Tali e quali…!

9 10 2009

Alex-Maradona

A chi non é mai capitato di notare le somiglianze di un amico con qualche celebrità o personaggio conosciuto? A me ne hanno associati vari, tipo, 15 chili fa + sbarbato + capelli lunghi e fascia + occhiale da sole a mosca mi associavano a Lenny Kravitz (addirittura…); oppure 10 chili fa si diceva che assomigliassi a Francesco Renga (sempre a qualche cantante, che lusinga!). Ora che peso 85 Kg il personaggio a cui mi paragonano piú spesso é Armando Maradona. L’unica differenza é sta nel fatto che abbiamo 19 anni di differenza ;)

L’immagine sopra l’ho realizzata ispirandomi a tutte quelle viste sul sito Totally Looks Like, che permette anche di realizzare le vostre immagini personali per mezzo del Look-Alike Builder, un piccolo programmino online che permette di caricare e mettere a confronto qualsiasi immagine salvata sul nostro HD o che trovate in rete (basta copiare l’url). Sono morto dalle risate quando ho visto queste immagini:

Papa Ratzinger VS Dart Sidious

Assolutamente identico.

Ho riso mezza giornata

Ho riso mezza giornata

Ho riso tutta la giornata.

Ho riso tutta la giornata. Valentino é identico a un Umpa Lumpa!!!

Bellissimo. In realtà si sono ispirati proprio a Hitchcock per il personaggio.

Bellissimo. In realtà si sono ispirati proprio a Hitchcock per il personaggio.

Effettivamente...

Effettivamente...

Non conoscevo il direttore/ex-calciatore Iain Dowie, ma effettivamente è identico a Sloth dei Goonies...

Non conoscevo il direttore/ex-calciatore Iain Dowie, ma effettivamente è identico a Sloth dei Goonies...

Ricca, odiosa e...brutta! Almeno il fortunadrago era simpaticone...:)

Ricca, odiosa e...brutta! Almeno il fortunadrago era simpaticone...:)

Miss Paparazzi ha fotocopiato il look di Christina...che a sua volta chissà a chi si fosse ispirata.

Miss "Paparazzi" ha fotocopiato il look di Christina...che a sua volta chissà a chi si fosse ispirata.

Il leader dei Pearl Jam e il Gladiatore sono sempre stati fratelli.

Il leader dei Pearl Jam e il Gladiatore sono sempre stati fratelli.

Se ne avete voglia date un’occhiata al sito, ce ne sono centinaia. Buon divertimento! ;)

Links:





Per chi votano gli immigrati?

28 09 2009

Sapete già che non parlo di politica nel mio blog, ma non è possibile – per nessun cittadino italiano ancora provvisto di etica e qualche principio civico – astenersi dal 1. interessarsi, 2. conoscere, 3. avere idee proprie sulla situazione politica italiana contemporanea.

Il primo ministro. Tutti ne parlano, tutti lo conoscono, tutti (all’estero) mi chiedono se è veramente possibile. Cosa? Non certo che un politico del genere esista (la malapolitica è internazionale, sebbene lui non lo batta più nessuno), bensì che il popolo italiano sopporti, che non sappia/possa/voglia fare nulla.

Eh, già.

By the way. Comunque non tutti gli stranieri sono così scandalizzati, anzi: avete presente Videocracy? Io no, visto che non l’ho ancora visto (ma conosco Erik Gandini per “Surplus”) ma pare abbia fatto veramente il “colpaccio”, ovvero sale piene sia in Svezia che in Italia. Risultato? Fonti attendibili dichiarano che “Silvio Berlusconi è il nuovo idolo dei figli di papà attempati di Stureplan”. Leggete questo interessante articolo di Cecilia Schwartz (“Silvio Berlusconi är de bedagade Stureplansbratsens nya idol”) per farvi un’idea.

Gli immigrati. E gli immigrati in Italia? Per chi votano? Questa interessante domanda trova subito risposta in quest’altro articolo che leggevo oggi su Internazionale. Lo riporto per intero perchè vale la pena spendere qualche commento a riguardo, ovvero sul punto di vista degli altri.

Se la sinistra non si sveglia

Io voto Fini. Gianfranco Fini. Perché non posso votare Silvio Berlusconi. Perché non riesco a pensare di dover votare Franceschini. Perché non conosco bene Bersani. Credo che sia importante farci questa domanda. Per chi votano gli immigrati? Per chi votano i neri, i marocchini, gli albanesi, i romeni o le badanti?

Qualche volta, se penso alla risposta, sono spaventato. Molti dei protagonisti della rubrica di Internazionale “Volti nuovi” voterebbero per Berlusconi. Quasi tutti i miei amici africani parlano bene di Fini. Sembra il messia. Sanno tutti i suoi discorsi. Lo sentono dire che l’Italia è già multiculturale e che bisogna dare la cittadinanza ai figli degli immigrati.

Prodi è il politico meno amato perché non ha fatto niente per migliorare la situazione degli stranieri. Bossi è “matto”, e non dobbiamo tenere conto di quello che dice. Berlusconi, invece, è un self made man. Partito dal nulla, è diventato un uomo ricco e un politico potente. Yes, we can. Quindi, anche per noi sfigati immigrati, si può fare. Allora se devo votare, voto Fini e/o Berlusconi.

A sinistra parlano troppo. Chi ha sentito Franceschini fare proposte concrete? E Bersani? Cosa vogliono fare per l’immigrazione? Da uno a dieci, quanto ci considerano importanti? Per le primarie del Partito democratico siamo sempre stati chiamati a votare. E ne siamo contenti: almeno pensano anche a noi. Ma poi, niente. È finita. Grazie fratelli, non ci servite più. È un’ipocrisia e ce ne siamo resi conto.

