Il linguaggio dei “gggiovani”

28 08 2009

“Bella véz! Allora? Tutt’apposto?” “Dai, così…”

Di sicuro parlerebbero così (circa) i figli di un avvocato, che a sua volta non potrebbe esprimersi così con i suoi clienti per due motivi:

  1. Il gergo informale di adesso è diverso da quello della gioventù degli anni ‘60-’70;
  2. L’etica professionale non prevede normalmente un registro colloquiale o informale coi clienti.

Ho potuto constatare che in italiano esistono vari registri linguistici, così come in francese. Avvocati, politici, medici adottano termini tecnici specifici delle rispettive occupazioni oltre a un atteggiamento e un registro formale consono. Anche in altre lingue è così, sebbene esistano differenze anche notevoli. per esempio: gli anglosassoni hanno abolito da tempo il “lei” o addirittura il “voi” utilizzando uno “you” generico che si può utilizzare a tutti i livelli. In Spagna, invece, pur esistendo forme rispettose come “usted” se ne è abolito l’uso, tant’è che addirittura a ll’università gli studenti si rivolgono ai professori dandogli del “tu”.

Sempre per esperienza personale ho capito che il cambio generazionale ha sconvolto – e sconvolge – le generazioni precedenti a livello globale: marocchini e tunisini si lamentano della poca creanza e della totale mancanza di rispetto e di princìpi dei propri figli e nipoti esattamente come i coetanei danesi o svedesi.

Chiedersi perchè è lecito, ma capire in fondo la complessità di questo cambiamento è veramente difficile. Non a caso esistono approfonditi studi universitari in campo sociologico, antropologico ed etnologico che analizzano cos’è realmente cambiato, guardando la situazione da moltissimi punti di vista, primi tra tutti il contesto storico, quello economico-sociale e quello psico-sociale. Anche la professione cool hunting di cui parlavo due anni fa (sempre in questo blog) è una di quelle professioni che prima non esistevano e che si basa esclusivamente sull’osservazione e l’analisi di quello che sta succedendo, di cosa va di moda, di cosa è “cool” riuscendo addirittura ad anticipare – o nei casi migliori a dettare – ciò che andrà di moda. Grosse aziende come Nike, Samsung, Red Bull, Heineken e molte altre hanno capito da tempo che il loro target stava cambiando e che avrebbero dovuto seguirlo adeguandosi al più presto. Ecco perchè si è diffusa a macchia d’olio questa “mania” del guerrilla marketing e dei viral ads.

Ma torniamo al gergo. Quello che mi interessa in questo post è analizzare – seppur in superficie – il linguaggio dei ggiòvani. Prima di tutto bisogna considerare le influenze linguistiche straniere: quante parole abbiamo adottato dall’inglese? E dal francese?

Come si evince dal video “Did you know 3.0″ (che consiglio caldamente a tutti) esistono circa 540 mila parole nella lingua inglese, ovvero 5 volte di più del totale delle parole usate ai tempi di Shakespeare, e si sa che ogni anno se ne aggiungono circa 25 mila. In italiano le parole sono circa 140 mila ma se ne usano diverse centinaia mutuate dall’inglese. Un esempio? Hamburger, recall, baby-sitter, background, backstage, banner, beauty-case, break, blitz, box, brand, brochure, broker, call center, card, chart, channel, chat, cheap (poco costoso), chip (informatica), clown, club, computer, count-down, default, display, dvd, editor, feedback, fashion, fiction, file, fitness, follow-up, free, ull set, gossip, hardware, hit-parade, holding, home, home, age, jogging, internet, leader, link, live, manager, magazine, made, marketing, match, master, media, meeting, mobbing, mouse, network, news, off, ok, on, on air, fare outing, outlet, pace-maker, pub, pc (personal computer), software, hardware, cordless, wireless, hi-fi (high-fidelity), update, upgrade, firmware, download, e-mail, desktop, pool, provider, relax, sexy, shock, shopping, show, slide, spam, speaker, stage, team, topic, tutor, webcam, bond, import, export, class action, staff, bodyguard, turnover, stock, part-time, zoome molte altre.

Il motivo per cui l’inglese possiede più vocaboli è perchè rende “sue” le parole mutuate dalle lingue estere (pensiamo anche solo ai casi italiani: pizza, latte, cappuccino, bravo, pasta, circa eccetera) mentre le lingue straniere in genere adottano quasi esclusivamente termini anglofoni.

Tuttavia il gergo giovanile nei vari paesi non va modificandosi solo per colpa degli inglesismi, al contrario, anche perchè una persona mediamente istruita, con un minimo di attenzione, riesce a esprimersi e a spiegarsi perfettamente nella propria lingua senza aver bisogno di ricorrere a termini stranieri.

