss – non riescono più a indossarli. Dobbiamo usare modelle senza seno né fianchi, con ossa sporgenti e un look per nulla femminile. Ormai devo chiedere ai fotografi di ritoccare le immagini per far apparire le modelle di taglia più grande”. […] Leggi il seguito di questo post »





The word is “hack”

20 07 2009

Parola d’ordine: modificare.

Cambiare aspetto, intervenire creativamente sull’esistente e modificarne le proprietá estetiche, funzionali e/o comunicative. É il concetto su cui si basa anche il mio progetto S.p.A. (insieme a tanti altri che, per ora, mi guardo bene dal pubblicare poiché incompleti) e, secondo me, rispecchia anche l’atteggiamento creativo che meglio definisce la nostra generazione. Diciamo dai 20 ai 40, suvvia…

“Hack to pieces” si traduce “tagliare a pezzi” (Wordreference). “Hacker” viene tradotto in italiano col sostantivo negativizzante “pirata informatico” (Wordreference). Ecco perché quando si parla di hacking subito saltano in mente immagini di nerd informatici vestiti di nero, magari con la cresta, tatuaggi, piercing e innesti…teppisti, incivili, imbratta-muri, skater che vandalizzano i gradini e i marciapiedi della cittá, e cosí via. Sicuramente anche ragazzi che fanno (o hanno fatto) cose del genere sono parte di questa generazione ma bisogna anche considerare le cose dal lato evolutivo, ovvero ammettere che qualcosa é cambiato (ovviamente) e in meglio, aggiungo io. Ma non solo.

Giusto per piacere personale (e per tenere a portata di mouse i rispettivi link, NdR) scrivo questo post. E inoltre avverto la piacevole sensazione di fare parte di qualcosa di incredibilmente emozionante: la contemporaneitá. Niente inventori alla Leonardo Da Vinci, solo divertiti artisti e creativi che cercano di far passare un solo, semplice concetto a chi non lo é: usa la tua testa, non lasciarti comandare.

Vediamo un po’ come.

Il web che influenza la vita reale (e si appiccica)

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Come essere felici facendo affari

7 06 2009

Sarà una casualità, ma quest’uso dei “vecchi” diagrammi di Venn (ve li ricordate alle elementari e alle medie? “L’insieme unioverso…”) per spiegare visivamente concetti e teorie mi piace molto. E’ un fenomeno very english ed è un modo piuttosto intelligente di “fare” comunicazione. Secondo me anche Leibniz ne sarebbe soddisfatto :)

Bud Caddel, esperto di marketing e business setting dall’età di 14 anni, ha usato bene i diagrammi di Eulero Venn per dare 3 utili consigli:

Non si può sapere come si fanno i soldi dalle sole cose che vogliamo e sappiamo fare bene. Sul web esiste un mercato quasi per qualsiasi cosa e questo comporta cambiare velocemente strategie nonchè la tipologia del cliente. Se siamo troppo fissati sull’obiettivo iniziale del business (magari perché siamo disperati e vogliamo concretizzare i guadagni al più presto) rischiamo di lasciarci sfuggire la possibilità di sperimentare.

Abbiamo trovato il nostro ramo e riusciamo ad essere pagati, tuttavia non siamo i migliori sulla piazza. La mediocrità non è una buona strategia. Imparate a riconoscere le vostre debolezze e organizzatevi per migliorare il vostro business. Trovate i migliori talenti e fatenei vostri collaboratori. Imparate come fanno i vostri concorrenti a far funzionare il loro business e copiate.

Avete a che fare con un lavoro che qualcuno vuole farvi fare, che magari svolgete bene (o comunque meglio della concorrenza) ma che non è realmente quello che vorreste fare. Questo è forse il trabocchetto peggiore per un buon business. E’ l’allarme che annuncia il disastro:  smetterete di amare ciò che fate e perderete quella passione iniziale per il vostro mestiere. Cominciate a dire dei “no”.

Link:

Via Swiss-Miss.





Stereotipi e pregiudizi parte 5: all’insegna dell’equilibrio culturale

12 01 2009

stereotipi_e_pregiudizi

Che poi non si é ancora capito bene cosa sia quest’equilibrio. Cerco-un-centro-di-gravitá-permanente. Io non sono mica poi tanto d’accordo col Battiato…

Ma partiamo dall’inizio, tipo: che lingua si parla in Spagna? Lo spagnolo? Formalmente sí, nella pratica no visto che per lengua española ci si riferisce alla grammatica del castellano…ma che dire del catalano, del valenciano, del gallego, del basco e di quell’altra manciata di vere e proprie lingue (guai a chiamarle dialetti onde rischiare veri e propri incidenti diplomatici) che si parlano di regione in regione, difese con quell’orgoglio che da noi in Italia rimane solo ai sardi (al sud) e ai fautori del ladino, al nord…e a pochi altri.

