Tali e quali…!

9 10 2009

Alex-Maradona

A chi non é mai capitato di notare le somiglianze di un amico con qualche celebrità o personaggio conosciuto? A me ne hanno associati vari, tipo, 15 chili fa + sbarbato + capelli lunghi e fascia + occhiale da sole a mosca mi associavano a Lenny Kravitz (addirittura…); oppure 10 chili fa si diceva che assomigliassi a Francesco Renga (sempre a qualche cantante, che lusinga!). Ora che peso 85 Kg il personaggio a cui mi paragonano piú spesso é Armando Maradona. L’unica differenza é sta nel fatto che abbiamo 19 anni di differenza ;)

L’immagine sopra l’ho realizzata ispirandomi a tutte quelle viste sul sito Totally Looks Like, che permette anche di realizzare le vostre immagini personali per mezzo del Look-Alike Builder, un piccolo programmino online che permette di caricare e mettere a confronto qualsiasi immagine salvata sul nostro HD o che trovate in rete (basta copiare l’url). Sono morto dalle risate quando ho visto queste immagini:

Papa Ratzinger VS Dart Sidious

Assolutamente identico.

Ho riso mezza giornata

Ho riso mezza giornata

Ho riso tutta la giornata.

Ho riso tutta la giornata. Valentino é identico a un Umpa Lumpa!!!

Bellissimo. In realtà si sono ispirati proprio a Hitchcock per il personaggio.

Bellissimo. In realtà si sono ispirati proprio a Hitchcock per il personaggio.

Effettivamente...

Effettivamente...

Non conoscevo il direttore/ex-calciatore Iain Dowie, ma effettivamente è identico a Sloth dei Goonies...

Non conoscevo il direttore/ex-calciatore Iain Dowie, ma effettivamente è identico a Sloth dei Goonies...

Ricca, odiosa e...brutta! Almeno il fortunadrago era simpaticone...:)

Ricca, odiosa e...brutta! Almeno il fortunadrago era simpaticone...:)

Miss Paparazzi ha fotocopiato il look di Christina...che a sua volta chissà a chi si fosse ispirata.

Miss "Paparazzi" ha fotocopiato il look di Christina...che a sua volta chissà a chi si fosse ispirata.

Il leader dei Pearl Jam e il Gladiatore sono sempre stati fratelli.

Il leader dei Pearl Jam e il Gladiatore sono sempre stati fratelli.

Se ne avete voglia date un’occhiata al sito, ce ne sono centinaia. Buon divertimento! ;)

Links:





Per chi votano gli immigrati?

28 09 2009

Sapete già che non parlo di politica nel mio blog, ma non è possibile – per nessun cittadino italiano ancora provvisto di etica e qualche principio civico – astenersi dal 1. interessarsi, 2. conoscere, 3. avere idee proprie sulla situazione politica italiana contemporanea.

Il primo ministro. Tutti ne parlano, tutti lo conoscono, tutti (all’estero) mi chiedono se è veramente possibile. Cosa? Non certo che un politico del genere esista (la malapolitica è internazionale, sebbene lui non lo batta più nessuno), bensì che il popolo italiano sopporti, che non sappia/possa/voglia fare nulla.

Eh, già.

By the way. Comunque non tutti gli stranieri sono così scandalizzati, anzi: avete presente Videocracy? Io no, visto che non l’ho ancora visto (ma conosco Erik Gandini per “Surplus”) ma pare abbia fatto veramente il “colpaccio”, ovvero sale piene sia in Svezia che in Italia. Risultato? Fonti attendibili dichiarano che “Silvio Berlusconi è il nuovo idolo dei figli di papà attempati di Stureplan”. Leggete questo interessante articolo di Cecilia Schwartz (“Silvio Berlusconi är de bedagade Stureplansbratsens nya idol”) per farvi un’idea.

Gli immigrati. E gli immigrati in Italia? Per chi votano? Questa interessante domanda trova subito risposta in quest’altro articolo che leggevo oggi su Internazionale. Lo riporto per intero perchè vale la pena spendere qualche commento a riguardo, ovvero sul punto di vista degli altri.

Se la sinistra non si sveglia

Io voto Fini. Gianfranco Fini. Perché non posso votare Silvio Berlusconi. Perché non riesco a pensare di dover votare Franceschini. Perché non conosco bene Bersani. Credo che sia importante farci questa domanda. Per chi votano gli immigrati? Per chi votano i neri, i marocchini, gli albanesi, i romeni o le badanti?

Qualche volta, se penso alla risposta, sono spaventato. Molti dei protagonisti della rubrica di Internazionale “Volti nuovi” voterebbero per Berlusconi. Quasi tutti i miei amici africani parlano bene di Fini. Sembra il messia. Sanno tutti i suoi discorsi. Lo sentono dire che l’Italia è già multiculturale e che bisogna dare la cittadinanza ai figli degli immigrati.

