
Prima o poi un post su questo stereotipo bisognava che lo scrivessi pure io. E dire che di materiale interessante in giro per il web ce n’è parecchio…tuttavia questa storia della sfiga (formalmente “sfortuna” o “jella” in italiano) ha parecchie spiegazioni interessanti che, si capisce, affondano le radici nella storia dell’uomo. Quando si parla di sfortuna si finisce sempre con lo schierarci o dalla parte dei superstiziosi o dei non-superstiziosi, sentendoci più intelligenti – quasi “superiori” – nel secondo caso. Il superstizioso viene considerato un po’ un credulone, concentrato sulle proprie fissazioni e stando attento a calcare il suolo col piede giusto di primo mattino o a buttarsi il sale dietro le spalle, una volta rovesciato per disgrazia. E i non-superstiziosi invece? A cosa crede chi non crede in nulla? Su cosa si concentra? Forse a scrivere post sulla sfiga…
Ma cominciamo con ordine. Il solito ordine sparso:
Le domande
- Numeri: perchè il 17 porta sfiga in alcuni paesi, il 13 in altri? Perchè venerdì 17 viene considerato di male auspicio?
- Cibo: perchè versare sale, pepe o olio porta sfortuna e versare il vino porta bene? Perchè l’aglio tiene lontano Dracula? Perchè le lenticchie a Capodanno sono di buon auspicio?
- A tavola: Perchè non va bene incrociare le posate a tavola? Perchè mai, se cade una forchetta, vuol dire che un uomo verrà a far visita?
- Fenomeni fisici: Perchè rompere uno specchio porta ben 7 anni di sfortuna (alla faccia…)? Perchè se ci fischia l’orecchio sinistro significa che qualcuno sta parlando/pensando male di noi e se ci fischia quello destro il suo contrario?
- Gestualità: Fare le corna, toccare ferro, toccare legno, toccare…gli ammennicoli. Ma perchè?!?
- Animali: Perchè il gatto nero che attraversa la strada da sinistra verso destra porta una sfiga tremenda?
- Amuleti: Perchè, per difendersi dalla sfortuna, si usano oggetti bizzarri come corna, peperoncini, gobbetti, ferri di cavallo, trecce d’aglio oppure impietose zampine di coniglio o di lepre?
Alcune risposte
So bene che è improbabile riuscire a risalire alle origini delle superstizioni con certezza scientifica. Tuttavia è possibile azzardare qualche ipotesi logica e sensata, soddisfacente per chi non si ritiene superstizioso.
Diciassette. 17 o XVII anagrammato diventa VIXI, che in latino è un verbo al tempo perfetto e tradotto in italiano vuol dire vissi (cioè implica “adesso sono morto”). Il diluvio universale, secondo l’Antico Testamento, iniziò il 17° giorno del secondo mese (ma si concluse lo stesso giorno del settimo mese, quando Noé raggiunse l’Ararat.). Secondo Plutarco i pitagorici avevano orrore del numero 17, perché intermedio tra 16 e 18, gli unici due numeri che rappresentano contemporaneamente la superficie e il perimetro di uno stesso quadrilatero, essendo 16 = 4 × 4 e 18 = 3 × 6.
La fama iettatoria del numero 17 si sarebbe rafforzata, in epoca moderna, con la sfortunata vicenda del mancato re Luigi XVII che, in piena Rivoluzione francese, non salì mai al trono e morì in carcere, nel 1795 ammalato e moribondo, incarcerato nella prigione del Tempio, che peraltro fu in precedenza luogo sacro dei Templari. Quando poi, con la restaurazione della monarchia, diventò re lo zio, questi assunse prudentemente il nome di Luigi XVIII.
Tredici. La paura del numero tredici si chiama triscaidecafobia. Per il cristianesimo il venerdì 13 porta sfortuna perché Gesù morì di venerdì e il numero tredici ricorda il tradimento di Giuda, tredicesimo commensale nell’ultima cena.