Los idiomas de España

Los idiomas de España

E l’italiano? Non é forse il volgare che si parlava nella regione Toscana e reso immortale dai versi di Dante e Petrarca? E che ne rimane di tutti gli altri dialetti regionali che, a occhiometro, saranno almeno un paio di centinaia? Per noi italiani é tutto piuttosto normale, la sappiamo bene questa cosa dei dialetti…sebbene raramente riusciamo a distinguere una parlata molisana stretta da una variante campana, una parlata in dialetto abruzzese di Pescara dalla sua variante de L’Aquila e così via. Noi romagnoli, che stiamo cosí simpatici (piú o meno) a tutti gli altri italiani, veniamo fin troppo spesso imitati con l’accento “alla bolognese”…che suona altrettanto diverso dall’accento modenese, reggiano e parmense per giunta! Valentino Rossi é di Tavullia, quindi geograficamente é marchigiano, ma parla con un’accento assolutamente romagnolo (mezzo riminese e riccionese per precisione). Ma…vallo a dire a un americano…gli americani pensano che l’italiano sia quel pastrocchio di siculo-inglese che s’ode a pezzi ne “Il Padrino”…!?!?…I’m not jocking people. Leggi il seguito di questo post »





I gesti e le espressioni -__-

10 12 2008

Capita di chiedersi che significato abbiano certi gesti che facciamo…per esempio il gesticolare degli italiani: sapete, vero, che gli stranieri non ci capiscono per nulla mentre parliamo tra di noi in fretta accompagnando intercalari e sensi del discorso con aperture dei palmi, strizzate di occhi, roteazioni dei polsi, imitazioni ed altro…? Cioé, capiscono che tra di noi ci capiamo e questo li fa sorridere…ma non danno alcun senso ai nostri gesti. Ok, fin qua niente di nuovo…d’altronde c’é una minoranza di stranieri appassionati del’Italia che si sono organizzati e aggiornano i corsi di italiano con lezioni sui gesti “all’italiana” (date un’occhiata a questo sito per stranieri).

Ma é cosí facile spiegarsi certe espressioni del viso? Tipo, ridere: ha lo stesso significato sociale dappertutto nel mondo? Oppure ci sono ancora luoghi in cui gli uomini non devono ridere mai mentre alle donne é concesso? Personalmente non lo so, non sono un antropologo né tantomeno un sociologo, peró sono veramente curioso di approfondire questa curiositá.

Intanto, nell’attesa che qualcuno lá fuori mi chiarisca le idee o mi illumini con qualche titolo di libro interessante (o qualche link, meglio ancora), ho trovato questo articolo…conservato per un po’ tra i miei “Preferiti > da postare”. ;-)

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La cyber-zappa sui piedi

6 12 2008

“E’ stato un attentato che ha catturato l’attenzione del mondo, quello recentemente avvenuto in India, e che ha riportato un tragico bilancio in termini di vittime. Non tutti sanno però che, secondo la polizia indiana, i terroristi avrebbero utilizzato Google Earth per pianificare gli attacchi. Il dettaglio è emerso durante le successive indagini sul caso, nonché nel corso degli interrogatori ai terroristi sopravvissuti. Si è venuto inoltre a sapere che gli attentatori sono stati a lungo addestrati con l’uso di tecnologie come telefoni satellitari e GPS.

Non è la prima volta che Google Earth, il servizio che fornisce mappe dettagliate dell’intero globo, finisce al centro di polemiche legate alla sicurezza. La stessa India, tramite il suo ex presidente Abdul Kalam, già nel 2005 aveva sollevato delle critiche, per la presenza di dettagliate mappe del paese, facilmente accessibili da gruppi terroristici. L’agenzia di sicurezza indiana, inoltre, ha fatto presente che Google Earth riporta ben visibili infrastrutture legate alla difesa del paese, e altre installazioni sensibili; già altre nazioni, come la Cina, avevano espresso perplessità per ragioni simili.

C’è da dire però che, nel caso del recente attentato, nessun luogo colpito rientrava nelle suddette categorie, e che le stesse informazioni, almeno in questo caso, si sarebbero potute reperire anche da una normale mappa turistica. In ogni caso, le critiche a questo servizio fino ad oggi non sono state poche, ed è probabile che il recente eccidio possa rimettere in discussione la portata del suo utilizzo.”

