Esce proprio ieri su La Repubblica questo articoletto molto interessante, di cui credo che parleranno altri media fra poco. Leggete un po’:
“Articolo-provocazione del francese “Le Tigre”: Ha ricostruito l’esistenza di Marc, 28 anni, grazie a Facebook, Google, Flickr. Scopre la sua vita sul giornale che ne ha raccolto le tracce sul web. Lui ha protestato col direttore, ma i dati che lo riguardano sono tutti pubblici. Anche quelli che riguardano i suoi amori
dal nostro corrispondente GIAMPIERO MARTINOTTI
PARIGI – “Buon compleanno, caro Marc. Il 5 dicembre 2008 festeggerai i tuoi ventinove anni”. Comincia così un testo pubblicato nel numero di dicembre-gennaio del bimestrale Le Tigre. Testata poco conosciuta e alternativa e che è riuscita a fare quel che tutti temiamo, ma che in fondo pensiamo sia solo frutto dei nostri fantasmi: la biografia di un qualunque signor Rossi, ricostruita grazie a tutte le tracce lasciate su internet nell’arco di una decina d’anni. L’interessato, sgomento, l’ha scoperto poco tempo fa e ha protestato, ma inutilmente: tutto quel che si può trovare sul suo conto è pubblico ed è stato messo in rete da lui stesso.
La testata ha parzialmente accolto le proteste del giovane: se la rivista, in circolazione da settimane, non può più essere modificata, il testo presentato sul sito è stato reso anonimo, i nomi propri e le città sono stati cambiati (il vero Marc abita e lavora nella regione di Nantes, adesso il testo parla di Bordeaux e dintorni). Il direttore, Raphaël Meltz, ha tuttavia respinto tutte le accuse e non rimpiange la sua iniziativa: “Rendere pubblica la propria vita su internet è pericoloso, questo è il senso generale dell’articolo. Una volta sintetizzate, le informazioni pescate nella rete prendono all’improvviso un rilievo inquietante”.
Basta qualche scampolo dell’articolo per capire che questo Marc è stato davvero un po’ imprudente. E’ stato scelto fra milioni di anonime persone perché ha pubblicato su Flickr, in due anni, la bellezza di diciassettemila foto. E già l’autore dell’articolo può cominciare a ricostruire una parte della vita: Marc lavora in uno “studio di architettura di interni”, come si desume dal suo profilo su Facebook, e viaggia spesso per lavoro (in Canada, a Roma). In più ci sono le date dei viaggi: nell’agosto 2008 è a Montréal e c’è una sua foto in uno Starbuck’s Café: “Bel viso, capelli piuttosto lunghi, un volto fine e dei grandi occhi curiosi”. La vita di Marc si segue bene : si sa chi l’accompagna all’aeroporto, la data del matrimonio di due amici, la partecipazione al battesimo di una nipote. Basta ingrandire le foto per sapere anche con che marca di computer lavora.
Ma naturalmente si ritrova anche la vita privata. Basta dare un’occhiata al solito Facebook, in cui Marc si definisce come “celibe ed eterosessuale”. Nella primavera 2008 ha una storia con Claudia, che lavora in un centro culturale. Il ‘biografO’ commenta : “E’ affascinante, seni piccoli, capelli corti, belle gambe”. Del resto, viene ritrovata anche la fidanzata precedente: Jennifer, sua compagna per due anni e una tipologia femminile molto simile. Poi ci sono le feste, gli incontri con gli amici. Tutto datato, tutto rigorosamente vero. E pubblico.La rivista ha così scoperto che dieci anni fa Marc era in un’orchestrina di amici, ha ritrovato il suo telefonino, sempre sulla rete, e ha verificato che è ancora lui a rispondere a quel numero. E poi, quando Meltz ha voluto diventare amico di Marc su Facebook, che gli ha risposto chiedendogli chi fosse, il sistema gli ha consentito di accedere, senza nessuna pirateria, alla lista degli amici e alle informazioni di base. Le Tigre, insomma, ha ritrovato tutto, tranne il domicilio di Marc: sa in quale viale abita, ma non conosce il numero. E Marc non è sull’elenco telefonico.Il malcapitato ha appreso dell’esistenza dell’articolo da una collega di lavoro (Le Tigre è una rivista scarsamente diffusa), ha telefonato alla redazione e c’è stato l’accordo che abbiamo detto. Poi un giornale locale ha dato pubblicità all’affare. Nel frattempo, Marc ha cercato di limitare l’accesso ai suoi dati e alle sue foto alle sole persone del suo entourage. “Ma per alcune notti non ho dormito”, ha detto, preoccupato soprattutto perché nel testo apparivano i nomi di altre persone e soprattutto quello della ditta per cui lavora. Nonostante tutto, Marc non rinnega internet : “Resta un bellissimo strumento”. A patto di stare attenti.”(Articolo originale QUI)
- critica – sí – ma per sfruttare a proprio vantaggio pubblicitario il polverone (vedrete quanto aumenteranno per queso mese le loro vendite) (+1);
- furba, perché perfettamente legale (+1);
- meschina, perhé una volta che hai “smascherato” un poveretto cosa ci hai guadagnato? 300 copie vendute in piú il mese successivo e una vita – a suo modo – danneggiata (-2).