Quando passerà la legge sul voto amministrativo degli immigrati, voteranno quasi tutti per il centrodestra. A meno che la sinistra non si svegli prima.

Cléophas Adrien Dioma è nato in Burkina Faso e vive in Italia da dieci anni. Articolo pubblicato il 24 settembre 2009 su Internazionale.

Per approfondire, ovvero sapere quante centinaia di partiti, super-partiti, micro-partiti, partitucoli esistono in Italia basta sbirciare su Wikipedia, a questa pagina.

Ora però non venite a chiedermi per chi voto io. L’importante al giorno d’oggi – ahimè – è sapere per chi non votare.





Cosa c’é in una tazzina di caffé

24 09 2009

É giá qualche anno che scrivo su questo blog e da subito ho utilizzato il mio logotipo come marchio di fabbrica. Tuttavia non ho mai spiegato le ragioni per cui l’ho reso mio (ce l’ho anche tatuato…sí lo so, é da fanatici ma come faccio a spiegare sempre a tutti che volevo coprire uno sgorbietto ben peggiore che mi ero tatuato da solo a 15 anni…) e il ragionamento che c’é dietro.

Premessa. Dunque, prima di buttarmi a disegnare loghi su loghi mi sono chiarito le idee:

  1. Volevo un logo chiaro, semplice e ben leggibile. Una di quelle immagini che capisci subito cos’é e se anche non ti ricordi il nome ad esso attribuito ti resta in mente il simbolo ad esso collegato (cara vecchia semantica…);
  2. Il logo doveva collegarsi rapidamente al nome, che al tempo stesso doveva essere semplice, (quasi) giá sentito e quindi piú facilmente ricordabile;

Sviluppo. Siccome ho sempre amato i pittogrammi di Otl Aicher non potevo che fare riferimento alla chiarezza segnica dei cartelli stradali (che tuttora mi affascinano enormemente). Inoltre volevo assolutamente creare qualcosa di mio, di personale, che avrei potuto ricondurre esclusivamente a me e alle mie radici…sebbene non volessi usare il semplice Nome+Cognome. Non cosí chiaramente almeno. Ecco perché ho pensato di ricavare un nome accattivante che deriva da un anagramma:

Alex Rivoli = R elAx

“Relax” é una parola straniera largamente diffusa non solo in italiano ma in moltissime altre lingue, per cui l’ho scelto per il suo carattere di internazionalitá (come me) e per la facile memorabilitá.

La tazzina. Perché la tazzina? Perché la pausa caffé é un’abitudine squisitamente italiana, e consiste in 5/10 minuti di pausa tra un lavoro e l’altro. Un’aromatica pausa/distacco in cui concedersi qualche istante di relax, per poi riprendere il lavoro. Non so, c’é molto di mio in questo concetto…

Il caffé. Perché la tazzina di caffé (e non di té)? Perché quando si parla di “qualitá del caffé” la miscela brasiliana, assieme a quella araba o sudamericana in generale, é quella considerata “per eccellenza”. E visto che sono sia italiano che brasiliano…;)

Ora che vi ho spiegato le origini del mio logo/logotipo é interessante parlare – nel concreto – di cosa ci sia dentro una singola tazzina di caffé, oltre a tanto sapore, tanta caffeina e – dopo lungo uso – tanto stress. Altro che “relax” ;)

“Per cosa il mondo spende 90 miliardi di dollari all’anno? Per una tossina vegetale nata come antibatterico che ha poteri stimolanti sugli esseri umani poiché blocca i nostri neurorecettori per l’adenosina, un composto che serve per addormentarci. Il caffè, in parole povere. Ma cosa c’è esattamente in una tazzina di caffè? Ce lo spiega la rivista WIRED.

  • Acqua – Una tazzina è costituita al 98,75% di acqua. Inoltre la caffeina è un diuretico, per cui i bevitori di caffè – soprattutto i neofiti – corrono spesso al bagno.
  • Etilfenoli – Gli scarafaggi li utilizzano come segnali chimici di pericolo. Noi li beviamo nel caffè.
  • Acido quinico – Conferisce al caffè il suo caratteristico, irresistibile aroma. Una curiosità: è tra i composti chimici dai quali viene sintetizzato il farmaco Tamiflu.
  • 3,5 Acido dicaffeoilquinico – Un antiossidante dall’effetto benefico sul nostro organismo.
  • Dimetil-disulfide – Un prodotto della tostatura del caffè verde. È uno dei composti che dà alle feci umane il loro caratteristico odore, tra l’altro.
  • Acetilmetilcarbinolo – Un liquido giallo infiammabile presente anche nel burro e usato come aroma artificiale nei pop-corn.
  • Putrescina – Vi siete mai chiesti cosa dà alla carne marcia il suo mefitico odore? Eccola. E c’è anche nel vostro espresso.
  • Trigonellina – Dona al caffè il suo sapore e uccide i batteri Streptococcus mutans, responsabili della carie.
  • Niacina – Ovvero vitamina B3, senza la quale vi amamlereste di pellagra.”

Fonte: di Justo P . What’s Inside a Cup of Coffee? WIRED 22/09/09.

Tratto da “Ma cosa diavolo c’è in una tazzina di caffè?” di David Frati su Yahoo! Italia Notizie





Parla come mangi

24 08 2009

Quante lingue parli? Quanti idiomi conosciuti hai inserito nel CV? Quanta dimestichezza hai nel comunicare con gli altri?

