Lulú e la classe operaia

6 06 2008

Ieri notte – prima di addormentarmi – mi sono imbattuto in uno di quei vecchi film che il palinsesto nazionale ha la benevolenza di trasmettere ogni tanto…sempre a notte fonda. “La classe operaia va in Paradiso” film allegorico sulla condizione operaia girato nel 1971 da Elio Pietri con Gianmaria Volonté e Mariangela Melato tra i protagonisti.

Interessanti le scene del tempo: un’Italietta brutta, invernale, con quei suoi colori demodé marroni, verde petrolio, giallo pallido, beige…il lavoro in fabbrica, la spietatezza nei confronti dei lavoratori, la mancanza di gioia per il lavoro, l’annichilimento cerebrale dovuto alla ripetitivitá dei gesti, il frastuono pazzesco delle macchine. Il film in sé non é un granché – e forse non lo consiglierei neanche – ma vale la pena riguardarsi questi vecchi, piccoli capolavori le cui immagini valgono piú di un centinaio di scritti riferiti all’epoca.

Riaffiorano termini e slogan ormai abbandonati come Lotta di classe, Classe dirigente, Potere operaio, Movimento studentesco, Violenza operaia, Crumiro, Cottimo, Sindacato, “Tutto e subito”, “Meno lavoro, piú soldi”, “aumento della produttivitá”, “atteggiamento fascista”…interessante il testa a testa tra Lulú – trentunenne, ormai ex-primo operaio licenziato dopo aver sostenuto uno sciopero ad oltranza ed aver perso un dito sul lavoro – e uno degli studenti attivisti – trentenne, fuoricorso con tre esami dati e affetto da piorrea…entrambi rappresentano, grossomodo, la caricatura della classe operaia e studentesca della fine degli anni ‘60 e la situazione generale che continuó fino alla fine dei ‘70.

La teoria urlata ai megafoni dagli studenti (“Operai! Questa non é vita!”) contro il senso pratico degli operai (“Devo mangiare io…vai da papá, vá!!”). Ricama il film la colonna sonora realizzata da Ennio Morricone…insomma, se riuscite guardatelo ;-)





Stereotipi e pregiudizi (parte 4)

6 06 2008

Eccomi di nuovo tornare su un argomento a me sempre molto caro, ovvero i confronti tra culture. Il motivo principale per questo mio interesse é la curiositá (avevate dubbi?) e la finalitá é…il mio mestiere. Inoltre man mano che questa societá evolve e muta (piú o meno rapidamente in relazione alle posizioni geografiche dei paesi in evoluzione) ritengo che la conoscenza – seppur basilare – non sia piú un hobby bensí un obbligo morale.

Branco di ignoranti. Non é veramente piú possibile tollerare misconoscenze e superficialismi del tipo “giapponesi e cinesi…son tutti uguali” oppure pensare che i turchi siano la stessa cosa che gli arabi. Parlo soprattutto dell’Italia nel quale vige un’ignoranza e un menefreghismo a dir poco immorale, tutelato ancora da certe scuse imbarazzanti quali la “poca istruzione”…certo, quando sono gli stessi ragazzini dei licei a fare certe figure e a dare lo scandalo maggiore, aggiunti alle scene a sfondo razzista, sessista e classista che accadono quotidianamente un po’ lungo tutto lo stivale. Ora, non voglio scendere in polemiche e considerazioni troppo personali, sto solo dicendo che nel duemila non é piú possibile pensare con la testa del novecento (o del trecento), a prescindere dalla propria fede politica. Il motivo di questa arretratezza mentale diffusa trova le sue radici – secondo me – in una sorta di campanilismo anacronistico per alcuni, in una buona dose di pigrizia mentale per altri e in una commistione dei due elementi per altri ancora. Si odia e si teme ció che non si conosce. Fine dell’introduzione.

Germania VS Cina. Visto che nella “prima puntata” di questa aspirante rubrica avevo segnalato l’ormai noto cartone animato realizzato in Flash dallo studio di Bruno Bozzetto, il quale mostra in forma molto ironica – e reale – le differenze di buon costume tra l’Italia e il resto d’Europa, ne approfitto questa volta per segnalare un’operazione simile pubblicata da Tim Johnson nel suo blog, giornalista americano sempre in viaggio tra Cina e Stati Uniti. Questo tipo di operazioni, che tanto piacciono all’estero anche se fatte spesso con altrettanta superficialitá, possono causare due reazioni (quasi) completamente opposte: alimentare l’ignoranza tra popoli o aprire le porte per una migliore comprensione tra essi. Il motivo per cui ne riporto qualche esempio qui é sempre il secondo, o almeno ci provo.

Nota (1): Da notare lo stile grafico essenziale, chiaro e diretto, tipicamente tedesco, il quale – non a caso – ha sempre eccelso nella comunicazione visiva (vedi Otl Aicher e Gerhard Koksch che idearono i simboli delle Olimpiadi di Monaco del 1972, solo per fare un esempio). Visto il forte rapporto economico tra Germania e Cina – risalente agli ultimi dieci anni, forse qualcosa in piú – non é strano che si sia sviluppato anche un certo approccio e legame reciproco che giustifica un’analisi sociale del genere, espressa in termini grafici.

Nota (2): Da notare quel po’ di somiglianze tra italiani e cinesi, maggiori che quelle tra italiani e tedeschi…;-)

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