Anche l’interattività è un chiaro sintomo di questa nuova contemporaneità: l’home computing, l’alta tecnologia mobile, la TV interattiva (SKY o digitale terrestre)…ma quale sarà il prossimo passo?
Quando ero a Londra (un mesetto fa) ho sentito odore di gesture based technology, vale a dire – per capirci – la tecnologia che funziona come nel film Minority Report, ricordate? Esistono già alcuni siti (in beta) che utilizzano questa tecnologia, la quale necessita di una semplice webcam integrata nel computer per “interpretare” i nostri gesti eseguiti in aria…i vantaggi offerti sono principalmente legati all’usura molto più prolungata dei mezzi tecnologici: non toccandoli se ne preserva l’integrità nel tempo e si contrasta quel processo di obsolescenza forzata a cui siamo costretti per scopi economici.
Il tuo computer dovrebbe durare tuttora dai 10 ai 12 anni (!) senza batter ciglio, mentre sei ormai rassegnato all’idea di cambiare computer dopo appena 2-3 anni. A questo proposito segnalo le attività di Trashware¹ e Retrocomputing² che vengono già praticate un po’ dappertutto (anche in Italia per fortuna) e che rispondono, anche se solo in parte, alla domanda: “che fine fanno tutti questi computer invecchiati e inutilizzati così in fretta?”. Per esempio: ma il Giappone, che sta sempre 10 anni avanti rispetto al resto del mondo per quanto riguarda tutta la tecnologia personale e di ricerca, come smaltisce tutta la monnezza che produce?
So che esistono attività al limite del legale le quali prevedono la raccolta di vecchio materiale tecnologico presso enti e aziende del primo mondo per poi mandarle in blocco al terzo mondo e farlo smontare tutto in modo da separare e conservare quelle piccolissime quantità di metallo prezioso (oro e argento) contenute in ogni scheda madre. Sì, ecco…una raccolta differenziata per mezzo dello sfruttamento…
Anche il concetto di buoni e cattivi si sta mescolando in questa contemporaneità…

¹ il Trashware è la pratica di recuperare vecchio hardware, mettendo insieme anche pezzi di computer diversi, e di renderlo di nuovo funzionante ed utile. Parte integrante del trashware è l’installazione di software libero sul sistema, ad esempio il sistema operativo GNU/Linux, per portare avanti lo spirito di libertà dell’iniziativa. Il materiale informatico così ottenuto viene consegnato o regalato a persone ed enti che ne abbiano bisogno, in particolar modo legandolo ad iniziative che tentano di colmare il divario digitale (digital divide), ossia la differenza di mezzi a disposizione tra chi è informaticamente alfabetizzato e chi ancora non lo è. Il trashware si differenzia dal retrocomputing che è pratica simile, ma finalizzata a scopi prettamente culturali e ricreativi. (Trashware – Wikipedia)
² Con il termine retrocomputing si indica una attività di “archeologia informatica” che consiste nel reperire, specialmente a costi minimi, computer di vecchie generazioni, che hanno rappresentato fasi importanti dell’evoluzione tecnologica, ripararli se sono danneggiati, metterli nuovamente in funzione e preservarli. [...] Ci sono diversi filoni che dividono gli appassionati di retrocomputing, a seconda del tipo di computer collezionati: chi ad esempio ama collezionare home computer anni 80 (Commodore 64, Sinclair ZX Spectrum, Atari ST, Amstrad CPC, MSX), chi i vari PC IBM compatibili, chi le workstation utilizzate come server nelle sale macchine e nei grossi centri elaborazione dati. [...]
Il retrocomputing si differenzia infine dal trashware, che è pratica simile ma finalizzata al recupero per utilizzi pratici. (Retrocomputing – Wikipedia)
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Stai dicendo che tu cambi computer perché si sono scolorite le lettere sulla tastiera? No, dico, sul serio? Quindi le tecnologie multitouch sarebbero state introdotte solo per forzare l’utente ad un più rapido turn over dei propri gingilli tecnologici?
Questa è la vera utilità (!) della gesture recognition: http://drewburrows.com/
Non mi sembrava di aver parlato di me, piuttosto mi riferivo a tale “utente medio” che ne fa sempre le spese delle critiche rivolte dalle minoranze…il progetto di Burrows puó essere interessante – avevo giá esperito qualcosa di simile durante le ultime 2 edizioni dell Design Week a Milano – ma non mi sembra certo la possibilitá di impiego piú intelligente per la gesture recognition, mi spiace. Preferisco l’idea di non toccare gli schermi e usare la gestualitá al posto del mouse…fa anche meglio alla circolazione sanguigna…
Anch’io mi riferivo all’utente medio; ma dire che un elevato turn over dei prodotti elettronici è legato all’usura è esattamente il contrario della realtà: i prodotti purtroppo vengono sostituiti perché obsoleti nonostante siano ancora perfettamente funzionante. E poi anche il wii fa bene alla circolazione sanguigna, nonostante tu debba toccare qualcosa!
A proposito di quest’argomento, ecco una notizia fresca fresca: “ROMA – Nel mondo sono ormai piu’ di un miliardi i computer in uso, e anche se la maggior parte e’ in Occidente, presto saremo superati dai mercati emergenti anche in questa statistica. Lo afferma un rapporto dell’istituto di ricerca statunitense Gartner anticipato dal sito del settimanale New Scientist. […]” (continua qui)