Esiste anche una spiegazione nordica: secondo una tradizione dell’antica Norvegia nel Valhalla erano stati invitati ad un banchetto dodici dei dalla dea Freia, dea della primavera e della giovinezza. Loki, il dio del male, non fu invitato ma vi si recò lo stesso, portando il numero degli ospiti a tredici. La sera stessa Loki colpì con una freccia di vischio il dio Balder, figlio di Freia, uccidendolo. A causa di questa storia il numero tredici per i norvegesi diventò fonte di ansia. Di questa tragedia parla anche Richard Wagner nell’Anello dei Nibelunghi. Questa superstizione era già consolidata prima della predicazione di Cristo, ma l’ultima cena la rinforzò notevolmente.
In Asia, invece, la tradizione vuole che siano tredici gli spiriti che aleggiano nella casa di ogni famiglia, di cui dodici sono “buoni” e portano pace e prosperità, mentre il tredicesimo, un’anziana vestita di stracci e raggrinzita, rappresenta tutto ciò che di negativo ci può essere: miseria, sofferenza e morte.
I babilonesi contavano in base dodici e avevano un calendario basato su dodici mesi, a cui aggiungevano un tredicesimo mese negli anni bisestili. Anche il 13, come il 7, è un numero “anomalo”: è il sesto numero primo che, però, segue immediatamente il 12 il quale, al contrario, essendo divisibile per 2, per 3, per 4 e per 6 è un vero jolly tra i numeri interi piccoli, quelli con cui si confrontarono i primi “matematici”.
Se il dodici, quindi, rappresentava, per gli antichi, un ciclo concluso (12 mesi, 12 costellazioni, eccetera) il 13, che aggiungendo un solo elemento perdeva tutte le caratteristiche del suo predecessore, era un numero inquietante e diventò sinonimo di instabilità, di perturbazione dell’ordine. E i filosofi greci non esitarono a bollarlo come “numero imperfetto”. In modo più generico il tredici non era ben visto in Grecia: il poeta Esiodo, già nel 700 a. C., consigliava di non effettuare la semina il giorno 13.
Anche nella cultura Indù un raduno di 13 persone è considerato di cattivo auspicio (e a questo proposito possiamo ricordare che non sono pochi quelli che ravvisano nel Vangelo tracce del simbolismo orientale).
Tuttavia è negli Stati uniti che la triscaidecafobia raggiunge livelli estremi: a partire dal XVII secolo, infatti, in quasi tutto il territorio nazionale il numero 13 scompare dalle porte delle camere d’albergo, dalle poltrone dei teatri e dalla numerazione delle strade. Quasi tutti i moderni palazzi delle metropoli americane passano direttamente dal dodicesimo al quattordicesimo piano! Perdendoci nella numerologia è quantomeno singolare constatare che ci sono 13 volte 4 settimane in un anno e 13 carte in ciascun seme di un mazzo, 13 pleniluni, 13 segni zodiacali (eh, già…mai sentito parlare di Ofiuco?).
In Spagna è Martedì 13 a portare sfortuna mentre in Italia il 13 è stato a lungo un simbolo di fortuna, basti pensare al Totocalcio.
Martedì 13 o Venerdì 17? “Né di Venere né di Marte, non si sposa, non si parte, né si dà principio all’arte” consiglia un vecchio proverbio. Il potere negativo di 13 e 17 raddoppia se il giorno in cui cadono è un martedì (cioè il giorno del battagliero Marte) o un venerdì, tradizionalmente il giorno preferito da demoni e streghe (anticamente si riteneva che le streghe si incontrassero il venerdì). La sfortuna triplica negli anni bisestili.
Il venerdì tredici viene considerato un giorno tremendamente sfortunato in America. Lo psicologo Donald Dossey della North Carolina ha coniato il termine “paraskevidekatriaphobia” per indicare la paura che assale gli americani che, vittime di questa superstizione, in quel giorno non viaggiano o addirittura non si alzano dal letto, causando una perdita al paese di circa 9.000.000 di dollari. La superstizione sul numero tredici appare ulteriormente evidente quando la numerazione dei piani dei palazzi omette il tredicesimo. Alcune fonti sostengono che la superstizione derivi dal ricordo dell’infausto Venerdì 13 Ottobre 1307 in cui tutti i beni dei Templari in territorio francese vennero confiscati per volere di Filippo il Bello e l’ordine iniziò la rovinosa caduta che lo avrebbe portato a una dissoluzione che fu subitanea e misteriosa quasi quanto lo era stata l’ascesa.
