Meteore

30 04 2008

trio

Conosco persone che non hanno molta “cultura catodica” – intesa più come passione per il palinsesto TV nazionale che per un vero concetto di cultura – e oggigiorno io sono uno di questi. Ma ricordo bene di essere stato anch’io un piccolo videorincoglionito proprio come tutti i miei coetanei e, sparando percentuali a caso, direi che di questa video-malattia hanno sofferto tutti i bambini/ragazzini classe 1975-1985…circa una decade insomma, tra gli anni di piombo, l’attentato al papa, l’era Reagan, Italia-Germania 3-1 e così via. Ora, visto che da anni circola in rete una mail Amarcord (dal titolo “Noi che” e di cui ho trattato nel post “20 anni fa…e oltre”) con elencate le cose che (almeno la metà) abbiamo fatto tutti non starò ad allungare l’argomento inutilmente ma piuttosto ne traggo spunto per lanciare quesiti in generale: ma che fine hanno fatto la maggior parte degli artisti/musicisti/attori che non hanno sfondato sufficientemente per sopravvivere al (quasi) trentennio trascorso?

Il post di oggi lo dedico, quindi, all’argomento Meteore, mutuando il titolo da un (ben poco) famoso programma TV di rete Fininvest di qualche anno fa, cercando di trasformarlo in un’altra rubrica aperiodica come per “L’Etimologo” ;-)

“Il mio amico Arnold (Diff’rent Strokes) è una situation comedy prodotta negli USA dalla Tandem Productions e trasmessa in 189 episodi autoconclusivi divisi in otto stagioni, nel periodo fra il 1978 e il 1986: fino al 1985 dalla NBC, successivamente dalla ABC. In Italia è andata in onda a partire dal 1980 su televisioni private locali e successivamente trasmessa, a livello nazionale, da Canale 5.
La serie narra le storie di due fratelli afroamericani, Arnold e Willis Jackson, rispettivamente di 8 e 13 anni, che vengono adottati da un ricco uomo d’affari, Philip Drummond, che così facendo li toglie dalla miseria di Harlem e li porta a vivere nella ricchezza di Manhattan. Questa era stata infatti l’ultima volontà della madre dei due ragazzi, governante del sig. Drummond, poco prima di morire per un brutto male. Su questo filone si alterneranno negli anni diverse situazioni, sia comiche che drammatiche, rendendo questa sitcom un successo a livello internazionale per anni e anni.”
(Wiki)

Ritengo che la gag “Che cavolo stai dicendo Willis?” (“What’chu talkin’ ’bout, Willis?”) sia la più collaudata degli anni ‘80 e tuttora riesce a strapparmi un mezzo sorriso. Quando scoprìi che Arnold (che doveva avere 8 anni nel telefilm) ne aveva 18 subìi un mezzo choc…la sua malattia congenita ai reni rallentò la sua crescita e dev’essere stato questo il mio primo contatto col mondo delle malattie al di fuori dell’ambulatorio della mia pediatra. L’attore Gary Wayne Coleman (Arnold, classe 1968 ) si sa che non ha più avuto ruoli rilevanti nel mondo del cinema e, a parte qualche apparizione saltuaria in quei programmi insulsi del pomeriggio, ha dilapidato la sua fortuna (costituita da ben 70 mila dollari alla settimana) andando in rosso di 72 mila dollari e ora lavora come guardia privata dopo aver lavorato anche come parcheggiatore ed aver subito una denuncia per oltraggio e violenza. Prima che venisse eletto Schwarzenegger anche Coleman provò ad entrare in politica candidandosi come governatore della California strappando giusto 14 mila voti (0,16%), insomma più di Bertinotti. (fonte Wiki e Carmilla online)

Ma che fine ha fatto Willis? Intanto il nome vero è Todd Bridges (Willis, classe 1965) e ai tempi della famosa sit-com di anni ne aveva ben 23 (!)…insomma li avevano presi grandicelli ma con la faccia da sbarbi. Al contrario di Coleman, Bridges aveva già avuto altre 5 esperienze teatrali (essendo anche figlio d’arte) e ha continuato la sua carriera partecipando a produzioni di scarso rilievo (sia cinema che TV) fino a quest’anno…incredibile. E dire che su di lui sono girate parecchie voci, tipo l’accusa di furto d’auto e tentato omicidio, estorsioni, molestie, rapina a mano armata, possesso illegale di stupefacenti e, per concludere in bellezza, girava voce che fosse morto! Si scoprì in seguito che ad essere morto era un camionista suo omonimo, solo che il pettegolezzo aveva già girato tutti gli States e immaginatevi cosa non avranno detto di lui, visti i suoi trascorsi tra l’altro. Oggi Todd Bridges è ritornato sulla retta via, è un talentuoso produttore televisivo, gira per le scuole come testimonial anti-droga ed è diventato anche lui (come gli ex-rapper MC Hammer e Reverend Run dei Run DMC) un “evangelista” dispensatore di verità e credo cristiani. Nel 2001 ha persino salvato la vita a una pescatrice che stava affogando. Hai capito Willis che cavolo stava facendo…(fonte Wiki e Fiction-TV)

Il trio della famiglia Drummond si chiude parlando di un’altra carriera andata in fumo e, stavolta, nel peggiore dei modi. L’attrice Dana Plato, giovane-carina-acqua e sapone Kimberly (figlia legittima del Signor Drummond nella serie), rimane incinta verso la fine della serie. Viene licenziata subito e da lì in poi le succedono disgrazie in continuazione: la madre muore di leucemia, il marito la lascia, appare nuda su Playboy, viene arrestata per rapina a mano armata in un videonoleggio, entra nel circolo della tossicodipendenza, recita in B-Movie, film a luci rosse e film soft-core, fa outing e dichiara la sua omosessualità, si fa fotografare i buchi da eroina sull’avambraccio…infine muore per overdose nella sua roulotte nel 1999. Il figlio e l’ultimo convivente si contendono in tribunale la proprietà della roulotte, pensa te che tristezza. (fonte Carmilla online)

Insomma…un bel casino. La serie tanto amata si è rivelata un motore inarrestabile di sfighe per i suoi protagonisti. A dimostrazione che il successo e i soldi possono essere veramente un piacere effimero e per nulla rassicurante. Si saranno trattati anche di altri tempi (gli anni ‘80) e di un’altra cultura (quella americana) ma l’esempio della serie Arnold è giusto un esempio della parabola di un successo che ha portato verso la rovina decine di (ormai ex) attori. Questo potrebbe aprire altrettanti temi di discussione…tipo: “YouTube e i famosi 15 minuti di successo promossi da Andy Warhol negli anni ‘60″. Cosa ne pensate?

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Una risposta

30 04 2008
tito

beh, da bravo telerincoglionito anni ‘80 ho un affettuoso e vivido ricordo del nanerottolo nero che dialogava col suo pesciolino rosso… bei pomeriggi di cazzeggio…

però a leggere come sono andati (quasi) tutti a finire mi viene da pensare che avesse proprio ragione Manuel Agnelli degli Afterhours a dire “non si esce vivi dagli anni ‘80″

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