Prodi è il politico meno amato perché non ha fatto niente per migliorare la situazione degli stranieri. Bossi è “matto”, e non dobbiamo tenere conto di quello che dice. Berlusconi, invece, è un self made man. Partito dal nulla, è diventato un uomo ricco e un politico potente. Yes, we can. Quindi, anche per noi sfigati immigrati, si può fare. Allora se devo votare, voto Fini e/o Berlusconi.

A sinistra parlano troppo. Chi ha sentito Franceschini fare proposte concrete? E Bersani? Cosa vogliono fare per l’immigrazione? Da uno a dieci, quanto ci considerano importanti? Per le primarie del Partito democratico siamo sempre stati chiamati a votare. E ne siamo contenti: almeno pensano anche a noi. Ma poi, niente. È finita. Grazie fratelli, non ci servite più. È un’ipocrisia e ce ne siamo resi conto.

Quando passerà la legge sul voto amministrativo degli immigrati, voteranno quasi tutti per il centrodestra. A meno che la sinistra non si svegli prima.

Cléophas Adrien Dioma è nato in Burkina Faso e vive in Italia da dieci anni. Articolo pubblicato il 24 settembre 2009 su Internazionale.

Per approfondire, ovvero sapere quante centinaia di partiti, super-partiti, micro-partiti, partitucoli esistono in Italia basta sbirciare su Wikipedia, a questa pagina.

Ora però non venite a chiedermi per chi voto io. L’importante al giorno d’oggi – ahimè – è sapere per chi non votare.





Cosa c’é in una tazzina di caffé

24 09 2009

É giá qualche anno che scrivo su questo blog e da subito ho utilizzato il mio logotipo come marchio di fabbrica. Tuttavia non ho mai spiegato le ragioni per cui l’ho reso mio (ce l’ho anche tatuato…sí lo so, é da fanatici ma come faccio a spiegare sempre a tutti che volevo coprire uno sgorbietto ben peggiore che mi ero tatuato da solo a 15 anni…) e il ragionamento che c’é dietro.

Premessa. Dunque, prima di buttarmi a disegnare loghi su loghi mi sono chiarito le idee:

  1. Volevo un logo chiaro, semplice e ben leggibile. Una di quelle immagini che capisci subito cos’é e se anche non ti ricordi il nome ad esso attribuito ti resta in mente il simbolo ad esso collegato (cara vecchia semantica…);
  2. Il logo doveva collegarsi rapidamente al nome, che al tempo stesso doveva essere semplice, (quasi) giá sentito e quindi piú facilmente ricordabile;

Sviluppo. Siccome ho sempre amato i pittogrammi di Otl Aicher non potevo che fare riferimento alla chiarezza segnica dei cartelli stradali (che tuttora mi affascinano enormemente). Inoltre volevo assolutamente creare qualcosa di mio, di personale, che avrei potuto ricondurre esclusivamente a me e alle mie radici…sebbene non volessi usare il semplice Nome+Cognome. Non cosí chiaramente almeno. Ecco perché ho pensato di ricavare un nome accattivante che deriva da un anagramma:

Alex Rivoli = R elAx

“Relax” é una parola straniera largamente diffusa non solo in italiano ma in moltissime altre lingue, per cui l’ho scelto per il suo carattere di internazionalitá (come me) e per la facile memorabilitá.

La tazzina. Perché la tazzina? Perché la pausa caffé é un’abitudine squisitamente italiana, e consiste in 5/10 minuti di pausa tra un lavoro e l’altro. Un’aromatica pausa/distacco in cui concedersi qualche istante di relax, per poi riprendere il lavoro. Non so, c’é molto di mio in questo concetto…

Il caffé. Perché la tazzina di caffé (e non di té)? Perché quando si parla di “qualitá del caffé” la miscela brasiliana, assieme a quella araba o sudamericana in generale, é quella considerata “per eccellenza”. E visto che sono sia italiano che brasiliano…;)

Ora che vi ho spiegato le origini del mio logo/logotipo é interessante parlare – nel concreto – di cosa ci sia dentro una singola tazzina di caffé, oltre a tanto sapore, tanta caffeina e – dopo lungo uso – tanto stress. Altro che “relax” ;)

“Per cosa il mondo spende 90 miliardi di dollari all’anno? Per una tossina vegetale nata come antibatterico che ha poteri stimolanti sugli esseri umani poiché blocca i nostri neurorecettori per l’adenosina, un composto che serve per addormentarci. Il caffè, in parole povere. Ma cosa c’è esattamente in una tazzina di caffè? Ce lo spiega la rivista WIRED.