Cibo. Rovesciare il sale sulla tavola, nella maggior parte dei paesi d’Italia porta sfortuna. Per evitare ogni sorta di sfortuna bisogna lanciare un pizzico di sale dietro la spalla sinistra. In altre regioni d’Italia è peggio rovesciare l’olio (se d’oliva ancora peggio!) e si deve rimediare buttandoci sopra il sale (?!?). Rovesciare il pepe, invece vuol dire che litigherete con il vostro migliore amico. Tenere una treccia di teste d’aglio fuori dalla porta tiene lontano malefici e malocchio.
In Repubblica Ceca si crede che una corona d’aglio non debba mai mancare a una cena natalizia, in quanto dispensatrice di protezione e forza. Tornando in Italia e restando in tema natalizio: non si dovrebbero mangiare mele il giorno di Natale perchè ricordano il pomo della discordia. Se si esprime un desiderio mangiando una varietà di frutta di stagione per la prima volta dalla sua comparsa in tavola, questo desiderio si avvererà. (Fonte: Giovanna Caramelle)
Motivazioni? Boh. Di certo il sale, l’olio e il pepe sono stati un tempo alimenti piuttosto rari e, quindi, preziosi…da dosare con cautela. La frutta invece (soprattutto alcune tipologie come melograni, mele e arance) è simbolo di abbondanza e benessere…quando ce n’è è una buona notizia per tutti. Ma queste sono speculazioni personali.
Soldi e fortuna. Sembra che intingere il dito con il vino caduto sulla tovaglia e con questo bagnarsi dietro le orecchie porti soldi. Così come pestare una me**a oppure esserne il bersaglio (magari da un piccione). Anche mangiare le lenticchie a Capodanno porta un nuovo anno pieno di soldi.
Motivazione? Sconosciuta. Mi resta ancora il dubbio sulla relazione vino – soldi / cacca – soldi / lenticchie – soldi.
A tavola. Sempre per motivi religiosi è meglio non incrociare due posate a tavola, infatti ricorderebbe la crocifissione di Gesù. Non bisognerebbe sparecchiare mai la tavola dopo cena: gli avanzi servono da nutrimento alle anime dei morti e infatti in antichità i resti del cibo venivano portati in offerta sulle tombe.
Lo specchio rotto. Già prima dell’invenzione dello specchio si riteneva che ogni superficie riflettente fosse dotata di proprietà magiche. L’uomo preistorico che vedeva la propria immagine riflessa nell’acqua di un lago o di uno stagno poteva pensare che si trattasse di un altro sé. Di conseguenza, qualunque disturbo arrecato al riflesso poteva significare un pericolo per la propria salute. La credenza si rinforzò con l’arrivo degli specchi: qui, vedendo la propria immagine distorta e spezzata nei frammenti di uno specchio rotto, diventava anche più facile credere a possibili conseguenze negative.
Sette anni. Furono gli antichi Romani a decidere che uno specchio rotto avrebbe causato 7 anni di guai: esisteva infatti all’epoca una credenza secondo cui la vita si rinnoverebbe ogni 7 anni. Poiché uno specchio rotto significava che la salute era stata spezzata, si concluse che sarebbero stati necessari 7 anni prima di tornare sani come prima. (Fonte: Il Sapientino)
Fischi alle orecchie. Dipendono dalla pressione del timpano, che può variare (siamo umani). Se il fischio persiste si chiama acufene. Io ce l’ho e non è stata sfiga…o forse sì?