Scritto da Lorenzo Motti (3/12/2008) cit.

…e quindi? Chi aveva ragione? Chi se ne esce fuori adesso, dopo tanti anni di silenzio forzato, dicendo “Lo sapevo io che queste nuove tecnologie…!” non aspettando altro che l’occasione buona – come questa di Mumbai – per prendere la parola oppure quelli che, consapevolmente, hanno reso pubbliche queste nuove possibilitá di informazione (Google, Google Maps, Google Earth), di conoscenza (Wikipedia), di comunicazione gratuita (Skype) e sociale (Facebook), di pubblica condivisione (FlickR, YouTube) e di intrattenimento (LastFM e i Podcast su iTunes) ben sapendo che ogni innovazione nasconde l’altra faccia della medaglia?

Il teologo anglicano Richard Hooker diceva:

I cambiamenti non avvengono mai senza qualche inconveniente, anche quando si cambia dal male al bene.”

E il nostro Manzoni invece:

“Non sempre ció che viene dopo é progresso”

Che ne dite? Io, invece, preferisco il caro vecchio Hugo:

“Osare: il progresso si ottiene solo cosí”






Yes, he could.

5 11 2008

Obama - Hope

“I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin, but by the content of their character.”





Back to my blog

21 10 2008

Apologia. Dopo 2 mesi d’assenza forse è meglio rifarsi vivi sul mio blog…amici e conoscenti mi hanno ripetutamente fatto notare “non aggiorni più il blog da molto tempo ormai!” ed effettivamente mentirei  se dicessi il contrario. Tuttavia ho i miei impegni da assolvere (non ultimo il lavoro e la tesi imminente) e occuparmi del blog è veramente un lavoro – non retribuito – che mi toglie parecchio tempo. Già, questo è il problema dei web-bloggers in generale e non voglio certo portare la mia esperienza come esempio su tutti…comunque ;-) visto che non ho certo intenzione di “mollare” il blog ma neanche così più così tanto tempo come ad inizio estate, è giunto il momento di fare qualcosa!

Considerazioni. Devo dire che il post sul daltonismo ha continuato ad andare forte; così come “Il caso Algida” e i soliti altri post best-read…ma intanto ci sono un sacco di altre cose interessanti da leggere e di cui discutere. Non ultimo, se seguite appassionatamente la sfida Obama-McCain vi consiglio di consultare il sito Everymomentnow.com che, come s’intuisce dal nome, segue passo per passo, giorno per giorno il confronto tra i due in base ai numeri e non alle voci…molto interessante, dategli on’occhiata:

Non ci sono più gli uomini di una volta. Per chi non lo sapesse sono un lettore (piuttosto affezionato) di Internazionale. Recentemente ho trovato quest’articolo della scrittrice croata Milana Runjic, che riporto interamente di seguito, il quale funziona perfettamente come “starter” per la discussione: era meglio l’uomo d’un tempo (“l’omo ha ‘dda puzzà”; “padre-padrone” e maschilista) o il new-fashion-victim, l’androgino metro-sexual tutto intelletto e sensibilità artistica? A voi i commenti:

Tokyo Hotel

Cara Milana, perché le ragazze impazziscono per il look androgino dei Tokyo Hotel?

Non ho mai sentito parlare dei Tokyo Hotel. A me piacciono le band del passato come i Led Zeppelin, i Doors e i Rolling Stones, dove nessuno aveva l’aspetto effeminato. Gli uomini dall’aspetto androgino sono un problema recente. Forse a un certo punto hanno scoperto che potevano essere un po’ più simili alle donne o agli angeli.

O forse tutto è cominciato con il femminismo, che ha impedito ai vecchi classici uomini di comportarsi con arroganza e insistenza, com’erano abituati a fare. E non hanno più potuto tenere le loro donne chiuse in casa a fare le casalinghe o le amanti. Quel tipo di uomo ha dovuto fare posto a una specie più evoluta, che presenta alcune caratteristiche femminili per adeguarsi meglio a un nuovo gruppo di donne-amazzoni (predatrici). Il passaggio dal macho a una creatura androgina è quindi assodato, e il fenomeno dei metrosessuali (gli uomini che si preoccupano del loro aspetto più delle donne ) è ormai molto diffuso.