Sebbene viviamo in tempi di consumo e comunicazione il problema del “farsi capire” rimane ancora uno scoglio ingombrante per molti. Personalmente l’ho imparato durante i viaggi di questi ultimi anni…e facendo parecchie domande ai malcapitati interlocuori con cui ho avuto il piacere di intrattenermi. Tra un pasto e qualche birra s’intende ;) Giá, perché capita sempre piú spesso di fare domande mirate e arrivare, a volte, al cuore di certe questioni centrali…come gli stereotipi ai quali ho dichiarato guerra molto tempo fa. Tuttavia devo ammettere che la questione politica, al di fuori di alcuni casi isolati, é sempre il biglietto da visita con cui, ormai, si attacca bottone o si allaccia una conversazione animata. Almeno cosí mi é sempre capitato nelle varie conversazioni con francesi, tedeschi, inglesi, neozelandesi, spagnoli, portoghesi, brasiliani, argentini, uruguaiani, colombiani, polacchi, israeliani, russi, ucraini, bulgari, nigeriani, tunisini, algerini, egiziani, angolani e almeno un’altra decina di stranieri di cui ora non ricordo la provenienza. Conversazioni molto meno “proficue” (ovvero dalle quali non ho imparato granché per una certa ignoranza o menefreghismo da parte dei miei interlocutori) le ho avute – ahimé – con americani, canadesi e australiani.

Input. Ultimamente ho visto il film “The Interpreter” di Sidney Pollack, in cui la protagonista (Nicole Kidman) é, appunto, un interprete simultanea proveniente dal Sudafrica che lavora presso le Nazioni Unite ed é specializzata il lingue africane. A quel punto ho cominciato a chiedermi quante lingue e quanti dialetti vengono parlati in Africa al giorno d’oggi. Tuttavia ho scoperto che il Ku (di cui si parla nella pelicola) non esiste, si tratta di una lingua creata appositamente per il film (come del resto anche la storia stessa é fittizia) basata sul Bantu. Ciononostante il film non é neanche male, suvvia.

Un altro stimolo per la questione delle lingue é stato il sito di Miss Universo. Aldilá del fatto che ci sono ragazze bellissime provenienti da tutto il mondo e che gli occhi vogliono la loro parte, ho potuto notare due cose distinte:

  • Nome
  • Paese di provenienza
  • Etá
  • Lingue parlate
  • I lineamenti delle concorrenti asiatiche sono effettivamente differenti: provate a confrontare il viso di una cinese, una giapponese, una vietnamita, una tailandese, una singaporese e cosí via. Non é porprio vero che “sono tutti uguali” e questo apre un discorso molto interessante da approfondire prossimamente nella mia rubrica “Stereotipi e pregiudizi” :)

Le lingue. Oggi peró la questione di cui vorrei parlare é un’altra: quante lingue si parlano nel mondo? O meglio: quante lingue ancora sopravvivono e vengono parlate? Citeró l’introduzione al libro “Alpi – Una grammatica del vedere ad alta quota” di Paolo Paci (Ed. Feltrinelli, 2003) che recita:

“Una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito.” Noam Chomsky

Esistono nel mondo 6700 lingue diverse. Ma nel momento in cui leggerete queste pagine il numero sarà già diminuito: infatti il 30 per cento delle lingue attualmente in uso è parlato da comunità di appena mille persone. In pratica, grossi condomini. Il 10 per cento può contare su un centinaio di parlanti e per una cinquantina di lingue sopravvive un solo parlante. Ci sono nonni, in Siberia, che per comunicare con il nipotino hanno bisogno di un traduttore simultaneo.
Lingue o dialetti? La domanda dal punto di vista scientifico è insignificante. Anzi, affermano i linguisti, esisterebbe una lingua (o dialetto, è uguale) per ognuno di noi. La distinzione tra lingue, per comodità, la facciamo quando le differenze sintattiche, fonetiche e lessicali iniziano a essere evidenti. Se nel dialetto lombardo di Parabiago e San Giorgio su Legnano, paesi che distano tra loro non più di cinque chilometri, la differenza si limita alla pronuncia della “a” più o meno aperta (indovinate come suona a Pârâbiâg?), tra Issime e Fontainemore, due villaggi nella Val di Gressoney che distano anch’essi cinque chilometri, c’è un vero abisso linguistico, storico, culturale. Quasi quanto tra Francia e Germania. Allora, quante lingue si parlano in Italia? […]“

Inoltre, apprendere nuove lingue non é certo un atto da burgeois annoiati, bensí una sorta di dovere per come la penso io. Non a caso l’Unione Europea caldeggia vivamente l’apprendimento di nuove lingue, ma non solo:

“L’Unione europea incoraggia attivamente i propri cittadini a imparare le altre lingue europee, sia per motivi di mobilità personale e professionale all’interno del mercato unico, sia come incentivo ai contatti interculturali e alla comprensione reciproca. L’Unione promuove anche l’uso delle lingue regionali o minoritarie, che non sono lingue ufficiali dell’UE ma sono parlate da non meno di 50 milioni di abitanti degli Stati membri e, come tali, fanno parte del nostro patrimonio culturale.
La capacità di capire e di comunicare in più lingue – che ormai rappresenta una realtà quotidiana per la maggioranza degli abitanti della terra – è un’abilità utilissima per tutti i cittadini europei. Imparare e parlare le lingue straniere ci aiuta ad aprirci agli altri, a culture e mentalità diverse; acuisce le capacità cognitive e rafforza la padronanza della lingua madre; infine, ci consente di mettere a frutto la libertà di lavorare o studiare all’estero.
Come emerge da un recente sondaggio Eurobarometro, la metà dei cittadini dell’Unione europea è in grado di tenere una conversazione in almeno una lingua diversa dalla propria lingua madre. Le percentuali variano da un paese all’altro e secondo le categorie sociali: il 99% dei lussemburghesi, il 93% dei lettoni e dei maltesi e il 90% dei lituani conoscono almeno una lingua straniera, mentre la maggioranza degli ungheresi (71%), dei cittadini britannici (70%) e della popolazione spagnola, italiana e portoghese (64% ciascuna) dominano solo la loro lingua madre. La conoscenza delle lingue straniere è più diffusa tra gli uomini, i giovani e gli abitanti delle città che non tra le donne, gli anziani e la popolazione rurale.”
(Fonte: Portale delle lingue d’Europa)

