Per chi votano gli immigrati?

28 09 2009

Sapete già che non parlo di politica nel mio blog, ma non è possibile – per nessun cittadino italiano ancora provvisto di etica e qualche principio civico – astenersi dal 1. interessarsi, 2. conoscere, 3. avere idee proprie sulla situazione politica italiana contemporanea.

Il primo ministro. Tutti ne parlano, tutti lo conoscono, tutti (all’estero) mi chiedono se è veramente possibile. Cosa? Non certo che un politico del genere esista (la malapolitica è internazionale, sebbene lui non lo batta più nessuno), bensì che il popolo italiano sopporti, che non sappia/possa/voglia fare nulla.

Eh, già.

By the way. Comunque non tutti gli stranieri sono così scandalizzati, anzi: avete presente Videocracy? Io no, visto che non l’ho ancora visto (ma conosco Erik Gandini per “Surplus”) ma pare abbia fatto veramente il “colpaccio”, ovvero sale piene sia in Svezia che in Italia. Risultato? Fonti attendibili dichiarano che “Silvio Berlusconi è il nuovo idolo dei figli di papà attempati di Stureplan”. Leggete questo interessante articolo di Cecilia Schwartz (“Silvio Berlusconi är de bedagade Stureplansbratsens nya idol”) per farvi un’idea.

Gli immigrati. E gli immigrati in Italia? Per chi votano? Questa interessante domanda trova subito risposta in quest’altro articolo che leggevo oggi su Internazionale. Lo riporto per intero perchè vale la pena spendere qualche commento a riguardo, ovvero sul punto di vista degli altri.

Se la sinistra non si sveglia

Io voto Fini. Gianfranco Fini. Perché non posso votare Silvio Berlusconi. Perché non riesco a pensare di dover votare Franceschini. Perché non conosco bene Bersani. Credo che sia importante farci questa domanda. Per chi votano gli immigrati? Per chi votano i neri, i marocchini, gli albanesi, i romeni o le badanti?

Qualche volta, se penso alla risposta, sono spaventato. Molti dei protagonisti della rubrica di Internazionale “Volti nuovi” voterebbero per Berlusconi. Quasi tutti i miei amici africani parlano bene di Fini. Sembra il messia. Sanno tutti i suoi discorsi. Lo sentono dire che l’Italia è già multiculturale e che bisogna dare la cittadinanza ai figli degli immigrati.

Prodi è il politico meno amato perché non ha fatto niente per migliorare la situazione degli stranieri. Bossi è “matto”, e non dobbiamo tenere conto di quello che dice. Berlusconi, invece, è un self made man. Partito dal nulla, è diventato un uomo ricco e un politico potente. Yes, we can. Quindi, anche per noi sfigati immigrati, si può fare. Allora se devo votare, voto Fini e/o Berlusconi.

A sinistra parlano troppo. Chi ha sentito Franceschini fare proposte concrete? E Bersani? Cosa vogliono fare per l’immigrazione? Da uno a dieci, quanto ci considerano importanti? Per le primarie del Partito democratico siamo sempre stati chiamati a votare. E ne siamo contenti: almeno pensano anche a noi. Ma poi, niente. È finita. Grazie fratelli, non ci servite più. È un’ipocrisia e ce ne siamo resi conto.

Quando passerà la legge sul voto amministrativo degli immigrati, voteranno quasi tutti per il centrodestra. A meno che la sinistra non si svegli prima.

Cléophas Adrien Dioma è nato in Burkina Faso e vive in Italia da dieci anni. Articolo pubblicato il 24 settembre 2009 su Internazionale.

Per approfondire, ovvero sapere quante centinaia di partiti, super-partiti, micro-partiti, partitucoli esistono in Italia basta sbirciare su Wikipedia, a questa pagina.

Ora però non venite a chiedermi per chi voto io. L’importante al giorno d’oggi – ahimè – è sapere per chi non votare.


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2 risposte

28 09 2009
Roberto

Questione sempre complessa, quella dei migranti. Ma come stupirsi, del resto, della preferenza accordata a Fini? La sinistra fa fatica a seguirlo sulle sue proposte che non sono certo da illuminato, ma semplicemente dettate dal buon senso e da uno sguardo sano al futuro dell’Italia.

Un altro aspetto legato al voto dei migranti è la rappresentanza: quanto sono rappresentate, nelle varie liste, le minoranze linguistiche e culturali presenti sul nostro territorio? Credo sia normale che persone che accedano agli stessi diritti nostri si schierino su tutto l’arco parlamentare come lo fanno gli italiani (ricordo qualche manifestazione della Lega con persone di colore… ma magari erano pagati per far vedere che loro non sono mica razzisti :D ).

La questione è che l’integrazione deve andare in due direzioni: chi arriva si “adatta” (pessimo termine) a noi ma anche noi dobbiamo “adattarci” a loro, altrimenti non è integrazione, è imposizione.

Poi ci sarebbe da fare una riflessione sulla conoscenza del fenomeno migratorio: non che tutti debbano essere specialisti, ma qualcosa di sbagliato ci sarà tra media e sistema educativo, se secondo una recente indagine nelle scuole superiori (di Fondazione Intercultura, vedi articolo di Repubblica, per i ragazzi gli immigrati in Italia sono 20 milioni, quando invece sono circa 4 milioni. Iper-rappresentati – negativamente – sui media, e ipo-rappresentati in politica. Sarà pure il momento di cambiare qualcosa?

9 10 2009
alex

Sono d’accordo. Tuttavia anche le minoranze culturali hanno il dovere di adeguarsi alla “nuova dimora”, esattamente come succede in modi unpo’ più civili e rispettosi nel resto d’Europa (Germania soprattutto). Ho trovato anche quast’altro articolo molto interessante che parla dei problemi che hanno i musulmani emigrati coi loro imam, i quali spesso sono ignoranti (nel senso che ignorano parti del Corano o della vita di Maometto) e non parlano altro che l’arabo. In terra straniera. L’articolo è qui: http://www.internazionale.it/home/?p=7341

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