In Croazia, gli uomini usano più creme idratanti e profumi delle donne. Una cosa irritante, che mi porta a fantasticare su un tipo di uomo ormai estinto. Quello che pretende di pranzare sempre alla stessa ora, e che non se ne va impaurito se entro in camera da letto. Con un uomo del genere si sopravvivrebbe più facilmente.

Internazionale 766, 16 ottobre 2008

link articolo





FS: Fatica Sprecata

4 08 2008

Avviso: questo post è lungo! Per una proficua lettura consiglio di…prendertela con calma ;-)

Il titolo di questo post è volutamente impreciso, visto che stavolta parliamo di Trenitalia. Ta-daaa! ;-)

Parte 1- Chi.

Trenitalia S.p.A. (in origine ITF-Italiana Trasporti Ferroviaria) è la principale società italiana per la gestione del trasporto ferroviario di passeggeri e merci. Facente parte del Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.A. è nata il 1° giugno 2000 per scorporo dalla vecchia FS S.p.A. in seguito alla direttiva europea che prevedeva la separazione tra imprese che operano come vettori e gestori delle reti infrastrutturali (in questo caso RFI S.p.A.) in modo da aprire il mercato alla libera concorrenza tra le aziende che si occupano del traffico.” (Trenitalia SpA – Wikipedia; ITA)

Parte 2 – Cosa.

Cosa faccia (o meglio: non faccia) Trenitalia di male è piuttosto semplice da riassumere, più difficile da accettare. Credo che chiunque abbia mai fatto uso dei (dis)servizi di questa azienda abbia esperito almeno una volta un ritardo oppure abbia constatato la scarsa qualità dei servizi associati a prezzi piuttosto cari (soprattutto se paragonati alla media europea) o la totale mancanza di sconti per studenti…particolare non secondario in un paese che dovrebbe essere in linea col resto dell’Europa. Sentivo dire (ma sono solo chiacchiere da bar) che il problema principale del nostro servizio nazionale sono gli spazi: ci sono poche rotaie e molti tratti in Italia devono essere percorsi inevitabilmente alla velocità di un treno alla volta, imponendo le soste forzate solo a certi treni strategici…guardacaso quelli dei pendolari, che risultano essere – va da se – i clienti più stanchi, esausti e umiliati. Altre voci di corridoio lanciano il proprio j’accuse sul sistema organizzativo: siccome l’impianto informatico sarebbe completamente in mano alla IBM (e ai suoi tecnici) si lascia intendere che sia sua la colpa del calcolo degli inverosimili tempi di percorrenza (che viene espresso in linea teorica, cioè senza alcun guasto tecnico, giusto per puntualizzare) e che la sua filosofia aziendale (“preferiamo la soluzione economicamente più vantaggiosa a quella semplice e funzionale”) abbia conquistato quelli di Trenitalia. Tutte voci, insomma.

Parte 3 – …Come ?!?

Non molto tempo fa ho acquistato un vero e proprio cimelio storico che riporta interessantissime notizie dai lontani anni ‘60. Titolo dell’opera è “Il Leonardo – Almanacco di educazione popolare, 1966″ (XV edizione) edito dall’Ente Nazionale Biblioteche Popolari e Scolastiche di Roma e distribuito gratuitamente presso tutte le scuole popolari, i centri lettura e i corsi per adulti del tempo. Alle pagine 313-314-315 e 316 sono riportate diverse informazioni:

  • Prezzi per viaggi di corsa semplice secondo le varie tariffe vigenti; ne esistevano diverse:
  • Tariffa n.1 (Ordinaria);
  • Tariffa n.3 (riduzione al 20%);
  • Tariffa n.4 (riduzione al 30%);
  • Tariffa n.22 (Abbonamento mensile ridotto per impiegati dello Stato, ragazzi e studenti);
  • Tariffa n.23 (Abbonamento settimanale e festivo per impiegati, operai e braccianti);
  • Tariffa n.51 (riduzione al 44%).
  • Elenco dei Viaggi con riduzione sulle Ferrovie dello Stato:
  1. Biglietti A/R ordinari;
  2. Biglietti A/R festivi;
  3. Biglietti A/R per Fiere e mercati;
  4. Biglietti A/R per manifestazioni;
  5. Viaggi in comitiva;
  6. Viaggi ad itinerario circolare;
  7. Biglietti turistici di libera circolazione;
  8. Famiglie viaggianti in gruppo;
  9. Tessere per l’acquisto di biglietti con la riduzione del 40%;
  10. Abbonamenti ordinari;
  11. Abbonamenti per 6 giorni.