Amuleti
Le corna e la ritualità. Per uscire fuori dai malefici, bisogna protendere le mani mostrando l’indice e il mignolo (corna): il gesto va ripetuto tre volte accompagnato da leggere grattatine sugli organi genitali. E’ un simbolo piuttosto diffuso in varie culture ma i suoi significati più conosciuti, oltre a quello della superstizione (diffuso prevalentemente nell’Europa Mediterranea) riguardano l’infedeltà (“avere le corna” o “mettere le corna”) o il simbolo metal (“metaaaaallo!!” come direbbe ‘Zzo). Nell’antichità le corna erano originariamente simbolo di forza, coraggio, ardore e virilità. Per questo molte divinità e molti personaggi potenti venivano rappresentati cornuti, ossia dotati di un bel paio di corna più o meno grandi sulla fronte; un esempio è il Mosè di Michelangelo.Orazio e Tibullo cantarono le “corna d’oro” del dio Bacco, molti re di Macedonia, Siria e Tracia ornavano i loro diademi, oppure, nel caso dei sovrani guerrieri Alessandro e Pirro, i loro elmi di corna, mentre a Roma esisteva addirittura la famiglia dei Cornelii. (Fonte: Placida Signora)
Il corno & soci. A Napoli il corno si chiama ‘o curniciello (cornetto). Viene considerato il portafortuna per eccellenza e deve essere rigorosamente rosso e preferibilmente di corallo e fatto a mano (anche se oggi si trova soprattutto in plastica e prodotto industrialmente). Il corno deriva dal “fallo” e nasce nell’atmosfera magica napoletana, ricca di superstizione e misteri. In tempi lontani, nei riti di Priapo, dio della fertilità, il fallo veniva considerato importante per la sua capacità procreativa. La stessa cosa si verificò successivamente nei riti di Mithra, divinità di origine asiatica. L’unione di tanti riti, assimilati nei misteri di Iside, diffusi a Napoli per i contatti esistenti con alcune colonie alessandrine, accostarnon al “fallo” il “cornucopio”, considerato “paniere dell’abbondanza”, necessario al vivere umano.
In tal modo nacque il “corno” somigliante al “fallo” per la sua rigidità e al “cornucopio” per la sua forma curva e appuntita. In corallo, perché la mentalità popolare considerava il corallo una pietra preziosa col potere di scacciare malocchi e proteggere le donne incinte. Rosso perché è un colore che viene associato spesso, e in molte culture, alla fortuna. Fatto a mano perché acquista poteri benefici dalle mani che lo realizzano.
Il “corno” è ritenuto arma di difesa contro la sfortuna e il malocchio, spesso ricorrenti nella superstizione popolare. Il corno non si compra: si regala: in caso di necessità – in presenza di uno iettatore, se un gatto nero ci attraversa la strada o se passiamo distrattamente sotto una scala – dobbiamo sfregarlo energicamente tra le dita. Nel napoletano molte altre sono le cose da evitare: non aprire l’ombrello in casa,non mettere sul letto le monete e nemmeno il cappello, non rovesciare l’olio o il sale sulla tovaglia, non incrociare le mani dietro la testa, non sedere a tavola con altre dodici persone (mai in 13 a tavola), non uscire di casa di venerdì 17, non rompere assolutamente uno specchio, mai passare sotto una scala, evitare di incrociare per strada suore e carri funebri vuoti e sopratutto evitare di incrociare un gatto nero… (Fonte: Non è vero ma ci credo e Napule è…)
Ferro di cavallo. Ci sono tante ipotesi sull’origine di questo talismano: la forma a mezzaluna, simbolo della dea Iside; il ferro, metallo con il quale viene prodotto; un’origine militare (nell’esercito romano le truppe marciavano a piedi e solo gli ufficiali andavano a cavallo; la perdita di un ferro da zoccolo causava una sosta, e quindi riposo, per le truppe. Rubare o trovare ferri di cavallo era così diventato un gioco tra i soldati: chi ne trovava di più era il vincitore, e quindi il più fortunato). Il ferro di cavallo unisce le proprietà del metallo di cui è fatto alla forma a mezzaluna, simbolo legato a diverse divinità sia della cultura occidentale sia orientale.
Si teneva, e si tiene, appeso dietro la porta d’ingresso, come porta fortuna e rimedio contro la jella. Molti raccomandano di appenderlo con le punte rivolte verso l’alto: in caso contrario, la fortuna potrebbe scappare fuori.