Ovviamente non ho potuto fare a meno di consultare my beloved Wikipedia e scoprire quanto segue: Leggi il seguito di questo post »





Tanti auguri “orma lunare” :)

20 07 2009

40 anni e un giorno fa bla, bla, bla…

Ma questa é l’immagine piú figa in assoluto di quel momento che, secondo il mockumentary Operazione Luna di William Karel (che mette su pellicola le decine di teorie “complottiste” a riguardo) sarebbe addirittura un falso e le cui immagini – divenute famosissime in tutto il mondo – sarebbero state realizzate in studio e riprese nientemeno che da Stanley Kubrick in persona. La sua esperienza di 2001 Odissea nello spazio lo avrebbe avvicinato alla Nasa e in cambio di questo favore, Kubrick avrebbe ottenuto un preziosa ricompensa, ovvero le lenti speciali con cui ha realizzato le immagini di Shining, Barry Lindon e altri. Il documentario si avvale della partecipazione della vedova del celebre regista, ma anche di personalità politiche e militai come Donald Rumsfeld o Henry Kissinger. Insomma, da vedere almeno per farsi un’ora e mezza di congetture e riflessioni su quello che ci propina “il potere”.

Ah, invece per vedere altri momenti storici riprodotti e “cristallizzati” coi sempre-meravigliosi Lego andate sul sito Classics in Lego su Fubiz.net.





Come essere felici facendo affari

7 06 2009

Sarà una casualità, ma quest’uso dei “vecchi” diagrammi di Venn (ve li ricordate alle elementari e alle medie? “L’insieme unioverso…”) per spiegare visivamente concetti e teorie mi piace molto. E’ un fenomeno very english ed è un modo piuttosto intelligente di “fare” comunicazione. Secondo me anche Leibniz ne sarebbe soddisfatto :)

Bud Caddel, esperto di marketing e business setting dall’età di 14 anni, ha usato bene i diagrammi di Eulero Venn per dare 3 utili consigli:

Non si può sapere come si fanno i soldi dalle sole cose che vogliamo e sappiamo fare bene. Sul web esiste un mercato quasi per qualsiasi cosa e questo comporta cambiare velocemente strategie nonchè la tipologia del cliente. Se siamo troppo fissati sull’obiettivo iniziale del business (magari perché siamo disperati e vogliamo concretizzare i guadagni al più presto) rischiamo di lasciarci sfuggire la possibilità di sperimentare.

Abbiamo trovato il nostro ramo e riusciamo ad essere pagati, tuttavia non siamo i migliori sulla piazza. La mediocrità non è una buona strategia. Imparate a riconoscere le vostre debolezze e organizzatevi per migliorare il vostro business. Trovate i migliori talenti e fatenei vostri collaboratori. Imparate come fanno i vostri concorrenti a far funzionare il loro business e copiate.

Avete a che fare con un lavoro che qualcuno vuole farvi fare, che magari svolgete bene (o comunque meglio della concorrenza) ma che non è realmente quello che vorreste fare. Questo è forse il trabocchetto peggiore per un buon business. E’ l’allarme che annuncia il disastro:  smetterete di amare ciò che fate e perderete quella passione iniziale per il vostro mestiere. Cominciate a dire dei “no”.

Link:

Via Swiss-Miss.





Playmo’ World

27 05 2009

Impossibile non segnalare e non farsi due risate guardando il lavoro svolto da 091 su Flickr…così come per i Lego, nutro molta simpatia anche per i Playmobil. Ma questo fotografo (professionista? Amotore?) ragazzo o ragazza che sia (l’unica cosa certa è che sia giapponese, almeno credo visti i pittogrammi) dimostra di averne molta più di me…

Date un’occhiata al resto della raccolta di immagini su questi Customize Playmobil provenienti da tutto il mondo, oltre che fare un giro nel mondo giocoso di 091





Stereotipi e pregiudizi parte 6: La sfiga

6 03 2009

Prima o poi un post su questo stereotipo bisognava che lo scrivessi pure io. E dire che di materiale interessante in giro per il web ce n’è parecchio…tuttavia questa storia della sfiga (formalmente “sfortuna” o “jella” in italiano) ha parecchie spiegazioni interessanti che, si capisce,  affondano le radici nella storia dell’uomo. Quando si parla di sfortuna si finisce sempre con lo schierarci o dalla parte dei superstiziosi o dei non-superstiziosi, sentendoci più intelligenti – quasi “superiori” – nel secondo caso. Il superstizioso viene considerato un po’ un credulone, concentrato sulle proprie fissazioni e stando attento a calcare il suolo col piede giusto di primo mattino o a buttarsi il sale dietro le spalle, una volta rovesciato per disgrazia. E i non-superstiziosi invece? A cosa crede chi non crede in nulla? Su cosa si concentra? Forse a scrivere post sulla sfiga…

Totò lo jettatore nellepisodio La patente in Così è la vita diretto da Luigi Zampa (1954)

Totò lo jettatore nell'episodio "La patente" in "Così è la vita" diretto da Luigi Zampa (1954)

Ma cominciamo con ordine. Il solito ordine sparso:

Le domande

  • Numeri: perchè il 17 porta sfiga in alcuni paesi, il 13 in altri? Perchè venerdì 17 viene considerato di male auspicio?
  • Cibo: perchè versare sale, pepe o olio porta sfortuna e versare il vino porta bene? Perchè l’aglio tiene lontano Dracula? Perchè le lenticchie a Capodanno sono di buon auspicio?
  • A tavola: Perchè non va bene incrociare le posate a tavola? Perchè mai, se cade una forchetta, vuol dire che un uomo verrà a far visita?
  • Fenomeni fisici: Perchè rompere uno specchio porta ben 7 anni di sfortuna (alla faccia…)? Perchè se ci fischia l’orecchio sinistro significa che qualcuno sta parlando/pensando male di noi e se ci fischia quello destro il suo contrario?
  • Gestualità: Fare le corna, toccare ferro, toccare legno, toccare…gli ammennicoli. Ma perchè?!?
  • Animali: Perchè il gatto nero che attraversa la strada da sinistra verso destra porta una sfiga tremenda?
  • Amuleti: Perchè, per difendersi dalla sfortuna, si usano oggetti bizzarri come corna, peperoncini, gobbetti, ferri di cavallo, trecce d’aglio oppure impietose zampine di coniglio o di lepre?