Sarebbe come se il giornale locale della vostra zona, cosí per parlare di un argomento di tendenza, sbirciasse nelle pagine bianche e pagine gialle spifferando a tutti chi é, che lavoro fa, dove vive e a che numero risponde vostro padre…non vi salirebbe un certo in***zo? A me sí. É vero che ci sono notizie personali pubbliche ma non é vero che é un diritto usarle a proprio piacimento.
Ora, peró, attenzione: queste argomentazioni, secondo me, devono valere solo per i soggetti privati (i normali cittadini per intenderci). Per quanto riguarda le cariche pubbliche (politici, funzionari e anche forze dell’ordine, perché no) sono dell’opinione che dovrebbe valere la regola opposta: é giusto sapere chi sei, che passato hai, hai la fedina penale sporca? e cosí via. Altro discorso ancora per i V.i.p. che meritano un po’ piú di privacy e non é giusto far credere alle casalinghe e alle ragazzine che sia normale e corretto interessarsi degli affari del/la proprio artista preferito al di fuori del proprio lavoro.
In altre parole:
- nessuno tocchi (mai) piú Marc;
- lasciate stare quelle poveracce (é un eufemismo) di Amy Winehouse, Britney Spears & Co.;
- diteci vita, morte e miracoli dei deputati e senatori del nostro Parlamento.
E accettatene le conseguenze.







giusto.
ma alla fine marc ormai è diventato più famoso di certi personaggi popolari…
e se tutto gli va bene magari un giorno ne trarrà anche vantaggi economici.
insomma, fate una biografia su di me, ne gioverò e finalmente smetterò di lavorare!
“Bene o male, purché se ne parli” diceva Oscar Wilde tempo fa.
dategli torto!
mmm… non sono tanto d’accordo. un conto è se questa operazione viene fatta su informazioni che tu non hai deliberatamente inserito online, un altro è quello che è successo qui: il Marc in questione ha messo in rete talmente tante sue cose personali che con un po’ di organizzazione si riusciva a ricostruirne quasi per intero la vita. ovvero: non hanno fatto niente di realmente illegale, no? è come dire: ho navigato qui e qui e ho visto questo e questo e ve lo racconto. del poveretto che si è visto raccontare la vita probabilmente non frega niente a nessuno (salvo innescare appunto quei fenomeni virali per cui diventerà un personaggio realmente pubblico, sempre che lo voglia). e non credo che la rivista (che a quanto dice repubblica non è che sia molto conosciuta – è vero?) farà un gran balzo di vendite.
tant’è che sul loro sito dichiarano di volersi tenere fuori dal polverone che si è alzato e hanno reso anonimo l’articolo.
sul fatto che l’operazione sia un po’ furba, forse è vero (ma del resto siamo nel regno della comunicazione) ma credo che sia furba prevalentemente perché fa leva su qualcosa che facciamo tutti: spargere informazioni di noi in rete senza curarci delle conseguenze.
come l’ha fatto una rivista per raccontare di problemi di privacy e diffusione di informazioni personali può farlo chi raccoglie dati per marketing e pubblicità, può farlo non dico qualche autorità di controllo (nel caso, hanno ben altri mezzi) ma anche un semplicissimo schizoide con la passione dello stalking.
il problema reale è proprio la massa di informazioni su di noi che noi – o magari anche altri a noi collegati – hanno messo in rete con leggerezza. bisogna scegliere bene, bisogna pensarci e bisogna avere anche, e sfruttare bene, il diritto all’oblio e all’anonimato.