L’Aristografico

4 07 2008

Ogni tanto me ne torno anch’io a scrivere sul blog, sapete? Giá, dopo la mezzanotte di una giornata di lavoro calda e – a suo modo – stancante…anche se, per caritá’, finché c’é lavoro c’é speranza…e di questi tempi sperare é un po’ un lusso per molti…

Comunque. Chiacchierando del piú e del meno con due amiche, tra prime esperienze di lavoro e stage in studi di architettura e grafica, me ne vengo fuori con un desiderio inventato lí per lí…ma che poi, ripensandoci, vorrei veramente.

Il sogno. Quanto mi piacerebbe poter gestire un’agenzia di comunicazione e visual design ben affermata e potermi permettere di trattare i miei clienti quasi a “pesci in faccia”! Mi spiego: il problema dei grafici non é legato ai soldi che mancano (almeno non direttamente); non é legato al costo (sempre proibitivo) dei software di grafica – legalmente acquistati e con licenza s’intende – né dell’eccessiva mole di lavoro associata a tempi di consegna insensati (”Dev’essere pronto per ieri, mi raccomando!”)…No. Il problema dei grafici é piú semplice ma al contempo piú serio: il rapporto col committente.

Vita da grafico. Se volete avere un’idea di cosa sto parlando allora vi rimando a un vecchio post (“Tutto ció che un grafico non deve fare…”) che scrissi esattamente su quest’argomento, guardatevi il video (divertentissimo) e fatevi un’idea. Sappiate comunque che non é facile per queste due figure (cliente e grafico) relazionarsi proficuamente: il cliente crede che le immagini abbiano l’obbligo di interpretare e impersonare al 100% l’idea del proprio prodotto (marchio, azienda, catalogo che sia) solo per il fatto che sta pagando; dall’altra parte il grafico cerca inutilmente di fare ragionare il cliente e insegnargli – a suo modo – una corretta visione dei fatti e propone soluzioni interessanti che, peró, vengono puntualmente criticate o rifiutate perché non corrispondenti alle richieste iniziali…e se anche venissero accettate, dovrebbero in seguito essere modificate per avvicinarsi – pian piano – alle solite richieste iniziali.

Consigli al cliente e al suo logo. Nel caso di dover elaborare un nuovo logo (uno dei casi piú complessi per un grafico) o di doverne eseguire un restyling ci sono poche semplici regole che dovrebbe imparare qualsiasi dirigente aziendale/proprietario/commitente…commerciante…insomma chiunque.

Keep it simple. La semplicitá é una qualitá pregiata per un logo. Prima di scegliere che logo vorreste chiedete al vostro designer di mostrarvi un esempio del vostro nuovo logo rimpicciolito: simboli complicati o pieni di immagini perdono definizione e chiarezza quando sono riprodotti in piccolo. É buona regola ricordarsi che se un buon logo funziona bene sul biglietto da visita allora sará perfettamente leggibile in tutti gli altri formati.

Bianco e Nero. Un buon marchio d’impatto comunicherá forza se inbianco e nero. I loghi che contengono gradienti colore, ombreggiature e orpelli vari perderanno molto del loro effetto se riprodotti in bianco e nero. Chiedete al vostro designer di mostrarvi una versione in bianco e nero (ma NON in scala di grigi, attenzione!) del vostro logo. Pensate al suo effetto quando lo userete nei fax, negli assegni aziendali, sulla carta intestata, quando apparirá sulle pagine gialle o sui documenti fotocopiati. Se il vostro (nuovo) logo passa tutti questi test potete stare certi che avrá un buon impatto sui clienti ed avrá successo.

Clipart. Qualche designer (ciarlatano) usa le clipart direttamente nei loghi che realizza per lavoro e le combina con caratteri osceni! E a volte quest’unione funziona addirittura (la beffa oltre al danno…)! Peró possedete i diritti della clipart inserita nel vostro logo? Possedere il solo cd che le contiene non basta, poiché é possibile che esistano anche altri loghi che contengono gli stessi elementi. Chiedete al vostro designer la provenienza di ogni elemento costituente il vostro logo, ovvero se l’ha creato lui al 100%. ;-)

Io odio le clipart. E odio la barra degli strumenti “Disegna” in Word perché é un’arma impropria lasciata incustodita. É come fare giocare vostro figlio con una rivoltella carica.

É per questo che vorrei poter trattare un giorno i miei clienti…a “pesci in faccia”: TU fai il tuo mestiere, mi paghi e IO faccio il mio lavoro, e bene. Penso di meritarmi un nuovo titolo quindi. “Aristografico” andrá benissimo.

Se volete vedere altre “equazioni grafiche” realizzate da questo duo di grafici argentini andate sul loro blog LOGOlogos, sono bravissimi.

Consigli tratti e tradotti da “Tips for your logo design project” scritto da Nancy Carter.


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