Alcune risposte
So bene che è improbabile riuscire a risalire alle origini delle superstizioni con certezza scientifica. Tuttavia è possibile azzardare qualche ipotesi logica e sensata, soddisfacente per chi non si ritiene superstizioso.

Diciassette. 17 o XVII anagrammato diventa VIXI, che in latino è un verbo al tempo perfetto e tradotto in italiano vuol dire vissi (cioè implica “adesso sono morto”). Il diluvio universale, secondo l’Antico Testamento, iniziò il 17° giorno del secondo mese (ma si concluse lo stesso giorno del settimo mese, quando Noé raggiunse l’Ararat.). Secondo Plutarco i pitagorici avevano orrore del numero 17, perché intermedio tra 16 e 18, gli unici due numeri che rappresentano contemporaneamente la superficie e il perimetro di uno stesso quadrilatero, essendo 16 = 4 × 4 e 18 = 3 × 6.

La fama iettatoria del numero 17 si sarebbe rafforzata, in epoca moderna, con la sfortunata vicenda del mancato re Luigi XVII che, in piena Rivoluzione francese, non salì mai al trono e morì in carcere, nel 1795 ammalato e moribondo, incarcerato nella prigione del Tempio, che peraltro fu in precedenza luogo sacro dei Templari. Quando poi, con la restaurazione della monarchia, diventò re lo zio, questi assunse prudentemente il nome di Luigi XVIII. Leggi il seguito di questo post »





San Valentino e la moda dei santi

14 02 2009

Non ne posso piú di scusarmi in continuazione per le mie assenze, peró devo ancora rimandare a qualche settimana il mio ritorno (quasi) quotidiano col mio blog. Tra tesi discusse e traslochi (ben 4 in 4 anni) non ho ancora assolutamente un posto fisso da cui scrivere con costanza. Pertanto…sorry everybody.

Ma si diceva: San Valentino. Giá.

Questo santo umbro, che visse circa 97 anni, era un impavido convertitore di pagani in una Roma avvelenata contro i cristiani. Morí, ahimé, decapitato da un soldato romano. A tutt’oggi le sue spoglie sono conservate nel ternano e in una chiesa di Savona.

“Questa festa venne istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) una ispirata al messaggio d’amore diffuso dall’opera di San Valentino. Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo

La cosa piú interessante é che la cittá di Terni si attiva moltissimo nel mese di febbraio, proprio per commemorare questa festivitá, con parecchi appuntamenti culturali e di riflessione uniti a momenti di festa e celebrazione. Che bello, l’anno prossimo mi piacerebbe essere a Terni in questo periodo.

Eros il dio dell’amore. Ecco, ora vorrei sapere cosa c’entra il dio dell’amore. Cioé, é chiaro che si capisce la pertinenza, esattamente come si capisce quella del personaggio di Babbo Natale inventato dalla Coca Cola e al quale ci siamo tutti abituati.

Ma chi é che si é inventato Eros come simbolo (logo) ufficiale per la festa di San Valentino? Chi sará quel genio? Certo che non si tratta di una colpa “commerciale” (anche se i bacetti Perugina basano il loro successo su ricorrenze come questa fin dagli anni ‘50) ho spulciato qualche notizia qua e lá, affiancandole alle notizie di Wikipedia:

“Il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano (per la fertilità), è l’ origine di questa festa degli innamorati.
Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un’urna e opportunamente mescolati. Leggi il seguito di questo post »





Stereotipi e pregiudizi parte 5: all’insegna dell’equilibrio culturale

12 01 2009

stereotipi_e_pregiudizi

Che poi non si é ancora capito bene cosa sia quest’equilibrio. Cerco-un-centro-di-gravitá-permanente. Io non sono mica poi tanto d’accordo col Battiato…

Ma partiamo dall’inizio, tipo: che lingua si parla in Spagna? Lo spagnolo? Formalmente sí, nella pratica no visto che per lengua española ci si riferisce alla grammatica del castellano…ma che dire del catalano, del valenciano, del gallego, del basco e di quell’altra manciata di vere e proprie lingue (guai a chiamarle dialetti onde rischiare veri e propri incidenti diplomatici) che si parlano di regione in regione, difese con quell’orgoglio che da noi in Italia rimane solo ai sardi (al sud) e ai fautori del ladino, al nord…e a pochi altri.