La credenza dei poteri sovrannaturali di questo oggetto proviene da un’antica leggenda. Essa racconta che in Inghilterra viveva un fabbro, S.Dunstano, talmente bravo che un giorno un potente spirito maligno gli chiese di ferrargli lo zoccolo. Il fabbro riuscì a fare in modo che il demone provasse dolore appena poggiato lo zoccolo a terra. Per placare il suo dolore, lo spettro promise a S.Dunstano di risparmiare dalle sue maledizioni tutte le case che recavano un ferro di cavallo affisso alla porta. Per questo ancora oggi si pensa che questo ferro sia capace di allontanare gli spiriti maligni, ma attenzione: Il ferro di cavallo funziona solo se appeso con l’estremità verso l’alto.
Altri amuleti molto napoletani: O’ scartellato (Il gobbo), O’ munaciello (spiritello fantastico da accudire).
Toccare qualcosa. Si usa toccare ferro come gesto scaramantico perché sin dall’antichità, in molte parti del mondo, questo metallo era considerato tra gli elementi con grande valenza magica. All’origine di questa credenza ci sono diverse sue caratteristiche, vere o presunte: è stato uno dei primi metalli lavorati dell’uomo e viene estratto dalle viscere della terra, di cui è considerato figlio.
La sua durezza lo rende uno scudo ideale contro il pericolo. Per esempio nell’antichità, in Valsassina, borchie battenti di ferro venivano posti sulle porte per scacciare l’orso che incarnava il male. Anche altri oggetti in ferro sono considerati amuleti. Il ferro però non è considerato solo un portafortuna. Nelle antiche religioni africane, il fatto che sia un tramite tra elementi con grande potere magico gli dà una doppia valenza di avversario e strumento del male stesso. Probabilmente un discorso analogo è possibile riferirlo anche al legno.
Grattatio pallarum omnia pericola fugant…
Per quanto riguarda i testicoli…beh, potrei azzardare che, in quanto segno di virilità, significassero anche forza e protezione. Già…ma le donne? Mi ricordo alle medie che la logica demenzial-adolescenziale suggeriva alle mie compagne di toccarsi il corrispettivo erogeno: il seno.
Gatto nero. Geneticamente i gatti neri sono più aggressivi degli altri, allora i pirati li prendevano sulle loro navi per mangiare i topi. Quando le navi arrivavano in porto i primi a scendere e a correre per il paese erano i gatti neri e quindi gli abitanti quando li vedevano sapevano che stavano per arrivare i pirati. Probabilmente per lo stesso motivo erano gli animali preferiti in casa, per colpa dei quali molte donne vennero accusate di stregoneria. In Europa, dal 1000 al 1700, milioni di gatti sono stati uccisi perché ritenuti l’incarnazione del demonio.
Nel 1233 papa Gregorio IX emanò la bolla “Vox in Rama” con la quale dava inizio all’Inquisizione. Il pontefice, tra l’altro, autorizzava lo sterminio nel nome di Dio di tutti i gatti, specialmente quelli neri. […] Tra le folli convinzioni di quell’epoca vi era quella che sosteneva che seppellendo un gatto vivo sotto la soglia di casa si assicurava la solidità dei muri. E un’altra diceva che uccidere un gatto dopo la mietitura era il sistema migliore per assicurarsi un ottimo raccolto l’anno dopo. Ancora, per preservare il bestiame dalle malattie si doveva bruciare vivo un gatto e fare passare le pecore attraverso il fumo. Inoltre, la cenere dei gatti arsi sulle piazze veniva conservata nelle case come portafortuna. Gatti vivi sono stati murati anche sotto la Torre di Londra e sotto la Christ Church, proprio per obbedire alle superstizioni.
