Chi non è faentino non può certo sapere cos’è il PPNE’ (pron.: pipinè). Come tante cittadine di densità medio-bassa anche Faenza ha la propria stampa locale (Settesere) oltre a innumerevoli uscite mensili tipo Faenza ‘e mì paès e altri. La differenza del PPNE’ con queste pubblicazioni viene dal fatto che, prima di tutto, si tratta di un giornale a tema (ogni uscita si concentra su un tema specifico) e, non meno importante, è gratuito. Ritengo che la gratuità non sia certo un valido motivo per eseguire con sufficienza il proprio mestiere. Dico questo perchè, per l’ennesima volta, leggo una marea di imprecisioni e inesattezze nel numero dedicato al fenomeno del graffitismo a Faenza…il titolo del mese è semplicemente “Murales” (scarica PPNE n.40). Semplicemente sbagliato, cominciamo bene. Non ho esitato un minuto per scrivere una mail di critica, inoltrando le correzioni dovute. Per correttezza riporto il testo della mail che ho spedito alla direzione. Sono ancora in attesa di una risposta…intanto leggete pure voi e fatevi un’idea. Male non farà
Salve,
scopro via web che è uscito un numero del PPNE’ sul fenomeno del graffitismo faentino, devo averlo perso visto che lavoro spesso fuori Faenza ultimamente. Ho letto gli articoli d’un fiato e ri-scopro, ahimè, che gli anni passano ma la tendenza al pressapochismo dei volenterosi giornalisti no. Non commenterò il taglio giornalistico che, per carità, non è di mia competenza – anche se sono un lettore – ma avrei un paio di correzioni da segnalare quantomeno:
- Si chiamano volgarmente “pezzi” (da “pieces” termine americano) quelli che ancora nel 2007 vi ostinate a chiamare “Murales”…il termine ufficiale, poi, sarebbe semplicemente “Writing” ma condivido il fatto che non abbia riscosso gran successo nel gergo di strada italiano. Per favore, imparatelo, è veramente scorretto…sarebbe come definire Jazz la musica di Vivaldi, un errore grossolano. Il Murale (la s è per il plurale) ha origini legate alla protesta politica ed è caratterizzato da disegni e colori sui muri (a pennello) che al tempo avevano il fine di lanciare messaggi di protesta e di speranza, ultimamente di satira…fenomeno tipicamente messicano e cubano (da qui il termine spagnolo) ma anche di altri paesi sudamericani come il Brasile e l’Argentina. “Writing”, come indica la parola stessa, si riferisce esclusivamente alla scrittura murale (con varie tecniche: spray, vernice indelebile, vernice a petrolio, pennarelli a cera, diamanti su vetro) ma non nasce da motivazioni politiche; le prime tag (la propria firma usando il soprannome di strada) venivano spruzzate sulla metropolitana da giovani adolescenti che volevano far “girare” il loro nome al di fuori del proprio quartiere…si trattava di una mera rincorsa alla notorietà, l’unica cosa a loro accessibile facilmente visto che di soldi non ce n’erano. Sono due cose ben diverse, anche se nello stesso ambito: il graffitismo è un fenomeno che nasce a NYC verso metà degli anni ‘60 ed è stato presto inglobato come disciplina della cultura Hip-Hop. I Murales, che hanno altrettanta dignità, derivano invece da un contesto troppo diverso. Lasciarsi ingannare dai “colorini” e dai “disegnini” è un errore, lo è sempre stato. Spero di essere stato eloquente, tra l’altro queste definizioni non me le invento di certo, basta fare un minimo di ricerca via web e troverete quante più informazioni possibile. Il fenomeno del graffitismo a Faenza (tolti i vandali solitari, gli estremisti faentini di destra e di sinistra e gli innamorati) nasce agli inizi degli anni ‘90. Io c’ero, quindi lo so.
- Le mascherine per il graffitismo “preconfezionato” (come indicato nel riquadro giallo a pag. 10) hanno un nome ben preciso (stencils, che non ha variante in italiano) e costituiscono una delle evoluzioni del writing contemporaneo. A suo modo la stencil-art riesce ad avvicinarsi di più al concetto di murale, ma questa è un’altra storia.