Los idiomas de España

Los idiomas de España

E l’italiano? Non é forse il volgare che si parlava nella regione Toscana e reso immortale dai versi di Dante e Petrarca? E che ne rimane di tutti gli altri dialetti regionali che, a occhiometro, saranno almeno un paio di centinaia? Per noi italiani é tutto piuttosto normale, la sappiamo bene questa cosa dei dialetti…sebbene raramente riusciamo a distinguere una parlata molisana stretta da una variante campana, una parlata in dialetto abruzzese di Pescara dalla sua variante de L’Aquila e così via. Noi romagnoli, che stiamo cosí simpatici (piú o meno) a tutti gli altri italiani, veniamo fin troppo spesso imitati con l’accento “alla bolognese”…che suona altrettanto diverso dall’accento modenese, reggiano e parmense per giunta! Valentino Rossi é di Tavullia, quindi geograficamente é marchigiano, ma parla con un’accento assolutamente romagnolo (mezzo riminese e riccionese per precisione). Ma…vallo a dire a un americano…gli americani pensano che l’italiano sia quel pastrocchio di siculo-inglese che s’ode a pezzi ne “Il Padrino”…!?!?…I’m not jocking people. Leggi il seguito di questo post »





La cyber-zappa sui piedi

6 12 2008

“E’ stato un attentato che ha catturato l’attenzione del mondo, quello recentemente avvenuto in India, e che ha riportato un tragico bilancio in termini di vittime. Non tutti sanno però che, secondo la polizia indiana, i terroristi avrebbero utilizzato Google Earth per pianificare gli attacchi. Il dettaglio è emerso durante le successive indagini sul caso, nonché nel corso degli interrogatori ai terroristi sopravvissuti. Si è venuto inoltre a sapere che gli attentatori sono stati a lungo addestrati con l’uso di tecnologie come telefoni satellitari e GPS.

Non è la prima volta che Google Earth, il servizio che fornisce mappe dettagliate dell’intero globo, finisce al centro di polemiche legate alla sicurezza. La stessa India, tramite il suo ex presidente Abdul Kalam, già nel 2005 aveva sollevato delle critiche, per la presenza di dettagliate mappe del paese, facilmente accessibili da gruppi terroristici. L’agenzia di sicurezza indiana, inoltre, ha fatto presente che Google Earth riporta ben visibili infrastrutture legate alla difesa del paese, e altre installazioni sensibili; già altre nazioni, come la Cina, avevano espresso perplessità per ragioni simili.

C’è da dire però che, nel caso del recente attentato, nessun luogo colpito rientrava nelle suddette categorie, e che le stesse informazioni, almeno in questo caso, si sarebbero potute reperire anche da una normale mappa turistica. In ogni caso, le critiche a questo servizio fino ad oggi non sono state poche, ed è probabile che il recente eccidio possa rimettere in discussione la portata del suo utilizzo.”

Scritto da Lorenzo Motti (3/12/2008) cit.

…e quindi? Chi aveva ragione? Chi se ne esce fuori adesso, dopo tanti anni di silenzio forzato, dicendo “Lo sapevo io che queste nuove tecnologie…!” non aspettando altro che l’occasione buona – come questa di Mumbai – per prendere la parola oppure quelli che, consapevolmente, hanno reso pubbliche queste nuove possibilitá di informazione (Google, Google Maps, Google Earth), di conoscenza (Wikipedia), di comunicazione gratuita (Skype) e sociale (Facebook), di pubblica condivisione (FlickR, YouTube) e di intrattenimento (LastFM e i Podcast su iTunes) ben sapendo che ogni innovazione nasconde l’altra faccia della medaglia?

Il teologo anglicano Richard Hooker diceva:

I cambiamenti non avvengono mai senza qualche inconveniente, anche quando si cambia dal male al bene.”

E il nostro Manzoni invece:

“Non sempre ció che viene dopo é progresso”

Che ne dite? Io, invece, preferisco il caro vecchio Hugo:

“Osare: il progresso si ottiene solo cosí”







E noi chi siamo?

7 07 2008

Leggo stamane un’interessantissimo articolo di Repubblica che prende spunto dal dibattito riaperto dal Washington Post. L’articolo inizia cosí:

“Cercasi nome per una generazione. “Y” non basta piú. definizione troppo stretta per i giovani nati tra il 1977 e il 2002 […] i fratelli minori della “Generazione X”, musica grunge e sit-com. La lettera che viene dopo non racconta le loro identitá multiple, mutanti.”

Tratto da “Tutti web, mamma e iPod é la generazione senza nome” di Paola Coppola, pag. 29, la Repubblica 7 luglio 2008.

Il tema é molto accattivante oltre che essere di estrema attualitá, tant’é vero che é un tema di discussione molto frequente tra me e i miei amici. Sará che abbiamo cominciato tutti a pensarci un po’ piú spesso da quando gira quella mail malinconica (“noi che…”) di cui scrissi tempo fa anche qui sul blog oppure sará per il fatto che, effettivamente, siamo un po’ tutti alla soglia dei 30 anni e cominciamo a preoccuparci di tante altre cose al di fuori delle preoccupazioni del fine settimana (“cosa facciamo venerdí sera?”)…insomma, sta di fatto che ci siamo fermati alla generazione prima (quella dei nostri genitori) in fatto di nomi e soprannomi

baby boomers

Le generazioni del novecento sono quattro, ma abbiamo i nomi solo delle prime tre:

  1. Quelli del dopoguerra: nati prima della seconda guerra mondiale, hanno vissuto il fascismo (magari con la tenuta da giovane balilla) e la ricostruzione post-fascista, i primi anni della Repubblica e del primissimo benessere. I loro punti di riferimento erano la Resistenza e i padri costituenti.
  2. I Baby Boomers: nati tra il 1953 e il 1964¹, in piena crescita economica. In Italia erano circa 10 milioni di bambini. Hanno vissuto l’austerity (la prima crisi economica dopo la grande ripresa dal dopo guerra) e il film che meglio li identifica si dice sia “Il laureato” di Mike Nichols con Dustin Hoffman. I loro punti di riferimento sono stati JFK e Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono” (aggiungerei anche altri personaggi in ordine sparso come Martin Luther King, Malcolm X, Mao Tse Tung e Ernesto Che Guevara). ¹ in Italia. Nel mondo anglosassone la fascia d’etá spazia dal 1945 al 1964.
  3. La Generazione X: “nati tra il 1965 e il 1975, trenta-quarantenni, sovraistruiti, sottoccupati, chiusi nel privato e imprevedibili” citando l’articolo. Il nome deriva dal titolo omonimo del best seller dello scrittore Douglas Coupland. Sono la prima generazione ad essere considerata inguaribilmente problematica, cinica, senza valori e senza affetti. Sono la prima generazione tecnologica, ovvero i primi malati di Google, Amazon, Yahoo e Wikipedia. Le stesse “Amazon, Google, Yahoo, MySpace, Dell, e infinite altre aziende tecnologiche miliardarie furono fondate da coetanei appartenenti alla Generazione X. Persino la stessa Wikipedia nasce per iniziativa di persone di questa generazione.” (Generazione X – Wikipedia)