Nota 0: Ho visto che su E-bay una copia de Il Leonardo identica alla mia viene venduta a ben 50 €. Wow, potrei farci un business ;-)

Parte 4 – Facciamoci del male.

Analizziamo quest’interessante Tariffa n.22 risalente al 1966 e mettiamola a confronto con la situazione odierna fornita da Trenitalia. Farò di più: visto che a settembre inizierò una nuova serie di corsi a Bologna dovrò fare il pendolare per tutto il mese. Devo acquistare, quindi, un abbonamento mensile Faenza – Bologna A/R. Vediamo un po’: Leggi il seguito di questo post »





E noi chi siamo?

7 07 2008

Leggo stamane un’interessantissimo articolo di Repubblica che prende spunto dal dibattito riaperto dal Washington Post. L’articolo inizia cosí:

“Cercasi nome per una generazione. “Y” non basta piú. definizione troppo stretta per i giovani nati tra il 1977 e il 2002 […] i fratelli minori della “Generazione X”, musica grunge e sit-com. La lettera che viene dopo non racconta le loro identitá multiple, mutanti.”

Tratto da “Tutti web, mamma e iPod é la generazione senza nome” di Paola Coppola, pag. 29, la Repubblica 7 luglio 2008.

Il tema é molto accattivante oltre che essere di estrema attualitá, tant’é vero che é un tema di discussione molto frequente tra me e i miei amici. Sará che abbiamo cominciato tutti a pensarci un po’ piú spesso da quando gira quella mail malinconica (“noi che…”) di cui scrissi tempo fa anche qui sul blog oppure sará per il fatto che, effettivamente, siamo un po’ tutti alla soglia dei 30 anni e cominciamo a preoccuparci di tante altre cose al di fuori delle preoccupazioni del fine settimana (“cosa facciamo venerdí sera?”)…insomma, sta di fatto che ci siamo fermati alla generazione prima (quella dei nostri genitori) in fatto di nomi e soprannomi

baby boomers

Le generazioni del novecento sono quattro, ma abbiamo i nomi solo delle prime tre:

  1. Quelli del dopoguerra: nati prima della seconda guerra mondiale, hanno vissuto il fascismo (magari con la tenuta da giovane balilla) e la ricostruzione post-fascista, i primi anni della Repubblica e del primissimo benessere. I loro punti di riferimento erano la Resistenza e i padri costituenti.
  2. I Baby Boomers: nati tra il 1953 e il 1964¹, in piena crescita economica. In Italia erano circa 10 milioni di bambini. Hanno vissuto l’austerity (la prima crisi economica dopo la grande ripresa dal dopo guerra) e il film che meglio li identifica si dice sia “Il laureato” di Mike Nichols con Dustin Hoffman. I loro punti di riferimento sono stati JFK e Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono” (aggiungerei anche altri personaggi in ordine sparso come Martin Luther King, Malcolm X, Mao Tse Tung e Ernesto Che Guevara). ¹ in Italia. Nel mondo anglosassone la fascia d’etá spazia dal 1945 al 1964.
  3. La Generazione X: “nati tra il 1965 e il 1975, trenta-quarantenni, sovraistruiti, sottoccupati, chiusi nel privato e imprevedibili” citando l’articolo. Il nome deriva dal titolo omonimo del best seller dello scrittore Douglas Coupland. Sono la prima generazione ad essere considerata inguaribilmente problematica, cinica, senza valori e senza affetti. Sono la prima generazione tecnologica, ovvero i primi malati di Google, Amazon, Yahoo e Wikipedia. Le stesse “Amazon, Google, Yahoo, MySpace, Dell, e infinite altre aziende tecnologiche miliardarie furono fondate da coetanei appartenenti alla Generazione X. Persino la stessa Wikipedia nasce per iniziativa di persone di questa generazione.” (Generazione X – Wikipedia)

E noi? Che titoli hanno inventato per definire la mia generazione, ovvero quella dei nati tra il 1977 e il 2002? Millennium generation, Echo boomers, Technosexual (?!?), iPod generation, VR generation (Virtual Reality), Second Life generation, Neo-punk, Neo-hyppies, Emo generation, T-generation (dalle t-shirt indossate), MTV generation, Lost-generation (direttamente dalla serie TV)…in base ad ogni nuova tendenza o fenomeno commerciale nasce un nuovo nome, una nuova etichetta per noi…troppo diversi tra di noi, spesso diversi da noi stessi ogni anno che passa, per essere etichettati o per accontentarci di un singolo nome. Leggi il seguito di questo post »





Gli americani (1)