  • Acqua – Una tazzina è costituita al 98,75% di acqua. Inoltre la caffeina è un diuretico, per cui i bevitori di caffè – soprattutto i neofiti – corrono spesso al bagno.
  • Etilfenoli – Gli scarafaggi li utilizzano come segnali chimici di pericolo. Noi li beviamo nel caffè.
  • Acido quinico – Conferisce al caffè il suo caratteristico, irresistibile aroma. Una curiosità: è tra i composti chimici dai quali viene sintetizzato il farmaco Tamiflu.
  • 3,5 Acido dicaffeoilquinico – Un antiossidante dall’effetto benefico sul nostro organismo.
  • Dimetil-disulfide – Un prodotto della tostatura del caffè verde. È uno dei composti che dà alle feci umane il loro caratteristico odore, tra l’altro.
  • Acetilmetilcarbinolo – Un liquido giallo infiammabile presente anche nel burro e usato come aroma artificiale nei pop-corn.
  • Putrescina – Vi siete mai chiesti cosa dà alla carne marcia il suo mefitico odore? Eccola. E c’è anche nel vostro espresso.
  • Trigonellina – Dona al caffè il suo sapore e uccide i batteri Streptococcus mutans, responsabili della carie.
  • Niacina – Ovvero vitamina B3, senza la quale vi amamlereste di pellagra.”

Fonte: di Justo P . What’s Inside a Cup of Coffee? WIRED 22/09/09.

Tratto da “Ma cosa diavolo c’è in una tazzina di caffè?” di David Frati su Yahoo! Italia Notizie





Parla come mangi

24 08 2009

Quante lingue parli? Quanti idiomi conosciuti hai inserito nel CV? Quanta dimestichezza hai nel comunicare con gli altri?

Sebbene viviamo in tempi di consumo e comunicazione il problema del “farsi capire” rimane ancora uno scoglio ingombrante per molti. Personalmente l’ho imparato durante i viaggi di questi ultimi anni…e facendo parecchie domande ai malcapitati interlocuori con cui ho avuto il piacere di intrattenermi. Tra un pasto e qualche birra s’intende ;) Giá, perché capita sempre piú spesso di fare domande mirate e arrivare, a volte, al cuore di certe questioni centrali…come gli stereotipi ai quali ho dichiarato guerra molto tempo fa. Tuttavia devo ammettere che la questione politica, al di fuori di alcuni casi isolati, é sempre il biglietto da visita con cui, ormai, si attacca bottone o si allaccia una conversazione animata. Almeno cosí mi é sempre capitato nelle varie conversazioni con francesi, tedeschi, inglesi, neozelandesi, spagnoli, portoghesi, brasiliani, argentini, uruguaiani, colombiani, polacchi, israeliani, russi, ucraini, bulgari, nigeriani, tunisini, algerini, egiziani, angolani e almeno un’altra decina di stranieri di cui ora non ricordo la provenienza. Conversazioni molto meno “proficue” (ovvero dalle quali non ho imparato granché per una certa ignoranza o menefreghismo da parte dei miei interlocutori) le ho avute – ahimé – con americani, canadesi e australiani.

Input. Ultimamente ho visto il film “The Interpreter” di Sidney Pollack, in cui la protagonista (Nicole Kidman) é, appunto, un interprete simultanea proveniente dal Sudafrica che lavora presso le Nazioni Unite ed é specializzata il lingue africane. A quel punto ho cominciato a chiedermi quante lingue e quanti dialetti vengono parlati in Africa al giorno d’oggi. Tuttavia ho scoperto che il Ku (di cui si parla nella pelicola) non esiste, si tratta di una lingua creata appositamente per il film (come del resto anche la storia stessa é fittizia) basata sul Bantu. Ciononostante il film non é neanche male, suvvia.

Un altro stimolo per la questione delle lingue é stato il sito di Miss Universo. Aldilá del fatto che ci sono ragazze bellissime provenienti da tutto il mondo e che gli occhi vogliono la loro parte, ho potuto notare due cose distinte:

  • Nome
  • Paese di provenienza
  • Etá
  • Lingue parlate
  • I lineamenti delle concorrenti asiatiche sono effettivamente differenti: provate a confrontare il viso di una cinese, una giapponese, una vietnamita, una tailandese, una singaporese e cosí via. Non é porprio vero che “sono tutti uguali” e questo apre un discorso molto interessante da approfondire prossimamente nella mia rubrica “Stereotipi e pregiudizi” :)

Le lingue. Oggi peró la questione di cui vorrei parlare é un’altra: quante lingue si parlano nel mondo? O meglio: quante lingue ancora sopravvivono e vengono parlate? Citeró l’introduzione al libro “Alpi – Una grammatica del vedere ad alta quota” di Paolo Paci (Ed. Feltrinelli, 2003) che recita:

“Una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito.” Noam Chomsky

Esistono nel mondo 6700 lingue diverse. Ma nel momento in cui leggerete queste pagine il numero sarà già diminuito: infatti il 30 per cento delle lingue attualmente in uso è parlato da comunità di appena mille persone. In pratica, grossi condomini. Il 10 per cento può contare su un centinaio di parlanti e per una cinquantina di lingue sopravvive un solo parlante. Ci sono nonni, in Siberia, che per comunicare con il nipotino hanno bisogno di un traduttore simultaneo.
Lingue o dialetti? La domanda dal punto di vista scientifico è insignificante. Anzi, affermano i linguisti, esisterebbe una lingua (o dialetto, è uguale) per ognuno di noi. La distinzione tra lingue, per comodità, la facciamo quando le differenze sintattiche, fonetiche e lessicali iniziano a essere evidenti. Se nel dialetto lombardo di Parabiago e San Giorgio su Legnano, paesi che distano tra loro non più di cinque chilometri, la differenza si limita alla pronuncia della “a” più o meno aperta (indovinate come suona a Pârâbiâg?), tra Issime e Fontainemore, due villaggi nella Val di Gressoney che distano anch’essi cinque chilometri, c’è un vero abisso linguistico, storico, culturale. Quasi quanto tra Francia e Germania. Allora, quante lingue si parlano in Italia? […]“

Inoltre, apprendere nuove lingue non é certo un atto da burgeois annoiati, bensí una sorta di dovere per come la penso io. Non a caso l’Unione Europea caldeggia vivamente l’apprendimento di nuove lingue, ma non solo:

“L’Unione europea incoraggia attivamente i propri cittadini a imparare le altre lingue europee, sia per motivi di mobilità personale e professionale all’interno del mercato unico, sia come incentivo ai contatti interculturali e alla comprensione reciproca. L’Unione promuove anche l’uso delle lingue regionali o minoritarie, che non sono lingue ufficiali dell’UE ma sono parlate da non meno di 50 milioni di abitanti degli Stati membri e, come tali, fanno parte del nostro patrimonio culturale.
La capacità di capire e di comunicare in più lingue – che ormai rappresenta una realtà quotidiana per la maggioranza degli abitanti della terra – è un’abilità utilissima per tutti i cittadini europei. Imparare e parlare le lingue straniere ci aiuta ad aprirci agli altri, a culture e mentalità diverse; acuisce le capacità cognitive e rafforza la padronanza della lingua madre; infine, ci consente di mettere a frutto la libertà di lavorare o studiare all’estero.
Come emerge da un recente sondaggio Eurobarometro, la metà dei cittadini dell’Unione europea è in grado di tenere una conversazione in almeno una lingua diversa dalla propria lingua madre. Le percentuali variano da un paese all’altro e secondo le categorie sociali: il 99% dei lussemburghesi, il 93% dei lettoni e dei maltesi e il 90% dei lituani conoscono almeno una lingua straniera, mentre la maggioranza degli ungheresi (71%), dei cittadini britannici (70%) e della popolazione spagnola, italiana e portoghese (64% ciascuna) dominano solo la loro lingua madre. La conoscenza delle lingue straniere è più diffusa tra gli uomini, i giovani e gli abitanti delle città che non tra le donne, gli anziani e la popolazione rurale.”
(Fonte: Portale delle lingue d’Europa)

Ovviamente non ho potuto fare a meno di consultare my beloved Wikipedia e scoprire quanto segue: Leggi il seguito di questo post »





F…come femmina (3)

30 07 2009

Sei femminista? Ma, piuttosto: te lo sei mai chiesto? Oppure: é piú necessario chiederselo o esserlo?

Io me lo sono chiesto e, in generale, non sopporto gli “ismi”…sará perché li trovo sempre troppo estremi . Quindi mi dichiaro semplicemente pro-donna, per tanti motivi: per sincera convinzione, per comoditá, per non fare la figura dell’insensibile-gretto-materialista quale tendo ad essere come ogni omino, per ammirazione generale.

Di post a tema “pro-donna” ne ho scritti vari, ti invito a (ri)leggerli se ne hai voglia:

anoressia

Basta alle anoressiche. Restando in tema di pubblicitá e uso del corpo femminile non é certo possibile ignorare i cambiamenti che sono in atto: in un articolo di Repubblica uscito il 14 giugno 2009 si legge che l’autorevole magazine Vogue (nella sua edizione britannica con a capo Alexandra Shulman) ha – incredibilmente – dichiarato guerra all’anoressia diffusa tra le modelle e, soprattutto, all’infelice pratica di “ingrassarle” fotoritoccandole sapientemente al computer!