- A pag. 12 Francesco Tassi ha scritto un menzogna enorme: Ali e Kry non hanno mai organizzato (nè partecipato all’organizzazione de) l’Indelebile di Rimini. A dire il vero di eventi legati alla cultura hip-hop non ne hanno mai organizzati visto che all’epoca, a soli 17/18 anni, non avevano tutto ’sto gran giro di conoscenze. Mi dispiace screditarli in questo modo, ma siamo anche amici e lo sanno bene anche loro come sono andate le cose. Spero vogliate apportare le dovute correzioni con segnalazioni posteriori, anche se so che alla popolazione faentina non cambierà certo la vita.
Ne approfitto per segnalarvi la sezione del mio blog personale dedicata alla storia dell’Hip-Hop a Faenza di cui ritengo essere profondo conoscitore, nonchè fautore ai tempi. La sezione è ancora in fase di completamento, ma sono già disponibili foto a sufficienza per farsi un’idea. [...]
Con l’augurio di un buon lavoro, Vi porgo i miei più cordiali saluti.
Alex (ex Deedoh aka Dido)








Ecco la risposta a questa lettera da parte del capo redattore Aberto Visani:
“Ti ringrazio a nome della redazione per le osservazioni presentate; ci impegnamo fin d’ora a segnalare queste imprecisioni in un prossimo numero eventualmente dedicato a fenomeni giovanili faentini.
Tengo a precisare però un paio di cose: la redazione del giornale è composta in gran parte da volontari non professionisti che, può succedere, sono chiaramente a digiuno dell’argomento e quindi soggetti ad errori. Alcuni articoli inoltre derivano da colloqui realmente avvenuti con writers cittadini e posso immaginare che alcuni errori nascano direttamente dall’intervistato.
Grazie ancora
A presto
Alberto Visani
Redazione PPNÈ”
Zeky e il mio nome lo scrivo mentre provo canzoni nuove. Questa e la mia 1°canzone con la mia tag all’ inizio e persone non comprendono quest’ arte , nella mia citta – della meta dei ragazzi sono rapper ed anno tag ma di queste non sanno nulla .
ma i writer sono comunisti? per favore rispondete!!
Beh…domanda un po’ strana questa. Prima di tutto la politica con la cultura Hip Hop non c’entra direttamente, sicuramente non c’entrava niente agli inizi dagli anni ‘70 fino agli anni ‘90. In Italia il fenomeno del writing si diffuse – circa – di pari passo col diffondersi dei centri sociali, cioè da metà anni ‘80. I centri sociali italiani sono sempre stati di visione anti-fascista, che non vuol dire per forza che siano comunisti visto che ci sono tante altre posizioni politiche contrarie all’estrema destra (basti pensare al movimento anarchico). In ogni caso hai posto una domanda interessante ma nel modo sbagliato, è come se ti chiedessero, visto che sei donna, “le donne sono femministe?”…capisci anche tu quanto sia ampio il discorso da affrontare. Diciamo comunque che chi abbraccia la cultura del writing non è certamente di destra. Anche se qua e là si vedono scritte razziste e padane scritte – male – in verde.
[...] anno e…17 giorni! Il conteggio delle 50 mila visite, dunque, é partito da quando ho scritto il primo post su piattaforma WP, il 4 giugno 2007. Ne sono molto contento, non c’é che dire, e ringrazio tutti coloro che [...]
bella sta storia del PPNè.
giustissima la tua precisazione, peccato per la risposta che ti hanno dato…
scarsina, no?
Beh, sí hai ragione, ma non mi sarei aspettato molto di piú sinceramente. Piuttosto non é piú stato pubblicato nulla sull’hip hop/writing faentino da quel dí…e sarei curioso di vedere se qualcuno ha imparato qualcosa…e “pensar male é peccato ma alla fine ci si piglia” diceva il divo…;-)