23 06 2008

Prejudices against americans. Pregiudizi, pregiudizi…gli americani sono spocchiosi: sempre a farsi piú grandi e piú forti degli altri paesi. Gli americani sono la potenza economica: dichiarano guerra nei paesi dove “non c’é democrazia” e “combattono il terrorismo” immischiandosi negli affari politici e religiosi altrui, mirando chiaramente a un (grosso) ritorno economico. Gli americani sono notoriamente ignoranti, meglio dire uneducated, nel senso che non conoscono nient’altro che il loro paese (se va bene) ignorando qualsiasi cosa del resto del mondo. Gli americani sono liberali, si puó dire tutto ció che si vuole in pubblico poiché la libertá di parola é prevista dalla Costituzione. L’America é il regno delle opportunitá, in tutti i sensi ma principalmente in quello economico e lavorativo. Ok. Dibattito aperto: é vero? Non é vero? É vero in parte? Si puó fare di tutta l’erba un fascio?

(Dato che non voglio riempire il post di noiosi video, cliccate su questo link per assistere ad altre “simpatiche” interviste a cittadini americani…tema: Parigi)

The Resident. Lori Harfenist é un’esperta di media-comunication, laureata con lode alla Pace University di NYC. É una ragazza americana ed é fiera di esserlo anche se sa bene di queste dicerie sugli americani. Dal 2000 cura un programma di attualitá fatto per la TV ma diffuso soprattutto via web: The Resident.

Citando dal sito: “The Resident” is dedicated to cleaning up today’s dirty media by doing what no other mainstream media show has the cojones to do: state the obvious about topics you thought you were the only one that cared about. One of the Best Internet Personalities* according to Yahoo!, The Resident (Lori Harfenist) investigates topics relevant in today’s complicated world with a fresh viewpoint.”

Sul sito ufficiale sono disponibili interviste sugli argomenti piú svariati, ma io mi sono interessato a questa intervista fatta per le strade di New York agli americani d’adozione, e il tema dell’intervista mi sembra piuttosto coerente col tema proposto dal mio post:

Il tema é molto interessante e scriveró altro a riguardo prossimamente.

Link:





Stereotipi e pregiudizi (parte 4)

6 06 2008

Eccomi di nuovo tornare su un argomento a me sempre molto caro, ovvero i confronti tra culture. Il motivo principale per questo mio interesse é la curiositá (avevate dubbi?) e la finalitá é…il mio mestiere. Inoltre man mano che questa societá evolve e muta (piú o meno rapidamente in relazione alle posizioni geografiche dei paesi in evoluzione) ritengo che la conoscenza – seppur basilare – non sia piú un hobby bensí un obbligo morale.

Branco di ignoranti. Non é veramente piú possibile tollerare misconoscenze e superficialismi del tipo “giapponesi e cinesi…son tutti uguali” oppure pensare che i turchi siano la stessa cosa che gli arabi. Parlo soprattutto dell’Italia nel quale vige un’ignoranza e un menefreghismo a dir poco immorale, tutelato ancora da certe scuse imbarazzanti quali la “poca istruzione”…certo, quando sono gli stessi ragazzini dei licei a fare certe figure e a dare lo scandalo maggiore, aggiunti alle scene a sfondo razzista, sessista e classista che accadono quotidianamente un po’ lungo tutto lo stivale. Ora, non voglio scendere in polemiche e considerazioni troppo personali, sto solo dicendo che nel duemila non é piú possibile pensare con la testa del novecento (o del trecento), a prescindere dalla propria fede politica. Il motivo di questa arretratezza mentale diffusa trova le sue radici – secondo me – in una sorta di campanilismo anacronistico per alcuni, in una buona dose di pigrizia mentale per altri e in una commistione dei due elementi per altri ancora. Si odia e si teme ció che non si conosce. Fine dell’introduzione.

Germania VS Cina. Visto che nella “prima puntata” di questa aspirante rubrica avevo segnalato l’ormai noto cartone animato realizzato in Flash dallo studio di Bruno Bozzetto, il quale mostra in forma molto ironica – e reale – le differenze di buon costume tra l’Italia e il resto d’Europa, ne approfitto questa volta per segnalare un’operazione simile pubblicata da Tim Johnson nel suo blog, giornalista americano sempre in viaggio tra Cina e Stati Uniti. Questo tipo di operazioni, che tanto piacciono all’estero anche se fatte spesso con altrettanta superficialitá, possono causare due reazioni (quasi) completamente opposte: alimentare l’ignoranza tra popoli o aprire le porte per una migliore comprensione tra essi. Il motivo per cui ne riporto qualche esempio qui é sempre il secondo, o almeno ci provo.