[…] “I vestiti che le case di moda ci inviano sono sempre più piccoli”, scrive la Shulman. “Siamo al punto che le modelle più famose -come Naomi Campbell, Linda Evangelista o perfino la magrissima Kate Moss – non riescono più a indossarli. Dobbiamo usare modelle senza seno né fianchi, con ossa sporgenti e un look per nulla femminile. Ormai devo chiedere ai fotografi di ritoccare le immagini per far apparire le modelle di taglia più grande”. […] Leggi il seguito di questo post »





Chi ha detto crisi?

28 07 2009

Girovagando qua e lá por las calles de Valencia es bastante comune leggere carteles e anúncios que dicen “Precios anti-crisis” o “Menú anti-crisis”…ma credo che sia diventata una cosa abbastanza normale per i commercianti di tutto il mondo.

Ogni tanto dare un’occhiata all’etimologia dei vocaboli puó essere di notevole utilitá. “Crisi” deriva dal latino crisis, che a sua volta deriva dal greco κρίνειν (krinein), “giudicare” inteso come “decidere”. Sembrerebbe che questa crisi sia in qualche modo connessa a una decisione…oppure a un giudizio. Ovviamente sto avanzando interpretazioni sociologiche da bar piú che da vero etimologo, e me ne scuso. Ma neanche piú di tanto.

Il problema qui non é capire le cause, ma gestire gli effetti.

E l’effetto della crisi – economica, politica, finanziaria, immobiliare, edilizia che sia – si sta facendo sentire dappertutto, é innegabile. Negli Stati Uniti ci sono casi inimmaginabili: chi aveva case e proprietá si é trovato di punto in bianco senza piú nulla, costretto a vivere per strada. Nuovi clochards, insomma.

Il settimanale americano The Nation, spinto e aiutato dall’organizzazione di giustizia sociale di New York, ha pubblicato un insolito decalogo delle cose da fare e sapere per affrontare al meglio la (nuova) vita di strada. Vediamo un po’:

  1. Preparati ad essere incolpato per la tua situazione, non importa quanto tu l’abbia sotto controllo. Pensa a come sfatare i falsi miti. Non accumulare  insulti o compatimenti. Metti da parte l’orgoglio, ma difendi la tua dignitá. Be prepared to be blamed for your circumstances, no matter how much they may be beyond your control. Think of ways to disabuse the public of common misconceptions. Don’t internalize cruelty or condescension. Let go of your pride–but hold on to your dignity.
  2. Non esistono spazi privati in cui ritirarsi. Sei sotto agli occhi di tutti 24 ore su 24. Impara a viaggiare leggero: metti le tue cose preziose al sicuro e porta con te solo ció che ti serve realmente, ovvero i documenti, i tesserini per accedere ai vari servizi pubblici, una penna e cosí via. Puoi controllare la mail in biblioteca, affittare una casella postale per una somma modesta oppure usufruire delle consegne generali (?) gratuitamente. There is no private space to which you may retreat. You are on display 24/7. Learn to travel light. Store valuables in a safe place, only carrying around what you really need: ID and documents for accessing services, a pen, etc. You can check e-mail and read at the library. You can get a post office box for a fee or use general delivery (free).
  3. Informati dove sono i bagni pubblici migliori, dove non sarai costretto a fare le cose in fretta, molestato o mandato via. Trova quelli piú puliti, dove sia possibile appoggiare le tue cose per terra,  le cui cabine siano grandi a sufficienza per cambiarti e dove ci sia acqua calda per lavarti. Se ti trovi a New York cittá clicca sul link che segue.  Learn the best bathroom options, where you won’t be rushed, turned away or harassed. Find restrooms where it’s clean enough to put your stuff down, the stalls are big enough to change in and there’s hot water so you can wash up. If you’re in New York City go to Restrooms in New York.
  4. É difficile sapere quando, dove e cosa mangiare quindi appuntati i menu e le offerte delle mense.  Porta con te frutta secca, burro d’arachidi o altri alimenti molto proteici. Clicca nel collegamento che segue per un elenco delle mense suddiviso per stati (americani). It’s difficult to have much control over when, where and what you eat, so learn soup kitchen schedules and menus. Carry with you nuts, peanut butter or other foods high in protein. Click here to find a list of soup kitchens by state.
  5. Cibo e vestiario sono piú semplici da trovare rispetto a un posto sicuro per dormire. Uno dei primi problemi del vagabondaggio é il furto durante il sonno (traduzione incerta). Porta sempre con te una coperta. Quando possibile, cerca di dormire in gruppi dai turni alternati, in modo che ognuno possa vigilare sugli altri, dando la precedenza alle necessitá dei bambini rispetto agli adulti. Food and clothing are easier to find than a safe place to sleep–the first truth of homelessness is sleep deprivation. Always have a blanket. Whenever possible, sleep in groups with staggered schedules, so you can look out for one another, prioritizing children’s needs over those of adults. Leggi il seguito di questo post »




The word is “hack”

20 07 2009

Parola d’ordine: modificare.

