Non é l’aspetto che conta. Ah, sí?

29 01 2008
Sbagliato. Sentivo raccontare da parecchi amici che hanno vissuto e conosciuto l’Australia che la pubblicitá locale assume toni veramente forti. Il paragone tra la “Pubblicitá progresso” a cui siamo abituati noi italiani é lontana quanto la stessa distanza geografica da quella promossa laggiú. Diciamo che sia in fatto di ironia che di serietá esistono delle notevoli differenze. Notate, per esempio, questa pubblicitá che é stata utilizzata in Australia occidentale per sensibilizzare e responsabilizzare maggiormente tutti quei genitori che, nei parchi acquatici, lasciano incustoditi i propri figli…io credo che un bambino che veda un’immagine del genere appiccicata al fondo della piscina (e che chiaramente non ne capisce il motivo) non possa che venirne traumatizzato. Dunque il problema dei “bambini” in realtá é un problema degli adulti…perchá rischiare cosí tanto di shockare le vere vittime di un problema causato dall’incoscenza dei genitori?
Corretto. Piuttosto una bella campagna pubblicitaria, intelligente e efficace, dovrebbe lavorare sulle abitudini quotidiane delle persone – come per esempio leggere – o comunque parlare in modo chiaro, per immagini inequivocabili dell’argomento trattato. Questi due esempi esemplificano esattamente ció di cui parlo. Unicef e Adoption Awareness riescono a trasmettere il loro impegno (e serietá aggiungerei) anche – e soprattutto – grazie all’immagine che li promuove:
É veramente importante non sbagliare “pubblicitá” per sé stessi, proprio perché la prima impressione che si da (non vorrei dire che, ma) é la prima che conta. E per quanto riguarda l’aspetto pubblico questo concetto si generalizza e si complica maggiormente…
Nel marketing e nella pubblicitá vincenti questi concetti sono assolutamente chiari e rispettati.
Hai voglia a parlare di culture differenti…
Bla-bla-bla…


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