E noi? Che titoli hanno inventato per definire la mia generazione, ovvero quella dei nati tra il 1977 e il 2002? Millennium generation, Echo boomers, Technosexual (?!?), iPod generation, VR generation (Virtual Reality), Second Life generation, Neo-punk, Neo-hyppies, Emo generation, T-generation (dalle t-shirt indossate), MTV generation, Lost-generation (direttamente dalla serie TV)…in base ad ogni nuova tendenza o fenomeno commerciale nasce un nuovo nome, una nuova etichetta per noi…troppo diversi tra di noi, spesso diversi da noi stessi ogni anno che passa, per essere etichettati o per accontentarci di un singolo nome. Leggi il seguito di questo post »





L’Aristografico

4 07 2008

Ogni tanto me ne torno anch’io a scrivere sul blog, sapete? Giá, dopo la mezzanotte di una giornata di lavoro calda e – a suo modo – stancante…anche se, per caritá’, finché c’é lavoro c’é speranza…e di questi tempi sperare é un po’ un lusso per molti…

Comunque. Chiacchierando del piú e del meno con due amiche, tra prime esperienze di lavoro e stage in studi di architettura e grafica, me ne vengo fuori con un desiderio inventato lí per lí…ma che poi, ripensandoci, vorrei veramente.

Il sogno. Quanto mi piacerebbe poter gestire un’agenzia di comunicazione e visual design ben affermata e potermi permettere di trattare i miei clienti quasi a “pesci in faccia”! Mi spiego: il problema dei grafici non é legato ai soldi che mancano (almeno non direttamente); non é legato al costo (sempre proibitivo) dei software di grafica – legalmente acquistati e con licenza s’intende – né dell’eccessiva mole di lavoro associata a tempi di consegna insensati (“Dev’essere pronto per ieri, mi raccomando!”)…No. Il problema dei grafici é piú semplice ma al contempo piú serio: il rapporto col committente.

Vita da grafico. Se volete avere un’idea di cosa sto parlando allora vi rimando a un vecchio post (“Tutto ció che un grafico non deve fare…”) che scrissi esattamente su quest’argomento, guardatevi il video (divertentissimo) e fatevi un’idea. Sappiate comunque che non é facile per queste due figure (cliente e grafico) relazionarsi proficuamente: il cliente crede che le immagini abbiano l’obbligo di interpretare e impersonare al 100% l’idea del proprio prodotto (marchio, azienda, catalogo che sia) solo per il fatto che sta pagando; dall’altra parte il grafico cerca inutilmente di fare ragionare il cliente e insegnargli – a suo modo – una corretta visione dei fatti e propone soluzioni interessanti che, peró, vengono puntualmente criticate o rifiutate perché non corrispondenti alle richieste iniziali…e se anche venissero accettate, dovrebbero in seguito essere modificate per avvicinarsi – pian piano – alle solite richieste iniziali.

Consigli al cliente e al suo logo. Nel caso di dover elaborare un nuovo logo (uno dei casi piú complessi per un grafico) o di doverne eseguire un restyling ci sono poche semplici regole che dovrebbe imparare qualsiasi dirigente aziendale/proprietario/commitente…commerciante…insomma chiunque.

Keep it simple. La semplicitá é una qualitá pregiata per un logo. Prima di scegliere che logo vorreste chiedete al vostro designer di mostrarvi un esempio del vostro nuovo logo rimpicciolito: simboli complicati o pieni di immagini perdono definizione e chiarezza quando sono riprodotti in piccolo. É buona regola ricordarsi che se un buon logo funziona bene sul biglietto da visita allora sará perfettamente leggibile in tutti gli altri formati.

Bianco e Nero. Un buon marchio d’impatto comunicherá forza se inbianco e nero. I loghi che contengono gradienti colore, ombreggiature e orpelli vari perderanno molto del loro effetto se riprodotti in bianco e nero. Chiedete al vostro designer di mostrarvi una versione in bianco e nero (ma NON in scala di grigi, attenzione!) del vostro logo. Pensate al suo effetto quando lo userete nei fax, negli assegni aziendali, sulla carta intestata, quando apparirá sulle pagine gialle o sui documenti fotocopiati. Se il vostro (nuovo) logo passa tutti questi test potete stare certi che avrá un buon impatto sui clienti ed avrá successo.

Clipart. Qualche designer (ciarlatano) usa le clipart direttamente nei loghi che realizza per lavoro e le combina con caratteri osceni! E a volte quest’unione funziona addirittura (la beffa oltre al danno…)! Peró possedete i diritti della clipart inserita nel vostro logo? Possedere il solo cd che le contiene non basta, poiché é possibile che esistano anche altri loghi che contengono gli stessi elementi. Chiedete al vostro designer la provenienza di ogni elemento costituente il vostro logo, ovvero se l’ha creato lui al 100%. ;-)

Io odio le clipart. E odio la barra degli strumenti “Disegna” in Word perché é un’arma impropria lasciata incustodita. É come fare giocare vostro figlio con una rivoltella carica.