Le cause. “Tutta colpa degli SMS e di messenger” sbraitano in molti. È risaputo che i colpevoli del genocidio linguistico in Italia (ma anche nel resto del mondo) sono, appunto, le abbreviazioni con cui ci si scrivono i messaggi di testo brevi (SMS – 160 caratteri) e si comunica coi programmi appositi per le chat. Un esempio:

Ciauuu Sissy! Sn io, la tua bestfriends! :-)
Cm va? Sn tre giorni ke nn c sentiamo! Stavo IMPAZZENDO senz la rikarika! Nn sn capace di stare senza euri sul cell! ;-)
C sn novità???? Io monday mi sn trovata cn Mauro :-) ke figo ti giuro sapessi….
Siamo andti al bar da Gionni, c siamo bevuti qlke spritz a testa e ha offerto LUI!!!!!! :-)
Lo amoouuu! Dopo siamo andti dietro la palestra delle elementari e c siamo seduti sulla pankina a parlare un po’ alla skhool e lui si avvicnva sempre d piuuuuu !!! :-)
C siamo baciati UN SACCO una roba sapessi t giuro…
:-)

Se volete sapere come va a finire questo scambio di sms cliccate qua e fatevi due risate ;)

Ho trovato sul sito PC World una comodissima Guida completa alle abbreviazioni per SMS, a cura di Franco Forte (forse un simpatico pseudonimo, forse no): 137 abbreviazioni per scrivere e interpretare i moderni sms per cellulari. Veramente notevole come lavoro, e utile. L’instant messaging é aumentato esponenzialmente: ogni giorno vengono scritti e inviati più sms del totale degli abitanti della terra. Molto diffuso é anche l’uso aziendale di questa nuova forma di comunicazione (incredibile!) ma, purtroppo, coinvolge soprattutto le ultimissime generazioni che crescono molto sgrammaticate e ignoranti. Anche Twitter spinge a scrivere in modo succinto e creativo: con 140 caratteri (20 in meno che gli sms) si è creato un nuovo linguaggio fatto di abbreviazioni, acronimi e neologismi inventati.

Le conseguenze. Ma qual’è il lato oscuro di questo cambiamento linguistico e sociale? Semplice: l’imbarbarimento, la perdita (o la semplice ignoranza) della lingua originale, l’appiattimento del registro linguistico e l’ulteriore omologazione culturale (visto che non bastavano le pubblicità, i marchi e i prodotti di consumo globalizzati). Esistono migliaia di chat nei forum, articoli e post che parlano di questo argomento, ovviamente divisi in due partiti opposti, i favorevoli e i contrari. Personalmente io sono dell’opinione che sia necessario distinguere tra arricchimento linguistico e scanzonato rincoglionimento. Adoro le lingue e le differenze culturali, sono italiano, madrelingua portoghese, ho studiato l’inglese, il tedesco e il francese e ho imparato senza fatica lo spagnolo…e posso dire che conoscere più termini riferiti a uno stesso argomento in varie lingue mi aiuta spesso a comunicarmi meglio. Tuttavia riesco a non fare confusione, mi é possibile “staccare” bene da una lingua all’altra senza inquinare le conversazioni. Quindi, in definitiva, credo che si debba prendere atto che “una (o più) nuova lingua è usata correntemente dalle nuove generazioni” e magari impararla volontariamente per restare “sintonizzati” col pianeta teenager, ma che – allo stesso tempo – non possa essere possibile introdurla nei contesti formali come avviene. Leggete i seguenti articoli, che spiegano cosa sta succedendo in alcuni paesi per combattere questo problema linguistico:

In Italia. Universita’: Matricole a ripetizione, di italiano – Corsi di recupero «consigliati» o «obbligatori» e lezioni affidate a professori delle superiori. Errori di ortografia e linguaggio da sms. E c’è chi sbaglia il superlativo di «bello». Articolo di Ivana Zuliani del 26.08.2009 su Corriere Fiorentino;

In Spagna. “Migliaia di termini scompaiono ogni giorno, scalzati da inglesismi, blog e sms. Tra il ‘92 e il 2001, cancellati 6.000 termini dal dizionario della Real Academia Española. “Adottiamo le parole in via d’estinzione” Zapatero con gli scrittori per salvare i vocaboli”. Articolo di Alessandro Oppes del 26.04.2007 su Repubblica;

In Portogallo. Grosse polemiche da quando gli errori ortografici e la mancata punteggiatura sono comparsi sui temi scolastici. La reazione da parte dei professori è stata quella di punire con valutazioni basse tutti gli alunni che non sapevano fare differenza tra linguaggio abbreviato informale e lingua colta. “Grafia alterada por jovens pode comprometer o idioma?” servizio giornalistico di BBC Brasil.

In Inghilterra. “I ragazzi potranno usare le abbreviazioni dei telefonini: “L’importante è che gli studenti diano prova di conoscere i rudimenti della grammatica”. Londra, via libera a scuola al linguaggio degli sms.” Articolo di Enrico Franceschini del 3.11.2006 su Repubblica;

Da questi 4 articoli si deduce che gli anglosassoni sarebbero più disposti ad accogliere le nuove forme linguistiche rispetto ai praticanti delle lingue romanze. Tuttavia credo che non sia ancora possibile affermarlo con certezza e che sia ancora troppo presto per dare una sentenza definitiva. Sempre che sia veramente possibile – e che abbia senso – farlo. Tuttavia mi piacerebbe sapere come si stanno comportando in merito a questo argomento gli altri paesi, anche se temo che – esclusi gli anglofoni – viga una certa intolleranza.

Che ne pensate?

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