Innumerevoli altre atrocità sono state commesse ai danni delle povere bestiole colpevoli di avere il colore del pelo sbagliato. Questa storia l’ho già sentita…
In Giappone il gatto è lo spirito protettore della casa. Statuette dorate a forma di gatto vengono mostrate all’interno dei nei negozi in segno d’augurio. Il gatto viene spesso rappresentato con la zampina sollevata per scacciare gli spiriti maligni e per invogliare i clienti a spendere. Il gatto era un animale molto importante anche per gli antichi egizi. Erano sacri alla dea-gatto Bast e gli venivano attribuiti numerosi poteri magici e psichici. (Fonte: Micimiao e Felixgang)
Zampa di coniglio (o lepre). Anche questo, come il ferro di cavallo, è un amuleto piuttosto comune. Viene utilizzato per scacciare la sfortuna e attirare la buona sorte. Si dice che legando uno zampino di coniglio o di lepre sotto il braccio sinistro si permette a chiunque di attraversare territori pericolosi senza temere rischi. Perchè il coniglio o la lepre? Boh, forse perchè essendo animali molto veloci simboleggiano la rapidità nel rifuggire la malasorte…ma non ho fonti certe.
Curiosità e analogie. In Italia, si sa, i più scaramantici di tutti sono i napoletani, anch’essi ferventi cattolici (in generale)…ma anche in Sudamerica e in Centramerica non è raro vedere mischiare la fede in dio con la magia bianca o – in certi casi – addirittura con la magia nera. Spulciando quà e là ho scoperto che:
“In Bulgaria non si deve mai uscire di casa con il piede sinistro, una volta usciti, meglio non ritornare indietro soprattutto in occasione di un esame, in caso contrario, si rende necessario versare dell’acqua davanti alla porta e camminarci sopra. Se si fa un elogio, bisogna far finta di sputare subito dopo addosso all’elogiato per evitare che sia colpito da malocchio.
In Cina, si va a caccia di tutto quello che contiene il numero 8, rifuggendo con cura il numero 4 perché la sua pronuncia è simile a “morte”.
In Equador non si devono avere rapporti sessuali in auto e per scongiurare il malocchio è necessario buttarsi addosso la pipì. Gli equadoregni di campagna, hanno un pupazzo vestito con abiti tipici, l’Ekako, al quale si rivolge solo il capo famiglia. Se ben curato porterà abbondanza e ricchezza.
I filippini, per non sfidare la fortuna, evitano di tagliarsi i capelli e le unghie dopo il tramonto.
In Polonia, a sedersi in un angolo del tavolo, si rischia di non sposarsi. In presenza di una donna incinta, per evitare parti prematuri, non bisogna lasciare porte, armadi o finestre aperte. Non si devono regalare fazzoletti e nelle città bagnate dal mare se si accende una sigaretta con una candela, allora un uomo morirà in acqua.
In India è meglio non incontrare un prete, una suora, una vedova o un funerale. In caso di morte è indispensabile prendere le giuste misure della cassa del morto perché, altrimenti se troppo lunga o troppo larga, potrebbe esserci un altro funerale a breve termine.
In Marocco non si fischia in casa se si vuole che non rimanga vuota. I buoni propositi sono accompagnati sempre dalla frase “inshallah” (se Dio vorrà). Soprattutto il cibo deve essere preso con la mano destra dicendo “bismi Allah” (in nome di Dio) così come “bissahha” per augurare buone salute quando qualcuno è reduce da un acquisto. Se una persona sta bene su dice “khamsa u khmis” contro il malocchio.
In Russia, i bambini non devono muovere le gambe mentre mangiano perché rischiano di dondolare il diavolo Se le ragazze non puliscono il tavolo dopo aver mangiato, possono essere lasciate dai fidanzati nel bel mezzo di un ballo e se la moglie lecca il cucchiaio mentre cucina, suo marito diventerà calvo.
In Senegal non si deve mangiare dove si è cucinato né vedere una persona morta alle prime ore del mattino. Qui si adotta un amuleto, il gris-gris, confezionato da uno stregone contenente 4 elementi: il sale, l’incenso, l’acqua ed il fuoco.
In Romania, oltre alla paura per i vampiri, il battito della palpebra dell’occhio sinistro, annuncia una brutta notizia. Se a battere è la palpebra destra, allora la notizia sarà buona.” (Fonte: Politicamente corretto)
Basta così. La superstizione popolare si mischia spesso con rituali magici o scaramantici dalle origini più diverse: dalla magia bianca alla wicca (eclettica, cerimoniale, eccetera), dal Medioevo agli antichi greci, romani, egizi…oriente, occidente…insomma, un gran miscuglio. Ciò che interessa è cercare di capire le ragioni psicologiche e sociali che stanno alle spalle della superstizione.
