Oggi é uscito ufficialmente l’iPhone 3G che porta qualche miglioramento (soprattutto perché girerá su una banda piú ampia dell’Umts, il 3G appunto) e toglierá altri soldi dalle tasche dei fanatici. Sono un fanatico? No. Ma uso uno dei miei vecchi bidoni Nokia perché l’ultimo decente me l’hanno rubato, quindi avrei tutta l’intenzione di prenderne uno quando uscirá in Italia (l’11 luglio). I prezzi sono ancora da definire ma negli States l’8 Gb costa 199$ e il 16 Gb 299$. Vedremo.

In realtá ció che fa veramente notizia, secondo me, é che il 4 maggio scorso é morto Fredric J.Baur. Se non sapete chi é (e vi sfido, visto che non lo sapevo neanch’io) sappiate che é stato l’inventore del tubo delle Pringles. Ok, ok…capisco che neanche qui ci sia niente di interessante, ma la cosa che fa un po’ strano é che s’é fatto cremare e ha fatto usare come urna cineraria proprio uno dei suoi tubetti!!! Giá…e in seguito s’é fatto seppellire presso lo Springfield Township in Ohio, nel cimitero Arlington Memeorial Gardens. An’vedi sto fanatico…
Breve storia delle Pringles. Nessun comune mortale s’é mai importato troppo di queste patatine americane che – in veritá – hanno segnato un’epoca grazie alla loro forma specifica (la quale si incassa precisamente nel palato pronta per essere frantumata e gustata) e alla confezione studiata appositamente per mantenerne intatta la forma (in barba ai sacchetti formato famiglia in cui se ne rompono la metá solo al supermercato) e la fragranza (con la chiusura ermetica di plastica). Non a caso queste trovate sono state (giustamente) brevettate e hanno decretato la fortuna di questo brand fin dal 1967, anno in cui sono state commercializzate. In Italia le Pringles sono commercializzate solo dal 1999. Ma la storia di queste patatine risale ai tempi della Grande Guerra e, come tutte le piú grandi invenzioni del XX secolo, sono state ampiamente testate sui soldati. Da qui si capisce anche l’esigenza di un involucro ben piú resistente di un semplice sacchetto di plastica.
L’inventore Fredric J.Baur invece ha trovato la sua fortuna brevettando, appunto, l’involucro a tubo e la pellicola salva-fragranza ma a lui si devono altre piccole innovazioni in ambito alimentare: ha inventato il gelato liofilizzato e un paio di olii speciali per friggere, tra cui quelli industriali. Ringraziate lui per l’avvento del junk-food á la McDonald’s quindi. Qui di seguito ecco uno degli spot originali degli anni ‘70 (1973/1974 direi):
Noi poveri sfigati italiani abbiamo conosciuto ben poco del ventaglio di scelte messo a disposizione da Pringles. Oltre ai tre gusti tradizionali (Original, Sour’n Cream e Paprika, rispettivamente color rosso, verde e giallo) ho visto che hanno girato – anche se per poco – i gusti Hot and Spicy (nero), Delight (la versione light – ovviamente – in 3 gusti: classico e aromatizzate al peperoncino e con feta greca…il tutto nel tubetto viola) e il flop nazionale: gusto Pizza (tubetto bianco col tricolore, buuuuu). Esistono in realtá almeno il triplo dei gusti (vedi immagine in fondo al post), nonché una versione apposta per raccogliere a mo’ di cucchiaio la salsa Pringles venduta separatamente, chiamata Pringles Dippers. Non a caso gli anglosassoni (inglesi, americani, australiani e neozelandesi) vanno matti per tutto ’sto junk food e solo da loro é possibile trovare tutta la selezione disponibile. Ho fatto un giro da poco a Londra e mi sono fatto una vaga idea…
Ho realizzato una piccola composizione solo per avere un’idea della varietá di gusti Pringles. Tuttavia é ancora incompleta e per ogni paese sono da considerare alcune variazioni nella grafica della confezione, compresi i colori:

Da quel che ho capito il gusto Pizza ha fatto schifo un po’ dappertutto e l’han tolto dagli scaffali. Meno male…purtroppo peró la Pizza all’ananas e prosciutto cotto (Pizza Hawaii) va ancora per la maggiore in Germania e non hanno la minima intenzione di cedere e di estinguerla dai menú delle Italienische Pizzaria…maledetti loro.
Fonti:







le pringles, come d’altronde ogni cibo studiato e testato nei minimi dettagli, mi piacciono tantissimo, o meglio mi sono piaciute tantissimo. poi penso di averne mangiate troppe e me le sono disgustate.
la cosa più affascinante è la forma! sono tutte uguali… nonostante la san carlo e la pai dicano che è ovviamente innaturale che una patatina abbia una forma standard sempre identica! (le classiche patatine in commercio hanno forme diverse, alcune con dei segni marroni in mezzo tipici delle macchie dei germogli presenti sulle patate)
ma all’occhio del consumatore piace una certa regolarità, come nel caso delle “chele di granchio”, che altro non è che surimi con attaccato una cheletta di un granchio piiiiiiiccolo, che se avesse delle braccia così grosse sarebbe tipo hulk… bah… evviva il junk food! ricordiil mio progetto per il mars gigante? per chi ne mangia tre alla volta funzionerebbe… e mi ha fatto sorridere trovare (anche in italia ora) il kit kat chunk! un kit kat gigante uah uah uah uah!!! ero troppo avanti…
Sí ricordo l’idea del Mars gigante
Nel paese giusto e con l’azienda giusta penso che avresti potuto contribuire a una sorta di rivoluzione nella storia del junk food anticipandoli di almeno 10 anni…
Non ho mai piú visto nessuno in grado di masticare e deglutire 3 crostatine Mulino Bianco alla volta né riuscire a bere intrugli vari (latte, capperi, cenere, zucchero eccetera) per scommessa, ehehehe…altri tempi!