É per questo che vorrei poter trattare un giorno i miei clienti…a “pesci in faccia”: TU fai il tuo mestiere, mi paghi e IO faccio il mio lavoro, e bene. Penso di meritarmi un nuovo titolo quindi. “Aristografico” andrá benissimo.

Se volete vedere altre “equazioni grafiche” realizzate da questo duo di grafici argentini andate sul loro blog LOGOlogos, sono bravissimi.

Consigli tratti e tradotti da “Tips for your logo design project” scritto da Nancy Carter.





Romera e il costruzionismo culinario

30 06 2008

l\'Esguard

Questo (rapido) post lo scrivo dopo un fine settimana piuttosto faticoso (ho ripreso a lavorare come cameriere nel weekend) e lasceró tutto lo spazio agli articoli da cui attingo le informazioni che mi interessano. Il motivo del post ha il suo perché: cucina e Spagna. Cucina perché arrivo adesso accaldato e sudato dalle cucine del bagno al mare; Spagna perché voglio omaggiare la vittoria della Spagna negli europei 2008 e lo faccio parlando del protagonista del presente articolo: Miguel Sanchez Romera ovvero l’unico caso vivente di neurologo e cuoco professionista al mondo…parliamo di un soggetto che ha rivoluzionato il concetto di gastronomia contemporanea, un artista, un vero creativo…e per questo importante per me. Ecco.

Chi. Nato in Argentina, dove ha studiato Medicina e Belle Arti, Miguel Sànchez Romera ha lasciato il paese sudamericano negli anni più bui della dittatura militare e si è stabilito definitivamente in Spagna.
Esercita la professione di neurologo, specialista in neurofisiologia clinica e da dieci anni è chef e proprietario del ristorante “L’Esguard” di Sant’Andreu Llavaneres (Barcellona). Dal 1998 è professore di Scienza e Tecnologia Culinaria all’università di Vic a Barcellona. E’ considerato uno degli chef più innovativi d’Europa ed è noto in tutto il mondo per il suo stile colto ed elegante. Ha scritto La Cocina de los sentidos (la cucina dei sensi) e Total Cooking. (fonte)

“Io considero la cucina come uno ’spazio totale’ che necessita di una solida base di conoscenze ferme. La cucina non è più, o non è solo, un atto di piacere, ma è sopratutto un atto di trasmissione delle conoscenze.[…] Il punto è che come neurofisiologo posso solo presentare poche spiegazioni plausibili per molte delle questioni legate al gusto. In neurofisiologia il canale sensoriale più conosciuto è la vista, ma ben poco ancora è noto in merito all’olfatto e al gusto, per tacer del fatto che in merito a sentimenti ed emozioni ogni neurofisiologo ha una sua propria teoria. E quindi il dibattito è ancora aperto.”

Cosí é come si esprime il neuro-cuoco in un’intervista con Daniele Paolini. Ma se non sapete che cosa cucina lo chef spagnolo non potete capire di certo…

Cosa. Mangiare al Barcellona Esguard non é certo come pranzare dal piadinaro dietro casa, ma non é neanche cosí spaventosamente caro: il menú offre una doppia scelta secondo la lunghezza della degustazione, corta a 65 euro, completa a 80 euro. Citando a caso:

  • Cocotte di tartufo nero con mousseline di zenzero e cocco con tuorlo d’uovo;
  • Cappesante in infusione agrodolce di alghe marine con maionese calda di cioccolato bianco e purea di pomodoro;
  • Foie gras di oca alla piastra con purè di tartufo nero e pasta fresca affumicata;
  • “Omnium” di cereali (12 cereali in piccoli mucchietti cotti a vapore, posizionati a corona con al centro la salsa) con olio di oliva (picual, cultivar locale) e salsa vellutata al tandoori, oliva nera e tartufo;
  • Filetto di baccalà confit in olio di oliva (hojiblanca) nappato in vellutata di uova di baccalà e purè di pomodoro glassato e fungo nero in decorazione;
  • Filetto di cervo con mosaico di 48 spezie, tatin di mela con soppressata e sugo di cassis in salsa (buono, classico, reso entusiasmante nella scacchiera dei puntini colorati delle varie salse piccanti.
  • Chocogel di cacao criollo del Venezuela con mela tandoori, cocco, arancia rosa, caffè con latte e una base di gelatina madreperlata;
  • Madeleine fondente di cioccolato bianco con tartufo di cacao trinitario di Grenada e purea di fragole (fonte)

E cosí via…

Particolaritá. Non é semplice descrivere con le parole qualcosa che viene creato per essere assaporato e vissuto coi sensi (vista, olfatto e gusto) e – in piú – é impossibile per me parlare di qualcosa che non ho ancora avuto l’occasione di provare. Fatto sta che la cucina dell’amico Romera – mi hanno detto – ha la particolaritá di presentarsi al cliente sotto forme completamente inusuali: forme cubiche, composizioni originali, associazioni di colori e sapori bizzarri, l’uso di elementi come l’agar agar o l’azoto liquido, ovvero prodotti insapori ma che consentono la modellazione plastica del cibo per ottenere forme fuori dal comune.

“Io considero la cucina come uno ‘spazio totale’ che necessita di una solida base di conoscenze ferme. La cucina non è più, o non è solo, un atto di piacere, ma è soprattutto un atto di trasmissione delle conoscenze”. In parole povere non si mangia con il gusto bensì con il cervello, a parere del medico-chef. “La cucina è pertanto un’esperienza sia mentale che digestiva – prosegue Sánchez Romera – prima che con il gusto si degusta un ambiente, la luce, il colore, certo anche l’aspetto esteriore del piatto, quindi ci sono i profumi, i sapori, le sensazioni e le emozioni via via più profonde”. (articolo)

Quando ci andró ne faró un resoconto approfondito, ci potete contare ;-)

Link: Sito ufficiale Miguel Sanchez Romera (Esp – Eng)