Definizione di “superstizione”. Il Dizionario Garzanti della lingua italiana cita alla voce Superstizione: “Tendenza, determinata dall’ignoranza o dalla suggestione, ad attribuire a cause occulte o soprannaturali gli avvenimenti che possono essere spiegati con cause naturali.”
Sempre dal dizionario Garzanti: “Dal latino superstitio-onis, derivazione di superstare “stare sopra”.” L’aggettivo superstizioso significa «quello che sta sopra», deriva dal latino superstitionem che a sua volta deriva da superstare: ciò che “sta oltre”.
Opinione. Un tempo, quando la ragione non era in grado di spiegare l’inspiegabile (per le facoltà conoscitive disponibili al tempo) cedeva facilmente al pensiero che, in fin dei conti, non fosse necessaria alcuna spiegazione razionale. Questo pensiero era rafforzato maggiormente quando, con la fede religiosa, era possibile calmare le proprie ansie e accettare l’inspiegabile, giustificato dall’esistenza dell’Onnipotente.
Ok, tutto ciò è piuttosto interessante…ma io continuo a chiedermi perchè la gente continua ancora ad essere superstiziosa al giorno d’oggi? Tra l’altro (nota personale) io credo che certe pratiche scaramantiche siano piuttosto in contrasto con la fede cattolica…
Le ricerche scientifiche a riguardo. “Uno studio statunitense condotto dalla Northwestern University di Evanston (Illinois) e di quella di Austin, in Texas, apparso su Science, spiega come l’aumento dello stress e la perdita del controllo della propria vita (ad esempio per delusioni lavorative o amorose, problemi di salute o altro) favorisca paranoia e pratiche superstiziose. Adam Galinsky, uno degli autori dello studio, spiega: “Per le persone è fondamentale avere in mano le redini della propria vita e quando il controllo viene meno, ciascuno cerca di ripristinare la situazione attraverso una sorta di ginnastica mentale”. […]
Secondo uno studio dell’università canadese del British Columbia intitolato The Origin and Evolution of Religious Prosociality, riportato sempre su Science, la credenza contribuirebbe a società più stabili e cooperative, ma solo a determinate condizioni e che ciò può essere garantito anche senza l’ausilio di religioni. Gli autori dello studio, Ara Norenzayan e Azim F. Shariff, sostengono che la religione favorirebbe la crescita di società estese e stabili formate da individui che non hanno tra loro legami genetici, soprattutto in periodi storici passati e in società meno strutturate. La cooperazione risulterebbe maggiore nelle società religiose, specie nei gruppi in pericolo; dal punto di vista economico, la religiosità aumenta i livelli di fiducia tra gli attori economici; inoltre l’idea di un Dio onniscente e interessato alla moralità riduce i livelli di comportamenti disonesti ed egoistici. Lo studio inoltre fa notare che nel mondo moderno la religione non ha il monopolio del comportamento virtuoso. In molte rilevazioni, i non credenti si comportano in maniera pro-sociale quanto i credenti. Gli ultimi secoli hanno visto infatti l’affermarsi di meccanismi istituzionali non religiosi che includono un’efficace mantenimento dell’ordine, tribunali e controllo sociale. “Alcune delle società moderne più cooperative sono anche le più secolarizzate” afferma Norenzayan “La gente ha elaborato altri modi per essere cooperativa – senza Dio”. (Fonte: Notizie scelte dall’UAAR – Unione atei e agnostici Razionalisti)
Le condizioni per la superstizione e la Chiesa. “[…] la superstizione non è un atto spontaneo dell’individuo, ma è un’imposizione di chi quell’individuo intende trasformarlo in oggetto di possesso. […] La struttura del comando sociale si impone al Sistema Sociale quale intermediario fra il soggetto che soggiace alla causa e il trascendente quale autore della causa. Questo collegamento è necessario per costruire la superstizione. Se chi (o cosa, NdR) è motore della causa è al di fuori dei sensi e delle rappresentazioni del soggetto, il soggetto è in balia di decisioni alle quali non può accedere e nelle quali non può intervenire. Il dio padrone