Kenya Hara…e tutto torna

4 07 2007

Negli ultimi 6 mesi ho osservato un po’ di tutto, come al solito, ma non è sempre possibile concentrarsi e ricordare i nomi e i riferimenti, anche se – effettivamente – sono palesemente collegati. E’ il caso della cultura giapponese, da me già trattata in altri post sia dal punto di vista culturale che architettonico (vedi il post su Tadao Ando). Sarà perchè piace un po’ a tutti (e se succede bisogna poi chiedersi perchè) oppure sarà perchè, per alcune peculiarità, vedo riflesso un modo di vedere le cose che appartiene anche a me…fatto sta che se dovessi buttare giù una classifica (sempre provvisoria e sempre in cambiamento…sempre) delle cose/attività/oggetti che più mi hanno attirato l’attenzione recentemente citerei:

  • Il lettore Cd da parete di Naoto Fukasawa per Muji (anche se è un progetto del 1990);
  • Il design sobrio e anonimo di Muji (che ho conosciuto a Parigi nel 2005);
  • Il packaging-design più figo che abbia mai visto in vita mia: i tetrapack per succhi di frutta senza grafica poichè il rivestimento stesso dell’imballaggio simula la buccia della frutta contenuta (! geniale…);
  • Il flipper ad acqua, nel senso: immaginatevi quel biliardino tipico delle stazioni balneari italiane da metà anni ‘70 e degli anni ‘80…quelli in cui dovevi inserire 100 Lire per mettere subito in bocca il “ciccone” e per giocarti 3 biglie di vetro le quali, per essere vinte, dovevano essere condotte da noi attraverso un percorso pieno di trabocchetti (più propriamente fori) fino a fuoriuscire dall’apposita fessura…ecco, togliete le cicche, togliete il caos da spiaggia, togliete le biglie di vetro, insomma sostituitele con goccioline d’acqua e sentite anche voi quanto…silenzio. E quanta delicatezza nel gesto.

Durante la famosa settimana del Design a Milano, inoltre, mi sono imbattuto in Triennale in una piccola installazione al piano di sopra che da una parte metteva in mostra gli oggetti di design italiano comunemente usati in Giappone e dall’altra offriva uno spaccato delle case giapponesi tipiche arredate con oggetti di più recente progettazione, tutto Made in Japan. All’ingresso di quest’ultima mostra c’era un meraviglioso “oggettone” che non si può descrivere se non come “percorso delle goccioline d’acqua dalla loro nascita alla loro morte”…un altro di quelle deliziosissime installazioni che, nel loro pacato silenzio, ti accompagnano gentilmente nel mondo dell’attenzione ai particolari.

Beh, mi è andata piuttosto bene scoprendo che l’autore di tutte queste cose che ho citato è lo stesso…Kenya Hara non è solo architetto e designer (ovviamente giapponese) ma pure il direttore creativo nonchè il responsabile della visual-Identity di – pensa te – Muji. E’ uscito da pochissimo il suo libro Designing Design per l’editrice (carissima) Lars Müller Publishers. Il caro Hara ha vinto 80 a zero, in barba a tutti i Marc Newson che si fanno valutare le opere al pari delle pitture dell’800. Date un occhio e fate un sospiro…

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