Nota (1): Da notare lo stile grafico essenziale, chiaro e diretto, tipicamente tedesco, il quale – non a caso – ha sempre eccelso nella comunicazione visiva (vedi Otl Aicher e Gerhard Koksch che idearono i simboli delle Olimpiadi di Monaco del 1972, solo per fare un esempio). Visto il forte rapporto economico tra Germania e Cina – risalente agli ultimi dieci anni, forse qualcosa in piú – non é strano che si sia sviluppato anche un certo approccio e legame reciproco che giustifica un’analisi sociale del genere, espressa in termini grafici.

Nota (2): Da notare quel po’ di somiglianze tra italiani e cinesi, maggiori che quelle tra italiani e tedeschi…;-)

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Also spracht Balaustra

20 05 2008

Qui Berlino. Questo mini-tour europeo di una settimana mi sta servendo un mucchio. Niente turismo, sia chiaro: se c’é un motivo per cui amo viaggiare non é certo per scattare le foto di fianco ai monumenti famosi e poter vantare con gli amici di “esserci davvero stato”…piuttosto per osservare con interesse il comportamento delle persone in metro, analizzarne le dinamiche sociali che – senza grosse sorprese – non é poi cosí distante da quelle nostrane.

La mia costante riflessione sulla condizione del nostro paese non cambia: l’Italia é ancora un paese meraviglioso dove vivere – clima, cibo, relazioni umane, amicizie, bellezze locali – ma non per chi lavora in ambito creativo. Puntualizziamo: il lavoro c’é – poco ma c’é – ma le possibilitá di scelta sono estremamente ridotte:

  1. O trovi un lavoro temporaneo e precario, e non avete idea di quanti contratti a “progetto” ho visto negli ultimi 6 anni, con la conseguenza che un giovane lavoratore non riesce a pagarci l’affitto e, insomma, nemmeno a sopravviverci (ditemi cosa ci fa uno adesso con 500,00 € “sporchi” al mese);
  2. O trovi un secondo lavoro, preferibilmente serale (tipo bar o ristorante) con cui integrare il lavoro di cui al punto 1, spesso pagato in nero oppure gestito per mezzo di “contratto a chiamata” (nulla di piú inaffidabile e insicuro per un lavoratore) che alla fine si rivela il lavoro principale, quello che ruba piú energie all’altro; Leggi il seguito di questo post »




L’arte di apparecchiare

12 05 2008

“Fino al periodo delle guerre puniche a Roma, anche nelle case più ricche, la tavola veniva preparata solo con lo stretto necessario, e il valore positivo associato al pasto era quello della frugalità. Poi qualcosa cambia, e il valore sacrale prima riservato ai sacrifici si allarga alla mensa domestica. Si origina così l’attività dell’apparecchiatura, della preparazione, che è in realtà un piccolo rito in cui si appronta lo spazio riservato a un’attività importante l’assunzione del cibo, non più praticata come attività di mero sostentamento ma come espressione di civiltà.

Non va dimenticato però che la tavola apparecchiata è la presentazione del pasto, l’introduzione ai piatti non deve trasformarsi in un addobbo invadente. Non incorrete mai nell’errore di far diventare l’apparecchiatura la protagonista del banchetto: è un virtuosismo che non ha altro significato che l’esaltazione eccessiva della padrona di casa o del maître. L’apparecchiatura, come dice la parola stessa, è “preparazione” a un evento, e la tavola apparecchiata è lo spazio scenico pronto ad accogliere i protagonisti dell’evento, cioè il cibo e i commensali. “

Gianfranco Vissani

(cuoco, gastronomo, critico, intrattenitore TV)

Ecco a voi la disposizione corretta di piatti, bicchieri e posate sulla tavola informale “classica” italiana (quando si invitano gli amici a pranzo/cena quindi), giusto per chiarire le idee a chi fa confusione con l’etiquette:

1. piatto fondo
2. piatto piano
3. sottopiatto
4. tovagliolo
5. forchetta per antipasto
6. forchetta per prima pietanza
7. forchetta per seconda pietanza
8. coltello
9. cucchiaio da minestra
10. posatine per dessert e formaggio
11. bicchiere per acqua
12. bicchiere per vino rosso
13. bicchiere per vino bianco
14. piattino per il pane

In caso di pranzo o cena meno impegnativa si potranno evitare il piattino per il pane e il sottopiatto. Ecco come posizionare piatti, posate, bicchieri: a sinistra del piatto, le forchette (con le punte verso l’alto), a destra i coltelli (con la lama verso il piatto) e i cucchiai. In orizzontale, le posate da frutta e da dessert: in basso il coltello con la punta a sinistra e la lama verso il piatto, poi la forchetta, con le punte verso destra rivolte in alto, infine il cucchiaino, con il manico a destra. Se il menù prevede sia il formaggio sia la frutta, insieme con la fruttiera verranno portate in tavola le posate da frutta appoggiate sul piattino pulito (mai incrociate).

