
Ieri notte – prima di addormentarmi – mi sono imbattuto in uno di quei vecchi film che il palinsesto nazionale ha la benevolenza di trasmettere ogni tanto…sempre a notte fonda. “La classe operaia va in Paradiso” film allegorico sulla condizione operaia girato nel 1971 da Elio Pietri con Gianmaria Volonté e Mariangela Melato tra i protagonisti.
Interessanti le scene del tempo: un’Italietta brutta, invernale, con quei suoi colori demodé marroni, verde petrolio, giallo pallido, beige…il lavoro in fabbrica, la spietatezza nei confronti dei lavoratori, la mancanza di gioia per il lavoro, l’annichilimento cerebrale dovuto alla ripetitivitá dei gesti, il frastuono pazzesco delle macchine. Il film in sé non é un granché – e forse non lo consiglierei neanche – ma vale la pena riguardarsi questi vecchi, piccoli capolavori le cui immagini valgono piú di un centinaio di scritti riferiti all’epoca.

Riaffiorano termini e slogan ormai abbandonati come Lotta di classe, Classe dirigente, Potere operaio, Movimento studentesco, Violenza operaia, Crumiro, Cottimo, Sindacato, “Tutto e subito”, “Meno lavoro, piú soldi”, “aumento della produttivitá”, “atteggiamento fascista”…interessante il testa a testa tra Lulú – trentunenne, ormai ex-primo operaio licenziato dopo aver sostenuto uno sciopero ad oltranza ed aver perso un dito sul lavoro – e uno degli studenti attivisti – trentenne, fuoricorso con tre esami dati e affetto da piorrea…entrambi rappresentano, grossomodo, la caricatura della classe operaia e studentesca della fine degli anni ‘60 e la situazione generale che continuó fino alla fine dei ‘70.
La teoria urlata ai megafoni dagli studenti (“Operai! Questa non é vita!”) contro il senso pratico degli operai (“Devo mangiare io…vai da papá, vá!!”). Ricama il film la colonna sonora realizzata da Ennio Morricone…insomma, se riuscite guardatelo







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