Nagi Noda

5 06 2008

La cultura orientale mi affascina come penso accada a molti di voi. Nel campo della creativitá – tra l’altro – questo fascino non puó che aumentare visto che i giapponesi sono considerati il popolo “piú avanti” su diversi campi, tralasciando quello informatico e tecnologico, quali la moda e l’illustrazione.

Avevo giá dichiarato il mio amore per il lavoro di Kenya Hara, direttore artistico di Muji nonché architetto e designer giapponese, ed ora é il turno di un’altro idolo della creativitá: Nagi Noda. Classe 1973, nata a Tokio in una famiglia di artisti (poverina), frequenta diverse scuole d’arte poi inizia a lavorare come graphic designer, passa alla fotografia e infine approda al video. Lavora moltissimo, soprattutto in patria mentre in occidente ha curato due importanti video, uno per Tiga e uno per gli Scissor Sisters. Si fa notare al New York Film Festival nel 2003 e a Cannes nel 2004.

Ricercata per la sua bizzarria nella scelta di colori e forme, Nagi impressiona per le sue trovate visive. Alcuni la accostano allo stile di Michel Gondry (altro mito nella mia Top Five) sebbene non sia certo possibile – né giusto – fare dei paragoni. Sta per uscire (o é giá uscito?) un libro edito da GAS (n.22) su di lei e i suoi lavori. Tra quelli che mi hanno impressionato di piú non posso che citare “Hair Hats” dove le acconciature delle modelle si trasformano in vere e proprie sculture animali…incredibile.

Fonti:





Il Palio del Niballo

5 06 2008

Ieri sera sono andato a cena presso il mio rione e ho incontrato tante vecchie conoscenze. S’é parlato di Palio, di grandi e piccole squadre, di coppie, di singoli, di musici…ma per chi non é faentino questi termini non fanno squillare alcun segnale!

Cos’é il Palio. Vale la pena, quindi, spendere un post per parlare di questa tradizione assolutamente locale e della quale pochi italiani conoscono l’esistenza. Secondo solo a quello di Siena – in termini d’importanza – il Palio del Niballo di Faenza risulta essere tra le giostre italiane a cavallo piú ardue: i cavalieri dei cinque rioni (Nero, Rosso, Bianco, Giallo e Verde) cavalcano su cavalli (sellati) anglo-arabi-sardi sfidandosi a coppie e a rotazione, fino ad aver ultimato i rispettivi gironi. La sfida consiste nel colpire per primi il bersaglio (a immagine di Saraceno a braccia aperte) affinché il braccio meccanico colpito per primo si alzi decretando il rione vincitore della tenzone. Ad ogni vittoria il rione vincitore guadagna uno scudo coi colori dell’avversario. Vince, ovviamente, il rione che ha piú scudi avversari. La posta in gioco é, appunto, il Palio: un drappo rosso finemente ricamato e decorato, preparato ogni anno per l’occasione. Al secondo posto va una porchetta e al terzo un gallo. Da noi si usa dire che anche l’ultimo rione in classifica vinca qualcosa: le chiavi per chiudere il campo del campo sportivo che ospita l’evento.

Storia. “I tornei assunsero tutti gli attributi di grande spettacolo specialmente nel periodo della Signoria Manfrediana, epoca in cui memorabili giostre furono eseguite in onore di alte personalità ed epoca durante la quale venne codificata, negli Statuti faentini del 1410, la regolamentazione del palio.

“…Hebbe per antichissima consuetudine questo nobile pubblico di proporre ogni anno un premio per invitar la gioventù ad esser assai presta nelli atrezzi cavagliereschi…… Al qual effetto si faceva piantar sulla piazza il saracino ovvero ANIBALLO et correre longa un carrera di cavalli….”. Leggi il seguito di questo post »