Cambiare aspetto, intervenire creativamente sull’esistente e modificarne le proprietá estetiche, funzionali e/o comunicative. É il concetto su cui si basa anche il mio progetto S.p.A. (insieme a tanti altri che, per ora, mi guardo bene dal pubblicare poiché incompleti) e, secondo me, rispecchia anche l’atteggiamento creativo che meglio definisce la nostra generazione. Diciamo dai 20 ai 40, suvvia…

“Hack to pieces” si traduce “tagliare a pezzi” (Wordreference). “Hacker” viene tradotto in italiano col sostantivo negativizzante “pirata informatico” (Wordreference). Ecco perché quando si parla di hacking subito saltano in mente immagini di nerd informatici vestiti di nero, magari con la cresta, tatuaggi, piercing e innesti…teppisti, incivili, imbratta-muri, skater che vandalizzano i gradini e i marciapiedi della cittá, e cosí via. Sicuramente anche ragazzi che fanno (o hanno fatto) cose del genere sono parte di questa generazione ma bisogna anche considerare le cose dal lato evolutivo, ovvero ammettere che qualcosa é cambiato (ovviamente) e in meglio, aggiungo io. Ma non solo.

Giusto per piacere personale (e per tenere a portata di mouse i rispettivi link, NdR) scrivo questo post. E inoltre avverto la piacevole sensazione di fare parte di qualcosa di incredibilmente emozionante: la contemporaneitá. Niente inventori alla Leonardo Da Vinci, solo divertiti artisti e creativi che cercano di far passare un solo, semplice concetto a chi non lo é: usa la tua testa, non lasciarti comandare.

Vediamo un po’ come.

Il web che influenza la vita reale (e si appiccica)

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Tanti auguri “orma lunare” :)

20 07 2009

40 anni e un giorno fa bla, bla, bla…

Ma questa é l’immagine piú figa in assoluto di quel momento che, secondo il mockumentary Operazione Luna di William Karel (che mette su pellicola le decine di teorie “complottiste” a riguardo) sarebbe addirittura un falso e le cui immagini – divenute famosissime in tutto il mondo – sarebbero state realizzate in studio e riprese nientemeno che da Stanley Kubrick in persona. La sua esperienza di 2001 Odissea nello spazio lo avrebbe avvicinato alla Nasa e in cambio di questo favore, Kubrick avrebbe ottenuto un preziosa ricompensa, ovvero le lenti speciali con cui ha realizzato le immagini di Shining, Barry Lindon e altri. Il documentario si avvale della partecipazione della vedova del celebre regista, ma anche di personalità politiche e militai come Donald Rumsfeld o Henry Kissinger. Insomma, da vedere almeno per farsi un’ora e mezza di congetture e riflessioni su quello che ci propina “il potere”.

Ah, invece per vedere altri momenti storici riprodotti e “cristallizzati” coi sempre-meravigliosi Lego andate sul sito Classics in Lego su Fubiz.net.





Si stava meglio quando si stava peggio

17 07 2009

STATI UNITI | 10 luglio 2009

Quelli che rimpiangono George W. Bush

Ogni evento internazionale conferma il fascino che Barack Obama esercita su capi di stato e di governo di mezzo mondo, che non vedono l’ora di stringergli la mano o farsi fotografare con lui. Ma secondo Foreign Policy ce ne sono cinque che, in maniera più o meno esplicita, rimpiangono George W. Bush.

Il primo di questi sarebbe Silvio Berlusconi, definito nel 2008 da Time come “l’ultimo migliore amico rimasto a Bush”. Anche se Berlusconi ha speso parole di elogio nei confronti nel nuovo presidente, i loro rapporti non sarebbero idilliaci. Obama guarda con fastidio alla “vicinanza del primo ministro italiano con Vladimir Putin e il dittatore libico Gheddafi”, mentre il governo italiano non vede di buon occhio il proposito di Obama di allargare il G8, dato che “il prestigio internazionale dell’Italia dipende molto dalla sua presenza in quell’organismo esclusivo”. Leggi il seguito di questo post »





Come essere felici facendo affari

7 06 2009

Sarà una casualità, ma quest’uso dei “vecchi” diagrammi di Venn (ve li ricordate alle elementari e alle medie? “L’insieme unioverso…”) per spiegare visivamente concetti e teorie mi piace molto. E’ un fenomeno very english ed è un modo piuttosto intelligente di “fare” comunicazione. Secondo me anche Leibniz ne sarebbe soddisfatto :)

Bud Caddel, esperto di marketing e business setting dall’età di 14 anni, ha usato bene i diagrammi di Eulero Venn per dare 3 utili consigli:

Non si può sapere come si fanno i soldi dalle sole cose che vogliamo e sappiamo fare bene. Sul web esiste un mercato quasi per qualsiasi cosa e questo comporta cambiare velocemente strategie nonchè la tipologia del cliente. Se siamo troppo fissati sull’obiettivo iniziale del business (magari perché siamo disperati e vogliamo concretizzare i guadagni al più presto) rischiamo di lasciarci sfuggire la possibilità di sperimentare.