Sopra le posate da frutta, un po’ spostati verso destra, i bicchieri: il più grande da acqua e alla sua destra quello più piccolo da vino.” (galateoitaliano.it)

Cosí abbiamo anche risolto la questione del “bicchiere grande per l’acqua e il bicchiere piccolo per il vino”…giusto? ;-)

Fonti:





Il ViaKGSra e la violenza culturale. (Tocchiamo legno…)

27 01 2008
Chiedo scusa in anticipo per la qualità dei miei ultimi post, ma veramente non ho avuto mai tempo. Nel senso, quello che rimaneva delle mie giornate (poche ore) le ho usate per dormire, credo che mi sia concesso. Stasera ho finalmente concluso uno dei due (grossi) lavori di cui mi sto occupando e – caso strano – non ho ancora sonno per andarmene a letto. Questo non significa che abbia la carica necessaria per scrivere un post impegnativo per cui mi soffermerò su ciò che ha attirato la mia attenzione quando ho controllato la mia posta elettronica.
Lo spamming. Come succede a tutti coloro che usano servizi come Yahoo! e Hotmail anche a me la brava funzione Anti-Spam risparmia di dover cancellare a mano quella decina di pubblicità spazzatura che ricevo quotidianamente. Devo anche ritenermi fortunato perchè conosco persone che ne ricevono centinaia, ma diciamo che io ho adottato anni fa un paio di astuzie per cercare di sfuggire il più possibile a questa forma di violenza commerciale
Fatto sta che – non so voi – ma io ogni tanto mi metto anche a controllare lo spam (non si sa mai che qualche mail importante ci vada a finire per sbaglio) eliminando diligentemente tutte le varie mail che mi scrivono quel centinaio di ragazze dai nomi inglesi e americani (Lauren Ryan, Mollie Ashby, Courtney Yeager, Linz Twyman, eccetera) che mi chiamano per nome e sanno che io, a 28 anni, sono proprio un assiduo utilizzatore di viagra. Che carine.
Viagra. Quasi quasi… Ho splulciato un po’ di queste mail così premurose nei miei confronti e non ho potuto fare a meno di morire dalle risate, tanto che vale la pena riportarle qui per intero, non si sa mai che vadano perdute…eheheh, delle vere chicche d’italiano:
L’opinione del nostro cliente:

Lazione fantastica! Non potevo in nessun modo tenere 5 anni la mia erezione durante il coito e sono diventato effettivamente timido. Avevo anche un problema con leiaculazione prematura. Inoltre soffro del diabete. Una volta ho preso la quantita di 50 mg del Viiaaaaagra… e dormivo tra 2 ore con la donna di 22 anni. Poco tempo prima delle carezze preliminari il mio pene E diventato rigido e non potevo neppure credere in cio. Avevo il sesso durante questa notte tre volte (ah, beh) ed di piu non cerano nessun problemi. Non si riusciva in nessun modo a terminare. Sono ora luomo felice. Achmet, 52 anni.
Non mancate nulla alla vita e sentirete che i nostri clienti confermano!”
Io sono nell’estasi completa. Sono di 50 anni e che mi rammarica quello fa un anno che cio che la solidita costante del mio amico si perde al momento risolutivo (?!?!?). Ma ora tutto E nuovamente come ai migliori tempi. Basta 10 mg per il weekend ALLEGRO (?). Di nessun effetti secondari – nonostante una mialgia il giorno dipoi (meraviglioso…). Ma scompare grazie all’addestramento sufficiente ;-) )
Avete, infine, nuovamente il piacere della vita”"Credo che finora fossi felici (tocchiamo legno!), poiche finora non sapevo ancora mai gli effetti secondari di Viiaaaaagra… – eccetto pene E robusto come un bastone.Vivete soltanto una volta – perche non provare qualcosa nuovamente?”

e infine quest’ultimo che mi ha veramente convinto: Leggi il seguito di questo post »