manda la malattia, il soggetto subisce la malattia e supplica, il prete e la chiesa cattolica intercedono, se ciò è nel loro interesse, presso dio affinché l’ammalato guarisca. Ecco la struttura fare da tramite fra un trascendente e un soggetto che subisce le cause. La struttura, per far da tramite, deve convincere il soggetto di essere in possesso di un mandato particolare per intervenire nei confronti del trascendente che sta agendo sul soggetto. Solo che le cause che opprimono il soggetto sono generate direttamente dalla struttura che costruisce il tramite perché soltanto in quel modo tale struttura può intervenire. […]
La perversione del ruolo della chiesa cattolica nelle superstizioni è data dal fatto che è proprio la chiesa cattolica ad essere causa di malesseri nei confronti del soggetto che a quella struttura si rivolge affinché i malesseri siano rimossi. La distruzione della ginecologia ai tempi di Roma Antica fatta dalla chiesa cattolica per permettere il libero genocidio da parte del suo dio padrone ne è un esempio. E’ la struttura che deve costruire un soggetto adeguandolo alla struttura stessa, altrimenti essa non è in grado di intervenire. La struttura deve costruire nel soggetto la convinzione che le cause opprimenti derivino dall’intervento di un trascendente davanti al quale egli è impotente. Solo che il trascendente davanti al quale egli è impotente non agisce all’interno della trascendenza, ma proprio sotto e all’interno dei suoi sensi. […]
La struttura ha ucciso nel soggetto la capacità e l’indipendenza dell’indagare costringendolo a risolvere in essa le risposte alle domande sul perché delle cose. La struttura non ha solo costruito l’ignoranza nel soggetto, ma ha ucciso la capacità del soggetto di concentrare la propria attenzione su qualsiasi tipo di spiegazione e di risoluzione che non sia quella proposta dalla struttura di controllo che fa del tramite col trascendente manifestazione del proprio potere di possesso sull’intero Sistema Sociale. Dove non esistono spiegazioni alle cause che si presentano il soggetto è naturalmente portato a sospendere il giudizio e a chiedersi il perché del fenomeno: la struttura di collegamento col trascendente uccide questo. [continua] (Fonte: Federazione Pagana)
Già. Alla fine si finisce sempre a parlare di religione…contenti?
Approfondisci su Wikipedia: Superstizione, Sfortuna, Gesto delle corna.







Il numero 17 manca anche negli aerei. Del 13 non sono sicura, ma in più di un aereo che ho preso la fila 17 salta, si passa dalla 16° alla 18°.
Aggiungo una superstizione, quella del letto: la tradizione vuole che non si dorma con i piedi alla porta, perché porta sfortuna: i morti vengono portati fuori da una stanza dalla parte dei piedi…
…confermo la “logica demenzial-adolescenziale” di toccarsi il seno in mancanza di attributi maschili nelle vicinanze…
Logica che non è solo adolescenziale, tanto che una tappa obbligatoria -se si visita Verona- è quella di andare nella casa della famiglia Cappello (non Capuleti che non sono storicamente esistiti) e toccare il seno della statua di Giuliettasi perché si dice che porti fortuna (e infatti il seno è completamente liscio e lucido a differenza del resto della statua).
…ma smentisco l’aggressività dei gatti neri: quelli che ho avuto io erano entrambi dolcissimi (fin troppo, visto come son finiti!) mentre la bianca è una bestia spietata e selvatica, una vera gatta da strega, lei sì!
io sugli aerei invece non vedo mai la fila 13 mentre c’è sempre la fila 17… sarà perchè non viaggio con Alitalia?
comunque anche negli alberghi le stanze che contengono 13 non ci sono così come nei grattaciali non esiste mai il 13° piano…
sapevo che un gatto nero che attraversa la strada porta sfiga semplicemente perchè è più difficile da vedere di sera e può causare un incidente col carro o con la carrozza, specialmente perchè il cavallo spaventandosi impazzirebbe…
passare sotto a una scala porta male … perchè è più facile che ti caschi in testa qualcosa, forse nell’antichità era frequente…