Abbiamo trovato il nostro ramo e riusciamo ad essere pagati, tuttavia non siamo i migliori sulla piazza. La mediocrità non è una buona strategia. Imparate a riconoscere le vostre debolezze e organizzatevi per migliorare il vostro business. Trovate i migliori talenti e fatenei vostri collaboratori. Imparate come fanno i vostri concorrenti a far funzionare il loro business e copiate.

Avete a che fare con un lavoro che qualcuno vuole farvi fare, che magari svolgete bene (o comunque meglio della concorrenza) ma che non è realmente quello che vorreste fare. Questo è forse il trabocchetto peggiore per un buon business. E’ l’allarme che annuncia il disastro:  smetterete di amare ciò che fate e perderete quella passione iniziale per il vostro mestiere. Cominciate a dire dei “no”.

Link:

Via Swiss-Miss.





Playmo’ World

27 05 2009

Impossibile non segnalare e non farsi due risate guardando il lavoro svolto da 091 su Flickr…così come per i Lego, nutro molta simpatia anche per i Playmobil. Ma questo fotografo (professionista? Amotore?) ragazzo o ragazza che sia (l’unica cosa certa è che sia giapponese, almeno credo visti i pittogrammi) dimostra di averne molta più di me…

Date un’occhiata al resto della raccolta di immagini su questi Customize Playmobil provenienti da tutto il mondo, oltre che fare un giro nel mondo giocoso di 091





TV musulmana online

25 05 2009

Sfogliando un numero vecchiotto de “La Repubblica delle Donne” (già dichiarato come il mio magazine preferito insieme ad Internazionale) imparo due cose molto interessanti che riguardano le donne e i media…in medio Oriente:





Stereotipi e pregiudizi parte 6: La sfiga

6 03 2009

Prima o poi un post su questo stereotipo bisognava che lo scrivessi pure io. E dire che di materiale interessante in giro per il web ce n’è parecchio…tuttavia questa storia della sfiga (formalmente “sfortuna” o “jella” in italiano) ha parecchie spiegazioni interessanti che, si capisce,  affondano le radici nella storia dell’uomo. Quando si parla di sfortuna si finisce sempre con lo schierarci o dalla parte dei superstiziosi o dei non-superstiziosi, sentendoci più intelligenti – quasi “superiori” – nel secondo caso. Il superstizioso viene considerato un po’ un credulone, concentrato sulle proprie fissazioni e stando attento a calcare il suolo col piede giusto di primo mattino o a buttarsi il sale dietro le spalle, una volta rovesciato per disgrazia. E i non-superstiziosi invece? A cosa crede chi non crede in nulla? Su cosa si concentra? Forse a scrivere post sulla sfiga…

Totò lo jettatore nellepisodio La patente in Così è la vita diretto da Luigi Zampa (1954)

Totò lo jettatore nell'episodio "La patente" in "Così è la vita" diretto da Luigi Zampa (1954)

Ma cominciamo con ordine. Il solito ordine sparso:

Le domande

  • Numeri: perchè il 17 porta sfiga in alcuni paesi, il 13 in altri? Perchè venerdì 17 viene considerato di male auspicio?
  • Cibo: perchè versare sale, pepe o olio porta sfortuna e versare il vino porta bene? Perchè l’aglio tiene lontano Dracula? Perchè le lenticchie a Capodanno sono di buon auspicio?
  • A tavola: Perchè non va bene incrociare le posate a tavola? Perchè mai, se cade una forchetta, vuol dire che un uomo verrà a far visita?
  • Fenomeni fisici: Perchè rompere uno specchio porta ben 7 anni di sfortuna (alla faccia…)? Perchè se ci fischia l’orecchio sinistro significa che qualcuno sta parlando/pensando male di noi e se ci fischia quello destro il suo contrario?
  • Gestualità: Fare le corna, toccare ferro, toccare legno, toccare…gli ammennicoli. Ma perchè?!?
  • Animali: Perchè il gatto nero che attraversa la strada da sinistra verso destra porta una sfiga tremenda?
  • Amuleti: Perchè, per difendersi dalla sfortuna, si usano oggetti bizzarri come corna, peperoncini, gobbetti, ferri di cavallo, trecce d’aglio oppure impietose zampine di coniglio o di lepre?

Alcune risposte
So bene che è improbabile riuscire a risalire alle origini delle superstizioni con certezza scientifica. Tuttavia è possibile azzardare qualche ipotesi logica e sensata, soddisfacente per chi non si ritiene superstizioso.

Diciassette. 17 o XVII anagrammato diventa VIXI, che in latino è un verbo al tempo perfetto e tradotto in italiano vuol dire vissi (cioè implica “adesso sono morto”). Il diluvio universale, secondo l’Antico Testamento, iniziò il 17° giorno del secondo mese (ma si concluse lo stesso giorno del settimo mese, quando Noé raggiunse l’Ararat.). Secondo Plutarco i pitagorici avevano orrore del numero 17, perché intermedio tra 16 e 18, gli unici due numeri che rappresentano contemporaneamente la superficie e il perimetro di uno stesso quadrilatero, essendo 16 = 4 × 4 e 18 = 3 × 6.

La fama iettatoria del numero 17 si sarebbe rafforzata, in epoca moderna, con la sfortunata vicenda del mancato re Luigi XVII che, in piena Rivoluzione francese, non salì mai al trono e morì in carcere, nel 1795 ammalato e moribondo, incarcerato nella prigione del Tempio, che peraltro fu in precedenza luogo sacro dei Templari. Quando poi, con la restaurazione della monarchia, diventò re lo zio, questi assunse prudentemente il nome di Luigi XVIII. Leggi il seguito di questo post »





San Valentino e la moda dei santi

14 02 2009

Non ne posso piú di scusarmi in continuazione per le mie assenze, peró devo ancora rimandare a qualche settimana il mio ritorno (quasi) quotidiano col mio blog. Tra tesi discusse e traslochi (ben 4 in 4 anni) non ho ancora assolutamente un posto fisso da cui scrivere con costanza. Pertanto…sorry everybody.

Ma si diceva: San Valentino. Giá.

Questo santo umbro, che visse circa 97 anni, era un impavido convertitore di pagani in una Roma avvelenata contro i cristiani. Morí, ahimé, decapitato da un soldato romano. A tutt’oggi le sue spoglie sono conservate nel ternano e in una chiesa di Savona.

“Questa festa venne istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) una ispirata al messaggio d’amore diffuso dall’opera di San Valentino. Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo

La cosa piú interessante é che la cittá di Terni si attiva moltissimo nel mese di febbraio, proprio per commemorare questa festivitá, con parecchi appuntamenti culturali e di riflessione uniti a momenti di festa e celebrazione. Che bello, l’anno prossimo mi piacerebbe essere a Terni in questo periodo.

Eros il dio dell’amore. Ecco, ora vorrei sapere cosa c’entra il dio dell’amore. Cioé, é chiaro che si capisce la pertinenza, esattamente come si capisce quella del personaggio di Babbo Natale inventato dalla Coca Cola e al quale ci siamo tutti abituati.

Ma chi é che si é inventato Eros come simbolo (logo) ufficiale per la festa di San Valentino? Chi sará quel genio? Certo che non si tratta di una colpa “commerciale” (anche se i bacetti Perugina basano il loro successo su ricorrenze come questa fin dagli anni ‘50) ho spulciato qualche notizia qua e lá, affiancandole alle notizie di Wikipedia:

“Il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano (per la fertilità), è l’ origine di questa festa degli innamorati.
Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un’urna e opportunamente mescolati. Leggi il seguito di questo post »





Di nuovo Feisbuk: scopro chi sei e tu non lo sai…

16 01 2009

Il box di ricerca-profili pubblico, utilizzabile da chiunque

Il box di ricerca-profili pubblico, utilizzabile da chiunque

Esce proprio ieri su La Repubblica questo articoletto molto interessante, di cui credo che parleranno altri media fra poco. Leggete un po’:

“Articolo-provocazione del francese “Le Tigre”: Ha ricostruito l’esistenza di Marc, 28 anni, grazie a Facebook, Google, Flickr. Scopre la sua vita sul giornale che ne ha raccolto le tracce sul web. Lui ha protestato col direttore, ma i dati che lo riguardano sono tutti pubblici. Anche quelli che riguardano i suoi amori

dal nostro corrispondente GIAMPIERO MARTINOTTI

PARIGI“Buon compleanno, caro Marc. Il 5 dicembre 2008 festeggerai i tuoi ventinove anni”. Comincia così un testo pubblicato nel numero di dicembre-gennaio del bimestrale Le Tigre. Testata poco conosciuta e alternativa e che è riuscita a fare quel che tutti temiamo, ma che in fondo pensiamo sia solo frutto dei nostri fantasmi: la biografia di un qualunque signor Rossi, ricostruita grazie a tutte le tracce lasciate su internet nell’arco di una decina d’anni. L’interessato, sgomento, l’ha scoperto poco tempo fa e ha protestato, ma inutilmente: tutto quel che si può trovare sul suo conto è pubblico ed è stato messo in rete da lui stesso. Leggi il seguito di questo post »